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Insoddisfazione per la mia vita

Inviata da Irene il 13 feb 2017 Crisi adolescenziali

Gentili dottori,
ho 22 anni e vi scrivo perché sono molto insoddisfatta della mia vita in questo periodo. Ho capito cosa volevo fare “da grande” una sera che sono andata a vedere uno spettacolo in un carcere: i detenuti, guidati da uno psicologo, partendo da delle canzoni di De André, avevano scritto dei loro pensieri, poesie e avevano costruito tutto un percorso che in quella serata ha portato gli spettatori nel loro mondo. Io volevo fare quello: comprendere la mente umana che mi incuriosisce da sempre, trascrivere i miei pensieri in canzoni (ho studiato canto per 4 anni) o poesie e aiutare le persone a reindirizzare la loro vita anche attraverso l’arte. Tuttavia non ho scelto di fare psicologia perché mi è stata sconsigliata da tutti per le poche prospettive di lavoro e mi sarei sentita molto in colpa a far fare tanti sacrifici a mia madre per poi non avere nessuna stabilità lavorativa (cosa su cui lei ha sempre insistito molto). Perciò ho optato per medicina, una scelta che ho visto come un compromesso che comunque mi avrebbe potuto dare delle soddisfazioni nel momento in cui avrei poi iniziato psichiatria. Oggi sono al quarto anno, lo studio però è molto pesante e sebbene io sia di poco indietro con gli esami e con una media alta, ogni volta faccio molta fatica; sono sempre stata molto studiosa mentre ora imparare pochi concetti mi impiega molte energie proprio perché, penso io, la maggior parte delle materie che studio non mi interessa particolarmente. Ho spesso avuto dubbi su questa scelta universitaria ma poi l’ho sempre trovata la “migliore” leggendo in giro pareri di molti psicologi pentiti di non aver fatto medicina e sentendo sempre mia madre dire “vorrei che tu avessi un lavoro sicuro”. Inoltre non so quanto le mie prospettive possano realizzarsi, anzi, più passa il tempo più temo che mi dovrò occupare solo di decidere quando cambiare la terapia al paziente e stop. Non riesco a capire se ho scelto un percorso giusto.
Ho anche smesso di cantare perché il gruppo con cui suonavo si è sciolto e non ho trovato più nessun altro.
Nel frattempo ho avuto due relazioni che mi hanno tolto tanta energia e non mi hanno dato quasi nulla.
In quest’ultimo mese sono stata a casa tutto il giorno per studiare e mi sento mancare davvero l’aria: lo studio mi sembra un sacrificio che mi allontana dalla vita. Mi sento molto arida e piango quasi tutti i giorni. Settimana prossima ho due esami e sto studiando molto poco, cosa che crea una montagna di sensi di colpa. Io ho dei sogni, delle passioni, dei desideri ma li vedo assolutamente irrealizzabili nella mia realtà; io vorrei provarci a costruirmi il futuro che vorrei ma non so come fare, ho paura, e passo molti giorni a non far nulla se non a preoccuparmi. Tra poco ricomincerò lezioni e reparto e so che, essendo più occupata, ci penserò meno ma ormai ho capito che il malessere tornerà non appena staccherò di nuovo un attimo la spina. Cosa posso fare? Avrebbe senso iniziare anche un consulto psicologico per avere una mano? Mi sento molto sommersa da tutti questi pensieri e non credo di poterli gestire da sola.

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Gentile Irene
mi sembra un giro vizioso fare medicina se si vuole diventare psicologi. Le materie sono completamente diverse! Poi se intendi specializzarti in psichiatria si allungheranno gli anni di studio. E' vero che di psicologi in Italia ce ne sono tanti, ma lo psicologo -come del resto anche il medico e tanto più lo psichiatra- può poi specializzarsi in psicoterapia nel ramo di orientamento che sente piu consono. Certamente che oggi, parlare di lavoro sicuro è un sogno, sua madre ha vissuto un'epoca in cui il cosiddetto "posto sicuro" poteva diventare una realtà abbastanza facilmente e può essere che lei sia stata condizionata nella sua scelta più dai suoi sensi di colpa verso sua madre e i suoi sacrifici per mantenerla piuttosto che dalle passioni sue, non quelle di sua madre!
Tra l'altro per fare animazione nelle carceri può essere, a mio parere, più adatta una laurea breve come quella di educatrice insieme alla sua preparazione musicale. Una laurea che, associata alle sue doti artistico-musicali, può facilitarle dei progetti all'interno di quel settore e anche di altri. Insomma, se non sente sua la facoltà di medicina, ci pensi bene. Talvolta un percorso piu breve ma piu adatto puo aprire porte immediate e soddisfacenti. E' ovvio chg se diventa medico potrà avere un maggior numero di opportunità. Rifletta però - e si faccia aiutare nel trovare la sua strada da un Centro di orientamento anche all'interno dell'Università - che quando sarà medico lei farà il medico e non lo psicologo. Quindi rifletta sul senso che ha questa facoltà per lei: economico? gratificante per la sua mamma? insoddisfacente per lei? non ha accennato nella mail a suo padre, i sacrifici sembrano solo di sua madre, forse suo padre è assente...
Ritengo che qualche colloquio di consapevolezza e chiarimento con uno psicologo/a competente la possa aiutare a scegliere, anche se è già al quarto anno.
Auguri!
Dott,ssa Paola Federici - Psicologa Psicoterapeuta cognitivo comp, - Consigliere di orientamento e psicopedagogico - Speicialista in Psicoterapie brevi e autogene
Riceve a Binasco (Milano)

Centro Psicologico della Dott.ssa Paola Federici Psicologo a Binasco

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