Ipocondria, fobie e lutto

Inviata da Arianna il 1 set 2017 Fobie

Salve,
Scrivo qui per chiedere un parere su come muovermi. Ho intenzione di contattare uno psicologo o eventualmente uno psichiatra per provare a prevenire il trauma di una situazione che so già potrebbe gettarmi in uno stato in cui non voglio più trovarmi.

Undici anni fa, nel periodo seguente alla morte di una persona molto cara (che però non era un familiare, solo un mio punto personale di riferimento) e in concomitanza con un litigio con mio padre ho avuto un primo attacco di panico da cui è scaturita una fase abbastanza intensa di disturbi legati all'ipocondria.
Sono rimasta quasi un anno in questa situazione, con picchi molto intensi in cui avevo paura di fare tutto - essendo convinta, appunto, che fossero sintomi e disturbi fisici, che in realtà erano anche presenti ma che io ingigantivo per questa mia paura -, persino di uscire di casa da sola o di stendermi in certe posizioni.
Sono riuscita a superare la cosa solo con una terapia farmacologica iniziata sei mesi dopo averne tentata una psicologica infruttuosa. La terapia farmacologica è stata poi seguita da un periodo molto fortunato e positivo per me (nuovi amici, primo fidanzamento etc.) che mi ha aiutato a non ripiombare più in quello stato grave, anche se problemi di ipocondria più lieve e di varie fobie sono rimasti sempre presenti, anche se tenuti a bada.

Adesso, dopo undici anni, era già un annetto che valutavo se iniziare un percorso di psicoterapia con i primi soldi guadagnati per provare a superare una mia fobia dell'aereo e altre varie fobie (ascensore, paura costante di mangiare alimenti contaminati/scaduti). Ho superato da sola alcune di queste, ma credo che siano ovviamente solo sintomi di altre cose che si possono semplicemente ripresentare in altre forme.

La cosa che mi ha fatto decidere definitivamente a iniziare un percorso o prevedere nuovamente una cura è che sto affrontando al momento la perdita di mio padre, malato di una forma di leucemia. I miei sono separati da vent'anni (io ne avevo 8, adesso 29) e non ho mai avuto un rapporto continuativo con mio padre, per quanto al di là di quel litigio in concomitanza del quale ebbi il mio primo attacco di panico non ci ho mai veramente litigato e ho sempre cercato di mantenere buoni rapporti per quanto radi (ci vedevamo un paio di volte all'anno). Tuttavia c'è stato un riavvicinamento molto intenso negli ultimi tre mesi, da quando ho saputo della sua malattia, anche se purtroppo già erano compromesse molte cose e in particolare lui viveva uno stato di delirio - dovuto all'aggravarsi della situazione renale, secondo alcuni medici - che non lo rendeva molto lucido e "gestibile" - ho provato a farlo curare, anche se forse era già tardi, ma lui rendeva le cose complicate evitando di curarsi o scappando dall'ospedale appena non stavo con lui e io non avevo la forza né il tempo di seguirlo 24h al giorno. Nel panico della situazione sono anche partita per tre settimane, andando dal mio ragazzo all'estero, in un momento in cui ho provato allo stesso tempo un istinto incontrollato di fuga dovuto a una forte rabbia nei confronti di mio padre, perché lui non c'era stato con me e nonostante io invece ci fossi lui pareva non collaborasse appena non ero presente, come se volesse far ricadere tutto su di me. Siccome la situazione della sua malattia è stata molto difficile e complessa, e sul finale anche dolorosa, e ho dovuto avere a che fare con ospedali e cose di cui ho assoluta fobia (sangue, catetere, medicine, l'idea che lui potesse stare male senza che io potessi fare niente) temo di poter avere una recrudescenza di quel periodo di ipocondria, considerando che ho dovuto anche vedere cose che mai mi sarei aspettata nella mia vita, il suo corpo consumato e il suo dolore e uno stato vegetativo in cui ormai non sembra quasi più che sia lui, ma un vecchio di 100 anni (ne ha 65). Al contempo, però, credo di dover dare al momento più importanza all'elaborazione del lutto (anche se, di fatto, ancora non è morto comunque è quasi in coma ed è come se non fosse più lui) e degli ultimi vent'anni trascorsi in cui né io ci sono stata per lui né lui per me.

Da questa situazione, quello che chiedo è di essere indirizzata verso un percorso adatto a me.
Dovrei contattare uno psichiatra (considerando i miei trascorsi) o uno psicoterapeuta o entrambi? E, soprattutto, in assenza di qualcuno che tratti sia ipocondria e fobie sia il trauma da lutto a cosa dovrei dare al momento più importanza? Mi pare di poter tenere a bada l'ipocondria, ma di stare abbastanza male per i sensi di colpa e per l'idea terrorizzante di questa assenza che è molto diversa dall'assenza a cui sono abituata. Al momento ho anche la paura fortissima di andare a trovarlo (anche se mi forzo e ci vado lo stesso almeno ogni due giorni, per vederlo però praticamente in coma) e provo un istinto di fuga di cui ho paura di pentirmi troppo e da cui temo che potrei non uscire. Inoltre temo la mia reazione nel momento in cui mi sarà comunicata la sua inevitabile fine. Non pensavo di stare così male perché credevo che il fatto che lui comunque non c'era mai realmente stato mi mettesse al riparo da questo dolore incredibile e raggelante che provo.

Risposta inviata

A breve convalideremo la tua risposta e la pubblicheremo

C’è stato un errore

Per favore, provaci di nuovo più tardi.

Miglior risposta

Ho seguito proprio un corso di alta formazione per elaborazione del lutto. So che è difficile accettare queste difficoltà e spero che fino ad oggi lei stia meglio. Me lo auguro davvero. Purtroppo in queste situazioni il tempo potrebbe guarire ma se cosi non fosse provi a contattarmi. In base alla città in cui vive vedrò chi consigliarle per fare terapia. Attendo riscontro.

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

Gentile Arianna, certamente la situazione concreta legata alla malattia di suo padre e il fatto di non aver, a quanto pare, ancora “risolto” la relazione con lui, soprattutto in questa fase così delicata, ha in sé una drammaticità reale e, pertanto, è più che comprensibile la sua sofferenza.
Detto ciò, da quanto scrive e da come scrive, sembra che lei utilizzi una modalità molto analitica per affrontare le cose della vita, che vengono spezzettate, per così dire, fin nei loro minimi elementi e che, probabilmente, applica anche alla sua psiche e alle sue sofferenze. Questo fa ragionevolmente supporre la presenza di un controllo esercitato, minuziosamente e costantemente, da sé stessa su ogni aspetto di vita, fatto di un pensare incessante, di un attentissimo vaglio di considerazioni su tutto ciò che le accade o che le potrebbe accadere se si accingesse ad intraprendere quella o quell’altra direzione, di emozioni dolorose non ancora elaborate e di sensazioni profonde forse tenute lontane. È dunque ragionevole ipotizzare che il contatto vero e pieno con sé stessa, la bussola interna, sia andato un po’ smarrito nel frattempo e questo, naturalmente non può che accrescere il livello di ansia e creare ulteriori paure e preoccupazioni.
Una cosa sembra avercela molto chiara però, e cioè che i sintomi o le sintomatologie si possono facilmente trasformare, per così dire, da una forma ad un’altra, assumendo di volta in volta vari aspetti. Questo tipicamente accade quando si evita di affrontare i problemi o si adottano per essi terapie, farmacologiche o psicologiche, che si limitano ad agire solo sul livello del sintomo, senza evidentemente toccare i nuclei profondi da cui origina il disagio e che danno luogo a qualsivoglia disturbo. È possibile che questo sia successo anche a lei? Solo se si arriva a fare un lavoro ampio, serio e approfondito sul proprio Sé, sulle proprie dinamiche relazionali, sulla propria affettività e modalità cognitiva, si possono ottenere risultati efficaci nel tempo.
Le suggerisco pertanto di rivolgersi ad uno psicoterapeuta che, in primis, e al di là dell’approccio metodologico, sia in grado di ispirarle fiducia, sia umanamente che professionalmente, insieme al quale eventualmente valutare anche la possibilità di un lavoro integrato con lo psichiatra. Magari documentarsi su qualcuno in particolare, sulle sue competenze (rispetto agli ambiti da lei individuati) potrà orientarla nella scelta in un primo momento, ma poi questa scelta dovrà passare anche per territori meno razionali (che perciò potrebbero risultarle meno semplici), e che hanno a che vedere con il suo intimo sentire e con la possibilità “affidarsi” veramente a qualcuno, dividendoci parte del controllo della situazione, che ne pensa?
In bocca al lupo!




Dottoressa Chiara Aruta Psicologo a Villaricca

34 Risposte

23 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

Buongiorno Arianna,
ho letto con attenzione quello che ha scritto e mi pare che le sue riflessioni siano puntuali e frutto di una buona analisi su di sé che varrebbe la pena approfondire.

Certamente l'attuale situazione può risvegliare un po' di ipocondria o più in generale innalzare uno stato di ansia già latente prima della diagnosi di suo padre. E' normale e credo sia in ogni caso una buona idea valutare un percorso psicologico in questa fase delicata di passaggio.
Per darsi degli obiettivi terapeutici più precisi e valutare la necessità di una terapia farmacologica è necessario un colloquio vis a vis che aiuti lei e il suo terapeuta a capire insieme le priorità.

Come psicotraumatologa le consiglio di rivolgersi ad uno psicoterapeuta della sua città che pratichi anche il metodo EMDR, molto efficace per superare eventi traumatici ed elaborare lutti difficili.

Non so da dove ci scrive, ma sono disponibile a fornirle riferimenti di colleghi validi nelle diverse regioni tramite la rete dell'Associazione EMDR di cui faccio parte.

Saluti,
buona giornata.

Camilla Marzocchi
Bologna BO

Dott.ssa Camilla Marzocchi Psicologo a Bologna

341 Risposte

165 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

Psicologi specializzati in Fobie

Vedere più psicologi specializzati in Fobie

Altre domande su Fobie

Spiega il tuo caso ai nostri psicologi

Invia la tua richiesta in forma anonima e riceverai orientamento psicologico in 48h.

50 È necessario scrivere 19700 caratteri in più

La tua domanda e le relative risposte verranno pubblicate sul portale. Questo servizio è gratuito e non sostituisce una seduta psicologica.

Manderemo la tua domanda ai nostri esperti nel tema che si offriranno di occuparsi del tuo caso.

Il prezzo delle sedute non è gratuito e sarà soggetto alle tariffe dei professionisti.

Il prezzo delle sedute non è gratuito e sarà soggetto alle tariffe dei professionisti.

Introduci un nickname per mantenere l'anonimato

La tua domanda è in fase di revisione

Ti avvisaremo per e-mail non appena verrà pubblicata

Questa domanda esiste già

Per favore, cerca tra le domande esistenti per conoscere la risposta

psicologi 15300

psicologi

domande 19700

domande

Risposte 77250

Risposte