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Infermieristica e depressione

Inviata da Lucio · 22 dic 2016 Depressione

Salve, sono ormai giunto al terzo anno di infermieristica. L'ho iniziata perché credevo fosse una professione come un altra per trovare velocemente lavoro e affrancarmi dalla famiglia. Mi sto rendendo conto che non è così : non solo il lavoro non si trova così facilmente come sto vedendo con i laureati degli anni precedenti , ma la professione in se non mi piace, il rapporto con i medici, il rapporto con i colleghi, la svalutazione psicologica costante da tutti i lati, la mancanza di autostima che in qualche modo ti porta questa professione. In famiglia abbiamo un negozio di elettronica che ho cercato di seguire in questi anni, dividendomi fra università e lavoro. Penso che continuerò con il negozio e manderò finalmente a puttane questa facoltà e professione di merda (scusate lo sfogo). Da quando sono entrato qua 2 anni e passa fa sono peggiorato sotto tutti i punti di vista: frustrato, depresso, insicuro, insoddisfatto, abbruttito sotto tutti i punti di vista. Aggiungo di essere entrato a medicina alla fine del liceo e di aver fatto solo il primo anno. Ebbi una crisi anche lì e mi dedicai al negozio, penso sia stato un segno che non ho saputo cogliere, che non sono la persona adatta a prestare aiuto al prossimo, non fa per me in ogni sua declinazione professionale questa vita. Nel lavoro del negozio, che condivido con mio padre e mio fratello, un minimo di soddisfazione la vedevo, e ho intrapreso quest altra via solo per motivi economici alla fine, ma sono arrivato al terzo anno che mi manca l'aria, mi sto impoverendo intellettualmente, sto diventando un altra persona e non mi piace neanche un po'. La sola idea di lasciare tutto mi fa tornare a guardare un po' positivamente al futuro, l'unica pecca di questa scelta è la mancanza di prospettiva economica per il momento, tornerei in negozio e vediamo che succede, ma se mi immagino da ora a 10 a fare l'infermiere mi torna l'ansia, la depressione, la mancanza d'aria, sembrerò esagerato ma questa è la sensazione che provo, mentre, ripeto, solo pensando di liberare me stesso da questa gabbia psicologica ed emotiva mi fa sentire bene e ottimista anche se dovessi fare la fame ma almeno sarei padrone di me stesso e soprattutto non vivrei il resto della mia vita a fare qualcosa che mi provoca questa vastità di sensazioni negative e non dovrei rimproverarmelo per sempre. Vorrei un parere, un idea, qualcuno che potesse dirmi qualcosa. Grazie in anticipo a chiunque volesse rispondere all'appello

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Salve Lucio,
se non sbaglio il terzo anno di Infermieristica è anche l'ultimo. Forse è per questo che soffre molto all'idea di distruggere tutto il sacrificio che ha fatto fino ad ora.
Ha fatto molto bene a scrivere, e fa molto bene a sfogarsi.
In ogni caso, che la sua laurea sia più o meno vicina, penso possa farle bene una visita con uno psicologo.
Saluti
Dott. Claudio Del Muratore

Dott. Claudio Del Muratore, psicologo e psicoterapeuta Psicologo a Pisa

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Gentile Lucio,
Fa una descrizione precisa e dettagliata del malessere che prova nello stare in questa situazione e pare che lei abbia preso una decisione in merito: individua come migliore l'ipotesi di lasciare gli studi perché attribuisce a questi la fonte del suo carico emotivo negativo. Cosa la blocca nel perseguire tale decisione?
Pare, dalle sue parole, che ci sia un dubbio rispetto a questa scelta ma non riesco a comprendere cosa ci sia nell'altro "piatto della bilancia" che la lascia in bilico.
Le scelte di questo genere, che implicano un rinuncia, sono difficili da compiere. Provi a non farle completamente da solo.
Un cordiale saluto

Dottoressa Laura Birtolo Psicologo a Firenze

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Caro Lucio, secondo me sei non realisticamente pessimista. Considera che la qualifica che otterrai alla fine degli studi è spendibile in molti altri ambiti, oltre quello ospedaliero. Per intanto la richiesta di figure professionali come la Tua, che si pone in prima linea nell'assistenza ai malati ma anche agli anziani ed in genere a chi soffre o ha bisogno anche di una semplice iniezione, è in continua crescita. Considera anche la professione privata, le strutture cooperative di assistenza domiciliare, e non ultima, la possibilità di lavorare all'estero, dove c'è richiesta di figure nel settore sanitario, preparate in Italia.
Quindi Ti consiglio vivamente di finire gli studi e poi mettercela tutta, valutando e tentando tutte le strade. Vedrai che ce la farai.
Sempre che il lavoro di infermiere Ti piaccia. Se Ti piace troverai certo l'ambiente o le strade per il successo.
Molti auguri. Dr. Marco Tartari, Asti

Dott. Marco Tartari Psicologo a Roatto

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Caro Lucio,
effettivamente esprimi molta frustrazione e rabbia ma anche confusione dal momento che hai scelto di avviarti ad una professione di aiuto senza la giusta motivazione che non può essere soltanto economica.
In questo, davvero non hai saputo cogliere i segnali negativi relativi alla prima crisi e all'abbandono degli studi di medicina dopo il primo anno ed è però anche un peccato rinunciare a completare questi altri studi per cui io ti consiglierei in ogni caso di portarli a termine anche se in futuro non farai l'infermiere.
Penso che se ti trovi bene e ci sono presupposti favorevoli, puoi riprendere la collaborazione nell'attività di famiglia ma, acquisendo il titolo di studio, ti manterresti aperta una seconda possibilità in caso di necessità.
In effetti, le cose nella vita possono cambiare e anche le tue convinzioni in futuro potrebbero cambiare.
Credo anche che qualche colloquio dal vivo con un bravo psicoterapeuta può aiutarti a chiarire le idee e rasserenarti smaltendo tutta questa rabbia.
Cordiali saluti e buon Natale.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Gentile Lucio, sembri avere le idee abbastanza chiare su ciò che vuoi fare. Certamente le professioni di aiuto richiedono una motivazione profonda, essendo molto impegnative anche sul piano umano. Scontrarsi con la sofferenza non è semplice e non è possibile farlo solo per una questione economica.
Un piccolo consiglio che posso darti è di consultare eventualmente un professionista che si occupi di orientamento (uno psicologo ad esempio, dal momento che ti sei rivolto ad un sito di psicologi).
Tanti auguri per il futuro e buon Natale!
Dott.ssa Cinzia Beluardo

Dott.ssa Beluardo Cinzia Psicologo a Torino

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