Io, il cibo e l'ansia.

Inviata da Anastasia il 6 gen 2017 Ansia

Salve,
ero un po' titubante nello scrivere di questo mio problema in quanto l'ultima volta che ho parlato con una psicologa sono tornata a casa con più ansia e più insicurezze di prima, quindi come prima cosa vi chiedo di rispondermi in modo da tranquillizzarmi, e non da crearmi ulteriori paure. Sono una ragazza tendenzialmente pessimista e paranoica, ho avuto un periodo dove avevo attacchi di panico e non riuscivo a camminare da sola per strada o a restare da sola per paura di averne uno. Una volta parlato col mio medico e con altre persone che hanno sofferto di questo disturbo che è più comune di quanto si crede, mi sono tranquillizzata perché ho capito che è un evento del tutto innocuo e che, se mai mi ricapitasse, saprei gestirlo (o almeno spero). Sono anni che non soffro più di questo disturbo, ma da un anno e mezzo a questa parte è subentrato un secondo disturbo, più fastidioso e che mi reca molto molto più di disagio. Su internet ho visto che si chiama "anginofobia", ovvero la paura di deglutire il cibo. Questa mia paranoia è probabilmente sempre stata all interno di me, perché non ho mai avuto un rapporto eccellente col cibo. in particolare, da quando a tredici anni ho avuto la mononucleosi, che mi ha fatto perdere più di 15 Kili in un mese circa poiché con tonsille gonfie eccetera non riuscivo proprio a mangiare o comunque mangiavo poco. Da quell evento poi ho avuto una sorta di lieve depressione per via di una storia sentimentale adolescenziale finita male, che mi ha totalmente svuotata e annullata. In quel periodo ho comunque avuto scarso appetito, la storia è durata circa 4 anni e pesavo a malapena 50 Kili. in tutto questo non ho però mai avuto episodi di bulimia ne pensieri che possano avere a che fare col disturbo dell anoressia, semplicemente avevo una sorta di ossessione per questo ragazzo e il fatto che fosse tutto finito e di non poterlo riavere accanto mi toglieva anche l'appetito. Sono uscita da questa situazione quando ho conosciuto un altro ragazzo, con cui ho avuto una breve storia e del quale in seguito mi sono innamorata ma ahimè dopo un paio di anni di alti e bassi e diversi tira e molla è finita anche con lui. ora provo ancora qualcosa per lui, ma a differenza del primo, con lui affronto la cosa in maniera più sciolta e matura, anche se dentro ancora soffro. Un anno e mezzo fa mi stavo riprendendo, avevo più o meno ripreso in mano la mia vita e svagando mi eccetera avevo anche ripreso peso, poiché mangiavo in modo più o meno tranquillo e costante. Poi ho conosciuto un altro ragazzo, che ho usato anche come diversivo per provare a togliermi dalla testa il secondo, con il quale ho così iniziato una storia piuttosto impegnativa e seria durata un anno. In questo arco di tempo però non mi sono innamorata di lui, semplicemente "mi sono convinta" che il fatto che mi trattasse come una regina bastasse, ma così Non era perché questo scatenava in me strani sensi di colpa e una situazione di inquietudine, come se stessi facendo la cosa sbagliata. Nel frattempo l estate ho trovato un lavoro , che non mi ha affatto aiutato a mantenere una dieta decente, anzi, assieme al fatto che la storia con il mio ragazzo mi metteva nervosismo e inquietudine, ha contribuito anch esso a levarmi nuovamente l'appetito. Poi una sera, un episodio in particolare mi ha scatenato una vera fobia per il cibo: ero col mio ragazzo in un pub, non avevo molta fame ma mangiando un panino sentii come se mi si stesse bloccando in gola. Da allora è subentrata questa paura e da allora non è stato più un piacere mangiare. Come se non bastasse, dopo l estate mi è sorta all orecchio la notizia di un uomo che si era soffocato mangiando una crocchetta di patate o qualcosa del genere, e questo ha praticamente triplicato la mia paura. È ormai più di un anno che cerco di affrontarla da sola, non ho più piacere a pranzare. Mangio in piccole dosi e solo quando ho degli scatti improvvisi di appetito. I miei genitori e la gente che mi circonda poi non mi aiutano. I miei sono i tipici genitori del sud, all antica, che mi rimproverano in malo modo e mi fanno sentire una specie di alieno, ogni volta che mi siedo a tavola e si accorgono del mio disagio. Mia mamma poi, ansiosa come me, spesso e volentieri con i suoi modi di fare mi incute nervosismo. Mio padre, totalmente privo di tatto, mi fa sentire una nullità. Io non odio i miei genitori, non sono dei mostri, penso solo che non sappiano affrontare adeguatamente il mio problema. E nonostante ne parli o mi abbiano vista piangere più volte, alla fine ripetono i loro sbagli e mi sento come messa sotto i riflettori. Il resto del mondo , non perde occasione per ricordarmi quanto sono magra, facendo osservazioni sul mio fisico. Ora peso intorno ai 48-49 Kili credo. Fortunatamente non ho una bilancia. Cerco di evitare di guardarmi troppo allo specchio, perché se per caso mi vedo più magra del solito mi deprimo e divento ancora più ansiosa. Qualche volta ho un giorno "si" in cui stranamente mi sento più tranquilla, a volte, dipende dai pasti, alcuni, ma molto raramente, li mangio persino volentieri. Però sono esausta di questa perenne situazione di ansia. Voglio tornare a mangiare Per il gusto di farlo, non perché "devo", e non con quel senso di paura di un pericolo imminente. Ho bisogno di aiuto, ma non posso assolutamente permettermi un percorso di psicanalisi, la mia situazione economica è critica. Con tutti i sacrifici, non potrei comunque permettermela. Ho solo bisogno di essere rassicurata. Aspetto con ansia responso....

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Gentile Anastasia,
potresti provare a iniziare a cucinare tu qualcosa, partendo dalle cose che ti piacciono, dalle cose che puoi mangiare in piccole dimensioni, dalle cose morbide e da quelle che hanno una consistenza liquida o semiliquida. Alcuni esempi: zuppe, pisellini, yogurt, verdura e frutta triturata in pezzi piccoli, frullati di frutta e verdura. Il rischio di ingozzarsi con pezzi piccoli e con consistenza morbida, liquida o semiliquida non c'è. Mangia prendendoti il tuo tempo e non troppo velocemente per minimizzare ulteriormente il rischio di ingozzarsi.
Ogni giorno segnati su un quaderno cosa sei riuscita a mangiare: questo segnerá i tuoi successi.
Poniti degli obiettivi aggiungendo una volta a settimana qualcosa in piú e qualcosa di diverso da mangiare, ad esempio della pasta tagliata in piccoli pezzettini, delle patatine tagliate in piccoli pezzi ecc. Puoi anche mangiare i cibi che ti piacciono tagliati a pezzi piccoli.
Continua ad annotare sul quaderno i tuoi successi e le cose che sei riuscita a mangiare e piano piano col tempo cerca di arrivare a mangiare tutti i cibi in pezzettini piccoli. quando sarai riuscita a fare ció, prova a fare pezzettini di cibo ogni volta un po' piú grandi, finché non arrivi alle dimensioni consuete dei cibi che mangi, simili a quelle dei tuoi genitori.
Porta pazienza con i tuoi genitori, se non capiranno il motivo per cui fai fatica a mangiare e il motivo per cui mangi gli alimenti tagliati in pezzetti piccoli. L'importante è che se anche loro non ti capiscono e non ti appoggiano, sei tu a fare qualcosa di utile per te stessa per risolvere la situazione.
Infine bisogna che tu sappia una cosa: l'eventualitá di morire ingozzandosi mentre si mangia è piú unica che rara. Mi dispiace per l'uomo che è morto per via di una crocchetta, comunque si tratta di un'eventualitá non cosí frequente e spesso legata ad abitudini alimentari sbagliate, come ad esempio mangiare troppo velocemente.
Oltre ad annotare i cibi che sei riuscita a mangiare, ti consiglio di annotare sul quaderno tutti i pasti che sei riuscita a fare senza che niente ti sia andato di traverso. Segnarlo ti aiuterá ad essere consapevole di quante volte le cose sono andate bene col cibo, anche se nella tua mente avevi previsto e immaginato che sarebbero potute andare male.
Infine se da sola non riesci a superare il problema, parlane con uno/a psicologo/a del consultorio che è gratis e fagli presente anche i problemi che hai riscontrato con la prima psicologa a cui ti eri rivolta e con cui ti eri trovata male.
Ti auguro tutto il meglio.

Cordiali saluti,

dott.ssa Elisa Canossa, psicologa psicoterapeuta a Padova e Sustinente (MN)

Dott.ssa Elisa Canossa - Studio di psicologia e psicoterapia Psicologo a Sustinente

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Carissima,
se non può nel privato, vada nel pubblico. Tramite il suo medico di famiglia può accedere ad un Centro Per la Salute Mentale, basta pagare un ticket.

Angelo Feggi

Dott. Angelo Feggi Psicologo a Genova

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Gentile Anastasia
cosa intende per "essere rassicurata"? Se vuole che le dica che non ha niente, che è tutto normale e che non si deve preoccupare di nulla, bene così.
Anche se ansia e attacchi di panico sono problemi comuni, da quando "mal comune, mezzo gaudio"? Se uno sta male, sta male e basta. E se lei scrive qui un simile papiro, vuol dire che forse non va tutto ok.
Certo non sta per morire e non ha nulla che non può essere compreso e curato, ma deve volerlo. Il primo passo è quello di accettare di avere un problema, il secondo è decidere di volerlo affrontare ad ogni costo. Invece, qui cerca solo qualche consiglio, qualche blando rimedio mi sembra; una ulteriore resistenza al cambiamento.
Cerchi di cambiare atteggiamento, cerchi di capire che per superare gli ostacoli bisogna affrontarli; lei ha il diritto di star bene e se lo deve concedere.
Se ha difficoltà economiche, si rivolga ad un Consultorio della sua Asl, dove l'accesso è gratuito. Affronti le sue ansie e le sue insicurezze, perchè può uscirne.
Le auguro il meglio
Cordialmente


Dr.ssa Cristina Giacomelli
Lanciano (CH) - Pescara

Dr.ssa Cristina Giacomelli Psicologo a Lanciano

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Gentile Anastasia,
lei dice che vorrebbe solo essere rassicurata ma non è molto chiaro su che cosa : forse sul fatto che non rimarrà soffocata come quel signore mentre mangia qualcosa?
Su questo la si può anche rassicurare ma non penso sia sufficiente per risolvere tutti i problemi che riguardano la sua struttura di personalità.
Di certo, affrontare la situazione fobica è fondamentale ed in tal senso è molto utile la tecnica dell'esposizione graduale ma questa fobia di soffocare, come altre, rappresenta il sintomo finale di problemi a monte ed è su questi che bisognerebbe agire mediante un percorso di psicoterapia per arrivare ad una soluzione definitiva senza rischiare solo uno "spostamento" dell'oggetto fobico.
Del resto una psicoterapia non è più dispendiosa di tante terapie mediche o farmacologiche e comunque, se non si vuole fruire del servizio di psicoterapia dell'ASL, in certi casi varrebbe la pena di risparmiare su altre spese meno necessarie ( es. trattamenti estetici, palestra, vacanze etc.).
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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