Invece di studiare passo le mie giornate a non fare nulla

Inviata da Riccardo · 22 nov 2016 Psicologia risorse umane e lavoro

Salve,
sono uno studente universitario "laureando" di 24 anni.
E' da un anno a questa parte che sono entrato in loop giornaliero in cui non faccio niente di quello che dovrei, ovvero studiare. Mi sento bloccato in questa mia routine come se mi fossi creato un rituale quotidiano da cui non riesco uscire, il tutto parte dalla sera prima in cui mi riprometto di alzarmi presto e passare la giornata a studiare cosa che poi non avviene, mi alzo presto si ma non faccio niente, prendo i libri, mi ripeto che devo andare in biblioteca ma non succede niente di tutto questo. Tutto ciò è iniziato un anno fa dopo aver passato male tutto l'anno prima in cui sono successe molte cose: La mia ragazza mi ha lasciato, cosa per cui ho sofferto molto, in seguito hanno diagnosticato un aneurisma cerebrale a mia madre per cui poi è stata operata con successo ma dopo aver passato mesi di paura costante. Durante il suo periodo in ospedale il compagno ha avuto un infarto e per 3 mesi sono rimasto a casa, sono uno studente fuori sede, lasciando da parte l'università. Gettate queste basi sono riuscito comunque a frequentare le lezioni e a dare gli esami, stranamente è stato l'anno più prolifico della mia triennale, derivato forse del fatto che lo studio era un modo per non pensare a tutto il resto, sta di fatto che arriva l'estate, mi trovo un lavoro per cui non ho un giorno di riposo e così via per due mesi. Tornato a Roma per l'università mi ritrovo da solo, la maggior parte dei miei colleghi si stavano per laureare e a me mancavano ancora molti esami quindi mi viene a mancare la parte di studio n gruppo, la maggior parte dei miei amici non li vedevo mai e passavo molto tempo da solo e da quel fatidico settembre è iniziato tutto, ansia notturna per paura della morte, la mia, in cui mi vengono dei veri e propri attacchi di panico, ansia costante derivato sulle domande che mi pongo di continuo "cosa stai facendo della tua vita?" "non hai un piano concreto per il futuro"e così via un auto-compatirmi costante, un piangermi addosso che non aveva mai fatto parte del mio carattere. Ora a distanza di più di anno pensavo di aver fatto progressi, ne avevo parlato con i miei genitori, ho ripreso una vita attiva: palestra, lettura al di fuori dello studio, studio di programmi da autodidatta per ampliare un futuro CV, ho riniziato a studiare e a ridare gli esami, anche se negli ultimi giorni prima degli esame ero preso costantemente dall'ansia che mi portava a fumare più del solito e ad avere spesso conati, ma comunque sono riuscito a passare gli esami. Ma adesso ci sono ricascato (mi mancano 4 esami alla laurea e ho già chiesto la tesi alla professoressa), stesse promesse notturne "domani devo studiare" ma alla fine passo tutto il giorno a casa attaccato al computer a guardare serie tv o comunque a non fare qualcosa di utile, più sono consapevole che dovrei fare qualcosa meno faccio, vengo preso dall'ansia, tachicardia e senso di essere in ritardo e questo mi porta ed essere costantemente distratto anche nella vita di tutti i giorni. Il fatto di non avere più corsi da frequentare, colleghi con cui studiare ( mi è venuta a mancare la componente aggregazionale) mi porta a passare molto tempo a casa, posto in cui non riesco a studiare. Ora mi scuso per esser stato così prolisso ma era l'unico modo, spero di ricevere qualche consiglio utile.
Grazie in anticipo

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Miglior risposta 22 NOV 2016

Caro Riccardo,
possiamo anche ipotizzare che la sua difficoltà nello studio sia una spia di un disagio un po' più profondo e complesso. Il mio invito è quello di considerare la possibilità di una terapia per poter approfondire la questione. Ad ogni modo mi sento di dirle che forse, ma questa è solo ed esclusivamente una lettura ipotetica, c'entra qualcosa il fatto che la laurea comporti per lei un momento decisivo: laurearsi infatti comporta l'inizio di una vita lavorativa e quindi, forse, il confronto vero e proprio con quello che si era immaginato sarebbe stato da grande. Che peso possono avere all'interno di questa cornice temi quali quello del fallimento e dell'errore per lei? Ovviamente i miei rimangono solo degli spunti di riflessione ma il consiglio è quello di approfondirli con un terapeuta della sua zona.
Rimango a disposizione.
Cordialmente,

Annalisa Anni
Psicologa Psicoterapeuta Padova

Dott.ssa Annalisa Anni Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Padova

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24 NOV 2016

Gentile Riccardo,
concordo con i colleghi che ti hanno risposto prima di me sul fatto che una domanda cruciale che dovresti porti è la seguente: cosa accadrebbe di brutto per te se tu ti laureassi? Puó essere che questo blocco che tu ora hai e ció che ti impedisce di studiare sia legato a una tua qualche paura per il futuro e per ció che succederá dopo la laurea. Sarebbe opportuno che tu approfondissi questi aspetti con uno/a psicologo/a della tua zona, anche parlandone con un professionista al servizio di assistenza psicologica che molti atenei mettono a disposizione gratuitamente per gli studenti (informati presso la tua universitá a tal proposito).
certamente anche gli eventi dell'ultimo anno ti hanno messo a dura prova, ma comunque sei riuscito ad uscirne e hai dimostrato diverse capacitá e risorse che ti hanno portato a superare gli esami.
Da un punto di vista pratico, potrei dirti: prima ancora di aprire cellulare e computer perdendoti via in altre attivitá, prepara lo zaino con i libri che ti servono e imponiti di andare in biblioteca a studiare. Prova a vedere se riesci a trovarti un nuovo gruppo di studenti del tuo stesso corso con cui studiare. Piú che i pensieri notturni è necessario che tu compia delle azioni concrete per riuscire a riprendere a studiare e quelle che ti ho suggerito vanno in questa direzione. Ma se vedi che proprio non riesci a mettere in pratica da solo questi suggerimenti, credo possa essere opportuno e utile per te parlarne con uno/a psicologo/a.
Ti auguro tutto il meglio.

Cordiali saluti,

dott.ssa Elisa Canossa, psicologa psicoterapeuta a Sustinente (MN) e Padova

Dott.ssa Elisa Canossa - Studio di psicologia e psicoterapia Psicologo a Sustinente

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23 NOV 2016

Salve Riccardo,
che dire?! Credo che tutto ciò che hai raccontato potrebbe avere a che fare con le difficoltà di cui parli. Trovarsi a vivere così tanti problemi in prima persona e a trovarsi immerso in una situazione di così difficile gestione può, probabilmente, aver creato nel contribuire un blocco interno funzionale anche al non abbandonare una funzione centrale all'interno della famiglia. Naturalmente è solo un'ipotesi, la prima che mi viene in mente, e che andrebbe approfondita es esplorata, magari con l'aiuto di un professionista. Credo che una domanda centrale potrebbe essere: che succederebbe se mi laureassi? Ti ripeto che tutto ciò andrebbe approfondito per evitare di dare risposte affrettate ad una situazione sicuramente carica di sofferenza.
Buoan fortuna per tutto e resto a disposizione per qualsiasi chiarimento.

Dott. Daniele Regini Psicologo a Albano Laziale

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23 NOV 2016

Buonasera Riccardo,
forse la sua difficoltà a prendere in mano la situazione è solo un modo di procrastinare dei cambiamenti ch la metterebbero di fronte a delle responsabilità; forse tutte le vicende di questo ultimo periodo l'hanno affaticata e per questo trova difficile fare quest'ultimo sforzo. C'è da considerare comunque i risultati positivi che ha ottenuto fino ad ora, i pochi esami che le mancano, che nonostante la mancanza della componente aggregativa, come lei la chiama, è riuscito ad affrontare. Si faccia forte di questi risultati e cerchi di focalizzare bene l'obiettivo finale, e vedrà che poi rimarrà sorpreso lei stesso dei risultati che riuscirà a raggiungere con le sue sole forze.
In bocca al lupo
Dott.ssa Angela B. Marino

Dott.ssa Angela Beatrice Marino Psicologo a Arese

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