La pandemia ha riacutizzato la mia (presunta) dismorfofobia.

Inviata da Anonimo · 23 apr 2021

Buonasera a tutti, sono un uomo di 37 anni che va avanti ormai da troppo tempo per inerzia, ormai desidero morire oppure che la mia anima emigrasse da questo orribile corpo di merda che mi ritrovo nel corpo di un uomo normale!

E' dall'età di 19-20 anni che combatto inutilmente con un fantasma chiamato dismorfofobia, almeno così la chiamano i terapeuti e gli psichiatri con cui ho avuto a che fare fino ad ora, io invece la chiamo mancata accettazione di un aspetto molto al di sotto della normalità, un aspetto repellente, da bimbetto peloso il cui unico accenno di virilità è dato solo dalla barba e dalla peluria, per il resto mi percepisco un bimbetto a livello strutturale, privo di qualsivoglia caratteristica virile... per i miei genitori e per quei pochi amici che avevo sono normalissimo, assolutamente maschile e per alcuni di loro anche carino, io invece mi reputo obiettivamente una schifezza, fatto malissimo a livello strutturale sia del viso che del corpo, non nel senso che ho dei normali difetti che tutti più o meno hanno, ma che sono proprio fatto molto male a livello strutturale, oggettivamente debole e repellente, almeno così mi percepisco io da quando sono adolescente.

Inutile specificare che non ho mai avuto una relazione sentimentale né sessuale in tutti questi anni.


Avevo solo una certezza fino allo scorso mese di febbraio: avere almeno una voce giudicata da tutti quelli che mi conoscono bella, calda, profonda e virile... molti la giudicavano una delle mie migliori qualità... ebbene pure questa certezza mi sta crollando sempre di più, perché giustamente io devo essere anormale al 100%, non anormale magari solo al 50%...

Durante uno degli ultimi lockdown ho inviato un mio breve vocale di 30 secondi ad un doppiatore professionista che vende corsi per migliorare la dizione chiedendogli un parere onesto circa la mia voce, e quest'ultimo definì la mia voce profonda ma molto ingolata, ingolatura a sua detta dovuta molto alla tipica cadenza meridionale. Non avevo mai letto prima d'ora questo termine e allora cercai meglio sul web il suo significato, ho scoperto che è un vocabolo usato prevalentemente nella lirica per indicare una voce impostata male, indietro, ovattata, artificialmente scura e profonda, tipo Orso Yoghi, e che a lungo andare causa grossi danni alle corde vocali.

Ecco che la depressione si è riaccesa ancora di più di prima! Pure la mia voce profonda è contraffatta, e con molta probabilità il mio tono naturale è quasi bianco, sono una brutta bimbetta pelosa a tutti gli effetti allora!! Almeno questa è la mia più grossa paura... e invece secondo la psicologa che stavo frequentando negli ultimi anni e dalla quale ho smesso di andare proprio in questo periodo perché non ne stavo traendo più giovamento, essere una brutta bimbetta pelosa è un mio grande desiderio inconscio, perché secondo lei vorrei essere protetto dai miei genitori per sempre, come un essere indifeso, e che in realtà io avrei paura della mia virilità, paura di mostrare il mio lato caratteriale più virile, assertivo, intraprendente, aggressivo e audace... peccato che quelle poche volte che mi vedo e mi sento bene ho voglia di stare in mezzo alla gente e mi sento pieno di forza, coraggio e voglia di aiutare la gente, mentre quando mi vedo e sento una brutta bimbetta provo sensazioni vicine alla misantropia, alla depressione e all'attacco di panico... alla faccia del desiderio inconscio! Era convinta che la mia voce fosse normale e che il doppiatore volesse trovare per forza dei difetti nella mia voce perché secondo lei il doppiatore doveva vendermi dei corsi, peccato che il doppiatore mi ha dato il suo parere senza propormi proprio la vendita di alcunché.


Spinto da questa paura sono andato a visita foniatrica la settimana scorsa, secondo il foniatra la mia voce in realtà ha un bel timbro maschile sostanzialmente eufonico e il mio unico problema sarebbe che respiro male, usando quasi per nulla il diaframma. Per questo mi ha caldamente consigliato consulenza logopedica e, nonostante i miei problemi di dismorfofobia e la pandemia, mi sto attivando per fare terapia logopedica e scoprire finalmente la verità sulla mia voce, perché davvero NON voglio essere una brutta bimbetta pelosa, né consciamente né inconsciamente altroché!

Ripeto a volte penso quanto sarebbe bello potermi risvegliare nel corpo di una persona normale, non parlo di un adone, proprio di una persona normale con difetti normali tollerabili, e vedere il mio orrendo corpo svuotarsi e decomporsi lentamente, dissolvendosi nell'aria, e invece questa maledetta gabbia mi accompagnerà per tutta la vita, fino a quando camperò!


Se penso che a febbraio 2020, prima che arrivasse questo maledetto Covid, stavo quasi tornando ad avere una vita semi-normale, uscivo di più, provavo a conoscere gente nuova, seguivo una dieta, andavo pure in palestra, invece da più di un anno a questa parte la mia situazione è precipitata peggio di prima ed ho interrotto la terapia con la psicologa che mi seguiva da quattro anni. Mi sento sempre più solo, sempre più brutto, sempre più inadatto alla vita, sempre più un alieno emigrato da un'altra galassia in mezzo agli esseri umani del pianeta terra.

Spero tanto che la terapia logopedica possa aiutarmi quantomeno a scoprire la mia vera voce e ad accettarla di più, pandemia permettendo.

Voi, oltre la terapia logopedica, cosa mi consigliate di fare? Non credo di riprendere le sedute con la vecchia psicologa, ma è altrettanto chiaro che così proprio non posso andare avanti e che senza supporto non credo che riuscirò ad uscirne fuori da solo. In attesa di Vostri cordiali risposte, auguro a tutti una buona serata.

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Miglior risposta 23 APR 2021

Gentilissimo utente,
Ho letto molto attentamente il suo appello. Prova molto dolore per la situazione in cui nolente o dolente si trova.
Vede potrei dirle molte cose anche scontate ma credo che in fondo il problema risieda nell’etichetta che oramai gli altri e lei stesso le hanno e si è dato.
Io non credo che definirsi dismorfofobico le renda giustizia. Certo, è utile ad eventuali fini diagnostici, aiuta la comprensione di alcuni elementi, ma non mi dice niente di chi sia lei e dei suoi significati.
Ha alle spalle altri percorsi, sa già quindi cosa significa mettersi in gioco e lavorare su di se. Se la sentirebbe di ripartire? Cosa cercherebbe in una nuova terapia? In cosa non si è sentito per davvero compreso con i vecchi curanti?
Nessuno può far niente da solo quindi non si senta senza speranza.
Le chiederei o le direi altro ma sono onesta sarebbe da approfondire in un colloquio a quattrocchi. Sarebbe il minimo per darle quanto meno un parere che sia una partenza su cui eventualmente riflettere.
Se vuole sono a disposizione
Dottoressa Riso Maria Lucrezia

Dott.ssa Maria Lucrezia Riso Psicologo a Padova

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