Iniziare convivenza: come dirlo ai miei?

Inviata da francesca aschettino · 3 giu 2020 Terapia familiare

ho 39 anni e da 3 una relazione con un uomo che amo ed iniziamo a parlare di convivenza; io voglio andare a vivere con lui ma già so che i miei genitori non prenderanno bene la notizia, sono anziani e già varie volte mi dicono tanto noi siamo anziani non ci resta molto poi tu potrai fare quello che vuoi, credo di aver lasciato la mia vita troppo in stand by e credo che un genitore non possa chiedere ad un figlio di non vivere.
sono convinta della mia decisione e adesso ho anche la possibilità economica ma affrontare i miei è origine di stress e ansia

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Miglior risposta 4 GIU 2020

Cara Stella,
sentirsi responsabili di un genitore anziano è un vissuto che può non essere facile da gestire per un figlio. Tuttavia, la possibilità di aiutare un genitore non dovrebbe mai mettere in stand by la vita di un figlio. Lei è una donna adulta, è normale e giusto che senta il bisogno di realizzare e concretizzare questa sua relazione. Seppure le può sembrare difficile in questo momento, provi a valutare concretamente la possibilità di compiere questo passo, scoprirà così forse che questo non determinerà la fine di una possibilità di aiuto nei confronti dei suoi genitori, ma aprirà forse nuove modalità in come esprimerla, non necessariamente mettendo in secondo piano le sue necessità e i suoi desideri. E' importante riuscire a mettere dei confini nelle relazioni, questo non vuol dire perdere o rifiutare l'amore di qualcuno, in questo caso dei suoi genitori, ma guadagnare il proprio spazio vitale, emotivo e psicologico.
A presto
Dott.ssa Irene Sembolini

Dott.ssa Irene Sembolini - Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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5 GIU 2020

Salve Stella,
comprendo il suo problema e francamente intuisco anche quanto sia dura per lei gestire quest'ansia. Tuttavia lei ha 39 anni e di fronte a sè la possibilità, finalmente, di costruire un ambiente comodo, piacevole, sereno, con il suo partner. Certo è che i suoi bisogni non sono meno importanti di quelli dei suoi genitori, del resto credo che questo lei lo sappia, ma nutra sensi di colpa nei loro confronti. Qualche volta i genitori dicono che per loro qualcosa non è un problema, che i figli possono fare ciò che desiderano, ma con il loro atteggiamento, con la comunicazione non verbale (sguardi, gesti, posture e altro) comunicano il contrario: disagio, tristezza.. eccetera. Tutto questo può metterci di fronte a dei bivi in cui ci sentiamo fondamentalmente indecisi. Cosa fare adesso? Dare un dispiacere a loro ed un piacere a me oppure il contrario? Non è certo il nostro compito quello di dirle cosa e come decidere.
Tuttavia mi metto a sua disposizione, nel caso lo ritenga opportuno.
Dott.ssa Comi

Dott.ssa Gabriella Comi Psicologo a Reggio Calabria

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5 GIU 2020

Gentile Stella, già nella sua domanda mi sembra sia contenuta la consapevolezza dell’importanza di ciò che sente e del suo progetto di vita. Certamente il legame con i genitori è un aspetto fondamentale e in questa fase di invecchiamento i ruoli iniziano ad invertirsi, sentendosi lei coinvolta e responsabile nel prendersi cura di loro. Tuttavia ciò non s’interromperà nel momento in cui andrà a vivere per conto suo, troverete modi e tempi semplicemente diversi ma non cambiarà il vostro affetto reciproco. Anzi costruendosi lei i suoi spazi al contrario potrebbe emotivamente stare meglio, mentre il rinunciarvi potrebbe alimentare in lei insoddisfazione e risentimento. Il fatto che ora prova ansia e stress nel comunicare la decisione è normale perché è un passo importante e di fronte al cambiamento lei per prima ha certamente varie sensazioni che si muovono internamente. Anche nei primi periodi di convivenza ciò potrebbe accadere, nel tempo si adatterà e sentirà di aver ripreso in mano la sua vita!
Resto a disposizione per informazioni o approfondimenti.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Mavilia

Dott.ssa Valeria Mavilia Psicologo a Spadafora

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4 GIU 2020

Carissima, affronti i suoi genitori il prima che può più rimanda e più caricherà a cosa di ansia. Gliela butti li e sputi il "rospo" senza tanti tentennamenti, poi faccia capire loro che andare a convivere non significa non vedersi più. Potrebbe tornare sempre da loro per non farli sentire soli o abbandonati. Le persone anziane, ma tutti i genitori in genere, non prendono bene il fatto che un figlio vada via di casa, si tratta del così detto effetto "nido vuoto" difficile per i genitori giovani, molto difficile per quelli anziani. La capisco è difficile dire qualcosa che potrebbe alterare il clima famigliare, ma purtroppo la vita delle persone anziane è così, sempre stabile, immobile, la sua non può continuare ad esserlo. Dunque, non esiti più e con molta pazienza aiuti i suoi genitori in questo passaggio, cercando di essere comprensiva, paziente e restando loro sempre molto vicina, non facendoli mai sentire soli. Vedrà che come tutti gli altri figli che hanno lasciato riuscirà pure lei.
Cari saluti.
Dott.ssa Barbara De Luca

Dott.ssa Barbara De Luca Psicologo a Catanzaro

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4 GIU 2020

Gentile Stella,
occorre necessariamente che lei impari ad avere un dialogo tranquillo ma deciso con i suoi genitori sui motivi per cui dà per certo che osteggeranno la sua decisione.
Forse sono contrari alla convivenza e vorrebbero vederla sposata nell'ottica di una maggiore "tutela/garanzia" o forse,
semplicemente, temono di perdere la sua presenza e rimanere soli.
Il problema è risolvibile attraverso la acquisizione da parte sua di migliori capacità comunicative e di un adeguato livello di assertività tramite un percorso di psicoterapia preferibilmente cognitivo-comportamentale.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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4 GIU 2020

Buongiorno Stella.
Dal suo messaggio emerge la sofferenza legata alla sua voglia di poter scegliere cosa fare nella sua vita che però è in contrasto con un forte senso di responsabilità verso i suoi genitori. Quello che sembra temere è di prendere una decisione sbagliata che in qualche modo avrà sempre conseguenze negative (se scelgo di andare via mi sentirò in colpa verso i miei genitori, se resto starò male perché loro mi impediscono di avere la mia vita), si è generato così un blocco. Quello che mi sento di dirle è che non esistono decisioni giuste o sbagliate, ma quello che genera sofferenza è il non riuscire a tollerare le conseguenze emotive che queste scelte comportano. Il mio consiglio è quello di chiedere un aiuto che le permetta di comprendere come mai è presente in lei un così forte senso di responsabilità e di colpa e le aiuti ad affrontare un rapporto con i suoi che le impedisce di sostenere le sue decisioni in modo meno carico di ansie e stress.
A disposizione per una consulenza.
Saluti, Dott.ssa Francesca Ferraro

Dott.ssa Francesca Ferraro Psicologo a Firenze

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4 GIU 2020

Cara Stella, emergono Forti, dal Suo messaggio, i temi della responsabilità e del senso di colpa. Così, benché Lei riflessivamente abbia chiaro che ci sono modalità "corrette" (A Suo parere) per un genitore di porsi rispetto a questa faccenda, si trova in scacco. Il progetto identitario sembra emergere con chiarezza: Lei dice "io voglio...". Ma non può percorrerlo con serenità, a causa di questo senso di colpa e di responsabilità che crea l'ansia e lo stress di una decisione che, comunque vada, porta un risvolto negativo. Ha valutato un sostegno nell'affrontare questo rapporto con i Suoi? Ad oggi pare limitarLa nel muoversi nel mondo secondo autenticità, ed è ciò che una psicoterapia Le consentirebbe. QUalora non lo ritenga necessario, il consiglio è quello di comprendere in che modo uscire di casa impedirebbe di avere un rapporto con i Suoi o di aiutarli in caso di difficoltà, e se esistono modi differenti di vedere questa convivenza come una diversa opportunità anziché un ostacolo e una minaccia verso la Sua famiglia. In bocca al lupo, DP

Dott. Daniel Michael Portolani Psicologo a Brescia

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