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In dubbio - PARTE 2

Inviata da Maria il 3 ott 2016 Autorealizzazione e orientamiento personale

Gentilissimi,
Vi confesso che non è la prima volta che scrivo su questa pagina (il mio post precedente è "In dubbio" del 29 Agosto) ma con mio grande dispiacere la situazione non è migliorata e credo di aver bisogno di un vostro parere. Seguendo i vostri suggerimenti ho detto alla mia terapeuta del dolore che provo a trovarmela davanti (mi ricorda mia madre). È molto difficile riuscire a spiegare qui e in poche righe tutto il contesto e il rapporto che negli anni si è venuto a creare e vi confesso che fondamentalmente non lo trovo neanche corretto. Quello che ci si dice in terapia dovrebbe rimanere li e non essere raccontato in giro. È però necessario…per me avere un parere, un consiglio. Nel mese di luglio durante una seduta, devo dire molto tranquilla, la mia terapeuta, tra l'altro vedendo quanto io sia appassionata di viaggi, mi propose di raggiungermi per qualche giorno di vacanza in un viaggio di lavoro che farò a gennaio. Preciso che fu lei a propormelo ed io risposi che sarei stata la persona più felice di questo mondo. Andai in agenzia, cominciai a fare qualche preventivo e a studiare possibili itinerari. Dopo qualche giorno mi disse che aveva cambiato idea e che per motivi personali (che tra l'altro conosco e condivido) non poteva venire con me. Tengo a precisare che viaggio spesso da sola per lavoro e che quindi non dovrebbe essere per me un problema. Inizialmente non ci feci caso ma anzi ci furono altre due sedute molto tranquille. In modo del tutto improvviso, però, è venuto fuori un ricordo. Mia madre fece la stessa identica cosa qualche anno fa. In quella situazione la delusione fu immediata. Non parlai con mia madre per più di un mese e anche il mio corpo reagì a quella sensazione con un malore (svenni in bagno andando a sbattere con il viso e uscendone con un occhio nero e un taglio sotto al mento). In questo caso la reazione è stata diversa. Fisicamente ho vomitato in un modo che quasi definirei non umano, con tremore ed una sensazione di freddo estremo (e c'erano 32 gradi). Ma da quel momento è cambiato il mio atteggiamento. La mia terapeuta era a conoscenza della delusione che mi provocò mia madre in quella occasione. Quindi perché non ha avuto l'accortezza di protteggermi dalla stessa situazione? Ora credo che le risposte si concentreranno sul fatto che alcuni di voi hanno un approccio terapeutico più aperto (si possono fare delle cose con i pazienti piuttosto che altre) e altri, invece, preferiscono rimanere in un setting più tradizionale. Non è questo il punto. Razionalmente capisco bene il perché mi ha detto che non poteva venire…ci mancherebbe. Ma da allora è tornata in me la rabbia e il dolore e il rapporto non ha fatto che peggiorare. La terapeuta mi ha detto che devo smettere di idealizzarla e di aspettarmi da lei quello che mia madre non mi ha mai dato. La cosa per me è però ormai fuori controllo. Non riesco neanche a guardarla e anzi non riesco neanche a trattenermi dal provocarla. Quasi come se fosse diventata una nemica da cui sento il bisogno di difendermi. Avrei voluto parlare di questa cosa, di come sono sentita e forse mi sarei anche aspettata che dicesse o che ammettesse di aver commesso un errore. Ecco, in questo caso forse riuscirei a perdonare. Ma non lo ha fatto…e non so veramente cosa fare. Si è comportata esattamente come mia madre reagendo con una freddezza e un distacco che prima non ho mai avvertito. Ho continuato ad andare a terapia…perché la ritengo una cosa giusta per me, quasi un impegno che ho preso con me stessa. Ma non riesco a comunicare, a guardarla (occhi bassi) e spesso anche a parlare (è come se i miei pensieri fossero intrappolati). Mi ha fatto rivivere quel dolore. Ho il prossimo appuntamento in questa settimana…e onestamente sono tentata di lasciar perdere. Forse non c'è soluzione. Non lo so. Ma confido in una vostra opinione.

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Carissima, capisco il tuo dolore e la tua delusione e comprendo quanto tu possa esserci rimasta male. Si ripropongono, a quanto dici, alcune modalità interattive che hai vissuto con tua madre. A tutti capita di mettere in atto con altre persone modalità relazionali vissute in famiglia, soprattutto quando ritroviamo negli altri atteggiamenti e comportamenti simili a quelli dei nostri cari. Ed è proprio lì che si attivano le nostre modalità interattive caratteristiche, che ci appartengono. Per es. se ho avuto una madre distante e squalificante alla quale reagivo con rabbia e con comportamenti aggressivi, se non ho superato queste difficoltà, mi troverò a riproporre le stesse reazioni tutte le volte che mi sentirò rifiutata dagli altri. In pratica si attivano delle modalità relazionali, dove tu rispondi sempre allo stesso modo, un modo disfunzionale e che ti fa stare male. Queste modalità sono disfunzionali perché troppo rigide e ti fanno stare male. È necessario apportare delle modifiche alle tue modalità di risposta agli eventi... questo in terapia lo puoi fare... Gli altri non si possono cambiare... Ti capiterà spesso di rivedere tua madre in altre persone e non potrai sempre rifiutarti di confrontarti con questa gente. Bisogna partire da se stessi per iniziare a stare meglio. Lavorare su questi tuoi stili relazionali disfunzionali, sulle modalità con cui riconosci e gestisci il flusso di pensieri negativi che situazioni del genere ti scatenano e sulle reazioni che metti in atto. Parla col tuo terapeuta delle tue difficoltà, altrimenti si perde il senso stesso della terapia.

Dott.ssa Simona B. Morabito Psicologo a Reggio Calabria

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Cambia assolutamente terapeuta!

Dott.ssa Meloni Maria Cristina Psicologo a Rottofreno

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Cambia al più presto la tua terapeuta. Per quanto ci siano diversi stili di psicoterapia questo modo di lavorare mi sembra alquanto strano e non corretto.

Dott.ssa Anna Laura Burattini Psicologo a Castelfidardo

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Buongiorno Maria,
quello che mi arriva da ciò che mi hai scritto, è confusione. Ad esempio io ai miei pazienti do del tu, ci sono altri miei colleghi che preferiscono dare del lei, io uso poltrone anziché sedie, e mi accomodo vicino ai pazienti e non davanti a una scrivania, altri invece no, come dici tu ognuno ha un suo approccio terapeutico col quale lavora meglio perché sente più suo. Dal tuo racconto, mi faccio la fantasia, che sia avvenuta una sorta di “con-fusione” di parti, in cui la tua terapeuta è diventata anche un’amica, che viene in vacanza con te, e allo stesso tempo è tua madre poiché te la ricorda per molte cose … mi immagino che si sia instaurato un legame che va oltre la psicoterapia, in cui anche se vi date del lei, non serve più a mantenere quella distanza che faccia si, che esista una relazione terapeutica e non amicale.
Immagino anche che si siano create delle aspettative reciproche, l’una si aspetta dall’altra qualcosa … ripeto, sono cose che mi vengono in mente rispetto a ciò che ho letto, probabile sono lontane dalla realtà … come pure no.
Il consiglio che ti posso dare, è parlare con la terapeuta di un tuo eventuale invio a un collega, col quale affrontare le varie tematiche che riporti. Oppure sospendere il percorso per un po’… capisco quando dici che per te è importante continuare, ma la domanda da porti è se questo è il modo giusto, se lo vuoi continuare a fare così o se vuoi trovare alternative. Se vuoi capire cosa sta succedendo tra te e la dottoressa e farlo insieme a lei, o se lo vuoi fare senza di lei. Il percorso terapeutico a volte è lungo a volte è breve, può essere immediato oppure no, ma sicuramente parte dalla domanda “cosa voglio io rispetto a ciò che sento, e di conseguenza cosa posso fare”.

Dr.ssa Jessica Scheggi Psicologo a Livorno

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Buongiorno Maria,
sicuramente nel corso della vita può accadere di essere delusi dalle persone più vicine a noi, e la delusione e la sofferenza aumenta se questo è "una corda che è già stata suonata". Il percorso di psicoterapia può essere efficace solo se "prende in mano, scarta e apre quel pacco così doloroso per lei".In altre parole, come non è riuscita a fare con sua madre, con la sua terapeuta deve affrontare il tema della delusione e della gestione della rabbia che ne deriva. Se lei non si è sentita accolta .. il primo passo è quello di condividere quello che sta "sentendo" non solo con noi ma con la persona interessata.
Dott.ssa Antonella Minutella.

Dott.ssa Antonella Minutella Psicologo a Monteriggioni

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Gentile Maria,
anche se non è molto corretto accostare le due situazioni, credo che nel rapporto genitore-figlio ed in quello terapeuta-paziente, i due componenti la coppia abbiano "pari dignità" ma non siano "alla pari" per ovvi motivi di età, esperienza e ruolo.
Pertanto, rispettivamente sul genitore e sul terapeuta incombe la maggiore responsabilità affinchè la relazione sia positiva e funzionale.
In altre parole, penso che al punto critico in cui è arrivata lei in terapia, dovrebbe essere la sua terapeuta, che ha creato involontariamente il problema con la proposta (a mio avviso inopportuna) della vacanza insieme, a sbrogliare la matassa chiarendo la sua posizione, il suo ruolo e la sua funzione pur considerando le dinamiche di transfert e controtransfert.che nondimeno possono essere utilizzate ai fini di una buona psicoterapia.
Non ritengo accettabile che lei continui ad andare in terapia senza riuscire a guardare negli occhi la terapeuta e senza riuscire a comunicare mentre quest'ultima non fa nulla per risolvere il problema sapendo che tocca a lei la funzione di guida.
La mia opinione è che se dopo altre 2 - 3 sedute non accade nulla per uscire dall'impasse, è comprensibile che lei voglia chiudere la terapia pur essendo grata e riconoscente per il buon lavoro finora fatto.
Cordiali saluti.
Dr Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Quando la situazione transferale è così delicata e difficilissima da gestire anche da parte di noi psicoterapeuti, l'unico parere che mi sento di esprimere è quello di suggerirti di impegnarti collaborativamente con la Collega che ti segue .. costi quel che costi. Soltanto così, entrambe (dico 'entrambe' in quanto oltre a sperimentare personalmente tali situazioni, eseguo supervisione sull'argomento ), potrete verificare se la vostra relazione terapeutica è sostenibilè oppure si dovranno prendere altre direzioni. Se ci tieni alla tua terapeuta, impegnati in tal senso.
Dott.ssa.Carla Panno
psicologa-psicoterapeuta

Dott.ssa Carla Panno Psicologo a Milano

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