Invio una domanda che non esiste per un consulto su come mi sento
Non so più chi sono. Se prima dentro di me avevo una melodia che sentivo continuamente e scandiva e dava senso a quello che facevo, ora gli strumenti musicali hanno smesso di suonare, qualcosa si è rotto. Sono una grossa cassa di risonanza del vuoto che mi è rimasto dentro.
Credo sia stato il passaggio all’”età adulta”, o forse no, non lo so. Eppure a pensarci all’inizio non era così, tutto andava alla grande! Il lavoro era un gioco, giocavo a fare l’adulto, e mi divertivo un mondo! Mi ritenevo fortunata, avevo accanto persone fantastiche, nel lavoro e nella vita privata. Prendevo tutto come una grande avventura, una scoperta continua. Superavo paure, imparavo dai miei errori, imparavo degli altri, vedevo in alcune persone che stimavo degli esempi di vita, delle guide. Trovavo sempre il divertimento ed il bello.
Ora non ci riesco più. La vita è diventata estremamente monotona, le persone sono diventate estremamente noiose. Per lavoro ogni giorno devo comunicare con persone, sapere interpretare i loro bisogni. Questo credo mi riesca abbastanza bene tuttavia mi annoio. Qualche giorno mi annoio di più, altri di meno, sta di fatto che in media mi annoio molto. Trovo sempre le stesse dinamiche, nel pensiero, nei modi, nella prevedibilità di ogni comportamento, con un “grado di confidenza” che, la maggior parte delle volte, non è sufficiente a rendermi l’altro interessante.
In passato ho giocato molto con le persone e ho giocato con me stessa. Ho provato a mettermi nei panni di molti, mi interessava indagare l’origine dei comportamenti. Ho capito che l’occasione, in media, fa l’uomo approfittatore, prevaricatore, maniaco di potenza. Su questo prima ci ridevo, ora mi annoia, la maggior parte del tempo mi è tutto indifferente. Non mi stupisco più di niente.
Riconosco le buone qualità della gente, le cattive qualità, quello che potenzialmente potrebbe evolvere in ciò che per convezione sociale si identifica come “cattivo” o “buono”. Eppure è tutto così neutro.
Anche tutto il resto mi è neutro. Il fare attività fisica, lo stare nella natura, tutte cose che mi facevano stare bene un tempo, hanno smesso di entusiasmarmi. Prima trovavo meravigliosa ogni creatura vivente, potevo piangere per i rumori di un bosco che si sveglia al mattino, mi piacevano persino le fredde giornate di nebbia in pianura, avevo delle intuizioni che erano poesia e dentro di me la musica impazziva. Ora è molto raro che recuperi quell’entusiasmo e quando accade non è mai forte quanto prima.
Così, le poche ore libere dal lavoro che ho alla sera mi rinchiudo in un libro o in un film per non pensare a quanto sia tutto così neutro. Mi chiedo per cosa vivo a fare. Il futuro non lo vedo se non come una distesa di piatto grigiume. Biologicamente sento l’istinto materno, mi piacerebbe avere un figlio, ma poi penso che sarebbe una ulteriore complicazione e dovrei avere a che fare ancora di più col mondo e dovrei soffrire attraverso le sofferenze di mio figlio/a e probabilmente non sarei una buona madre perché mi ritengo non adatta alla vita.
Prima ero consapevole, credo, pressappoco allo stesso modo di adesso, ma riuscivo a giocare. Ora il gioco è diventato noioso, ho già sperimentato tutto. Sono intrappolata nel tiepidume, nel già visto, nella ripetizione. Ho le responsabilità e le incombenze di un adulto, non ho tempo per permettermi il superfluo, non ho tempo per ritrovare chi sono perché nella ricerca dovrei troppo scollarmi dalla realtà e invece ho tutta la burocrazia da sbrigare, le commissioni da fare, i messaggi e le chiamate a cui rispondere, l’agenda con gli appuntamenti da compilare.
Non sento più la musica dentro di me. Respiro, mi muovo, assolvo. Cerco di essere efficiente anche se sono più fallace della media. Non sono un buon adulto. Sono in un limbo. A volte penso che stando così le cose sarebbe meglio non continuare a vivere.