la difficoltà dei legami

Inviata da d... · 14 set 2025 Relazioni sociali

ciao, scrivo perché ho un disagio che porto da un pò, le relazioni extraconiugali.
Ho sempre avuto problemi a far amicizia nell'ambiente quotidiano fin dalla tenera età, facevo amicizia solo con bambini che non rivedevo più mentre nella vita di tutti giorni non facevo altro che sentirmi criticata dai compagni prr il modo di fare, di vestirmi, di parlare. Anche i parenti mi mettevano insicurezze soprattutto sul peso (sono molto magra) e le bambine mi bulizzavano molto perché più fragile e senza un gruppetto. Bene alla veneranda età di 17 anni la cosa non è cambiata molto, le ragazze mi usano come amicizia temporanea nonostante io cerchi di essere sempre gentile e disponibile, ho sempre l'impressione di annoiare, di non farle ridere molto visto che con le altre si pisciano dalle risate, mi chiedo sempre cos'è che sbaglio, se sono a volte troppo silenziosa o se, al contrario, parlo troppo o troppo seriamente per i loro gusti. Fanno sempre così, facciamo amicizia, parliamo un paio di volte e il tempo che si legano ad altre e diventano come sorelle mentre io sono già acqua passata. Non dico per vittimismo mi sono passati davanti anni dove sono rimasta da sola perché non facevano che parlarmi per i compiti o perché avevano litigato con le altre, sempre a sentirmi di troppo, non ascoltata, mai la preferita ecco. Mai ho avuto una migliore amica, quella persona che ti sceglierebbe sopra tutti e tutto, che c'è sempre, che viene a casa tua e parlate o studiate, purtroppo non ho mai avuto questo privilegio e sono tanto invidiosa di chi l'abbia. Oltre alle ragazze ci sono i ragazzi, ovviamente, per un periodo in prevalenza ho avuto amici maschi proprio perché le ragazze non mi si filavano, fin quando hanno iniziato ad oggettificarmi o fare battute squallide, per non parlare di quello che le stesse ragazze o compagne dicessero di me. Troia, succhiacqzzi, ruba fidanzati, erano tutte convinte che io facessi fare le corna o che stessi con i ragazzi solo per approvazione maschile, solo perché nello stesso periodo ho iniziato a piastrarmi i capelli, truccarmi e vestirmi diversamente. Quando capì che non avevo speranze in nessun caso, mi sono isolata, ero stanca di provare ad integrarmi in qualcosa che evidentemente non mi apparteneva. Non so se il problema sono io, ma è una cosa che penso fortemente, non può essere che tutte quelle che ho conosciuto mi odino senza motivo o che abbiano la necessità innata di denigrarmi, criticarmi o anche semplicemente ignorarmi, non includermi, farmi sentire di troppo o non ritenermi importante come amicizia, se non rimangono c'è qualcosa che non va e vorrei tanto sapere cosa sia. Sono consapevole di avere un pò di problemi con l'attaccamento, sì mi affeziono ma rimango sempre diffidente, ad esempio in un gruppo di 4 ragazze quella che parla meno delle proprie cose potrei essere tranquillamente io, non solo per la diffidenza, ma perché entro a volte anche in apatia, non mi sento connessa con quelle persone e se non se ne vanno loro, me ne vado io. Automaticamente come risulto poco interessante per le ragazze, lo risulto per i ragazzi. Non sono mai realmente piaciuta a qualcuno, hanno sempre guardato prima le mie amiche, soprattutto i ragazzi per cui provavo qualcosa e questo mi ha demoralizzata tanto perché alla fine, loro sono sempre state un passo avanti a me, soddisfatte delle loro conquiste, del loro gruppo di amiche e della loro vita, mentre io ogni giorno mi faccio in quattro per entrare non solo nelle grazie di un'amica , ma anche per piacere a quel ragazzo che non mi considera proprio. Non so se sia sfiga, ingiustizia o semplicemente in qualche modo me lo merito.

Risposta inviata

A breve convalideremo la tua risposta e la pubblicheremo

C’è stato un errore

Per favore, provaci di nuovo più tardi.

Miglior risposta 15 SET 2025

Ciao,
ti ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità la tua esperienza. Si percepisce chiaramente quanto tu abbia sofferto e quanto ancora oggi ti pesi sentirti “di troppo”, non scelta, poco considerata. È un dolore che può diventare molto grande, perché tocca il bisogno profondo di essere visti, accolti e riconosciuti per quello che si è.

Quello che racconti – le prese in giro sul corpo, le etichette offensive, l’essere usata a convenienza – non parla di un tuo difetto, ma delle dinamiche crudeli che purtroppo spesso si sviluppano nei gruppi di adolescenti. Essere diversa per sensibilità, modi o interessi, in certe età, diventa un pretesto per escludere o giudicare. Non significa che tu non abbia valore, ma che ti sei trovata in ambienti che non hanno saputo rispettarlo.

Capisco anche il senso di ingiustizia e invidia nel vedere gli altri avere legami più solidi o relazioni amorose, mentre tu ti senti sempre un passo indietro. Non è colpa tua se non sei stata la “preferita”: a volte i legami più autentici arrivano più tardi, quando si incontrano persone che sanno davvero apprezzare la tua profondità.

Dalle tue parole emerge anche una cosa importante: tu sei consapevole di avere una certa diffidenza e difficoltà a lasciarti andare del tutto. Questo è comprensibile, visto il passato, ma non vuol dire che sia immutabile. L’apatia o il ritiro che descrivi possono essere una difesa per non soffrire ancora.

Non ti meriti quello che hai vissuto. Non c’è niente di “sbagliato” in te: c’è piuttosto una ferita che ti accompagna e che rende difficile sentirti a tuo agio nei legami. Un lavoro psicologico mirato sull’autostima, sul senso di identità e sulle modalità di attaccamento potrebbe aiutarti tanto a capire meglio i tuoi bisogni e a costruire relazioni più soddisfacenti.

Hai 17 anni, sei giovanissima: la tua vita sociale e affettiva non è scritta in modo definitivo da quello che hai vissuto finora. Hai il diritto e la possibilità di incontrare persone che ti scelgano per quella che sei, senza costringerti a dimostrare o a lottare per avere un posto.

Resto a disposizione.

Dott.ssa Sara Petroni – Psicologa Clinica

Dott.ssa Sara Petroni Psicologo a Tarquinia

289 Risposte

1180 voti positivi

Fa terapia online

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

18 SET 2025

Gentile utente, la ringrazio per il coraggio con cui ha scritto e per aver condiviso con tanta sincerità un dolore che porta dentro da molto tempo. Le sue parole esprimono un groviglio di emozioni complesse e di esperienze dolorose, e comprendo quanto possa essere difficile e frustrante sentirsi “inadeguati” o “diversi” dagli altri, soprattutto in un’età in cui il confronto con i coetanei è così centrale.
Quello che racconta non è affatto un caso isolato. Molte persone percepiscono un senso di esclusione e la costante sensazione di essere in un “limbo” relazionale, senza un posto definito in cui sentirsi a casa. La sua esperienza, che va dall’infanzia all’adolescenza, suggerisce che queste difficoltà non siano causate da un singolo evento, ma da una serie di dinamiche che si sono intrecciate nel tempo, creando un solco profondo.
La prima cosa che desidero dirle con chiarezza è che non c’è nulla di sbagliato in lei. La sensazione di essere “sbagliati” o di meritare questa solitudine è comprensibile, ma non corrisponde alla realtà. È una conseguenza diretta delle ferite subite: critiche, messaggi svalutanti, esperienze dolorose che hanno lasciato una traccia profonda, minando la sua autostima e la fiducia nel prossimo.
Il suo racconto evidenzia un ciclo relazionale che si ripete. Lei cerca di essere gentile e disponibile, di entrare nelle “grazie” degli altri, ma si ritrova nuovamente esclusa. Questo meccanismo può essere interpretato come un tentativo, spesso inconscio, di protezione: affermando che “il problema sono io”, il suo inconscio cerca di dare una spiegazione al rifiuto che teme e che ha già sperimentato. Tuttavia, questo rinforza la profezia che si auto-avvera: si avvicina con diffidenza, non si sente “connessa” e si allontana prima che lo facciano gli altri. È un meccanismo di difesa che, purtroppo, impedisce di creare i legami che desidera.
La diffidenza che menziona è un’altra importante chiave di lettura. È una corazza costruita per non essere ferita di nuovo. Il suo istinto di non “parlare delle proprie cose” è una forma di auto-protezione, ma paradossalmente è proprio la vulnerabilità e la capacità di mostrarsi a permettere la nascita di relazioni profonde. Tuttavia, se il valore di una persona dipendesse dall’approvazione altrui, sarebbe sempre in balia del giudizio degli altri. La sua autostima non può essere un riflesso di ciò che gli altri pensano di lei.
Non si tratta di sfortuna, ingiustizia o di “merito”: sono dinamiche interiori formatesi a seguito delle sue esperienze e che oggi influenzano il suo modo di relazionarsi. Il suo “isolamento” e la sua apatia sono segnali importanti: esprimono il desiderio di protezione e il dolore che prova.
Il percorso che ha davanti non consiste nel cercare ciò che non va in lei, ma nel comprendere come il suo passato ha influenzato il presente. Non è responsabile di come gli altri l’hanno trattata, ma lo è di ciò che farà con queste ferite. Un percorso con uno psicologo può aiutarla a sciogliere questi nodi, a elaborare le esperienze vissute e a costruire, passo dopo passo, una nuova relazione con se stessa e con gli altri. Non perché “deve cambiare”, ma perché ha il diritto di sentirsi vista, accolta e amata per ciò che è.
Spero che queste parole possano offrirle una prospettiva diversa e aiutarla a guardare al suo dolore non come a un difetto, ma come a un punto di partenza per un importante cammino di crescita.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Martina Veracini

Dott. ssa Martina Veracini Psicologo a Empoli

73 Risposte

150 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

17 SET 2025

Ti leggo e la prima cosa che mi viene da dirti è: non sei tu “sbagliata”. A 17 anni si ha spesso la sensazione di essere trasparenti, di non essere mai “la preferita”, e ti assicuro che questa ferita la portano in tanti, anche se non lo dicono. Il dolore che provi oggi nasce dal bisogno più umano che esista, sentirsi scelti, visti, importanti.
Quello che descrivi, l’isolamento, le critiche sul corpo, i legami che si sciolgono in fretta, lascia segni profondi sull’autostima. Ma non sono una condanna. A volte chi non si integra nei gruppi rumorosi porta dentro di sé una sensibilità che ha bisogno di tempi diversi, di relazioni autentiche e non di amicizie “usa e getta”.
Tu non sei “di troppo”, sei circondata da chi non riesce ancora a vedere la tua profondità. E ti dico una cosa che non serve diventare ciò che gli altri si aspettano, serve diventare sempre più te stessa. Le persone che resteranno davvero accanto a te arriveranno quando smetterai di chiederti “cosa sbaglio?” e inizierai a chiederti “chi sono io, davvero, e chi merita di conoscermi?”.
Lo so, oggi può sembrare un pensiero lontano. Ma la tua storia non è una punizione, è il terreno su cui crescerà la tua forza.
E non sei sola.
A volte chi resta fuori dal cerchio è destinato a disegnarne uno nuovo, più vero, più grande.
dott.ssa Maria Raffaella Pulli

Dott.ssa Maria Raffaella Pulli Psicologo a Milano

9 Risposte

6 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

16 SET 2025

Buongiorno, grazie per la tua condivisione, si sente la tanta sofferenza che porti con te da anni. Mi colpisce molto la consapevolezza e la sensibilità che dimostri nel descrivere i tuoi vissuti, hai tante risorse ragazza! Il bisogno di vicinanza e cura si è spesso scontrato, da quel che racconti, con delle mancanze da parte degli altri fino a creare un circolo vizioso in cui anche tu poi fatichi a metterti in gioco nelle dinamiche relazionali. Se ne avessi la possibilità forse sarebbe importante poter parlare con qualcuno che possa accogliere i tuoi dolori e aiutarti nella comprensione delle dinamiche relazionali che instauri e di quelle che fanno parte della tua storia di vita.
Resto a disposizione e ti mando un caro saluto.
(L'adolescenza e le sue burrasche passano ma è importante prendersi cura di queste ferite).
Dott.ssa Ciaudano

Giulia Ciaudano Psicologo a Torino

13 Risposte

4 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

16 SET 2025

Cara ragazza,
nelle tue parole si avverte tanta sofferenza, ma anche lucidità: riesci a osservarti e a raccontarti con profondità. Questo è già un segno di forza e consapevolezza, nonostante tu ti senta fragile.

Vorrei condividere alcune riflessioni utili:

1. Autostima e immagine di sé
La tua storia mostra quanto l’autostima non si costruisca in modo isolato, ma attraverso gli sguardi e le parole degli altri (famiglia, compagni, amici). Quando questi sguardi sono stati spesso critici o svalutanti, il rischio è interiorizzarli, cioè credere che parlino davvero di “chi sei tu”. In realtà, parlano più delle insicurezze e dei pregiudizi degli altri che di te.
Come sottolinea Bowlby nella teoria dell’attaccamento, ciò che sperimentiamo nelle prime relazioni influenza il nostro senso di valore, ma non lo definisce in modo immutabile: con consapevolezza e nuove esperienze è possibile cambiare la narrazione interna che abbiamo su di noi.

2. Relazioni e attaccamento
Dici che a volte ti isoli, ti senti diffidente e apatica: sono segnali comprensibili se nel tempo hai associato le relazioni a dolore, rifiuto o giudizio. Secondo la prospettiva di Bowen, la sfida è differenziare il sé, cioè imparare a sentirsi stabili e degni indipendentemente dall’approvazione altrui. Questo non significa non desiderare legami, ma costruire legami partendo da un senso di sé più saldo.

3. Il mito della “migliore amica” o del ragazzo che sceglie sempre un’altra
Capisco quanto possa pesare sentirsi “la seconda scelta”. Ma confrontarsi costantemente con gli altri è una trappola che consuma energie e impedisce di vedere la propria unicità. Ognuno ha tempi diversi: non c’è un’età “giusta” per avere una migliore amica o una relazione sentimentale stabile. La tua strada non è inferiore: è diversa, e può portarti a legami più autentici e profondi proprio grazie alla tua sensibilità.

4. Consigli pratici per oggi
- Allenare la voce interiore: ogni volta che ti scopri a pensare “non valgo abbastanza” o “c’è qualcosa che non va in me”, prova a chiederti: questo pensiero mi aiuta o mi ferisce? Cosa direi a un’amica nella mia stessa situazione? Questo esercizio sposta l’autocritica verso l’autocompassione.
- Piccoli passi di autenticità: invece di sforzarti per piacere, prova a condividere qualcosa di tuo in modo semplice e spontaneo, anche minimo. Le relazioni che valgono si costruiscono sulla verità di sé, non sulla performance.
- Scegliere contesti nuovi: gruppi, attività, ambienti (sportivi, culturali, volontariato) in cui l’interesse comune riduce il rischio di giudizio superficiale. A volte serve uscire dal “piccolo mondo” in cui siamo etichettati per scoprire nuove versioni di noi.
- Coltivare passioni personali: musica, arte, sport, scrittura… più ti nutri di ciò che ti appassiona, più diventi interessante e sicura, e meno ti sentirai “in balia” dell’approvazione esterna.

Non sei “sbagliata”: sei in un momento della vita (adolescenza) in cui il bisogno di appartenenza è altissimo, e la mancanza di risposte dagli altri fa male. Ma la tua capacità di riflettere, di mettere in parole ciò che senti, è un dono che ti aiuterà a costruire relazioni più vere. Come scrive Herman a proposito dei traumi relazionali: la guarigione avviene nelle relazioni, ma comincia da un nuovo modo di stare in rapporto con se stessi.

Se desideri approfondire, non esitare a contattarmi. Nel sentirti ‘diversa’, prova a riconoscere la tua unicità e a trasformarla nel tuo punto di forza.

Dott.ssa Nunzia Genovese

Dott.ssa Nunzia Genovese Psicologo a Gela

19 Risposte

82 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

16 SET 2025

Buongiorno,
Inizio col ringraziarti per aver condiviso quanto vivi nella tua quotidianità: non è infatti sempre facile raccontare ad altre persone pezzi delle nostre storie che possono farci sentire vulnerabili. Dal tuo racconto traspare quanto tu, inevitabilmente, abbia imparato a muoverti nelle amicizie sulla base di quanto ti è accaduto in passato: dopo diverse dinamiche di esclusione o di amicizie che ti hanno fatta sentire solamente “di passaggio”, è ben comprensibile che tu ora possa faticare a metterti in gioco al 100% nelle relazioni
.
Molto spesso, soprattutto nei primi anni dell’adolescenza, si innescano dinamiche di esclusione e di emarginalizzazione che, molte volte, hanno poco a che vedere con le reali caratteristiche di chi viene escluso: avresti potuto vestirti, parlare o comportarti diversamente e magari non sarebbe cambiato nulla; questo perchè, all’interno di queste dinamiche, ciò che “guida” è la forza del gruppo, che si sente tutelato dall’escludere un singolo. In poche parole, non vittimizzarti se sei stata presa di mira per ciò che sei, in quanto è normale e bello comportarsi in maniera spontanea ed essere coerenti con se stessi.

Alla luce di questo, direi che diventa molto comprensibile che ora sia tu la prima a non esporti molto, ad essere diffidente e a non sentirti connessa: hai imparato dal passato.

Il passato, però, non deve per forza identificarci e soprattutto, sebbene sia giusto imparare dalle proprie esperienze, se ci leghiamo troppo al passato rischiamo di non scoprire le nuove potenzialità del presente. A 17 anni, infatti, le persone cambiano, maturano e non è detto che, dove in passato non avevi trovato dei legami saldi, ora tu non possa farlo; o che tu non possa farlo un domani. Perchè ciò possa accadere, però, dovrai pian piano scendere a patti con quanto ti è accaduto, ricordandoti sempre però che il modo in cui gli altri si sono comportati con te dice molto più di loro che di te stessa; cerca di capire che l’essere esclusa non è e non deve diventare il tuo unico marchio di fabbrica, che sarai sicuramente una giovane persona piena di sfumature, sfaccettature e potenzialità.
Cordialmente,

Olga Cavallazzi

Olga Cavallazzi Psicologo a Milano

4 Risposte

1 voto positivo

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

15 SET 2025

Gentile..
dalle sue parole emerge una grande sofferenza, legata al sentirsi esclusa, poco considerata e mai davvero scelta come amica o come persona speciale per qualcuno. Questa esperienza di solitudine e confronto continuo con gli altri può diventare molto dolorosa, soprattutto in un’età – come l’adolescenza – in cui l’approvazione del gruppo e i legami affettivi hanno un peso importante nella costruzione dell’identità.

È comprensibile che, dopo tanti tentativi andati a vuoto, lei si senta stanca, disillusa e persino convinta che “il problema sia lei”. Tuttavia, ciò che descrive non parla di un difetto personale, ma piuttosto di una serie di esperienze relazionali che hanno alimentato insicurezza e diffidenza. L’isolamento che sceglie per proteggersi la mette al riparo dal dolore del rifiuto, ma al tempo stesso la priva delle occasioni di legame di cui avrebbe bisogno.

Alcuni punti su cui riflettere:

Le dinamiche di esclusione e bullismo subite in passato hanno inciso sulla sua autostima: sentirsi sempre “di troppo” può diventare uno schema che si ripete anche in nuove relazioni.

La diffidenza e l’apatia che racconta sono strategie di difesa: servono ad attutire il dolore, ma rischiano di farla apparire distaccata, rafforzando il senso di non essere scelta.

Il desiderio di un legame speciale (una migliore amica, una relazione affettiva) è sano e naturale: significa che ha bisogno di intimità e riconoscimento, ma al momento fa fatica a fidarsi e a mostrarsi pienamente.

L’adolescenza è un periodo in cui le relazioni sono spesso fluide e non definitive. Non significa che lei sia destinata a rimanere sola o che “non vada bene”: con il giusto sostegno può imparare a riconoscere il proprio valore, a regolare meglio la diffidenza e a costruire legami più autentici e duraturi.

Per questo le suggerirei di valutare un percorso psicologico: avere uno spazio protetto dove dare voce alle sue emozioni, comprendere meglio i suoi schemi relazionali e rafforzare la fiducia in sé stessa può aiutarla a vivere le relazioni con più serenità.

Un caro saluto,
Dott.ssa Iolanda Mastromonaco
Psicologa – Pedagogista – Criminologa – Sessuologa

Dott.ssa Iolanda Mastromonaco Psicologo a Termoli

18 Risposte

8 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

15 SET 2025

Buongiorno,
grazie per aver condiviso la sua storia e la sofferenza che prova, è apprezzabile.
Sembrerebbe che le dinamiche relazionali che ha vissuto durante l'infanzia e l'adolescenza abbiano lasciato ferite dolorose; le difficoltà vissute hanno portato a un senso di confusione e di messa in discussione. Non c'è niente di sbagliato in Lei: ha vissuto relazioni complesse, sofferenti, in cui non si è sentita riconosciuta e apprezzata.
Un percorso psicologico potrebbe esserle d'aiuto per prendere consapevolezza del significato di quelle esperienze, per comprendere il proprio funzionamento psicologico e per conoscere e allenare le proprie abilità relazionali, all'interno di uno spazio sicuro e non giudicante.
Le auguro il meglio.

Dott.ssa Sara Piazza.
Ricevo in studio e online.

Dott.ssa Sara Piazza Psicologo a Vercelli

25 Risposte

7 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

15 SET 2025

Grazie per aver condiviso tutto questo in maniera così aperta e sincera. Leggere quello che scrivi fa percepire quanto tu ti senta ferita e sola e quanto desideri connessioni autentiche e sicure. Posso aiutarti a fare un po’ di chiarezza su quello che stai vivendo, senza giudizio e provare a capire insieme cosa potrebbe esserci dietro questi schemi relazionali dolorosi.
Prima di tutto, voglio sottolineare che non sei “sbagliata” né “colpevole” di quello che ti è successo. Le relazioni sociali, soprattutto in adolescenza e adolescenza avanzata, possono essere molto crude e competitive e spesso le dinamiche di gruppo non hanno nulla a che fare con il valore personale di chi viene escluso o ignorato. Il fatto che molte persone ti abbiano trattata male o non ti abbiano scelta come amica non è una riflessione su di te come persona, ma sul loro modo di relazionarsi e sulla cultura di gruppo in cui sei cresciuta.
Ci sono diversi punti chiave nel tuo racconto che possono aiutare a comprendere meglio il tuo disagio:

1) Storia di esclusione e bullismo: crescere in un ambiente dove sei stata criticata dai coetanei e, talvolta, dai parenti, crea ferite emotive profonde. Questo può portare a sviluppare una sensibilità estrema al rifiuto e all’abbandono, oltre a dubbi costanti sul proprio valore.

2) Isolamento e diffidenza: ti sei protetta isolandoti perché hai capito che certi ambienti ti ferivano. Questo è un meccanismo di autodifesa, ma può rafforzare la sensazione di “non essere scelta” o di non avere valore sociale perché limita le opportunità di creare connessioni genuine.

3) Bisogno di riconoscimento e affetto: il desiderio di una “migliore amica”, qualcuno che ti scelga sopra tutto, è completamente naturale. La sofferenza che provi davanti alle amicizie fugaci o alle dinamiche competitive è il segnale di un bisogno profondo di relazione sicura e di sentirti vista e apprezzata.

4) Schemi di confronto e invidia: sentirsi inadeguata rispetto agli altri e provare invidia è normale, soprattutto quando hai subito esclusione o giudizio. Il problema non sei tu, ma il fatto che l’ambiente sociale ti fa sentire costantemente misurata e mai all’altezza.

5) Relazioni con i ragazzi e oggettificazione: è doloroso e ingiusto essere giudicata o etichettata solo per aspetto fisico o comportamento. Questo rafforza il senso di non essere apprezzata per chi sei veramente e può peggiorare il tuo isolamento.

Quello che emerge chiaramente dal tuo racconto è una combinazione di:

- Esperienze di rifiuto ripetuto
- Bisogno di connessione profonda
- Autocritica e confronto costante con gli altri

Questi fattori possono creare un circolo vizioso: ti chiudi per proteggerti, ma questo limita le connessioni e quindi il senso di esclusione e inadeguatezza aumenta.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

1726 Risposte

3509 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

15 SET 2025

Ciao D.,
grazie per aver raccontato la tua storia con tanta onestà: dalle tue parole emerge quanto questa solitudine e il sentirti “di troppo” ti abbiano segnato fin da piccola. È comprensibile che dopo ripetute esperienze di esclusione tu ti senta confusa e ti chieda «cosa c’è che non va in me». Prima di tutto: non sei un problema da sola — il modo in cui gli altri ti hanno trattata racconta più di loro che di te.
Qualche spunto concreto per iniziare a esplorare e cambiare questa dinamica, senza fretta:
- Accogliere il dolore senza giudizio. Permettere a te stessa di riconoscere la ferita (rabbia, tristezza, vergogna) è il primo passo per non restare intrappolata nel rimuginio.
- Mettere a fuoco i bisogni dietro le emozioni. Quando senti «sono di troppo», che bisogno è che non viene soddisfatto? Appartenenza? Sicurezza? Essere vista? Nominarlo aiuta a scegliere azioni diverse.
- Piccoli esperimenti sociali a bassa posta in gioco. Prova a entrare in contesti con interessi condivisi (laboratori, corsi, gruppi di volontariato, attività sportive o creative). In questi contesti si formano legami più facilmente perché c’è già un elemento comune su cui parlare.
- Sperimentare la conversazione (semplici aperture): chiedere un’opinione su qualcosa, condividere una curiosità su di te, o offrire un complimento sincero. Se il silenzio ti blocca, prova script brevi: “Ti va di dirmi qual è la cosa che più ti piace di questo corso?” o “Ho provato questa ricetta, vuoi che te la suggerisca?”
- Ridurre l’eccesso di autocontrollo. Quando siamo troppo impegnati a monitorare come appariamo, risultiamo meno spontanei. Scegli piccoli momenti in cui lasciar cadere la “performance” e osserva cosa succede.
- Investire su una relazione alla volta. Invece di cercare di piacere a tutti, prova a coltivare con calma una singola persona: mostrare cura regolare (un messaggio, un caffè, una chiamata) costruisce fiducia nel tempo.
- Lavorare sull’attaccamento e sul senso di sé in terapia. Hai già riconosciuto difficoltà con l’attaccamento: un percorso (psicoterapia focalizzata su attaccamento/CBT/terapia interpersonale) può aiutarti a capire i tuoi schemi e a trovare strategie emotive più efficaci.
- Self-compassion e limiti al rimuginio. Quando la mente comincia a ripetere “sono sbagliata”, prova a rispondere con una frase di compassione: “Questo fa male — posso stare con questo dolore senza darmi la colpa”.
Infine, ricorda che cambiare questi schemi richiede tempo e pazienza: non sei tenuta a “risolvere tutto subito”.
Un caro saluto,
dott.ssa Virginia Barchetti – Psicologa

Dott.ssa Virginia Barchetti Psicologo a Modena

28 Risposte

4 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

15 SET 2025

Cara D.

grazie per aver affidato a questo spazio il tuo vissuto. Le tue parole trasmettono molta sofferenza e confusione, e chiedere un supporto è un buon modo per farsi chiarezza in quella nebbia di pensieri. Deve essere davvero difficile convivere con l'idea di essere sbagliati, facilmente sostituibili, non meritevoli d'amore. Quando si crede profondamente a qualcosa - come nel tuo caso - l'attenzione viene posta automaticamente a tutte quelle situazioni o indicatori che possano confermare l'affermazione: "Sono io il problema". Ti chiedo però se puoi prenderti un momento per recuperare dalla memoria alcuni elementi che possano disconfermarla quell'affermazione. Lo so, è difficile ma con un po' di allenamento ti assicuro che riuscirai ad indossare degli occhiali diversi con cui guardare il mondo e te stessa.

Resto a disposizione qualora avessi dubbi.

Un abbraccio,
Dott.ssa Jessica Carrozzino

Dott.ssa Jessica Carrozzino Psicologo a Bologna

13 Risposte

56 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

15 SET 2025

Fare amicizia e trovare amicizie sane al giorno d’oggi non è facile

È importante approfondire come avvengano le dinamiche del suo modo di raffinarsi e cosa nel completo rende difficile fare amicizia

Basta autostima?
Difficoltà a mantenere un discorso?
Difficoltà ad iniziare un dialogo?
Non avere argomenti di cui parlare?
Paura del giudizio?

È importante capire cosa nel concreto rende difficile le sue interazioni e fare amicizia

È importante comunque uscire

Praticare un hobby, uno sport, può essere un buon modo per avere occasione di socializzare

Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico che la posso aiutare a capire meglio le modalità che lei utilizza per relazionarsi e sviluppare strategie concrete per migliorare le abilità sociali


Dott. Luca Ferretti Psicologo a Pontedera

1540 Risposte

532 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

15 SET 2025

Buongiorno, grazie per la condivisione.
Spesso accade che molte persone raccontano di sentirsi “sempre un passo indietro” nelle relazioni: non scelte, non comprese, mai davvero al centro. Queste esperienze possono avere radici lontane, in vissuti precoci di esclusione o critica, che poi si ripresentano sotto forma di insicurezza, paura del rifiuto o bisogno costante di conferme.
In una prospettiva psicodinamica, riconoscere questi schemi e comprenderne l’origine è il primo passo per costruire rapporti più autentici e soddisfacenti. Un percorso psicologico può aiutare a ritrovare fiducia in sé e a vivere le relazioni con maggiore libertà.
Se questo tema ti risuona, resto a disposizione per approfondirlo insieme.
Cordiali saluti
Dott.ssa Giorgia Marino

Dott.ssa Giorgia Marino Psicologo a Torino

23 Risposte

6 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

15 SET 2025

Quello che descrivi è un dolore che scava in profondità: la sensazione di essere “di troppo”, di non essere mai la scelta di qualcuno, di vedere gli altri costruire legami mentre tu resti ai margini. È un’esperienza che può minare l’autostima, soprattutto dopo anni di esclusione e critiche. Ma quello che mi arriva dal tuo racconto non è “sfiga” o un tuo “difetto”, bensì una serie di ferite precoci che hanno plasmato il tuo modo di stare in relazione.
E' come se avessi interiorizzato un insieme di convinzioni interiori (“non valgo”, “non sono interessante”, “non scelgono me”) nate dalle esperienze di bullismo, dalle critiche dei parenti, dalle delusioni nelle amicizie. Quando queste ferite si ripetono, la tua parte vulnerabile può iniziare a credere che “c’è qualcosa che non va in me” e a ritirarsi o a proteggersi, diventando diffidente o apatica. Questo, paradossalmente, può far sembrare agli altri che tu non sia interessata o coinvolta, e così le tue convinzioni si rinforzano.
Non significa che tu “meriti” il rifiuto. Significa che le vecchie ferite stanno ancora guidando il modo in cui interpreti le situazioni e il modo in cui ti mostri.
Quando accade, prova a riconoscere le voci interne: quando senti “sono di troppo” o “tutte mi odiano”, prova a dirti: “Questa è la vecchia ferita che parla, non un dato oggettivo sulla mia persona”. Inoltre, potrebbe essere utile pensare a dei micro-passi nelle relazioni: invece di puntare subito a “la migliore amica che mi sceglie sopra tutti”, cerca piccole connessioni autentiche. Una chiacchierata sincera, un interesse condiviso. Le relazioni profonde si costruiscono spesso a piccoli strati.
Per fare ciò può essere utile esplorare contesti nuovi: ad esempio attività extracurricolari, volontariato, corsi artistici o sportivi possono offrire spazi dove partire da zero, senza etichette pregresse.
Inoltre, è importante provare a lavorare sull’autostima fuori dalle relazioni: coltivare passioni, competenze e obiettivi personali che ti facciano sentire viva e competente riduce il peso che dai al giudizio altrui. Considera uno spazio terapeutico: un percorso psicologico può aiutarti a rielaborare il dolore accumulato e a sperimentare un nuovo modo di entrare in relazione senza sentirti sempre “in difetto”.
Il fatto che tu abbia avuto il coraggio di scrivere tutto questo, con tanta lucidità e sincerità, è già un atto di forza. Non sei destinata a restare “acqua passata” per gli altri: le persone che sapranno vederti e sceglierti esistono. A volte, il primo passo è scegliere te stessa, anche quando quella vecchia voce interna sussurra il contrario.
Se hai voglia, io sono disponibile ad accompagnarti in questo percorso. Coraggio!

Dott.ssa Chiara Sberna Psicologo a Milano

185 Risposte

261 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

15 SET 2025

Buongiorno
Le consiglio dei colloqui con uno psicoterapeuta
Per comprendersi meglio.
Dottssa Patrizia Carboni
Psicologa Psicoterapeuta
Roma

Dott.ssa Patrizia Carboni Psicologo a Roma

2653 Risposte

1238 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

15 SET 2025

Ciao, grazie per aver condiviso con tanta sincerità la tua esperienza.
Si sente chiaramente la fatica di portare dentro la sensazione di non essere mai scelta, accolta o riconosciuta, e quanto questo ti abbia ferita negli anni. Spesso esperienze di esclusione e giudizio così precoci lasciano segni profondi sull’autostima e sul modo di vivere i legami, fino a convincerci che ci sia qualcosa di sbagliato in noi. In realtà quello che stai raccontando parla più delle dinamiche dolorose che hai vissuto che di un tuo difetto personale.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a dare significato a queste esperienze, a rimettere ordine nei pensieri che ti fanno sentire “di troppo” e a costruire relazioni più sicure e soddisfacenti, partendo da un rapporto diverso con te stessa. Il fatto che tu abbia trovato la forza di raccontarlo è già un passo molto importante.
Resto a disposizione,
Dr. Carbone Elisabetta

Dott.ssa Elisabetta Carbone Psicologo a Melzo

476 Risposte

763 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

Psicologi specializzati in Relazioni sociali

Vedere più psicologi specializzati in Relazioni sociali

Altre domande su Relazioni sociali

Spiega il tuo caso ai nostri psicologi

Invia la tua richiesta in forma anonima e riceverai orientamento psicologico in 48h.

50 È necessario scrivere 29900 caratteri in più

La tua domanda e le relative risposte verranno pubblicate sul portale. Questo servizio è gratuito e non sostituisce una seduta psicologica.

Manderemo la tua domanda ai nostri esperti nel tema che si offriranno di occuparsi del tuo caso.

Il prezzo delle sedute non è gratuito e sarà soggetto alle tariffe dei professionisti.

Il prezzo delle sedute non è gratuito e sarà soggetto alle tariffe dei professionisti.

Introduci un nickname per mantenere l'anonimato

La tua domanda è in fase di revisione

Ti avvisaremo per e-mail non appena verrà pubblicata

Se hai bisogno di cure psicologiche immediate, puoi prenotare una terapia online adatta alle proprie esigenze.

Questa domanda esiste già

Per favore, cerca tra le domande esistenti per conoscere la risposta

psicologi 35300

psicologi

domande 29900

domande

Risposte 177000

Risposte