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Insoddisfazione cronica..

Inviata da Lord Bathory il 17 ott 2019 Depressione

Da sempre vivo con questo senso cronico di insoddisfazione, una specie di logorio mentale che mi causa un perenne stato di spossatezza, mancanza di azioni, pigrizia, scarso interesse per tutto.. ho quasi trent'anni e sono così più o meno dall'adolescenza.. ho iniziato a perdere gradualmente interesse per qualsiasi cosa, all'inizio non riuscivo a capire bene cosa mi stesse succedendo, pensavo allo stress causatomi dalla scuola, il fatto che magari essendo un pendolare, viaggiare tutte le mattine, prendere autobus, mi causasse questo stato di stress.. mi sono diplomato a stento con una mezza sufficienza, nonostante gli sforzi profusi dai miei genitori per farmi andare bene nelle materie in cui riscontravano lacune, ma il problema è che studiavo con il prof di ripetizioni e poi a casa non facevo nulla, passavo le giornate chiuso in camera a sognare in grande, a navigare su internet, insomma, tutto tranne che impegnarmi.. questa scarsa motivazione era presente anche in altre attività, ad esempio, non ero in grado di praticare sport, palestra, ci ho provato un tante di quelle volte, mi sono iscritto anche con un amico dell'epoca perché avevo un po' di scoliosi e il medico mi consigliò di fare degli esercizi mirati.. ma anche lì non riuscivo ad essere cistante, perdevo interesse subito.. questa caratteristica purtroppo mi è rimasta e mi ha impedito di laurearmi, ero partito benissimo con l'università avevo dato quasi dieci esami con buoni risultati, un 30, due 29, un paio di 28 e qualche 26 e 25.. poi anche lì all'improvviso ho iniziato a perdere concentrazione, facevo fatica a memorizzare nozioni, sentivo che non era ciò che volevo e dopo essermi trascinato per due anni senza dare nemmeno più un esame e mentendo spesso ai miei genitori ho deciso di abbandonare completamente, non era cosa per me, non più.. adesso lavoro, grazie ai miei genitori sempre e mi sono anche sistemato, credo di aver trovato la mia dimensione, nel senso che preferisco di gran lunga guadagnare e portare la pagnotta a casa piuttosto che sgobbare sui libri, l'ho sempre trovata un attività poco stimolante.. solo che ora continuo ad avvertire sempre gli stessi problemi, nel senso che anche sul lavoro spesso soffro di carenza di concentrazione, sbadiglio spesso, mi sento assonato e intorpidito, forse per il tipo di lavoro che svolgo, statico, di ufficio, molto ripetitivo e meccanico, però vedo colleghi e colleghe che sono lì da anni e non hanno perso interesse e passione per quello che svolgono, io invece soltanto dopo 4 anni sento già necessità di evadere la routine, a volto la trovo davvero soffocante.. forse sono portato per lavoro più creativi, meno soffocanti, ma sinceramente non avrei idea di cosa poter fare di diverso... il problema è proprio questo, non so chi sono, non mi conosco, da sempre sono una persona caotica e indecisa.. da sempre convivo con forti insicurezze anche se devo dire che ultimamente un po' le ho risolte.. ma mi sono sentito costantemente estraneo a me stesso, è come se mi sentissi senza una struttura portante, un impalcatura, non so se mi spiego, avete presente gli edifici senza fondamenta.. senza una struttura che sorregge tutto il resto... ecco io mi sento così, in balia di non so cosa, vivo, mi lascio trasportare dalla corrente degli eventi in modo passivo, non provo mai a modificare nulla di mia spontanea volontà, preferisco accettare passivamente quello che mi capita perché non so cosa fa per me, cosa è giusto per me... scusate il lungo papiro ma avevo davvero tante cose da dire e forse non ho ancora concluso.. se potreste indirizzarmi in qualche modo, consigliarmi qualche terapia, ve ne sarei grato perché non sopporto più di vivere in questo modo.

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Buon pomeriggio, la situazione di vita che racconta sembra essere caratterizzata da una sofferenza "indicibile" che proprio per questo non trova forma o meglio, la trova in uno stato di disagio perenne e generalizzato. Potrebbe, alla base, esserci anche un latente timore di fallire pertanto inconsciamente evita qualsiasi sfida della vita, agendo l'alibi legittimo dell' insoddisfazione e del disinteresse. Il mio suggerimento e' di intraprendere una psicoterapia ad indirizzo analitico che le permette di prendere coscienza ed elaborare i vissuti emotivi inconsci alla base del suo malessere.
Disponibile per ulteriori chiarimenti.

Dottoressa Romano Morena Psicologo a Forlì

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Buongiorno, mi colpisce molto quando dice che non si conosce.
Forse il punto focale del diacorso è proprio quello: conoscerci, capire ciò che ci piace, capire i nostri scopi e come raggiingerli.
Quindi sicuramente un percorso per potersi scoprire e comprendere è quello che le consiglierei.
Per quanto riguarda l'approccio non mo sento di darle consigli in quanto ritengo che ogni approccio, seppur con vie diverse, possa portare a risultati. Ciò che ritengo conti più dell'approccio sono le capacità e conoscenze del terapeuta e la forza della relazione che instaurerete.
Le auguro il meglio, Dottoressa Ciacci

Dott.ssa Maria Noemi Ciacci Psicologo a Grosseto

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Buongiorno,
alla luce dei suoi vissuti che si porta dietro da anni, credo le sarebbe utile una psicoterapia ad orientamento psicoanalitico, credo l'aiuterebbe a rivedere e considerare la storia della sua vita e considerare il suo non saper chi è e non conoscersi.
Disponibile per approfondimenti
Dr.ssa Elisabetta Ciaccia

Dott.ssa Elisabetta Ciaccia studio di psicologia Psicologo a Milano

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Gentile Lord,
non è facile orientarsi in quel che racconta, ma penso anch'io che le farebbe bene una psicoterapia, mi chiedo anzi perché non abbia cercato aiuto finora. Io non credo che sia possibile consigliarle " qualche terapia" perché non ci riporta un problema concreto da risolvere, come un trauma od un problema di coppia. Pertanto, io personalmente sono orientato a consigliare terapie con prescrizioni precise e concrete da svolgere a casa, ovvero verso il filone cognitivo-comportamentale, che ormai si è arricchito da tempo anche da elementi più filosofici ed esistenziali. Nulla vieta però di valutare anche l'altro versante, ovvero quello psicoanalitico-psicodinamico. L'importante è trovare un/a terapeuta che abbia esperienza e capacità, ma anche umanità ed empatia.
Un cordiale saluto
dr. Leopoldo Tacchini

Dott. Leopoldo Tacchini Psicologo a Firenze

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