La mia vita non ha senso

Inviata da Marco · 4 ott 2018 Crisi adolescenziali

Buongiorno a tutti,

Scrivo qui oggi forse per avere un punto di vista esterno e diverso da quello che normalmente potrei magari avere nella mia sfera quotidiana,

Io sono marco, ho 22anni, e da un po' di tempo mi sento davvero fuori luogo nell'esistenza che faccio.

Vi spiego meglio, ho una situazione in casa davvero estenuante, sono da poco stato operato per cause non gravi, ma che mi rendono quasi impossibile movimenti particolari e cose normalissime come un lavoro, ho una ferita aperta nella zona coccigea ma non è questo il punto, ho una situazione in casa davvero particolare, siamo in 3, io mia madre e il suo compagno, l'unica attualmente a lavorare è solo mia madre, io ho sempre lavorato ma attualmente sono fermo a causa dell'operazione, il compagno è stato lasciato a casa da lavoro ed ora la sua unica preoccupazione è il divano. Mia madre lo stipendio andrà a prenderlo verso novembre e in casa vige un clima di disagio, un clima di tensione perenne e di estrema difficoltà.
Da quando lavoravo ho sempre dovuto pensare alla famiglia, come un coiquilino a dividere ogni sorta di spesa con il mio ex stipendio che non superava nemmeno le 600 euro.
Ho una ragazza stupenda, di quelle che si trovano raramente, lei sa e non sa della situazione in casa, ma non mi va di aggravare psicologicamente su di lei.
Non mi sento bene, i miei amici vivono una situazione migliore, tranquilla e di serenità, mentre io a stento posso permettermi di prendermi un caffè al bar.
Sono stato obbligato a vendere i miei beni personali che con fatica avevo comprato in mesi e mesi, come la playstation che da anni desideravo tanto per contribuire alle spese di casa.
Il mio malore non deriva dal contribuire alle spese di casa ma dalla voglia che ho di andare via di casa, ma non mi è permesso, quando riprenderò lavoro tutto si ripeterà, non avrò comunque soldi perché sarà tutto sequestrato, persino la mia auto, una auto del 1997, mi è stata sequestrata da loro perché loro non potendo permettersi l'assicurazione hanno ritenuto meglio così, lasciandomi a piedi, usando ciò che rimaneva della mia assicurazione.
Vorrei dire basta a tutto questo, ho il desiderio di andarmene via di casa perché non ne posso più, ma sono strettamente vincolato a sto inferno, e tutto si ripeterà.
Mi sento di troppo, mi sento un estraneo in casa mia, mi sento inutile, mi sento buono a nulla, mi sento intrappolato in questa vita che non mi sento mia e mi sento morto dentro. Come se qualsiasi cosa possa fare per tirarmi su non potrà funzionare perché alimenterebbe un circolo vizioso.


Premetto, i miei parenti sono inesistenti, padre biologico compreso.

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Miglior risposta 7 OTT 2018

Gentile Marco,
se le sue condizioni fisiche a seguito dell'intervento chirurgico adesso non le permettono di lavorare, dovrà necessariamente pazientare per arrivare alla guarigione.
Dopo di ciò dovrà capire, preferibilmente con l'aiuto di uno psicoterapeuta , cosa le impedisce di perseguire, tramite il lavoro, una sua autonomia, obbiettivo desiderabile per tutti.
Se però il basso reddito attualmente glielo impedisce e quindi la coabitazione è una scelta forzata, mi sembra anche giusto contribuire alle spese, cosa per la quale si dovrebbe attivare anche il compagno di sua madre cercandosi un altro lavoro.
Ho anche l'impressione che lei attraversi un brutto periodo relativamente al tono dell'umore e questo è un altro buon motivo per farsi aiutare in un percorso di psicoterapia.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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5 OTT 2018

Gentilissimo, in questo caso potrei dirle che è necessario un aiuto per sostenerla, ma calabroni nei suoi panni le dico che è essenziale che lei recuperi la sua autonomia economica in modo da potersi creare una vita autonoma poiché è lodevole aiutare, ma se i suoi parenti le tolgono i mezzi per sopravvivere e lavorare, dovrebbe sottrarsi a questa logica devastante.
Alessandra Monticone psicologa

Monticone Alessandra Psicologo a Asti

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5 OTT 2018

Buongiorno Marco,
da quello che racconta si evince che lei stia passando un momento molto difficile da gestire. Il fatto che debba, poi, aggiungere la problematica relativa all'intervento chirurgico rende ancora più gravosa la sua situazione.
Le consiglierei di richiedere un supporto psicologico presso i servizi pubblici della sua zona, può chiedere al suo medico di base maggiori delucidazioni in merito.
Un percorso psicologico può aiutarla ad acquisire nuovi strumenti per gestire le difficoltà che sta affrontando e che ha riportato qui sul portale.
Cordialmente,

Dr. Gianmaria Lunetta,

Psicologo Clinico a Torino

Anonimo-161362 Psicologo a Torino

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4 OTT 2018

Salve Marco, la vita ha il senso che noi gli attribuiamo questo per rispondere al titolo del messaggio. Mi perdoni se le faccio una domanda: "ma perché non può andare via?" Mi è chiaro il periodo di guarigione dalla sua operazione ma perché sostiene, anxhe dopo essersi rimesso, di rimanere lì di non poter andare via? Se sente il bisogno di andare trovare un suo spazio insieme alla sua realizzazione lavorativa perché non farlo?
Cosa effettivamente le impedisce di farlo: fattori esrerni o interni? Sa molto spesso noi attribuiamo limiti e ostacoli all'ambiente che ci circonda rendendoli responsabile del nostro stato ma molto spesso siamo noi stessi che ci sentiamo insicuri, timorosi e/o forse non pronti a realizzare ciò che desideriamo o riteniamo giusto per noi.
Quello che posso suggerirle in più è questo sposti il pensiero da "non me lo permetteranno" a "cosa è giusto per me" "cosa voglio per me". Si stimoli in questo dialogo interno e troverà la strada che risponderà ai suoi bisogni e desidereri.
Spero di esserLe stata utile.
Resto a disposizione qualora avesse bisogno di un chiarimenti.

Cordialmente, Arcangela AnnaRita Savino

Dott.ssa Arcangela AnnaRita Savino Psicologo a Sammichele di Bari

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