Indecisione universitaria e ansia

Inviata da Marty00 · 12 giu 2020 Ansia

Ciao, mi chiamo Martina e ho 20 anni.
A 15 anni mi è stato diagnosticato un disturbo d’ansia generalizzata; ho avuto due percorsi con uno psicoterapeuta che mi hanno aiutato a “ridimensionare” il mio problema e ad oggi mi sento abbastanza soddisfatta dei risultati ottenuti perché gli episodi di ansia sono diventati ormai occasionali.
Tuttavia un pensiero negli ultimi mesi mi attanaglia e mi impedisce di restare serena: la scelta universitaria.
Sono uscita dal liceo classico col massimo dei voti, dopo una carriera scolastica costellata, fin dalle elementari, di successi ottenuti con sforzo mai eccessivo: il che per me è al tempo stesso croce e delizia, perchè, se da un lato i voti alti sono serviti a colmare la mia scarsa autostima, dall’altro hanno sempre dato vita a grandi aspettative (da me vissute come grandi pesi) nelle persone a me vicine, primi fra tutti i miei genitori.
Nel corso della mia vita non ho mai avuto le idee chiare su cosa volessi fare in futuro, complice forse anche il fatto che riuscissi a studiare con buoni risultati tutte le materie a scuola; la mia unica certezza, fin dalle scuole medie, è sempre stata la passione per le lingue straniere: passione che è stata letteralmente schiacciata dai miei genitori, che non vedevano in essa nessun tipo di sbocco lavorativo, a causa anche della nostra modesta condizione economica che mi avrebbe impedito di viaggiare all’estero.
Fu così che finirono per indirizzarmi verso il Liceo Classico: misi da parte il vagheggiato Linguistico e per cinque anni lasciai in un cassetto la mia vera passione.
Durante gli anni del Liceo ho compiuto l’errore di procrastinare sempre la scelta dell’università, perché, essendo io un soggetto ansioso, il lungo termine mi desta non poche preoccupazioni e paure; concentrandomi sempre e solo sullo studio scolastico, sono giunta al quinto anno senza idee, anche perché qualsiasi scelta che non corrispondesse a Medicina o Ingegneria per i miei genitori era totalmente fuori discussione in quanto “poco remunerativa”, “senza sbocchi” o “troppo facile per -una come me-“
Così, ancora una volta mi sono lasciata (tristemente) guidare dai miei genitori, che sognavano per me il camice bianco, e, grazie anche a un corso di preparazione per il test, sono riuscita ad entrare nella Facoltà di Medicina dell’ateneo più vicino alla mia città. Un grande traguardo per tutti, ma un vero incubo per ME, che per l’ennesima volta mi sono vista incastrata in futuro costruito su misura per me da altri, per giunta non calcolato sui miei interessi (non ci andava nemmeno vicino) ma sulle prospettive lavorative future; insomma, una scelta imposta e basata sull’ottusa convinzione che solo certe facoltà sono degne di una ragazza studiosa, cioè quelle in grado di offrire “velocemente” un lavoro prestigioso e per di più ben pagato.
Quante litigate, quanti pianti per riuscire a imporre le mie volontà. Alla fine ci sono riuscita: dopo due mesi di Medicina, i miei genitori hanno capito che quella facoltà mi stava distruggendo emotivamente, e mi hanno appoggiata (non senza lamentele e avvisi che suonavano come minacce: “stai lasciando l’unico lavoro sicuro, adesso ti prenderai le tue responsabilità”) nella scelta di disiscrivermi.
Vorrei poter dire che, successivamente, mi fu lasciata carta bianca, ma purtroppo non è così: intimoriti che avessi perso del tutto la voglia di studiare, i miei genitori mi hanno imposto di compiere entro un paio di giorni una nuova scelta (stavolta, però, non più condizionata da loro; o almeno così credettero).
Presa dalla disperazione, con le idee ancora confuse, feci la scelta che mi sembrò più sensata: quella di proseguire con gli studi liceali, iscrivendomi a Lettere Antiche.
L’entusiasmo è durato giusto il tempo di metabolizzare che finalmente L’”inferno” di medicina era finito, perché già dopo solamente un mese ho iniziato a nutrire i primi dubbi sulla nuova scelta.
Confrontandomi con la voglia di approfondire e con la passione dei miei nuovi compagni di aula e non notando nessun entusiasmo lontanamente simile in me, nonostante due esami conseguiti col massimo dei voti, credo ormai di aver sbagliato di nuovo.
Ancora una volta, d’altronde, ho preso una decisione affrettata e non davvero imparziale (i miei genitori hanno assecondato la mia passione per l’insegnamento, ma mi hanno comunque indirizzato su Lettere Antiche piuttosto che Moderne o Lingue a causa della minore concorrenza).
A questo punto non so davvero come muovermi: sto mettendo in dubbio perfino la mia passione per l’insegnamento e per le lingue, tanto grande è questa confusione, questa ansia che mi impedisce di dormire e mi fa piangere in continuazione, accompagnandosi alle continue litigate con i miei, che ripetono ogni giorno di essere delusi da me e sono arrivati a darmi della fallita.
Mi chiedo (forse conoscendo già la risposta) se sarebbe sensato utilizzare la mia “versatilita” nello studio per prendere una laurea spendibile velocemente e facilmente nel mondo del lavoro (una professione sanitaria, farmacia..) e, una volta assicuratami la stabilità economica, dedicarmi alle mie vere passioni (lingue ma anche psicologia, ad esempio).
Perdonatemi per la lunghezza e grazie per aver letto fino a qui!

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Miglior risposta 15 GIU 2020

Cara Martina, emerge una storia di vita costellata di scelte poco identitarie e percepite come proprie e libere, con conseguenti fallimenti, arresti, cambi di direzione in concomitanza con la mancata realizzazione delle aspettative (Tue e del contesto) che le avevano causate. Sei di fronte a un nuovo bivio: hai valutato l'opzione di cambiare modalità di affrontarlo? Le scelte precedenti, tutte fatte con fretta o in modo poco autentico, si sono rivelate non Tue. Forse stavolta è possibile permettersi di attendere e non scegliere, per effettuare un percorso che chiarisca le idee e rendesse la successiva scelta finalmente identitaria. C'è tanta sofferenza che rende difficile poter prendere la responsabilità della decisione con serenità. Forse un percorso di orientamento sarebbe utile. Valuta la possibilità di contattare un terapeuta (anche uno di quelli che ti ha precedentemente seguita) per chiarirti le idee. A disposizione, cordialità. DP

Dott. Daniel Michael Portolani Psicologo a Brescia

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