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la madre non vuole aiutarlo

Inviata da pulce · 19 nov 2019

salve, non è per me che chiedo consiglio, ma per il mio ragazzo. La storia in pillole: Una madre malata (sclerosi) egoista e manipolativa, onnipresente in tutte le scelte del mio ragazzo, anche personali (abbigliamento, alimentazione, passatempi, solo per citarne alcune), e il mio ragazzo con una ferma fobia di uscire di casa, manifestata attraverso violenti attacchi di colite al solo pensiero di dover uscire di casa, anche per semplici faccende. Questo gli sta impedendo seriamente di costruirsi una vita (e di costruirla con me ovviamente), uno tra i tanti impedimenti quello di trovare lavoro (non riuscendo a uscire di casa nemmeno per fare la spesa, non concepisce di dover anche solo affrontare un colloquio, figurarsi uscire ogni mattina per lavorare). Dunque non avendo reddito, si è rivolto al CSM per due anni, dove lo hanno inserito in una terapia di gruppo che però non ha sortito alcun effetto su di lui (è di natura introverso, dunque non è riuscito nei 2 anni di terapia a superare le sue difese). La via migliore (io credo) sarebbe quella di intraprendere una terapia individuale con un professionista, ma la madre si rifiuta categoricamente di pagargli le sedute con il pretesto che se 2 anni di terapia di gruppo non sono serviti, non lo aiuterà nulla, e specificando inoltre che quando troverà aiuto gratuito potrà approfittarne. Io non ho le finanze necessarie ad aiutarlo, e da fidanzata non voglio assumermi il ruolo genitoriale che lui cerca in sua madre. Ciononostante voglio aiutarlo, qualche consiglio? Ho provato a parlargli e cercare di far uscire fuori i suoi problemi, ho provato a farlo uscire gradualmente, ma arrivo ad un certo punto in cui incontro le sue resistenze e sono costretta ad arretrare. Come posso dargli una mano?

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Gentile utente,
innanzitutto non riferisce l'età del suo ragazzo, età che è, tra gli altri, un dato anamnestico importante.
E' difficile poi credere che una terapia di gruppo durata 2 anni non abbia nemmeno attenuato sintomi così invalidanti come quelli descritti.
Sorvolando sul chiederle cosa l'abbia conquistata in un ragazzo così problematico, se lei vuole davvero dargli una mano dovrebbe applicare, essendone capace, molta congruenza provando a confrontarsi direttamente con la madre del ragazzo per rappresentarle la necessità di una cura più appropriata per il figlio e provando a chiarire a quest'ultimo che in mancanza di ciò verrà inevitabilmente compromessa la vostra relazione.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Gentile utente, mi sembra evidente che Lei è troppo buona, o, in linguaggio più tecnico, soffre della sindrome da crocerossina. Ed è altrettanto evidente che il suo ragazzo ha dei gravi disturbi psicopatologici, dai quali, purtroppo, sembra non voler uscire. Ma questo lo sapeva già. Se vuole veramente aiutare il suo ragazzo dovrebbe uscire dal suo atteggiamento oblativo e metterlo più alle strette, ma questo non riesce a farlo. Le sarebbe utile cercare i consigli di uno psicologo/a della corrente detta "terapia strategica breve", che le potrebbe insegnare alcuni atteggiamenti più funzonali nella relazione con il suo ragazzo.
Un cordiale saluto
dr. Tacchini

Dott. Leopoldo Tacchini Psicologo a Firenze

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