Invio una domanda che non esiste per un consulto su come mi sento

Inviata da Sara T. · 30 gen 2025 Disturbo ossessivo compulsivo

Non so più chi sono. Se prima dentro di me avevo una melodia che sentivo continuamente e scandiva e dava senso a quello che facevo, ora gli strumenti musicali hanno smesso di suonare, qualcosa si è rotto. Sono una grossa cassa di risonanza del vuoto che mi è rimasto dentro.

Credo sia stato il passaggio all’”età adulta”, o forse no, non lo so. Eppure a pensarci all’inizio non era così, tutto andava alla grande! Il lavoro era un gioco, giocavo a fare l’adulto, e mi divertivo un mondo! Mi ritenevo fortunata, avevo accanto persone fantastiche, nel lavoro e nella vita privata. Prendevo tutto come una grande avventura, una scoperta continua. Superavo paure, imparavo dai miei errori, imparavo degli altri, vedevo in alcune persone che stimavo degli esempi di vita, delle guide. Trovavo sempre il divertimento ed il bello.

Ora non ci riesco più. La vita è diventata estremamente monotona, le persone sono diventate estremamente noiose. Per lavoro ogni giorno devo comunicare con persone, sapere interpretare i loro bisogni. Questo credo mi riesca abbastanza bene tuttavia mi annoio. Qualche giorno mi annoio di più, altri di meno, sta di fatto che in media mi annoio molto. Trovo sempre le stesse dinamiche, nel pensiero, nei modi, nella prevedibilità di ogni comportamento, con un “grado di confidenza” che, la maggior parte delle volte, non è sufficiente a rendermi l’altro interessante.

In passato ho giocato molto con le persone e ho giocato con me stessa. Ho provato a mettermi nei panni di molti, mi interessava indagare l’origine dei comportamenti. Ho capito che l’occasione, in media, fa l’uomo approfittatore, prevaricatore, maniaco di potenza. Su questo prima ci ridevo, ora mi annoia, la maggior parte del tempo mi è tutto indifferente. Non mi stupisco più di niente.
Riconosco le buone qualità della gente, le cattive qualità, quello che potenzialmente potrebbe evolvere in ciò che per convezione sociale si identifica come “cattivo” o “buono”. Eppure è tutto così neutro.

Anche tutto il resto mi è neutro. Il fare attività fisica, lo stare nella natura, tutte cose che mi facevano stare bene un tempo, hanno smesso di entusiasmarmi. Prima trovavo meravigliosa ogni creatura vivente, potevo piangere per i rumori di un bosco che si sveglia al mattino, mi piacevano persino le fredde giornate di nebbia in pianura, avevo delle intuizioni che erano poesia e dentro di me la musica impazziva. Ora è molto raro che recuperi quell’entusiasmo e quando accade non è mai forte quanto prima.

Così, le poche ore libere dal lavoro che ho alla sera mi rinchiudo in un libro o in un film per non pensare a quanto sia tutto così neutro. Mi chiedo per cosa vivo a fare. Il futuro non lo vedo se non come una distesa di piatto grigiume. Biologicamente sento l’istinto materno, mi piacerebbe avere un figlio, ma poi penso che sarebbe una ulteriore complicazione e dovrei avere a che fare ancora di più col mondo e dovrei soffrire attraverso le sofferenze di mio figlio/a e probabilmente non sarei una buona madre perché mi ritengo non adatta alla vita.

Prima ero consapevole, credo, pressappoco allo stesso modo di adesso, ma riuscivo a giocare. Ora il gioco è diventato noioso, ho già sperimentato tutto. Sono intrappolata nel tiepidume, nel già visto, nella ripetizione. Ho le responsabilità e le incombenze di un adulto, non ho tempo per permettermi il superfluo, non ho tempo per ritrovare chi sono perché nella ricerca dovrei troppo scollarmi dalla realtà e invece ho tutta la burocrazia da sbrigare, le commissioni da fare, i messaggi e le chiamate a cui rispondere, l’agenda con gli appuntamenti da compilare.

Non sento più la musica dentro di me. Respiro, mi muovo, assolvo. Cerco di essere efficiente anche se sono più fallace della media. Non sono un buon adulto. Sono in un limbo. A volte penso che stando così le cose sarebbe meglio non continuare a vivere.

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Miglior risposta 31 GEN 2025

Cara Sara, sento profondamente ciò che dici, anche grazie alle bellissime immagini metaforiche che usi.
Crescere, diventare adulti, non è semplice. È qualcosa per cui siamo impreparati, perché nella narrazione che ci viene proposta su cosa significa essere adulti, nessuno ci spiega cosa deve accadere dentro di noi per realizzarlo davvero.
Spesso ci portiamo dietro sogni e desideri dell'infanzia o dell’adolescenza che, immersi nella nuova cornice dell’età adulta – fatta di scadenze, burocrazia e complessità (diciamocelo, cose anche molto noiose) – sembrano perdere la loro magia, la loro sonorità.
A volte, in questo grigiore di giornate che sembrano tutte uguali, diventa difficile trovare il bello, anche se un tempo ci veniva così naturale ritrovarlo, dentro di noi e negli altri.
Il lavoro che devi fare su te stessa non è tanto quello di convincerti che le cose noiose non lo siano: sarebbe un modo per nascondere la verità, soprattutto la tua verità soggettiva, che riconosce nella routine qualcosa di poco stimolante. Ciò che sei chiamata a fare è altro: trovare dentro di te nuove corde per riconoscere cosa, in questo grigio, brilla ancora, anche se in modo più flebile.
La tua cassa di risonanza vuota non significa che la musica sia sparita, ma, forse, ti sta dicendo che devi cambiare strumento per creare nuove melodie. Quello che un tempo aveva valore per te potrebbe non averlo più oggi, o forse semplicemente non ti entusiasma più nello stesso modo. Crescere è anche questo: trasformarsi, reinventarsi!
Ascoltati, come già stai facendo. Non temere il cambiamento: nel tuo scritto sento tantissime qualità umane, artistiche e personali che aspettano solo di trovare un nuovo modo per sbocciare. Questo momento di smarrimento, per quanto doloroso e privo di stimoli, ti sta dicendo qualcosa di importante su di te.
Investi su ciò che ti anima, anche se adesso ti sembra difficile capire cosa sia.

In bocca al lupo di cuore,
Dott.ssa Fabrizia Ferrara

Fabrizia Ferrara Psicologo a Napoli

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5 FEB 2025

Cara Sara,
sembra che tu abbia perso la gioia di vivere e stia scivolando verso un vuoto depressivo. La noia e l'apatia sono le emozioni che ti dominano in questo momento. E' assolutamente necessario che ne parli con un professionista che ti può aiutare a comprendere come ritrovare la voglia e la passione nelle cose che fai, ma soprattutto per ritrovare quella dimensione dell'essere che nella nostra società si sta perdendo, tutti concentrati sul girare nella ruota come dei criceti (ma poi i criceti sono felici di girare nella ruota?). Se prima la dimensione dell'essere l'hai sperimentata vedrai che con un percorso riuscirai a ritrovarla e a riconnetterti con emozioni più vitali.

Katiuscia Melato Psicologo a Monza

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4 FEB 2025

Grazie Sara per questa condivisione.
Hai scritto che un tempo la tua melodia interiore dava un senso alle tue giornate, alla tua vita anche.
Ma a un certo punto quella musica è cessata, per lasciare solo un profondo e assordante vuoto.
Potrebbe essere utile cercare di capire la linea di confine fra il "prima" e il "dopo", anche concretamente nella tua vita cosa può aver contribuito a rompere i tuoi strumenti?
A volte, paradossalmente, anche il silenzio chiede di essere ascoltato. Cosa comunica il tuo corpo in quel silenzio?
Cosa impedisce agli strumenti di ri-suonare con te? Sono alcune possibili riflessioni che potrebbero aiutarti a riscoprire le tue risorse, fare i conti con i tuoi difetti e con le difficoltà del "diventare adulto".
Rimani in ascolto di te stessa e valuta se un aiuto professionale potrebbe aiutarti.

Dr.ssa Laura Pavesi

Laura Pavesi Psicologo a Cremona

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31 GEN 2025

Mi dispiace molto sentire che ti senti così persa e vuota. È comprensibile che tu stia attraversando un momento difficile, soprattutto considerando quanto eri appassionata e coinvolta prima. Vorrei offrirti alcune riflessioni e suggerimenti che potrebbero esserti d'aiuto:

Comprendere il cambiamento
Il passaggio all'età adulta è spesso accompagnato da una serie di cambiamenti e sfide che possono mettere a dura prova la nostra identità e il nostro senso di scopo. È possibile che tu stia vivendo una fase di transizione in cui stai cercando di adattarti a nuove responsabilità e aspettative, e questo può portare a sentirsi disorientati e persi.

Riflettere sulle cause
Hai menzionato alcuni fattori che potrebbero aver contribuito al tuo senso di vuoto, come la monotonia, la prevedibilità delle interazioni sociali e la perdita di interesse per le attività che un tempo ti appassionavano. Potrebbe essere utile esplorare ulteriormente questi aspetti per capire meglio quali sono le cause profonde del tuo malessere.

Accettare le emozioni
È importante riconoscere e accettare le tue emozioni, anche quelle negative come la noia, l'indifferenza e la tristezza. Non giudicarti per come ti senti, ma permettiti di vivere queste emozioni senza reprimerle.

Ricercare nuove passioni
Potrebbe essere il momento di esplorare nuovi interessi e attività che ti appassionino e ti stimolino. Non aver paura di provare cose nuove, anche se ti sembra di aver già "sperimentato tutto". A volte, basta un piccolo cambiamento o una nuova prospettiva per riscoprire il piacere di fare qualcosa.

Dare un nuovo significato alla vita
Hai espresso il desiderio di avere un figlio, ma anche le tue preoccupazioni riguardo alla maternità. Potrebbe essere utile riflettere su cosa significa per te dare un significato alla vita. Cosa ti rende felice e soddisfatta? Cosa vorresti realizzare?

Cercare un aiuto professionale
Se ti senti sopraffatta e non riesci a gestire da sola le tue emozioni, potrebbe essere utile cercare un aiuto professionale. Uno psicologo può offrirti uno spazio sicuro per esplorare i tuoi sentimenti e aiutarti a trovare nuove strategie per affrontare le sfide della vita.

Ricorda
Non sei sola in questo percorso. Molte persone attraversano momenti di crisi e cambiamento nel corso della loro vita. Non aver paura di chiedere aiuto e di cercare il supporto di amici, familiari o professionisti.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

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31 GEN 2025

Quello che descrivi ha il suono di una caduta, ma anche il tono di una lucida osservazione. È come se tu vedessi il mondo con un’acutezza estrema e, proprio per questo, nulla riuscisse più a sorprenderti. Un tempo il gioco ti permetteva di attraversare la realtà con leggerezza, trasformandola in scoperta, in avventura. Ora il gioco si è fermato, e tutto appare piatto, già visto, senza quella vibrazione che un tempo sentivi dentro.

La questione non è solo la noia o il grigiore, ma il fatto che quel senso di meraviglia, quella musica che ti accompagnava, si è spenta. Eppure, il modo in cui ne parli mostra che non è del tutto scomparsa: ne avverti l’assenza, la nomini, la cerchi. Questo significa che qualcosa di te sta ancora tendendo verso quella melodia, anche se ora ti sembra lontana.

Cosa ha fatto sì che il gioco diventasse noioso? Il passaggio all’età adulta non è solo una questione di responsabilità, di incombenze, di scadenze. Diventare adulti significa anche fare i conti con il fatto che il mondo non è costruito per affascinarci di continuo, che il desiderio non è qualcosa che ci accompagna sempre con la stessa intensità. Ma questo non significa che sia finito. Significa che va cercato in un altro modo.

Il tuo sguardo è acuto, riconosci le dinamiche umane con disincanto, quasi con stanchezza. Ma è davvero così? O c’è una parte di te che, mentre dice di non stupirsi più di nulla, sta in realtà gridando il bisogno di uno stupore diverso, di qualcosa che non sia solo “un’altra variazione dello stesso tema”? La questione non è tornare a essere come prima, ma capire cosa può ancora accendere quella musica dentro di te, con la consapevolezza che oggi non sei più la stessa persona di un tempo.

Non sei “inadatta alla vita”, ma stai facendo esperienza di un momento in cui la vita sembra averti lasciato senza appigli. È una condizione dolorosa, ma non è una condanna. Forse non è il momento di forzarti a “ritrovare te stessa” come se fosse un compito da spuntare in agenda, ma di ascoltare cosa questa crisi sta cercando di dirti. Non sei in un limbo, sei in un passaggio. E i passaggi possono essere duri, ma non sono mai fermi.

Resto a disposizione
Un caro saluto
Dott.ssa Francesca Cisternino

Dott.ssa Francesca Cisternino Psicologo a Milano

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31 GEN 2025

Cara Sara,
il tuo racconto mi ha colpita molto. Sarà per le metafore o per lo stile con cui lo hai scritto, ma lo trovo impattante.
Racconti di non avere tempo per il "superfluo", mettendoci subito affianco il ritrovare te stessa. Per te sarebbe superfluo?
Davvero quella musica, quell'orchestra non ti manca? O forse ti spaventa la strada per riuscire a sentirla di nuovo?

Non credo che la musica abbia smesso di suonare, sai. E se gli strumenti stessero ancora suonando ma tu non ti dessi più l'opportunità di sentirli? Come se ti fossi messa delle cuffie insonorizzanti.
A volte pensare di toglierle spaventa: chissà che qualche strumento stoni qualche nota.. Però è il bello della musica dal vivo.

Dalle tue parole, seppur celate da tanto sconforto, sono emerse molte risorse, bisogni e consapevolezze che hai.
Il tiepido, alla fine, può diventare molto caldo: è uno stato che aspetta solo che venga alzata la temperatura!
Forse hai bisogno di prenderti davvero del tempo per te, in uno spazio solo tuo, dove provare a togliere le cuffie e riascoltare quella musica.

Rimango a tua disposizione, anche online! ❀
Spero che tu possa passare un buon weekend,

☽ Dott.ssa Valeria Carbone
Psicologa - Consulente sessuologa - Counselor professionista
Torino e online
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Dott.ssa Valeria Carbone Psicologo a Torino

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31 GEN 2025

Cara Sara,

le tue parole raccontano di un’anima che un tempo danzava con la vita e ora si sente prigioniera di un’apatia silenziosa, quasi come se il mondo avesse perso colore e suono. Il tuo sentire è profondo, e questa profondità è proprio ciò che ti ha permesso di cogliere la bellezza nelle cose più semplici, di giocare con la vita, di emozionarti davanti alla vastità dell’esistenza. Ma quando una sensibilità così intensa incontra la ripetizione, la prevedibilità, la fatica della quotidianità, può trasformarsi in un peso.
Ciò che descrivi non è solo noia o stanchezza, è il dolore di chi ha perso il senso del gioco, di chi non riesce più a stupirsi. Forse, in passato, eri capace di vedere l’incanto perché dentro di te c’era ancora spazio per la scoperta, per l’illusione. Ora, invece, sembra che tutto sia già stato visto, già stato compreso. Ma è davvero così? O forse è la tua mente, nel tentativo di proteggerti, che ha creato una barriera tra te e il mondo?
Forse il punto non è che la vita è diventata grigia, ma che qualcosa dentro di te ha smesso di risuonare con essa. Il gioco che amavi non è scomparso, ma è stato coperto da doveri, routine, aspettative che ti tengono ancorata a un’idea di adulto in cui non ti riconosci. Il desiderio di un figlio che accarezzi e poi temi, il senso di inadeguatezza rispetto alla vita, il timore di essere intrappolata in qualcosa di già scritto… tutto parla di un conflitto tra il bisogno di libertà e la paura del vuoto.
Eppure, anche ora che dici di non sentire più la musica, riesci ancora a descrivere il silenzio che ti avvolge con parole cariche di significato. Questo significa che, dentro di te, qualcosa vibra ancora. Forse non è la stessa melodia di prima, forse è più sottile, più nascosta, ma non è scomparsa.

La vita non è una linea retta, ma un continuo alternarsi di suoni e pause. E anche il silenzio, a volte, può essere il preludio di una nuova armonia.

Resto a disposizione per eventuali domande e chiarimenti.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Jessica Bombino

Dott.ssa Jessica Bombino Psicologo a Bra

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31 GEN 2025

Quello che hai descritto è molto profondo, e denota un grande senso di smarrimento e vuoto interiore. Questa perdita di entusiasmo, il sentirsi intrappolati in una routine priva di significato e il non riuscire più a percepire gioia nelle cose che un tempo ti facevano sentire viva potrebbero indicare un momento di crisi personale, ma anche segnali di qualcosa di più profondo, come una possibile depressione.

Le transizioni della vita adulta possono essere destabilizzanti, soprattutto quando le responsabilità si accumulano e si perde il contatto con il "gioco", quella dimensione spontanea e creativa che dava senso e piacere alla vita. Il senso di neutralità che descrivi, questo "piatto grigiume", potrebbe essere legato a un processo di disconnessione da te stessa e da ciò che ti rendeva autentica.

Questi pensieri meritano attenzione e cura, non solo per il loro peso emotivo, ma perché stai affrontando una questione centrale: ritrovare un senso alla vita. È importante sapere che non sei sola in questo viaggio e che esistono modi per riscoprire il tuo centro e riaccendere quella "musica" che senti mancare.

### Cosa puoi fare:
1. **Parla con uno specialista**: Le emozioni che hai descritto non sono da affrontare da sola. Uno psicologo o psicoterapeuta potrebbe aiutarti a esplorare la fonte di questo vuoto e a trovare strumenti per riconnetterti con te stessa. Non è un segno di debolezza, ma di forza: è una scelta per prenderti cura di te.

2. **Concediti tempo per rallentare**: È vero che la vita adulta porta responsabilità, ma spesso è utile fermarsi e capire cosa puoi ridurre o delegare. Questo potrebbe liberarti spazio mentale ed emotivo per esplorare ciò che desideri veramente.

3. **Prova a ridefinire il "gioco"**: Forse non potrai tornare al passato, ma potresti cercare nuove modalità per sperimentare curiosità e creatività. Magari attraverso qualcosa di completamente nuovo che non hai mai considerato prima: arte, scrittura, musica, volontariato.

4. **Affronta il pensiero del futuro con gentilezza**: È comprensibile che il futuro appaia vuoto quando il presente sembra privo di colore. Ma pensa al futuro non come un’enorme distesa, ma come un passo alla volta. Qual è una piccola cosa che potresti fare oggi per sentirti appena un po’ più vicina alla persona che vorresti essere?

5. **Parla con persone di fiducia**: A volte condividere il peso con un amico, un familiare, o qualcuno che ti vuole bene può alleggerire il carico e aiutarti a mettere ordine nei pensieri.

Infine, voglio dirti questo: il fatto che tu stia cercando di dare un senso a ciò che provi, e che ti stia ponendo domande così profonde, è un segnale di forza, non di fallimento. È il primo passo per ritrovare il tuo equilibrio. La musica dentro di te potrebbe sembrare spenta, ma con il tempo e la cura potresti riscoprire nuove melodie, forse diverse, ma non meno belle.

Dott. Fabrizio Toti Psicologo a Todi

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31 GEN 2025

Cara Sara, credo che tu stia attraversando quella che a volte chiamiamo “crisi esistenziale”. Quelle sensazioni di vuoto, di monotonia, di non riuscire a riconnetterti con le cose che una volta ti davano gioia sono difficili da accettare. Quello che descrivi potrebbe essere anche il risultato di un accumulo di stanchezza emotiva, mentale e fisica, un momento in cui tutto sembra piatto e privo di significato. Inizialmente, ci sono molti momenti nella vita in cui ci sentiamo ispirati, entusiasti, pieni di curiosità. Ma con il tempo, le responsabilità, le ripetizioni quotidiane, la sensazione di non avere più “tempo per sé” e la fatica emotiva possono portare a una sorta di apatia. Ti senti un po’ come se stessi vivendo in un’automatismo, dove le cose accadono, ma non ti sembra che ci sia più l’entusiasmo che avevi una volta. La riflessione sul diventare adulto e la sensazione di perdere la propria identità è una sensazione comune. Le sfide che comporta l’età adulta, con tutte le sue “responsabilità”, possono minare quel senso di spontaneità e curiosità che si aveva prima. L’età adulta non è un “traguardo”, è un percorso pieno di alti e bassi, e anche il semplice fatto di sentirsi smarriti o non a posto fa parte di questo. Anche la sensazione di non essere adatta alla vita, di non sapere come “giocare” più, è legata a questo stallo. Non è che tu sia “fallace”, è che ti stai forse dimenticando di come concederti il permesso di non avere tutte le risposte, di non essere sempre perfetta, di non essere sempre produttiva. Il “gioco” che una volta ti faceva stare bene potrebbe essere diventato troppo pesante, forse perché sei rimasta sola con la parte più concreta e dura della vita, quella che non lascia troppo spazio alla meraviglia. Non trovo nulla di sbagliato nel non avere sempre entusiasmo, nel sentirsi vuoti e nell’avere la sensazione che nulla ti soddisfi. Questo non vuol dire che non c’è nulla di significativo nella tua vita. Ma è un segnale che forse hai bisogno di un cambiamento, di un rallentamento, o di un nuovo modo di vedere te stessa e il mondo intorno a te. Riguardo alla domanda su “perché vivere”, questa è una delle domande più profonde che esistano e non ha una risposta facile. Ma, anche se adesso non senti più la musica che ti guidava, ci sono ancora possibilità di ritrovarla. Potresti considerare di prenderti del tempo per fermarti, per “disconnetterti” un po’ dalla vita quotidiana, per entrare in contatto con la parte di te che magari hai messo da parte per un po’. Non devi per forza affrontare tutto da sola, parlare con qualcuno che ti possa accompagnare in questo momento di transizione, come uno psicologo, potrebbe essere un passo che ti aiuti a riorganizzare i tuoi pensieri, a capire cosa sta accadendo dentro di te e cosa manca per ritrovare un po’ di luce, anche se ora può sembrare che non ci sia più nulla oltre il buio. Ti assicuro che ci sono risorse dentro di te che ancora non riesci a sentire, ma che sono pronte a riemergere quando sarai pronta a dargli spazio.
Un caro saluto
Dott.ssa Velia Morati

Dott.ssa Velia Morati Psicologo a Nocera Inferiore

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31 GEN 2025

Cara Sara la sua sofferenza è palpabile nelle sue parole così sapientemente utilizzate. Da quanto tempo si sente così? Questa anedonia andrebbe riconosciuta e presa in carico da uno specialista che le permetta prima di tutto di risalire dalla fossa in cui ora potrebbe sentirsi incastrata, e poi andare ad indagare cosa ha fatto sì che questa fossa fosse lì, come e chi l'ha scavata, cosa ci sta intorno.
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Un caro saluto
Dott.ssa Irene Fortuna

Dott.ssa Irene Fortuna Psicologo a Pontassieve

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31 GEN 2025

Buongiorno Sara,
grazie per aver condiviso con noi i tuoi preziosi pensieri. Mi sono intenerita e commossa nel leggerli, nel goffo tentativo di percepire le emozioni che li hanno generati. La similitudine con la musica mi ha fatto fare una riflessione: se pensi ad una canzone che ti piace tanto, puoi dire che provi le stesse emozioni della prima volta che l’hai ascoltata? Immagino che pur essendo sempre per te una bellissima canzone, ne conosci a priori la crescita d’intensità, il proseguo, la durata ecc.
Il passaggio alla vita adulta può sembrare quella bella canzone che da piccola, quando l’hai ascoltata la prima volta era entusiasmante, per poi essere una bella melodia prevedibile e …”noiosa”. Hai bisogno della stessa canzone per trovare l’entusiasmo?
Prendi in considerazione di intraprendere un percorso psicologico che ti aiuti a comporre la tua colonna sonora ed a nutrire la tua bambina interiore.
Spero di esserti stata utile.
Contattami se ne vorrai parlare, anche online.
Un caro saluto
Dr.ssa Myria Laghi

Dott.ssa Myria Laghi Psicologo a San Benedetto del Tronto

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