io contro di lui

Inviata da AdrianaLucciola · 2 giu 2026 Terapia di coppia

Cara guida,
ho scritto un messaggio inerente ai miei disagi un po' di tempo fa.
Come risposta mi avete detto che comunque potrei essere stata inserita in un contesto di triangolazione emotiva e che nella scala delle priorità potevo sentirmi meno scelta.
Ad oggi un po' di cose sono cambiate, lo devo ammettere, ma altre sono restate sempre le stesse.
Abbiamo avuto una discussione accesa io e una sua amica, in cui lui non mi ha difeso e sostiene apertamente di essersi sentito tra due fuochi perché lei ha usato un ricatto emotivo tale per cui era arrivata a dire che non sosteneva le sue decisioni.
Diciamo che mesi dopo dice di essersi chiarito con le sue modalità, però, a prescindere da tutto, ho trovato poco gradevole questo aspetto perché con le sue modalità sono stata insultata.
Il rapporto credo sia cambiato solo in mia presenza; si sentono spesso, a me sembra che a lui non sia cambiato nulla con lei e che il male lo viva solo io e, a distanza di un anno, provo ancora rancore, mi chiedo perché non riesco ad andare avanti.
Poi ovviamente rimane un aspetto un po' particolare dove per un po' ho pensato a un interesse romantico da parte sua, visto che comunque per lui era colpevole di tutti i mali di lei il suo fidanzato, che la voleva solo per estetica ecc.
Gli do fiducia ma provo ancora rancore per una storia in cui lui aveva accettato un aperitivo con amici di una sua frequentazione; io effettivamente quando sto male cerco legittimazioni sul fatto che sto male e peggiorano le cose, perché poi ho cercato quante più info possibili sulla persona anche se lui negava un rapporto stretto e ho notato tanti commenti positivi da lui verso di lei sui social ...
Mi hanno fatto soffrire peggio.
Lui diceva che non gli dava il senso che davo io,che magari manco ci sarebbe andato, però in una relazione sento necessità di trasparenza e anche di protezione reciproca, quindi astenersi da comportamenti potenzialmente nocivi.Poi a maggior ragione quando lui l'ha eliminata dai socila lei ha esordito con 'ti ho ferito?' e non ha risposto e credo che la mancanza di risposta possa si essere intesa come chiusura verso la persona ma anche una mancata presa di responsabilità.
Vorrei trovare una soluzione a questo, soprattutto perché delle volte sento un dualismo tra me e i suoi amici quando credo che possiamo coesistere senza problemi, ma per lui divento spesso un limite al mondo fatato che ha con loro.
Mi sento sempre come se con me esplodesse per qualsiasi cosa e con gli altri fosse un lasciapassare continuo dove il perdono è scontato; lui mi dice che ci tiene a me perciò scoppia, però per me non è una risposta sufficiente. Anche perche comunque sempre im merito ai conflitti diceva di non avermi difesa perche era stanco dei conflitti e voleva tenere le cose in prdine senza avere problemi.

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Miglior risposta 3 GIU 2026

Gentile Signora,
nella sua narrazione sembra ripetersi un nodo centrale: la sensazione di essere “contro” il mondo relazionale del suo partner, più che parte di un sistema in cui tutti i legami si intrecciano e si influenzano reciprocamente. In questa cornice, il conflitto con l’amica, il modo in cui lui lo ha gestito e il suo successivo vissuto di rancore diventano elementi che continuano a riattivare un senso di esclusione e di non tutela.

Mi colpisce soprattutto il tema della protezione: lei sembra cercare nel partner una funzione di filtro rispetto alle relazioni esterne, mentre lui sembra muoversi in una logica più distributiva, in cui tenta di non rompere i legami ma finisce per non sostenere pienamente nessuna posizione. Questo scarto tra aspettative reciproche spesso genera proprio la dinamica che descrive, in cui uno sente di dover “difendere la relazione” e l’altro di dover “tenere in equilibrio più mondi”.

Il rancore che riferisce potrebbe essere letto non solo come reazione all’episodio specifico, ma come accumulo di esperienze in cui si è sentita poco riconosciuta nel suo bisogno di trasparenza e di alleanza. In questi casi, il punto critico non è tanto l’evento isolato, quanto la struttura ripetuta della relazione: cosa viene considerato legittimo dal partner e cosa invece viene vissuto come eccesso o limite.

Mi domando cosa accadrebbe se la domanda non fosse più “perché lui non mi difende abbastanza” ma “che tipo di alleanza è possibile tra due persone che hanno idee diverse su cosa significhi proteggere una relazione”. E ancora, che cosa per lei è realmente non negoziabile in termini di fiducia e di esposizione verso l’esterno?

Resto a disposizione,
Dr. Elisabetta Carbone

Dott.ssa Elisabetta Carbone Psicologo a Melzo

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10 GIU 2026

Buonasera Adriana,
da ciò che racconti si percepisce quanto tu stia vivendo una fatica emotiva importante, fatta di dubbi, senso di non essere pienamente scelta e di una ferita che, nonostante il tempo, continua a riattivarsi.

Il rancore che senti non è “eccessivo” o fuori luogo: spesso emerge quando alcuni bisogni fondamentali nella relazione – come la protezione, la trasparenza e il sentirsi sostenuti – non vengono soddisfatti in modo stabile. Anche il fatto che tu cerchi conferme quando stai male è comprensibile, ma rischia di alimentare un circolo che intensifica la sofferenza invece di alleviarla.

Mi sembra che tu stia cogliendo bene un punto centrale: il bisogno di equilibrio tra il tuo spazio nella relazione e quello che il tuo partner dedica ad altre persone, senza sentirti in competizione o messa in secondo piano. Allo stesso tempo, è importante interrogarsi non solo su ciò che lui fa o non fa, ma anche su ciò che tu senti di poter tollerare e su quali siano i tuoi confini relazionali.

Potrebbe esserti utile, con un supporto adeguato, dare spazio e significato a queste emozioni, comprendere più a fondo cosa mantenga vivo questo rancore e lavorare su modalità di comunicazione e di tutela di te stessa che ti facciano sentire più sicura e riconosciuta.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Dott. Fabio Mallardo Psicologo a Mestre

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4 GIU 2026

Buongiorno. Avverto chiaramente un senso di profondo esaurimento emotivo e di solitudine in questo momento della Sua vita. Sperimentare una continua discrepanza tra ciò di cui si ha bisogno in una relazione, protezione, trasparenza e priorità, e ciò che si riceve, genera un logorio psicologico non indifferente. Vorrei aiutarla ad analizzare le dinamiche che mi ha descritto, per comprendere meglio perché si sente bloccata in questo malessere e come fare chiarezza.
Lei si chiede come mai, a distanza di un anno, provi ancora tanto rancore. Il rancore non è un segno di "debolezza" o di incapacità di perdonare, ma è il campanello d'allarme della mente che ci segnala che un'ingiustizia profonda non è mai stata realmente riparata.
Non riesce ad andare avanti perché la questione, di fatto, non è stata risolta in modo condiviso, ma è stata semplicemente accantonata. Il Suo partner ha gestito la situazione con la sua amica "con le sue modalità", ripristinando il suo equilibrio e il suo quieto vivere, ma lasciando Lei esposta agli insulti e priva di una reale difesa. Il rancore persiste perché la ferita legata alla mancanza di protezione e di lealtà è ancora aperta.
In una relazione di coppia sana, i partner formano una squadra. L'affermazione del Suo compagno di non averla difesa perché "era stanco dei conflitti e voleva tenere le cose in ordine" è molto rivelatrice.
La priorità del comfort: Per evitare di gestire il ricatto emotivo della sua amica (e quindi un conflitto faticoso per lui), ha preferito sacrificare il Suo benessere e la Sua dignità.
La mancata responsabilità: Scegliere di non schierarsi o di non rispondere a domande scomode (come il "ti ho ferito?" dell'altra ragazza) non è un segno di neutralità, ma un evitamento passivo delle proprie responsabilità. Si sceglie di non agire per non dover gestire le conseguenze.
Questa è forse una delle dinamiche più dolorose che ha descritto. Il Suo partner tollera i comportamenti altrui garantendo loro un "lasciapassare" per il perdono, mentre con Lei esplode facilmente, giustificando questa rabbia con il fatto che "ci tiene".
Dal punto di vista psicologico, questa è una distorsione cognitiva. Non si esplode contro qualcuno perché ci si tiene. Spesso si riversa la frustrazione sul partner perché lo si considera un "porto sicuro", dando per scontato che non se ne andrà, mentre con gli amici o con le persone esterne si mantiene una maschera compiacente per paura di perdere la loro approvazione o di generare fratture (il "mondo fatato"). Questo La colloca nel ruolo ingrato di parafulmine emotivo, facendola sentire contemporaneamente un limite e un peso.
È del tutto comprensibile che, di fronte a un compagno opaco, Lei senta il bisogno viscerale di trasparenza. Quando in una coppia manca la fiducia e il partner sminuisce le nostre intuizioni (minimizzando uscite o commenti), la mente entra in uno stato di allerta.
La ricerca di informazioni sui social media è un disperato tentativo di riprendere il controllo e di trovare la verità che sente Le venga taciuta. Tuttavia, questo meccanismo rischia di trasformarsi in una trappola che alimenta l'ansia e sposta il Suo focus: invece di concentrarsi su come Lui la fa sentire (non protetta e svalutata), si logora cercando "prove" del comportamento altrui.
Per uscire da questo schema circolare, è necessario spostare l'attenzione dalle intenzioni e dai comportamenti di lui ai Suoi bisogni fondamentali. Non può cambiare il modo in cui il Suo compagno gestisce i conflitti o le sue amicizie, ma può definire cosa è disposta ad accettare nella Sua vita.

Resto a disposizione.
Ricevo anche online.
Un caro saluto.
Dott.ssa Roberta Fornarelli

Roberta Fornarelli Psicologo a Bari

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4 GIU 2026

Buongiorno Adriana,

grazie per la condivisione. Nel suo racconto, noto un meccanismo che si ripete: non si sente abbastanza accolta. Non è tanto l'aperitivo o il sentirsi con l'amica il problema, quanto il significato che dà lei, Adriana, a questi eventi. Per lei sono molto pesanti e le generano pensieri negativi e automatici del tipo "mi sento la seconda scelta". Vive spesso sentimenti di esclusione, soprattutto con gli amici di lui. Dice di vivere un dualismo in questi momenti, che riferisce al suo partner ma in realtà è un vissuto suo.
Mi sembra di capire che dei passi avanti da parte di lui ci siano stato, per esempio ha eliminato dai social questa amica.
Ha provato a chiedersi cosa stia cercando in questa relazione Adriana, e come mai vi resta ancorata?

Un cordiale saluto

Dott.ssa Mara Lever

Mara Lever Psicologo a Trento

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4 GIU 2026

Dalle sue parole sembra che la ferita principale non riguardi soltanto questa amica, ma il fatto di non essersi sentita tutelata e scelta dal suo partner nei momenti per lei più delicati. Per questo il rancore continua a riemergere: probabilmente il bisogno di riconoscimento emotivo non ha ancora trovato una risposta soddisfacente. Più che concentrarsi sul rapporto tra lui e questa persona, potrebbe essere utile chiedersi cosa le manca oggi nella relazione per sentirsi al sicuro. Comprendo il suo disagio nel percepire atteggiamenti diversi tra lei e gli amici; sentirsi accolti, rispettati e difesi quando necessario è un bisogno legittimo. Un confronto sincero sui suoi vissuti, più che sui comportamenti della terza persona, potrebbe aiutarvi a comprendere se esistono le basi per costruire una maggiore fiducia reciproca.

Dott.ssa Ada Palma Psicologo a Giugliano in Campania

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4 GIU 2026

Da ciò che racconti, la cosa che emerge con più forza non è tanto il singolo episodio con questa amica, quanto il significato che quell'episodio ha assunto per te nel tempo.

Sembra che il rancore non derivi semplicemente dagli insulti ricevuti o dall'aperitivo accettato, ma dal fatto che in quei momenti ti sei sentita poco tutelata dalla persona che avrebbe dovuto essere il tuo punto di riferimento. Quando una persona che amiamo non ci difende, soprattutto durante un conflitto che ci coinvolge direttamente, il dolore spesso non nasce dall'evento in sé, ma dalla sensazione di essere rimasti soli.
Capisco anche perché tu faccia fatica a "lasciar andare" dopo un anno. Molte persone pensano che il rancore sia un'emozione che persiste perché si continua a rimuginare. In realtà, spesso persiste perché la ferita originaria non ha trovato una riparazione soddisfacente. Se dentro di te senti ancora che lui non abbia realmente compreso quanto ti sei sentita ferita oppure che continui a vedere la situazione in modo molto diverso dal tuo, è normale che una parte di te rimanga bloccata lì.
C'è poi un altro elemento importante. Tu descrivi una differenza di trattamento che percepisci tra te e gli altri. Hai l'impressione che agli amici vengano concessi errori, leggerezze e seconde possibilità, mentre con te lui reagisca con maggiore durezza o irritazione. Quando questa percezione si consolida nel tempo, il problema non è più la singola amica o la singola conoscenza, ma il dubbio più profondo: "io occupo davvero un posto speciale nella sua vita?". È una domanda che attraversa tutto il tuo racconto.
Non mi sembra nemmeno che il tuo disagio dipenda necessariamente dalla gelosia romantica verso questa donna. Certo, hai avuto dubbi e hai notato comportamenti che ti hanno fatto soffrire, ma leggendo le tue parole sento soprattutto un bisogno di priorità, trasparenza e protezione reciproca. Sono bisogni legittimi all'interno di una relazione.
Allo stesso tempo, però, noto una dinamica che tu stessa riconosci: quando stai male cerchi continuamente nuove informazioni per verificare se il tuo dolore sia giustificato. Hai cercato dettagli sulla persona, hai osservato i commenti sui social, hai analizzato i comportamenti. Il problema è che questa ricerca raramente porta sollievo. Se trovi elementi che sembrano confermare le tue paure, soffri di più. Se non li trovi, il dubbio resta. È un meccanismo comprensibile, ma tende a mantenere aperta la ferita anziché chiuderla.
Riguardo a lui, la spiegazione "non ti ho difesa perché ero stanco dei conflitti" può essere sincera, ma non necessariamente soddisfacente per chi ha subito le conseguenze di quella scelta. Comprendere le motivazioni di una persona non significa automaticamente sentirsi riparati. Tu sembri aver capito perché lui abbia agito così, ma non per questo il dolore è diminuito.

Forse la domanda che potrebbe aiutarti oggi non è più "avevo ragione o torto a stare male?", perché mi pare che tu abbia già ampiamente esplorato quella strada. La domanda potrebbe essere: "cosa mi manca ancora per sentirmi al sicuro in questa relazione?". Perché il rancore spesso sopravvive quando continuiamo ad aspettare qualcosa che non abbiamo ancora ricevuto: un riconoscimento, delle scuse, un cambiamento concreto o semplicemente la sensazione che l'altro abbia davvero compreso la profondità della nostra ferita.
Mi colpisce una frase che hai scritto: "sento un dualismo tra me e i suoi amici quando credo che possiamo coesistere senza problemi". Questo mi sembra il punto più sano del tuo messaggio. Tu non stai chiedendo che scelga tra te e loro. Stai chiedendo di non sentirti in competizione con loro per il riconoscimento, il rispetto e la considerazione. Sono due richieste molto diverse.
Forse vale la pena chiederti se oggi stai ancora soffrendo per ciò che è accaduto un anno fa oppure se ciò che ti ferisce è che alcuni aspetti di quella dinamica ti sembrano ancora presenti nel rapporto attuale. Perché se fosse solo il passato, probabilmente il dolore si sarebbe attenuato molto di più. Il fatto che sia ancora così vivo fa pensare che una parte di te continui a vedere nel presente qualcosa che assomiglia a quella vecchia ferita.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

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3 GIU 2026

Cara Adriana,
Si sente chiaramente quanto tu stia faticando a trovare pace all'interno di questa relazione e come quel senso di mancata priorità, di cui avevamo già parlato, continui a lavorare sottoterra, alimentando un rancore che oggi fatichi a superare. Quando un partner non ci protegge e non traccia confini chiari con l'esterno, la fiducia crolla. La spiegazione che lui ti dà – “non ti ho difesa perché ero stanco dei conflitti e volevo tenere le cose in ordine” o “scoppio con te perché ci tengo” – è, psicologicamente parlando, un'enorme distorsione relazionale. Con i suoi amici lui applica un "lasciapassare continuo" e un perdono scontato perché ha un profondo terrore del loro giudizio e dell'esclusione dal suo "mondo fatato". Preferisce subire i loro ricatti emotivi (come quello dell'amica) piuttosto che rischiare di rompere l'armonia del gruppo. Al contrario, scarica su di te ogni tensione perché sa che il tuo è un amore sicuro. Nella sua mente, tu sei il porto sicuro in cui può permettersi di "esplodere", mentre con gli altri deve indossare la maschera del compiacente. Questo però inverte la gerarchia dei valori: la partner, che dovrebbe essere protetta sopra ogni cosa, diventa il sacco da boxe emotivo per mantenere intatto l'equilibrio con l'esterno. Dire che non ti difende per evitare conflitti significa che la sua quiete personale e la sua paura degli amici contano più della tua dignità di fronte a un insulto.
Tu hai perfettamente ragione: l'amore sano non esclude le amicizie, ma le integra. Se tu per lui diventi un "limite" al suo mondo ideale con loro, signif ica che lui sta vivendo una scissione: da una parte c'è la realtà (la relazione con te, che richiede responsabilità, gestione dei problemi e maturità), dall'altra c'è l'isola che non c'è (gli amici, dove tutto è leggero, deresponsabilizzato e "adolescenziale").Finché lui rifiuterà di crescere emotivamente e di prendersi la responsabilità delle sue scelte – come quando cancella una persona dai social senza spiegarne il motivo, lasciando spazio all'ambiguità ("ti ho ferito?") – continuerà a farti sentire l'intrusa o la guastafeste della sua vita sociale. Veniamo adesso alla tua parte, a quel rancore che non passa e a quel bisogno di controllare i social, i commenti positivi del passato e le informazioni sulle altre persone.

Come abbiamo visto, la tua mente si trova in un costante stato di iper-attivazione da trauma. Non sentendoti protetta e al sicuro dal tuo uomo, il tuo intuito si attiva per cercare minacce. Tu scrivi una frase chiarissima: “quando sto male cerco legittimazioni sul fatto che sto male e peggiorano le cose”.
Questo è un meccanismo difensivo: cerchi prove online (commenti, interazioni) per dire a te stessa: “Vedi? Ho ragione a stare male, non sono pazza, lui mi sta mentendo”. Purtroppo, però, questa modalità si trasforma in un auto-sabotaggio emotivo. Lo schermo non ti darà mai la rassicurazione che cerchi, anzi, alimenterà l'invidia, la rabbia e il senso di umiliazione, intrappolandoti nel passato.
Il rancore non passa perché il problema non è nel passato, è nel presente. Tu non riesci a superare quello che è successo un anno fa perché lui, oggi, continua a convalidare la stessa struttura: non ti mette al primo posto, non riconosce profondamente il tuo dolore e continua a proteggere il suo mondo esterno a discapito dei tuoi sentimenti.
Chiediti, con grande onestà verso te stessa: posso stare a lungo con un uomo che per non avere problemi con il mondo esterno permette che io venga ferita? Merito di essere trattata come un limite o come una priorità? Se lui continua a dirti che "scoppia perché ci tiene", non accettare questa risposta: l'amore si manifesta nella cura e nella stabilità, non nell'esplosione e nella svalutazione del partner per proteggere un'amica o un conoscente. Riprendi in mano il tuo baricentro: la tua serenità non può dipendere dalle concessioni che lui fa al suo gruppo di amici.

Un cordiale saluto
Dott. Riccardo Focaccia

Riccardo Focaccia Psicologo a Marina di Ravenna

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3 GIU 2026

Gent.ma,

non ho avuto il piacere di leggere il suo post precedente che lei ha citato, tuttavia trovo che l'attuale post da lei pubblicato sia sufficientemente completo per avere chiaro il contesto. Dal suo scritto, si percepisce un forte senso di trascuratezza e comprendo come tutto questo possa determinare in lei i diversi sentimenti ravvisabili in lei: nervosismo, angoscia, tristezza e via discorrendo. In questo turbinio emozionale, è come se lei si sentisse messa da parte, quando frequentate gli amici del suo ragazzo. Da qui si deve partire, per quella che è la mia visione, per poter venire a capo della situazione. Non conoscendo né lei, personalmente, né il suo ragazzo, non possiamo stabilire o meno se le sue percezioni siano del tutto corrette e veritiere. Ma questo, in realtà, cambia ben poco. Mi spiego meglio: ciò che conta, ora, sono i sentimenti che lei avverte per quanto riguarda le dinamiche che si stanno verificando. Le suggerisco di considerare la possibilità di intraprendere un percorso di coppia con un/a professionista psicologo/a che sia in grado di supportare lei in quanto entità individuale e anche voi come nucleo.

Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.


Un cordiale e affettuoso saluto,



Dr. Valerio Bruno

Valerio Bruno Psicologo a Cosenza

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3 GIU 2026

Gentile Adriana,
leggendo il suo messaggio, ho avuto la sensazione che la sofferenza che continua a portare con sé non riguardi soltanto ciò che è accaduto tra il suo compagno e questa amica, ma soprattutto il posto che lei sente di aver occupato in quella vicenda.

Mi ha colpito che, a distanza di un anno, torni più volte sul fatto di non essersi sentita difesa. È come se il dolore non fosse nato tanto dalla presenza di questa persona, quanto dall'esperienza di essersi trovata sola proprio nel momento in cui avrebbe avuto bisogno che il suo compagno prendesse una posizione chiara nei suoi confronti.

Per questo comprendo il rancore che descrive. Quando una ferita tocca il nostro senso di importanza all'interno della relazione, il tempo da solo raramente basta a rimarginarla. Anzi, spesso continuiamo a tornarci sopra nel tentativo di capire cosa sia realmente accaduto e di trovare una spiegazione che restituisca coerenza a ciò che abbiamo vissuto.

Ho avuto l'impressione che lei abbia cercato questa coerenza osservando i commenti sui social, raccogliendo informazioni e interrogandosi sul rapporto tra loro. È un movimento molto comprensibile, soprattutto quando qualcosa ci fa sentire meno scelti. Allo stesso tempo mi chiedo se tutte queste ricerche, più che avvicinarla a una risposta, non abbiano finito per alimentare ulteriormente il dubbio e la sofferenza.

Dal suo racconto emerge una donna che desidera trasparenza, reciprocità e protezione all'interno della relazione. Forse è anche per questo che le parole del suo compagno non sembrano sufficienti. Lei non sta cercando soltanto di capire se ci fosse o meno un interesse verso questa amica; sembra cercare qualcosa di più profondo, cioè la certezza di poter contare su di lui quando si sente ferita o esposta.

Mi domando allora se la questione che continua a riaprirsi non sia tanto "che rapporto avevano loro?", quanto "che cosa ho sentito di rappresentare io per lui in quel momento?". Si è sentita scelta? Si è sentita protetta? Si è sentita vista nella sua sofferenza?

Forse sono queste le domande che meritano di essere ascoltate con maggiore attenzione, perché è possibile che il dolore che prova oggi non appartenga soltanto al passato, ma stia cercando di dirle qualcosa di importante sul modo in cui vive il legame con il suo compagno nel presente.

Dott. Ettore Fioravanti

Dott. Ettore Fioravanti Psicologo a Roma

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3 GIU 2026

Salve,

il rancore che prova è una reazione naturale a ferite non riparate. La sensazione di non essere difesa e la gestione ambivalente delle sue amicizie da parte del partner creano un clima di insicurezza che le impedisce di voltare pagina.

La ricerca di informazioni sui social e il monitoraggio delle sue interazioni sono tentativi fallimentari di ottenere rassicurazioni. Questo comportamento alimenta solo il circolo vizioso del dolore. La giustificazione che lui usa — "scoppio con te perché ci tengo" — è un pensiero disfunzionale da smascherare: la vicinanza affettiva non legittima l'aggressività, né l'evitare conflitti con gli altri giustifica la mancanza di sostegno verso la propria partner.

Il problema centrale è un'incoerenza tra i suoi bisogni di protezione e la condotta del partner, che sembra privilegiare la propria comodità emotiva a scapito del vostro legame. Per uscirne, le suggerisco di interrompere il controllo compulsivo online e di definire i suoi confini in modo assertivo: esprima chiaramente cosa intende per "protezione reciproca" e osservi se lui è disposto a integrare queste necessità. Se il partner continua a invalidare il suo vissuto, dovrà valutare con oggettività se questa relazione sia compatibile con il suo benessere. Spesso, il rancore persiste perché, in assenza di un cambiamento concreto, ci si sente costrette a difendere da sole la propria dignità.

Un cordiale saluto.

Dott.ssa Lavinia Conoscenti
Psicologa e psicoterapeuta in formazione
(Torino e online)

Lavinia Conoscenti Psicologo a Torino

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3 GIU 2026

Salve,
Da quanto leggo emerge in modo molto chiaro come la sensazione di non essere stata scelta o tutelata continui a generare in lei una profonda sofferenza, poiché, pur ammettendo che alcune circostanze siano mutate nel tempo, il nodo centrale del suo risentimento sembra essere rimasto intatto, legandola a un costante senso di insicurezza e a una dolorosa e continua rivalità con il mondo relazionale del suo compagno.
Nelle sue parole noto una spinta estenuante alla ricerca di conferme e di rassicurazioni, che la porta a indagare sui social media o ad analizzare minuziosamente i silenzi e le risposte del suo partner nel tentativo di trovare una legittimazione oggettiva al suo malessere, innescando però un meccanismo logorante che finisce soltanto per amplificare il suo dolore, mantenendola intrappolata in un confronto continuo in cui lei finisce per sentirsi percepita non come una priorità, ma come un limite o un ostacolo al mondo esterno di lui.

Lei esprime un bisogno molto radicato di protezione, di trasparenza e di prese di posizione nette all'interno della coppia, tuttavia è utile riflettere sul fatto che il suo compagno sembra adottare sistematicamente una modalità di evitamento del conflitto, preferendo mantenere i propri rapporti in un ambiguo equilibrio pur di non esporsi o di non dover gestire le tensioni, un atteggiamento strutturale che inevitabilmente si scontra e si scontrerà sempre con la sua richiesta di essere difesa in modo esclusivo e inequivocabile.
Il fatto che a distanza di un anno lei continui a provare un rancore così vivo e invalidante ci indica che il punto su cui potrebbe lavorare oggi non è tanto cercare di decifrare le reali intenzioni del suo compagno, i suoi messaggi non inviati o la natura dei suoi legami con le altre persone, quanto piuttosto interrogare la sua stessa permanenza all'interno di una dinamica affettiva in cui sente di dover costantemente lottare per il primo posto, accettando le briciole di un partner che scoppia con lei ma concede un "lasciapassare continuo" agli altri.

Il passo più proficuo che potrebbe compiere per uscire da questo stallo sarebbe quello di intraprendere un percorso psicologico che possa aiutarla a sganciarsi da questa dinamica investigativa e da questa continua richiesta di rassicurazioni.

Un cordiale saluto,
Dott. Saraniti Lana Simone

Dott. Simone Saraniti Lana Psicologo a Catania

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3 GIU 2026

Buongiorno,
leggendo il suo racconto, ho l'impressione che il problema non sia tanto l'episodio specifico con questa amica o con la precedente frequentazione, quanto il significato che questi eventi hanno assunto per lei nel tempo.
Mi sembra che la ferita principale riguardi il sentirsi poco protetta e poco scelta nei momenti in cui avrebbe avuto bisogno che il suo partner prendesse una posizione chiara. Quando racconta di essere stata insultata e di aver percepito che lui ha cercato soprattutto di evitare conflitti e mantenere l'equilibrio con tutti, emerge una sofferenza che va oltre la gelosia o il sospetto di un interesse romantico. Sembra esserci il bisogno di sentirsi sostenuta, difesa e riconosciuta come persona importante all'interno della relazione.
È possibile che per il suo compagno il problema fosse davvero la paura del conflitto e non un interesse verso altre persone. Tuttavia, dal suo punto di vista, il risultato emotivo è stato quello di sentirsi lasciata sola a gestire situazioni che l'hanno ferita profondamente. E quando una ferita non viene realmente elaborata all'interno della coppia, il rancore tende a rimanere vivo anche a distanza di molto tempo.
Lei stessa riconosce che, quando sta male, cerca conferme e informazioni. È comprensibile, perché quando ci sentiamo insicuri cerchiamo elementi che ci aiutino a capire. Il problema è che spesso questa ricerca finisce per alimentare ulteriormente il dolore. Ogni commento sui social, ogni dettaglio, ogni interazione diventa una possibile prova che conferma le proprie paure, senza però portare una vera rassicurazione.
Potrebbe essere utile chiedersi se oggi il rancore sia alimentato più dai comportamenti attuali del suo compagno o dalle interpretazioni e dai significati che quegli episodi hanno assunto dentro di lei nel corso del tempo.
Credo che ci sia una differenza importante tra "mi fido di lui" e "mi sento al sicuro con lui". Dal suo racconto sembra che razionalmente lei gli dia fiducia, ma emotivamente continui a non sentirsi sufficientemente protetta all'interno della relazione. Ed è proprio questa discrepanza che necessiterebbe di essere esplorata.
Per questo motivo penso che potrebbe essere molto utile affrontare questi temi con uno psicologo o, se il suo compagno fosse disponibile, in un percorso di coppia, per comprendere perché questi episodi continuino ad avere un impatto così forte su di lei e perché il bisogno di sentirsi scelta e tutelata rimanga ancora oggi insoddisfatto.
Rimango a disposizione,
Dott.ssa Aurora Bacchetta

Dott.ssa Aurora Bacchetta Psicologo a Roma

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3 GIU 2026

Cara Adriana,
ti rispondo tenendo insieme tutto ciò che hai raccontato finora, perché quello che emerge non è un singolo episodio da chiarire, ma un modo di stare nella relazione che ti fa sentire costantemente in secondo piano, costantemente in allerta, costantemente divisa tra ciò che provi e ciò che lui ti rimanda.

Quello che vivi non è gelosia.
Non è insicurezza.
Non è “non riesco a lasciarmi il passato alle spalle”.

È mancanza di protezione emotiva.

Tu non stai chiedendo privilegi, controllo o esclusività.
Stai chiedendo una cosa semplice e fondamentale: che il vostro legame venga trattato come qualcosa che merita cura, rispetto e confini chiari.

Quando racconti della discussione con la sua amica, si sente proprio la ferita: tu sei stata attaccata, esposta, insultata, e lui, invece di essere il tuo punto fermo, si è messo in mezzo, neutrale, cercando di non avere problemi. Quando un partner non prende posizione, anche solo per dire “non si parla così della persona che amo”, il messaggio che arriva è: “la tua dignità può aspettare, il mio quieto vivere no”.

È questo che fa male.
È questo che non passa.
È questo che alimenta il rancore.

Perché il rancore nasce quando una ferita non viene riparata e tu quella riparazione non l’hai mai avuta.

Lui dice di essersi chiarito “a modo suo”, ma il suo modo non ha incluso te, il tuo dolore, il tuo bisogno di sentirti difesa. Ha sistemato la situazione nel suo mondo, non nel vostro. E così il peso resta tutto sulle tue spalle.

Lo stesso vale per l’aperitivo, per i commenti sui social, per le attenzioni verso l’altra ragazza, per la sua tendenza a muoversi in zone grigie dove nulla è abbastanza chiaro da essere sbagliato, ma tutto è abbastanza ambiguo da farti male. Tu non stai reagendo a un episodio: stai reagendo a un pattern.

E poi c’è quel dualismo che senti tra te e i suoi amici: con loro è leggero, accomodante, paziente, pronto a perdonare; con te esplode, si irrita, si stanca, ti dice che sei un limite al suo mondo. E poi ti spiega che proprio perché ci tiene a te, scoppia. Ma tu lo senti che questa spiegazione non regge. Perché l’amore non dovrebbe essere il luogo dove si scarica tutto ciò che non si ha il coraggio di mostrare agli altri.

Tu non vuoi essere la valvola di sfogo.
Vuoi essere la compagna.
Vuoi essere la persona con cui costruire un “noi” che non ti faccia sentire sempre in bilico.

Il punto non è convincerlo a scegliere te “contro” gli altri.
Il punto è capire se lui è capace di scegliere voi quando serve.

Perché una relazione sana non richiede di tagliare fuori gli amici, ma richiede che il partner sappia dire: “questa è la mia compagna, e il nostro legame viene prima del quieto vivere con chiunque altro”.
Non sempre, non in modo rigido, ma nei momenti che contano sì.

Tu senti che questo non accade.
E il tuo corpo lo registra come una minaccia.
Per questo non riesci ad andare avanti.

La domanda che devi farti ora non è “perché provo rancore?”.
La domanda è:
“In questa relazione, io mi sento al sicuro?”
“Mi sento scelta nei fatti, non solo nelle parole?”
“Mi sento rispettata quando non ci sono?”
“Mi sento difesa quando qualcuno mi manca di rispetto?”

Se la risposta è no, non è un tuo limite.
È un’informazione.

Da qui puoi decidere cosa vuoi per te: non in termini di “restare o lasciare”, ma in termini di che tipo di amore vuoi costruire. Un amore dove devi continuamente decifrare segnali, o un amore dove puoi respirare.

Se vuoi, possiamo lavorare insieme su come comunicargli ciò che provi senza sentirti esagerata oppure come capire se un partner è davvero in grado di costruire un’alleanza emotiva.

Un caro abbraccio,
Dott.ssa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
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Arianna Bagnini Psicologo a Città di Castello

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