Interruzione terapeutica traumatica

Inviata da Paolo · 7 lug 2026 EMDR

Buongiorno, sono un uomo di 52 anni e vi contatto perché ho bisogno di una indicazione specialistica per elaborare il dolore legato a un distacco e superare una forma di dipendenza affettiva nata all'interno di un contesto di cura. Mi rendo conto che tratto un tema spinoso e pesante, ma è accaduto. Ho concluso un percorso di psicoterapia CBT durato circa un anno ( per ansia) in una struttura pubblica. Nel corso del tempo, dopo i primi 5 mesi tra me e la terapeuta si è instaurata un'intesa profonda che ha superato i confini del setting clinico, manifestandosi con molte confidenze personali, comunicazioni extralavorative in orari notturni, atteggiamenti di flirt in seduta, intensificazione delle sedute anche senza motivazione reale, ben oltre i protocolli. Contatti social e Whatsapp. Penso che successivamente lei si sia accorta di essere in pieno controtransfert agito e abbia tentato di riprendere il controllo. Nel farlo, ha però scelto di negare completamente la realtà di questo legame, quando le evidenze parlavano chiaro. Davanti alle mie richieste di onestà, di capire cosa ci fosse successo ( a me e a lei) ha risposto mentendo e negando l'evidenza per proteggere il suo ruolo. Questo atteggiamento – il rifiuto totale di guardare l’elefante nella stanza – mi ha portato a dubitare della mia sanità mentale, facendomi sentire confuso. A questo si è aggiunto un monitoraggio digitale costante e ossessivo del mio profilo social da parte della terapeuta, avvenuto anche in orari notturni e all'alba, di cui ho avuto prove certe. Naturalmente anche questo tutto negato. Nonostante fossi profondamente agganciato e dipendente da questo legame, alla fine sono stato abbastanza lucido da fare una scelta di auto-tutela: ho interrotto io stesso la terapia per rifiutare questa finzione e proteggere la mia dignità. Questo strappo ha lasciato un vuoto importante e un'ansia legata a questa dinamica di controllo che ho subìto.( e che sto ancora subendo) Ho il pieno supporto di mia moglie, che conosce tutta la situazione, ma sento il bisogno di un percorso mirato per ritrovare la mia totale serenità e rielaborare il trauma. Vi chiedo un consiglio sul tipo di terapia che posso affrontare per superare questo momento di dolore e dipendenza affettiva che mi rende la vita impossibile. Pensavo EMDR o comunque qualcosa che mi aiutasse velocemente... Non parlatemi di segnalare o denunciare, non voglio entrare in ulteriori dolori, e nemmeno distruggere una persona che è stata travolta come me. Grazie di cuore.

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Miglior risposta 8 LUG 2026

Gentile Paolo,
dal suo messaggio emerge una sofferenza importante, al di là di come si siano svolti i fatti. Lei descrive il dolore per un distacco, una dipendenza affettiva che sente essersi sviluppata nel corso della terapia e un'ansia che, a suo dire, è rimasta legata a questa esperienza. Sono aspetti che meritano di essere accolti e approfonditi all'interno di un nuovo percorso terapeutico.
Per quanto riguarda la sua domanda, non mi sentirei di indicarle una tecnica specifica solo sulla base di quanto ha scritto.
L'EMDR è uno strumento che può rivelarsi molto utile in alcune situazioni, ma non è possibile stabilire da un racconto online se rappresenti il trattamento più indicato per lei.
La scelta del percorso dovrebbe sempre nascere da una valutazione clinica individuale e non dal nome di una tecnica.
Più che chiedersi quale metodo sia il più efficace in assoluto, le suggerirei di orientarsi verso uno/a psicoterapeuta con cui poter esplorare ciò che questa esperienza le ha lasciato e comprendere quale tipo di intervento risponda meglio ai suoi bisogni. Se, nel corso della valutazione, dovesse emergere che l'EMDR potrebbe essere uno strumento utile, allora potrà essere preso in considerazione e, se opportuno, integrato nel percorso.
Capisco il desiderio di trovare un intervento che possa aiutarla rapidamente, soprattutto quando la sofferenza è così intensa. Tuttavia, nessun professionista le dirà per certo, sulla base di un racconto online, quale tecnica le consentirà di stare meglio più velocemente. La scelta del trattamento dovrebbe essere guidata da una valutazione clinica, non dall'aspettativa che esista un metodo universalmente più rapido o più efficace.

Un cordiale saluto,
Dott.ssa Ginevra Pardi

Ginevra Pardi Psicologo a Milano

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14 LUG 2026

Buongiorno Paolo
capisco la miriade di emozioni che può sperimentare, sopratutto come esito finale di quello che doveva essere un percorso che mirava a ridurre la sua ansia. Purtroppo ha ottenuto non solo l'effetto contrario , ma una concatenazione di disagi.
Concordo sull'inutilità di fare un processo a posteriori,sebbene tutto ciò non doveva accadere
Dalle sue parole emerge una grande consapevolezza, che sicuramente può utilizzare per intraprendere un nuovo percorso, unitamente al sostegno di sua moglie.
L'indirizzo metodologico che può seguire dipende molto dalla sua struttura di personalità, quindi da una preliminare valutazione clinica.
L'unico suggerimento che mi permetto di darle, è la scelta di un terapeuta maschio
I miei migliori auguri
Dott.ssa Vanda Braga

Dott.ssa Braga Vanda Psicologo a Rezzato

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9 LUG 2026

Buongiorno a te Paolo, vorrei mettere a fuoco un punto prima di ogni indicazione tecnica, perché è la parte che ti ha ferito più a fondo: sei stato portato a dubitare della tua sanità mentale. Su questo la cosa più onesta e più stabilizzante che posso dirti è che, qualunque sia stata la dinamica affettiva tra voi, la responsabilità di custodire il confine del setting era, strutturalmente, sua e non tua. È il ruolo del clinico a farsi carico della cornice, proprio perché la relazione di cura genera un'asimmetria e un coinvolgimento che il paziente non ha il compito di regolare. Non te lo dico per stabilire torti, che non mi competono e di cui ho comunque un solo lato del racconto, ma per restituirti un dato: il tuo disorientamento non è il segno di una tua fragilità percettiva, è la conseguenza prevedibile di un legame che ha oltrepassato i propri limiti e che poi è stato negato. Sul percorso che chiedi. L'EMDR ha senso per la componente propriamente traumatica e intrusiva di ciò che porti, gli stati d'ansia, le immagini che ritornano, l'attivazione. Ma voglio essere schietto sul punto che conta di più: ciò che descrivi non è soltanto un trauma da desensibilizzare, è una dipendenza affettiva, e le dipendenze affettive non si sciolgono in fretta, perché non riguardano un singolo evento ma un modo di legarsi. Il desiderio di qualcosa che "aiuti velocemente" è comprensibile, ma questo tipo di ferita ha un tempo proprio, e comprimerlo rischia di lasciare intatta la struttura che ti ha reso così agganciato. Ti orienterei quindi verso un percorso capace di tenere insieme due piani: la rielaborazione dell'esperienza, dove l'EMDR può essere uno strumento, e un lavoro più propriamente relazionale sulla dipendenza, cioè su ciò che quel legame ha toccato in te di antico e non saziato. Un orientamento psicodinamico, o comunque un terapeuta che non tratti solo il sintomo ma il modo in cui ti sei legato, mi pare più adatto della sola desensibilizzazione.

Un caro saluto,

Dottoressa Giulia Foddai

Giulia Foddai Psicologo a Torino

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9 LUG 2026

Buongiorno Paolo,

intanto grazie per l'apertura e vorrei rimandarle la grande consapevolezza che emerge dalle sue righe, che ha agito e le permette di valutare i passi principali utili per lei;

penso che una terapia CBT integrata con EMDR qualora condiviso in base alle sue necessità e funzionamento in sede di valutazione diagnostica possa esserle utile;

mi colpisce "mi ha portato a dubitare della mia sanità mentale": ritengo questo possa essere un significato personale doloroso attribuito a quanto ha vissuto, snodo importante per il prossimo percorso di terapia e nel mantenere le sue attuali difficoltà

Sono una terapeuta CBT che fa anche emdr e resto a disposizione per eventuali necessità/chiarimenti o anche desiderio di contatto di colleghi dello stesso approccio

Un saluto,
Dott.ssa Federica Favro

Dott.ssa Federica Favro Psicologo a Busto Arsizio

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8 LUG 2026

Buongiorno Paolo, la sua storia è molto toccante e le va riconosciuto di non aver perso il timone e di essere stato molto centrato nonostante non fosse facile. Anche a me è accaduto qualcosa di simile a lei durante la mia analisi didattica. Ne sono uscita grazie ad una terza persona che poi è stato il mio supervisore.
Lei pensa di aver subito un trauma dalla sua esperienza e vuole trovare una strada veloce per poterlo elaborare . Io non condivido la sua impostazione di partenza, condivido con lei invece la necessità di continuare la psicoterapia con un altro Psicoterapeuta, magari maschio . Un caro saluto
Dott.ssa Noemi Sembranti

Noemi Sembranti Psicologo a Pescia

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8 LUG 2026

Buongiorno Paolo,
Mi dispiace molto per l'esperienza che descrive. Al di là delle dinamiche che lei attribuisce alla terapeuta, è evidente che questa relazione ha avuto per lei un impatto emotivo molto profondo e oggi le sta causando sofferenza significativa. Credo che la priorità sia trovare uno spazio terapeutico nuovo, sicuro e ben definito, in cui poter elaborare il trauma relazionale, il senso di confusione e la dipendenza affettiva che si sono creati. L'EMDR può essere una possibilità, soprattutto se i sintomi hanno caratteristiche traumatiche, ma sarà il professionista, dopo una valutazione iniziale, a indicare l'approccio più adatto. Il fatto che lei desideri concentrarsi sulla propria guarigione, senza alimentare ulteriori conflitti, è un punto di partenza importante.
Rimango a disposizione
Cordialmente
Dott.ssa Covini Sofia

Dott.ssa Sofia Covini Psicologo a Milano

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8 LUG 2026

Gentile Paolo,
la sofferenza che emerge dalle sue parole arriva con molta chiarezza e merita di essere accolta con rispetto. Quando un legame nato in un contesto di cura assume un'intensità emotiva così profonda e si interrompe in modo confuso e doloroso, è comprensibile che possa lasciare un senso di vuoto, disorientamento e una profonda fatica nel fidarsi delle proprie percezioni. Al di là di come si siano sviluppati gli eventi, ciò che oggi conta è prendersi cura della ferita relazionale che questa esperienza ha lasciato. Colpisce, nonostante il forte coinvolgimento emotivo, la lucidità con cui ha scelto di interrompere una situazione che non sentiva più tutelante: è una risorsa importante da cui ripartire. L'EMDR può rappresentare un valido aiuto per elaborare gli aspetti più traumatici dell'esperienza, ma il beneficio maggiore si ottiene quando è inserito in un percorso psicoterapeutico capace di lavorare anche sull'attaccamento, sulla dipendenza affettiva e sul recupero della fiducia nelle proprie emozioni e nei propri confini. Le auguro di trovare un professionista che sappia offrirle uno spazio sicuro, autentico e rispettoso, nel quale questo dolore possa finalmente essere compreso e trasformato. Un caro saluto.

Dott.ssa Ada Palma Psicologo a Giugliano in Campania

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8 LUG 2026

Prima di tutto, grazie per aver descritto la situazione con tanta chiarezza. Da come la racconti, il punto centrale non è tanto stabilire "chi abbia avuto ragione", ma il fatto che sei uscito da una relazione terapeutica con un senso di profonda confusione, un forte attaccamento emotivo e un dolore che continua a occupare molto spazio nella tua vita.
Quello che descrivi comprende diversi elementi che, se fossero avvenuti nei termini che racconti, sarebbero considerati molto problematici in una relazione terapeutica: confidenze personali del terapeuta, comunicazioni extraseduta, segnali di flirt, ampliamento del setting e poi una brusca negazione di ciò che era accaduto. Al di là di come ciascun episodio possa essere interpretato, è comprensibile che un'esperienza del genere possa lasciare una persona con un forte senso di smarrimento e una difficoltà a fidarsi delle proprie percezioni.

Da quello che scrivi, oggi vedo almeno quattro aspetti da affrontare: il lutto per una relazione che per te è stata profondamente significativa;
la dipendenza affettiva che si è sviluppata;
il trauma relazionale legato alla confusione, alle negazioni e alla perdita improvvisa del legame;
l'ansia residua, compresa quella collegata alla sensazione di essere osservato o controllato.
Per questo motivo, personalmente non punterei esclusivamente su un trattamento dell'ansia. L'ansia, in questo momento, mi sembra più una conseguenza che il problema principale.
Fra gli approcci che hai citato, l'EMDR può essere una buona possibilità, ma con una precisazione importante.
L'EMDR funziona molto bene quando esiste un ricordo traumatico o una serie di esperienze che il cervello continua a rivivere come "non elaborate". Se il terapeuta è esperto nei traumi relazionali e nei traumi da attaccamento, può aiutarti a elaborare:

- le sedute più significative;
- il momento della rottura;
- il senso di tradimento;
- il continuo rimuginare su ciò che è accaduto.

Può ridurre l'intensità emotiva dei ricordi, ma da solo non sempre risolve una dipendenza affettiva.
Per questo motivo valuterei un professionista che integri EMDR con una psicoterapia focalizzata sull'attaccamento e sui traumi relazionali.

Una cosa che mi ha colpito positivamente nel tuo racconto è questa frase: "sono stato abbastanza lucido da interrompere io stesso la terapia per proteggere la mia dignità."
Questa non è una frase da persona completamente travolta dalla dipendenza. È il segno che una parte di te è rimasta capace di proteggersi anche in una situazione molto coinvolgente. È una risorsa importante su cui un nuovo terapeuta potrebbe lavorare.
Anche il fatto che tua moglie conosca tutto e ti stia sostenendo è un fattore protettivo significativo. Molte persone che vivono esperienze di forte attaccamento terapeutico le affrontano in solitudine; poter contare su una relazione di fiducia può facilitare il percorso di elaborazione.
Un suggerimento pratico è che, quando contatterai un nuovo professionista, non presentare la richiesta semplicemente come "ansia". Potresti dire qualcosa di simile:
"Ho bisogno di elaborare un trauma relazionale nato durante una psicoterapia precedente. Si è sviluppata una forte dipendenza affettiva e la conclusione della terapia ha lasciato un'intensa sofferenza. Cerco un professionista esperto di trauma relazionale, attaccamento ed eventualmente EMDR."
Questo aiuta il terapeuta a capire fin dall'inizio quale sia il vero focus del lavoro.

Infine, rispetto al desiderio di "guarire velocemente": è comprensibile. L'EMDR, in alcune persone, può dare un sollievo relativamente rapido su specifici ricordi o sintomi. Tuttavia, quando il nodo principale riguarda un legame di attaccamento sviluppatosi nell'arco di molti mesi, è realistico aspettarsi che una parte del lavoro richieda tempo. L'obiettivo non è dimenticare quella persona, ma fare in modo che il suo ricordo smetta di governare la tua vita emotiva.
Da quello che hai scritto, non mi sembra che tu stia cercando di tornare da quella terapeuta o di riaprire quella relazione. Mi sembra invece che tu stia cercando di recuperare la libertà interiore che senti di aver perso. Questo è un obiettivo terapeutico concreto e, con il professionista giusto, è assolutamente un obiettivo su cui si può lavorare.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

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8 LUG 2026

Buongiorno,
al di là di ciò che sia accaduto nella relazione terapeutica, dal suo racconto emerge con chiarezza una sofferenza molto intensa. Descrive un legame che, per lei, ha assunto un'importanza profonda e la cui interruzione ha lasciato un senso di vuoto, confusione e dipendenza emotiva che continua a incidere sulla sua vita.
Mi sembra importante riconoscere un aspetto: oggi il suo obiettivo non è tanto stabilire con certezza cosa sia successo nella mente della terapeuta, quanto riuscire a ritrovare un equilibrio e a elaborare ciò che questa esperienza ha significato per lei. Sono due piani diversi.
La domanda che pone è quindi molto pertinente: quale tipo di percorso può aiutarla ad andare avanti?
Più che la scelta di una tecnica specifica, credo che in questo momento possa fare la differenza trovare un professionista con cui costruire una relazione terapeutica solida, nella quale poter esplorare sia il dolore per il distacco sia il significato che questo legame ha assunto nel tempo.
Tecniche come l'EMDR possono essere utili quando l'esperienza viene vissuta come traumatica e vi sono immagini intrusive, forte attivazione emotiva o ricordi che continuano a riattivarsi. Tuttavia, la loro eventuale indicazione può essere valutata solo dopo un'attenta comprensione della sua storia e di ciò che sta vivendo oggi.
Da quello che scrive, mi sembra altrettanto importante poter dedicare spazio alla relazione terapeutica stessa: comprendere come si sia costruito questo legame, quali bisogni abbia intercettato e come sia stato vissuto il distacco. Questo non significa stabilire chi abbia avuto ragione o torto, ma restituire senso a un'esperienza che oggi appare ancora molto dolorosa.
Il fatto che lei abbia deciso di interrompere un percorso che sentiva non più sostenibile e che oggi stia cercando un aiuto per elaborare ciò che è accaduto mi sembra già un passo orientato alla tutela di sé. Le auguro di trovare uno spazio in cui poter affrontare questa esperienza senza sentirsi giudicato e senza la necessità di dover dimostrare continuamente cosa sia accaduto, ma concentrandosi su ciò che le serve oggi per stare meglio.

Giulia Montemanni Psicologo a Genova

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8 LUG 2026

Buongiorno Paolo, dalle tue parole emerge una grande capacità di riflessione e di analisi, ma soprattutto una risorsa fondamentale: nonostante il coinvolgimento emotivo, sei riuscito a riconoscere che quella situazione non ti stava più facendo bene e hai scelto di interromperla per tutelare te stesso. È stata una decisione che richiede lucidità e coraggio.

Più che cercare una risposta definitiva su ciò che è accaduto all'altra persona, credo possa essere importante concentrare ora le energie su ciò che questa esperienza ha lasciato dentro di te e sul significato che ha assunto nella tua storia personale. Un percorso psicologico può aiutarti a elaborare il distacco, comprendere le dinamiche di dipendenza affettiva che si sono attivate e ritrovare gradualmente fiducia, serenità e sicurezza nelle relazioni. L'EMDR può certamente rappresentare una possibilità, soprattutto se il vissuto è rimasto con caratteristiche traumatiche, ma sarà il professionista che ti prenderà in carico a valutare insieme a te l'approccio più adatto.

Anche il sostegno di tua moglie rappresenta una risorsa preziosa: non sottovalutare il valore di avere accanto una persona con cui condividere questo momento così delicato.

La mindfulness può aiutarti a ridurre la ruminazione, a ritrovare stabilità nel momento presente e ad allentare il peso dei pensieri ricorrenti. La bioenergetica, attraverso il lavoro sul corpo e sul respiro, può favorire il rilascio delle tensioni emotive accumulate e aiutarti a recuperare un senso di radicamento e sicurezza interiore.

Confido nelle tue capacità di prenderti cura di te e del tuo benessere emotivo. Resto a disposizione se vorrai approfondire.

Dott.ssa Chiara Girolamo
Psicologa Clinica e Facilitatrice Mindfulness
Ricevo anche online

Dott.ssa Chiara Girolamo Psicologo a Martina Franca

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8 LUG 2026

Buongiorno Paolo,
La ringrazio per aver scelto di condividere una vicenda così delicata, che sembra aver lasciato in lei una ferita che ha bisogno di essere compresa e, con il tempo, cicatrizzata. Ciò che sta provando è assolutamente comprensibile: la relazione terapeutica può essere particolarmente intensa e coinvolgente, ma proprio per questo necessita di confini chiari, che rappresentano una tutela sia per il paziente sia per il terapeuta.
La scelta di auto-tutelarsi interrompendo il trattamento mi sembra indicativa di una buona capacità di ascoltare sé stesso e di riconoscere quando una situazione non le permetteva più di sentirsi al sicuro. Allo stesso tempo, è comprensibile che questa decisione abbia lasciato in lei un forte senso di confusione e un vuoto difficile da elaborare.
In questo momento non credo sia fondamentale stabilire con certezza cosa sia accaduto all'interno della relazione terapeutica o individuare chi abbia ragione e chi torto. Mi sembra più importante comprendere quale impatto questa esperienza abbia avuto su di lei, poiché il fatto che oggi si senta ancora profondamente agganciato a quel legame suggerisce che esso abbia assunto un significato molto importante nella sua storia relazionale.
Capisco il desiderio di trovare un percorso che possa aiutarla rapidamente, ma le suggerirei di non orientarsi esclusivamente in base alla tecnica. È vero che l'EMDR può essere molto utile nel trattamento di esperienze traumatiche ben definite, ma la dinamica che descrive coinvolge aspetti complessi come il legame di attaccamento, la fiducia, i confini relazionali e la dipendenza affettiva. Per questo motivo ritengo che possa essere più importante costruire una relazione terapeutica sicura, capace di accogliere il significato di quanto ha vissuto, dandosi il tempo necessario per elaborare questa esperienza, piuttosto che ricercare esclusivamente un intervento rapido.
Apprezzo molto anche il fatto che abbia scelto di condividere tutto questo con sua moglie, trovando in lei una base sicura su cui poter contare. Mi sembra una risorsa importante, che testimonia la presenza di un legame significativo sul quale poter fare affidamento in questo momento di difficoltà.
Da una prospettiva sistemico-relazionale, potrebbe essere utile interrogarsi non solo su ciò che è accaduto in quella terapia, ma anche sul motivo per cui quel legame abbia assunto un valore così centrale nella sua vita e su quali bisogni profondi abbia intercettato. Più che cancellare questa esperienza nel minor tempo possibile, credo possa essere importante comprenderne il significato all'interno della sua storia personale. Paradossalmente è proprio questa comprensione che, nel tempo, permette di ritrovare una serenità più stabile e di evitare che quanto accaduto continui a definire il suo presente.
Spero di esserle stata utile e rimango disponibile per eventuali approfondimenti, anche online.
Un saluto,
Dott.ssa Paola Cutrupi

Dott.ssa Paola Cutrupi Psicologo a Reggio Calabria

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8 LUG 2026

Gentile Paolo,

la ringrazio per aver condiviso una vicenda così delicata e personale. Dalle sue parole emerge una sofferenza profonda, legata non solo alla conclusione del percorso terapeutico, ma soprattutto al senso di confusione, perdita e smarrimento che questa esperienza le ha lasciato.

Quando, all'interno di una relazione di cura, si sviluppa un forte coinvolgimento emotivo, la persona può vivere sentimenti molto intensi di attaccamento, dipendenza, dolore e disorientamento. Al di là di come siano andate esattamente le dinamiche che descrive, è importante riconoscere che ciò che lei sta vivendo merita ascolto, rispetto e uno spazio terapeutico sicuro in cui poter essere elaborato.

Mi colpisce anche un altro aspetto del suo racconto: nonostante il forte coinvolgimento emotivo, è riuscito a compiere una scelta che ha percepito come necessaria per tutelare se stesso. Questo rappresenta una risorsa significativa, sulla quale sarà possibile lavorare nel nuovo percorso.

Per quanto riguarda il trattamento, ritengo che prima ancora della tecnica sia fondamentale individuare un professionista con cui possa costruire una relazione terapeutica caratterizzata da chiarezza, trasparenza e confini definiti. Dopo un'esperienza in cui la fiducia è stata profondamente messa alla prova, sarà proprio la qualità della nuova relazione terapeutica a costituire uno dei principali fattori di cura.

L'EMDR può essere uno strumento utile qualora, durante la valutazione clinica, emergano elementi riconducibili a un vissuto traumatico o a ricordi che continuano ad attivare intensa sofferenza. Tuttavia, non rappresenta necessariamente la soluzione più rapida o l'unica indicata. Anche un percorso cognitivo-comportamentale integrato con interventi focalizzati sull'attaccamento, sulla regolazione emotiva e sull'elaborazione della perdita può rivelarsi molto efficace.

Le suggerirei quindi di rivolgersi a uno psicoterapeuta con esperienza nell'elaborazione dei traumi relazionali e delle dinamiche di dipendenza affettiva, dedicando le prime sedute a comprendere insieme ciò che è accaduto, gli effetti che questa esperienza ha avuto su di lei e gli obiettivi del percorso. Avere accanto un professionista che accolga il suo vissuto senza giudicarlo e senza minimizzarlo potrà aiutarla a ritrovare gradualmente fiducia, serenità e libertà emotiva.

Infine, desidero sottolineare il valore del supporto che sta ricevendo da sua moglie. Disporre di una figura affettiva che la sostiene e con cui può condividere il proprio dolore rappresenta una risorsa preziosa durante questo processo di elaborazione.

Le auguro di trovare uno spazio terapeutico nel quale possa sentirsi finalmente ascoltato, compreso e accompagnato nel recupero del suo benessere.

Un caro saluto
Dott.ssa Alessia Settesoldi
Ricevo anche online

Dott.ssa Alessia Settesoldi Psicologo a Prato

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8 LUG 2026

Gentile,

lei descrive una circostanza che definisce giustamente “spinosa”. Effettivamente, è piuttosto delicata come situazione. Può succedere che, in un contesto terapeutico, il transfert e il controtransfert includano le dinamiche che lei ci ha riportato. Da quello che lei ha descritto, i comportamenti tenuti dalla psicologa potrebbero essere configurati come manipolatori. E, di conseguenza, in teoria andrebbero segnalati all'Ordine degli Psicologi. Tuttavia, visto che lei non vuol procedere in tal senso ma intende lasciarsi alle spalle al più presto tutto quanto, ritengo che svolgere un ulteriore percorso psicologico-psicoterapeutico con un professionista possa esserle di supporto. Non per dimenticare tutto, non sarebbe realistico né utile, bensì per rielaborare quanto accaduto. L'EMDR è una particolare tecnica terapeutica che può rivelarsi efficace, nonostante alcuni la considerino controversa ma non va applicata da sola, deve far parte di un trattamento terapeutico completo.
Le suggerisco, quindi, di cercare un professionista psicologo che abbia conseguito la specializzazione in psicoterapia cognitivo-comportamentale per affrontare la dipendenza affettiva che si è sviluppata in lei.
Ora, qualche collega potrà non essere d'accordo con me con quanto sto per scriverle. Premesso che non considero mai il sesso del professionista scelto dai pazienti rilevante, sento che nel caso specifico si possa fare un'eccezione. Ritengo, dunque, che lei dovrebbe rivolgersi ad uno psicologo-psicoterapeuta di sesso maschile. Le spiego le ragioni dietro al mio suggerimento: scegliere nuovamente una professionista donna, potrebbe riattivare in lei determinati meccanismi legati al ricordo della terapeuta precedente che potrebbero causarle maggiori difficoltà nello sviluppo dell'alleanza terapeutica.
Spero di averle dato ulteriori spunti di riflessione.


Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.


Un cordiale e affettuoso saluto,




Dr. Valerio Bruno

Valerio Bruno Psicologo a Cosenza

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8 LUG 2026

Caro Paolo
Grazie per la condivisione
Buongiorno, il dolore che descrive merita di essere accolto senza minimizzazioni e approfondito con attenzione. In ottica CMT, più che concentrarsi sul comportamento della terapeuta, è importante comprendere quali bisogni profondi di sicurezza, riconoscimento e vicinanza questo legame abbia attivato. La sofferenza che prova può derivare anche dalla rottura improvvisa di aspettative relazionali molto significative e dalla conseguente perdita di fiducia nelle proprie percezioni. Un percorso orientato alla CMT può aiutarla a verificare e modificare le credenze dolorose che mantengono la dipendenza affettiva e il senso di confusione. Se sono presenti vissuti traumatici, anche l’EMDR può essere un valido supporto, purché inserito in una solida relazione terapeutica. L’obiettivo non è dimenticare ciò che è accaduto, ma recuperare un senso di sicurezza, autonomia e fiducia in sé stesso. Il fatto che abbia scelto di interrompere una situazione percepita come lesiva rappresenta già una significativa capacità di autotutela. Si affidi a un professionista con cui possa costruire un rapporto chiaro, trasparente e rispettoso dei confini terapeutici.
Cari saluti,
Dr.ssa G. Bolzoni

Dott.ssa Gabrielle Bolzoni Psicologo a Roma

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8 LUG 2026

Buongiorno,
Dal suo racconto emerge un dolore profondo, ma anche una grande capacità di osservare ciò che ha vissuto con lucidità e onestà.

Al di là di come possano essere interpretati i singoli episodi, è evidente che quella relazione terapeutica ha assunto per lei un significato emotivo molto importante. Quando un legame così intenso si interrompe senza la possibilità di dare un senso condiviso a ciò che è accaduto, è normale sentirsi confusi, rimanere agganciati a quella esperienza e fare fatica a elaborare il distacco.
Per come descrive il suo vissuto, credo che oggi il tema principale non sia tanto l’ansia, quanto la ferita relazionale lasciata da questa esperienza.
Per questo motivo le suggerirei di rivolgersi a uno psicoterapeuta con esperienza nel trattamento del trauma relazionale e delle dinamiche di attaccamento. L’EMDR potrebbe essere uno strumento molto utile, soprattutto se i ricordi della relazione sono ancora così intensi e invasivi, ma sarà il professionista, dopo un’attenta e accurata valutazione, a indicarle il percorso più adatto. Con il sostegno di sua moglie e un percorso terapeutico adeguato, credo ci siano buone possibilità di elaborare questo dolore e ritrovare, gradualmente, quella serenità che oggi le sembra così lontana. Anche se in questo momento le appare difficile immaginarlo, le ferite relazionali possono essere curate, soprattutto quando vengono accolte in uno spazio terapeutico sicuro e rispettoso.
Un caro saluto.

Dott.ssa Cascarano Mikaela Psicologo a Genova

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8 LUG 2026

Caro Paolo,
il suo racconto è molto denso di contenuti, pensieri ed emozioni.
Ciò che le è accaduto, come ben dice, va oltre il setting di quello che dovrebbe essere un percorso di Psicoterapia. I transfert erotici esistono, e qualora la sua terapeuta l'abbia provato, temo abbia agito in un modo che non è stato terapeutico, invadendo i confini di uno spazio che dovrebbe essere sicuro e neutro. Le dinamiche che racconta si collocano in uno spazio che è al di là della terapia, perdendo di vista l'obiettivo del percorso e l'obiettività clinica, le regole del Codice Deontologico cui tutti noi psicologi e psicoterapeuti dobbiamo attenerci.
Posso comprendere il suo dolore nel vedere negate tutte queste dinamiche e le rispettive responsabilità da parte di una professionista cui si è affidato per star meglio.
Lei ha fatto bene ed è stato molto lucido e coraggioso nella scelta di interrompere il percorso. Capisco che nonostante ciò, lei adesso avverta quel vuoto di cui parla: la sua terapeuta è stata senza dubbio una figura di riferimento per lei e adesso se ne sente privato, e in una modalità traumatica e poco chiara, che non sancisce responsabilità condivise e che non ha permesso di elaborare insieme ciò che è accaduto.
Rispetto la sua decisione di non segnalare l'accaduto ma la invito a rifletterci su: ciò che è accaduto riflette un possibile momento di difficoltà individuale della sua terapeuta che, sebbene può accadere, è bene che non influenzi il suo rapporto con i pazienti. È fondamentale che le difficoltà dei terapeuti non inficino la bontà pulita e sana della relazione.
Per rispondere alla sua richiesta, la invito a non cadere nella trappola di risolvere subito la questione: la terapia ha bisogno del giusto tempo affinché le varie dinamiche vengano elaborate. La velocità non è dalla parte della cura. Se sente che l'approccio CBT è in linea con la sua visione, può cercare un professionista dello stesso indirizzo, in caso contrario può provare qualcosa di diverso e vedere come va.
La ringrazio per il suo racconto e per ulteriori informazioni rimango a sua disposizione,
Irene Reina
Psicologa clinica e psicoterapeuta in formazione

Irene Reina Psicologo a Milano

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8 LUG 2026

Gentile Paolo,
quello che hai vissuto non è una semplice difficoltà terapeutica. È un legame che ha superato i confini del setting, che ha creato un’intensità emotiva che non appartiene alla psicoterapia, che ti ha coinvolto in un modo che non potevi controllare. Non sei stato ingenuo. Non sei stato fragile. Sei stato un paziente che si è trovato dentro una relazione che non era più protetta. Quando un terapeuta perde i confini, quando entra nella vita del paziente, quando si espone, quando si avvicina troppo, quando crea un’intimità che non appartiene al lavoro clinico, il paziente non ha strumenti per difendersi. Non è una colpa. È una dinamica che nasce da chi ha il ruolo di guida. Tu hai reagito come reagisce chi si sente visto, scelto, riconosciuto. Hai reagito con autenticità. Hai reagito con fiducia. Hai reagito con una forma di dipendenza che non è patologica. È umana.

Il dolore che senti oggi non è solo la fine di un percorso. È la fine di un legame che ti ha dato qualcosa che non avevi mai avuto. È la fine di un luogo dove ti sei sentito accolto. È la fine di una relazione che è diventata troppo intensa per essere terapeutica e troppo terapeutica per essere una relazione. Quando lei ha negato ciò che era evidente, quando ha ritrattato, quando ha cancellato ciò che era successo, tu hai perso l’unico punto fermo che avevi. Non è strano che tu ti sia sentito confuso. Non è strano che tu abbia dubitato di te. Non è strano che tu abbia vissuto questo come un trauma. Perché lo è. È un trauma relazionale. È un trauma di fiducia. È un trauma di confine.

La scelta che hai fatto di interrompere la terapia è stata una scelta di lucidità. Una scelta di protezione. Una scelta di dignità. Non tutti riescono a farlo. Tu sì. Questo dice molto della tua forza. Nonostante la dipendenza. Nonostante il coinvolgimento. Nonostante il dolore. Hai scelto te stesso. Hai scelto di uscire da una dinamica che non era più sicura. Hai scelto di non accettare una finzione. Questo è un atto di cura verso di te.

Ora però serve un percorso che ti aiuti a rimettere ordine. Serve un luogo dove questo legame possa essere guardato senza paura. Senza giudizio. Senza negazione. Serve un terapeuta che sappia lavorare con il trauma relazionale. Con la dipendenza affettiva. Con la confusione che nasce quando il confine terapeutico viene violato. L’EMDR può essere utile. Può aiutare a elaborare la parte più dolorosa. Può aiutare a sciogliere la sensazione di essere stato controllato. Può aiutare a ridurre l’ansia che ti è rimasta addosso. Ma non basta da solo. Serve anche una terapia che lavori sulla relazione. Sul significato di ciò che è accaduto. Sul modo in cui ti sei agganciato. Sul modo in cui sei stato coinvolto. Sul modo in cui sei stato ferito.

Un percorso integrato tra EMDR e una psicoterapia centrata sul trauma relazionale è spesso la strada più efficace. Ti permette di elaborare il dolore e allo stesso tempo di ricostruire un modo sicuro di stare nelle relazioni. Ti permette di capire cosa è tuo e cosa è nato dalla dinamica. Ti permette di recuperare la serenità che oggi senti lontana. Ti permette di uscire dalla dipendenza senza distruggere nessuno. Ti permette di riprendere il controllo della tua storia.

Un caro saluto
Dott.ssa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo anche online

Arianna Bagnini Psicologo a Città di Castello

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8 LUG 2026

Gentile Paolo,
dalle sue parole emerge una sofferenza profonda, che merita innanzitutto di essere accolta senza giudizi. Al di là di ciò che può essere accaduto nella relazione terapeutica, oggi ciò che conta è lo spazio che questo legame continua a occupare nella sua vita e il dolore che le provoca.
Più che cercare una tecnica che prometta un sollievo rapido, potrebbe esserle utile intraprendere un percorso che le permetta di interrogare il significato che questa esperienza ha assunto per lei, senza negarne l'intensità ma anche senza ridurla a un semplice "errore" da cancellare. È proprio attraverso la parola e l'elaborazione soggettiva che un legame può perdere gradualmente la sua forza di cattura.
Il fatto che lei abbia scelto di interrompere la terapia per tutelarsi mostra che una parte di sé è già orientata verso la propria salvaguardia. Da lì può essere possibile ripartire, accompagnato da un professionista capace di offrirle uno spazio in cui ritrovare fiducia, serenità e una nuova libertà rispetto a questa esperienza.
Le auguro di cuore di trovare il percorso più adatto a lei.

Dott.ssa Roberta Barrica Psicologo a Catania

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8 LUG 2026

Buongiorno Paolo,

è molto dignitoso e consapevole il suo messaggio. Ha fatto bene ad interrompere il rapporto terapeutico. Sebbene siamo tutti umani e tutti commettiamo errori, la sua terapeuta sembra essersi spinta un po' oltre. Purtroppo, non penso ci sia un terapia breve e veloce che risolva subito il problema. La terapia non è questo, ma è attraversare le difficoltà per comprenderle e trovare nuovi modi di gestirle e affrontarle. Se si è trovato bene con la CBT, potrebbe trovare un altro specialista dello stesso orientamento.

Un cordiale saluto
Dott.ssa Mara Lever

Mara Lever Psicologo a Trento

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8 LUG 2026



Per il lavoro di elaborazione che sta cercando, un percorso integrato che unisca la comprensione cognitiva di quanto accaduto con un lavoro più corporeo ed emotivo tende a dare risultati più stabili rispetto alla sola parte razionale. L’EMDR può essere utile proprio perché lavora sulla memoria traumatica senza richiedere che lei debba raccontare e rivivere ogni dettaglio in modo verbale prolungato, cosa che a volte con la CBT risulta insufficiente quando il trauma riguarda proprio la relazione terapeutica. Accanto a questo, un lavoro specifico sulla dipendenza affettiva e sulla ricostruzione della fiducia in se stessi, nel giudizio e nelle proprie percezioni, aiuta a chiudere il cerchio, altrimenti il rischio è elaborare l’evento ma restare comunque vulnerabile a dinamiche simili in futuro.

Antonio Bellucci Psicologo a Bologna

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8 LUG 2026

Buongiorno Paolo,
Si percepisce molto chiaramente quanto questa esperienza le abbia lasciato un profondo senso di sofferenza, confusione e perdita.
Quando un percorso terapeutico si conclude in modo doloroso o lascia interrogativi irrisolti, può essere molto difficile ritrovare un equilibrio emotivo.
Mi viene da condividere questa riflessione, prima ancora della scelta della tecnica credo sia fondamentale trovare un professionista con esperienza nel lavoro sul trauma relazionale, sulle dinamiche di attaccamento e sulle difficoltà che possono emergere all’interno della relazione terapeutica stessa.
Capisco bene e rispetto il suo desiderio di non intraprendere percorsi di tipo disciplinare o giudiziario.

Buona giornata
Francesca

Dott.ssa Francesca Santini Psicologo a Lissone

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