Innamorato della mia psicologa

Inviata da Fabio · 21 gen 2015 Orientamento professionale

Buonasera a tutti … Vorrei parlare del mio rapporto con la mia terapeuta, perché sto passando un’esperienza particolare. Premetto che non mi sembra un abuso di potere, né siamo coetanei … ha circa 10 anni più di me. Non so se è sposata o single, se ha figli o altro, so pochissimo sul suo conto. Ciononostante, più vado avanti, e più mi sto innamorando di lei. Sto in terapia da lei da poco più di un anno, abbiamo discusso del mio transfert nei suoi confronti, ma in questi ultimi tempi i miei sentimenti per lei stanno diventando molto intensi, e sinceramente mi sento un po’ a disagio a parlarne con lei riguardo a queste novità. Per fortuna il mio disagio con i familiari e la mia mancanza di autostima sono praticamente scomparsi grazie al suo aiuto, motivi per cui sono in cura da lei. Per questo credo che a breve terminerò la mia terapia. La seduta precedente che ebbi fu piuttosto triste, quando le dissi che pensavo d’interrompere lì il nostro percorso; anche se non sono sicuro in realtà se prendere questa decisione, o attendere qualche altra seduta. Sicuramente sembra un controsenso rispetto a cosa ho appena affermato qualche rigo sopra. Cercherò di essere breve e conciso: dopo la terapia, vorrei non rivederla più per i miei sentimenti amorosi, temo che possa svilupparsi in me una dipendenza verso di lei, sebbene finora sia sempre stato autonomo, come anche lei ha sempre constatato. Invece lei vorrebbe rivedermi, che la vada a trovare nel suo studio, che la nostra separazione non sia un addio, ma un arrivederci. Quanto vorrei che sia così! Io la adoro, è dolce, bella, giovane e intelligente, ma io devo pensare al mio benessere, sono costretto a essere egoista. Proprio qui toppai, e me ne sono pentito: le dissi schiettamente che, a questo punto, mi piacerebbe uscire con lei e, come mi aspettavo, ha accettato, ma vorrebbe aspettare almeno un anno e qualche mese, prima d’incontrarci. Poi mi sono corretto, e sono tornato sui miei passi di non voler avere a che fare con lei, dopo la terapia. Ora non so cosa fare, sono a un bivio; il desiderio di rivederla o troncare il nostro rapporto splendido. Ho sbagliato forse a continuare con lei, come ho sbagliato, credo, a farle una carezza delicata sul viso l’ultima volta, toccandole perfino leggermente le labbra (non so se avesse gradito, mi ha tenuto la mano, con la quale gliele ho sfiorate, per tre o quattro secondi, senza scansarsi né apparire distante; oppure ha gradito, ma voleva tenere una certa professionalità). Il giorno dopo le ho telefonato, le ho detto che devo ordinare le mie idee, ma lei era dispiaciuta per la mia tristezza nel rivederla, si aspettava che fossi contento. Ho pensato addirittura che il suo linguaggio del corpo mi abbia “aiutato” a farmi invaghire di lei; per esempio, non raramente si raccoglie i capelli dietro le orecchie, oppure quest’estate era solita indossare ballerine e sandali, e notavo sotto la scrivania aperta come spesso li dondolava appena o li lasciava semplicemente sospesi sulle sue dita dei piedi. Benché mi piacciano i piedi femminili nell’insieme del corpo e non sia un feticista, la cosa mi incuriosii, e lessi da qualche parte che è un atteggiamento di nervosismo o di seduzione. In conclusione non so cosa fare. E’ possibile che la mia psicoterapeuta provi attrazione per me, o sto fantasticando? E’ possibile che una terapeuta e un paziente si possano innamorare “normalmente”? Come posso gestire la situazione paradossale? Mi sento a disagio a parlargliene, mi sento altrettanto a disagio a pensare di averle destato un po’ d’amarezza riguardo alla possibilità di non vedermi più, nemmeno nel suo studio. Il mio affetto per lei è fortissimo e non so a chi dare ragione. Ho paura pure che la mia terapeuta possa leggere il mio post, ma spero che non accada. Mi dispiace se in qualche punto sono stato poco chiaro, perdonatemi la foga. Grazie a tutti.

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Miglior risposta 26 GEN 2015

Buongiorno gentile Fabio,
ho letto attentamente le sue richieste e desidero porle degli spunti di riflessione: sente che nella sua vita ci sono stati momenti relazionali importanti in cui è emerso che lei fraintendeva i comportamenti, i sentiti, le motivazioni degli altri? In terapia, questo modo di intendere gli altri è emerso? Ecco, sembrerebbe che al di là dell'operato della sua terapeuta, ci sia lei che con i suoi sentiti interpreta l'altro forse sentendosi invaso nei suoi confini o desiderando di esserlo. Diventa importante il confronto aperto e sincero con la sua terapeuta.
Cordialmente
Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Roma

Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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22 GEN 2015

Vi ringrazio per le risposte. A quanto capisco, farei meglio a fare chiarezza con la mia terapeuta, come immaginavo. Più facile a dirsi che a farsi. Vorrei aggiungere qualche altra informazione. Inizialmente avevamo ritenuto che il mio fosse un transfert materno, ma mi sto rendendo conto che almeno ultimamente non è così... forse ho proiettato la mia ex ragazza (mia coetanea) sulla sua figura, o mi sto veramente innamorando. È vero che gli obiettivi sono stati grossomodo raggiunti, ma penso che sia bene chiarire questa vicenda... il problema è avere il coraggio, siccome sento che la mia si tratterebbe di vera e propria infatuazione. D'altra parte la mia psicologa ha detto di non vedermi come un figlio, e, volontariamente o involontariamente, mi ha fatto sentire speciale, anche quando in passato accettò i miei abbracci, per poi rifiutarli perché non abbraccia i suoi pazienti... e poi tornare ad accettarli (si parla di abbracci brevi). Magari in futuro riderò di me, per questa mia cotta stupida... ma adesso il mio pensiero è solo lei. Mi vergogno a sfogarmi su questa vicenda coi miei amici... spero di uscirne fuori.

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22 GEN 2015

Gentile Fabio
penso che in questo suo racconto emerga chiaramente che la situazione di Transfert e relativo Controtransfert qui è stata sorpassata da un innamoramento reciproco.
Non può esserci sbocco finchè lei sarà in terapia e, in considerazione del fatto che lei ha superato le difficoltà che l'avevano condotto in terapia, credo che questa terapia possa considerarsi terminata.
Credo che lei avverta che è giunto il momento di separarsi dalla sua Psicoterapeuta come paziente.
Forse la stessa desidera che sia lei a farlo proprio come ulteriore momento di autonomia a conferma del percorso svolto.
Terminata la terapia. Quello che succede o non succede dopo, è un'altra storia che avviene fuori dai ruoli codificati e sanciti da un codice Professionale che (per il bene di tutti) deve essere rispettato.
Se davvero è un innamoramento reciproco o meno...si vedrà.
Continuare una Psicoterapia in questo stato è solo rovinare tutto il lavoro svolto.
Cordiali saluti
Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicoterapeuta in Ravenna

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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22 GEN 2015

Nessuno può aiutarmi? Non ho idea di come comportarmi.

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22 GEN 2015

Gentile Fabio,è molto interessante quanto lei descrive. Appare un rapporto di ruolo invertito,o almeno è così che lo vive lei. Infatti sembra essere lei e non la sua psicoterapeuta a lavorare per il distacco dell'altro.Sembra lei pronto per il distacco e meno la sua terapeuta.Se mi consente il paragone direi proprio come accade a un figlio che, nonostante l'amore che prova per la mamma, sente il desiderio di distaccarsene,mentre la mamma vorrebbe continuare a fare da chioccia.
Non dico che sia quello che vive la sua psicoterapeuta ma,forse, è il reale significato del suo transfert che si manifesta in un innamoramento per coprire un difficile distacco con la figura materna.
Naturalmente sono solo supposizioni ma sempre i trasfert erotico o "d'amore" sono difese coprenti relazioni che vengono sostituite da quella psicoterapeutica.

Dott.re Lorenzetto Claudio Psicologo a Ferrara

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22 GEN 2015

Carissimo,
da quello che dici e come lo dici, mi fai pensare ad una interazione transferale particolarmente delicata. Tu ragioni benissimo ma in conflitto col tuo sentire ed anche l'atteggiamento della tua terapeuta lo filtri in modo non sufficientemente chiaro. Comprendo anche la sua difficoltà di gestire la situazione, nel rispetto del tuo stato di 'innamoramento' (ognuno di noi 'addetti ai lavori' adotta un proprio metodo nel gestire la fase della separazione, o liquidazione del transfert). A me non resta che suggerirti di parlarle più assertivamente facendole notare che qualora la sua attuale modalità di espressione avesse lo scopo di accompagnarti dolcemente verso la separazione,per te tuttavia è giunto il momento di accettarla, per iniziare ad elaborare il relativo lutto. Lungi da me l'interferire nella vostra relazione terapeutica, rimango comunque a tua disposizione soltanto se avessi qualche difficoltà.
Dottssa Carla Panno
psicologa-psicoterapeuta

Dott.ssa Carla Panno Psicologo a Milano

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