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La mia vita è diversa.

Inviata da Mauro il 12 mar 2018 Depressione

Salve, sono Mauro e ho 32 anni. Nonostante io non abbia alcun interesse attivo nel suicidarmi, al massimo ogni tanto dei pensieri vaganti, non ho neanche un ''interesse particolare'' nel vivere. La mia vita non va come mi piacerebbe. Non mi piace com'è organizzata la società in cui viviamo, le persone mi annoiano il più delle volte, non mi piacciono i divertimenti dei miei amici, non mi diverto o ne traggo piacere. Sin da piccolo i miei genitori mi facevano restare a casa a studiare, se uscivo blateravano le classiche cose da genitori in maniera esasperante, e pur di non sentirli restavo a casa ma invece di studiare facevo tutt'altro. Credo che questo mi abbia portato nel tempo a preferire lo stare a casa alle uscite. Dopo le medie mio padre mi ha detto ''scegli, o classico o scentifico''. Il caso ha voluto che il classico fosse per me la scelta ideale a prescindere dall'imposizione avuta dall'alto. Una volta diplomato con un anno di ritardo sono entrato all'università. Quasi subito ho iniziato a non far niente ma i miei genitori volevano risultati, così ho iniziato a mentire e dire che avevo dato esami. Pensavo di poterli recuperare visto che inizialmente erano uno all'anno ma adesso mi ritrovo a 32 anni con 3 o 4 esami dati nella realtà, e molti di più nella finzione. Anche se nella teoria la mia facoltà mi piace, e tra tutte le cose che potrei fare è una di quelle che mi ispira di più, nella pratica non riesco ad applicarmi e studiare. Ci ho provato svariate volte alzandomi alle 5 del mattino, andando in biblioteca e applicando tutti i metodi classici per avere uno studio profittevole. I risultati sono stati scarsi. Nonostante studiassi per mesi, alla fine smettevo uno o due mesi prima dell'esame, oppure davo solo un' esame e poi tutto tornava come prima. Nel corso degli anni si è parlato più volte in famiglia di abbandonare gli studi, di lavorare, o eventualmente di cambiare corso ma i miei genitori e in particolare mio padre sono molto contrari. Per lui la laurea è tutto, mi ha detto esplicitamente che se non mi laureo sono un fallito, sono una nullità, senza laurea non posso fare nulla e via dicendo. Onestamente laurearmi per vivere una vita come tutti gli altri mi mette molta ansia. Lavorare dalla mattina alla sera, tornare a casa troppo stanchi per fare qualsiasi cosa. Avere le ferie una volta all'anno e andare ad agosto in spiagge straffollate. Andare in pensione a 70 anni con l'incognita di venire licenziati o di subire la crisi economica e finire la vita con la pensione minima cercando di sopravvivere. Mio padre ha studiato e lavorato tutta la vita, è in pensione e continua a lavorare per poter ripagare debiti creati dallo stato. Per pagare equitalia, per pagare gli avvocati che lo difendono dai svariati sopprusi subiti. Per me questo non è vivere, è abitudine. Siamo abituati così. Vai avanti, un problema dopo l'altro e se sei forte e fortunato abbastanza arrivi a 100 anni. Non so come facciano gli altri a trovare tutto questo sopportabile. Si ok, ogni tanto hai delle felicità, ogni tanto hai delle soddisfazioni, ma non bastano a compensare il resto, almeno per me. Durante questi anni ho anche lavorato. Mi piacevano questi lavori ma li ho lasciati nella speranza di finire gli studi. I miei amici ormai non li vedo quasi mai, e di amici e conoscenti ne ho tanti, ma fanno tutti le stesse cose. Vanno in discoteca, vanno in strada o in piazza a cazzeggiare, vanno al pub a bere e poco altro. Tutte cose che mi lasciano indifferente e mi annoiano. Per le cose che vorrei fare io o non hanno soldi o non hanno tempo. Ho provato a farle con altri ma i risultati sono gli stessi quindi passo la maggior parte del mio tempo a casa a leggere, a guardare serie tv, a giocare, ad usare internet. Una delle cose che mi piace fare di più è viaggiare, vorrei vivere viaggiando. Cerco di viaggiare appena posso. Al momento convivo da qualche anno con una ragazza. Alle porte dei 33 anni penso sia arrivato il tempo limite, il tempo di uniformarmi agli altri. Laurearmi, trovarmi un lavoro, mettere su famiglia, vorrei farlo anche per la mia ragazza. Il problema è che per quanto io ci pensi, e per quanto ci provi non riesco proprio a farlo. Più o meno come provare ad abbattare un muro a mani nude. Cosa posso fare?

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Gentile Mauro,
mi spiace dire che da quanto scrivi emerge in primo luogo un deficit del senso di responsabilità insieme ad una anomalia del tono dell'umore in senso depressivo.
E' così che si spiegano ritardo e menzogne relativamente allo studio.
Forse vi è una vera e propria paura di assumerti delle responsabilità in merito alla tua auto-realizzazione o a quello che vuoi fare "da grande".
Il problema non è che non si è nessuno senza una laurea ma che non si è nessuno se, in assenza di handicap, non ci si assume ad una certa età la responsabilità della propria vita attraverso una qualsiasi attività di lavoro che si scelga o si accetti di fare.
Sembra che ti spaventa o ti scoccia l' "uniformarti" ma questo non può giustificare il rimanere nello stallo.
E' anche probabile che questa tua crisi condizioni il tuo modo poco obbiettivo di pensare e di valutare le cose.
Dici di aver fatto dei lavori che ti piacevano e che li hai lasciati per poter finire gli studi ma in realtà poi questi studi non li hai ancora finiti.
Dici anche che convivi con una ragazza ma sarebbe interessante sapere con quali risorse economiche.
Inoltre, se ti piace viaggiare potresti ancora scegliere un lavoro o un corso di studi che abbia delle attinenze con i viaggi.
In conclusione, nell'immediato, ritengo ti possa essere utile un percorso di psicoterapia per provare innanzitutto a mettere ordine e chiarezza nella tua mente nonchè migliorare il livello di autostima e il tono dell'umore.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Gentile Mauro,
quella che lei descrive è una lunga storia di insoddisfazioni, di tentativi di farsi piacere qualcosa che in realtà non le piace affatto. Posso immaginare la fatica nell'affrontare la quotidianità, ma il fatto che lei se ne renda conto e che dichiari di voler almeno provare a cambiare qualcosa è già un ottimo primo passo. Le suggerisco un percorso psicologico e psicoterapeutico dove affrontare i suoi vissuti emotivi più profondi in modo tale da capirne in primis l'origine per poi arrivare a superarli e trovare il suo equilibrio nel mondo. Un equilibrio che non deve per forza essere un "uniformarsi agli altri", ma che sia qualcosa su misura per lei, perché lei possa stare bene con se stesso e anche con gli altri.
Un cordiale saluto
drs Lucia Mantovani, Milano

Studio di Psicologia Dott.ssa Lucia Mantovani Psicologo a Milano

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