In dubbio...

Inviata da ISa · 29 ago 2016 Autorealizzazione e orientamiento personale

Salve a tutti,
mi chiamo Rosaria ed ho 36 anni. Sono in terapia da 3 con una terapeuta che ha letteralmente cambiato la mia vita.
Decisi di rivolgermi a lei tre anni fa, avevo problemi sul lavoro che rischiavano di mettere seriamente in pericolo la mia carriera. Lavorando (inizialmente con appuntamenti settimanali e poi ogni 15 giorni) ho scoperto che i miei problemi sul lavoro erano più che altro legati alla figura del mio capo: donna e severa. Vi lascio immaginare a quale figura ricollegavo il tutto. Sono la prima di due figlie femmine e per tutta la mia infanzia non ho avuto altro se non l'indifferenza affettiva di mia madre e la sua freddezza avendo sempre preferito mia sorella a me. Per farla breve la mia terapeuta mi è stata molto vicina in quel periodo della mia vita e risolti i problemi sul lavoro (che per la cronaca ora va alla grande..ed anche i rapporti con il capo sono decisamente migliorati) siamo passati al problema originale. Ho preso consapevolezza di un sacco di cose durante il mio percorso terapeutico e sono infinitamente grata alla terapeuta che mi ha seguita. Ora però vengo al punto. La mia terapeuta ha la stessa età di mia madre ed è diventata una figura importante della mia vita, oltre ad essere anche lei una figura femminile. Problema. È capitato negli ultimi mesi che io facessi completamente scena muta durante gli appuntamenti. E il silenzio è stato sempre accompagnato da una quasi incapacità di muovermi (congelamento...) e da un, seppur lieve, senso di malessere fisico (mal di stomaco, tensione sulle spalle e sul collo). Ho sentito un forte senso di paura. Quasi di terrore. Le ho riferito questa sensazione e vi confesso che sono rimasta profondamente addolorata nel sentirmi dire che lo stavo facendo di proposito al punto di interrompere la seduta e scappare via. In quel momento oltre al mio terrore si era mixato insieme anche un senso di rabbia per non riuscire a spiegare e farmi capire. Da voi vorrei un consiglio. Pensate che sia il caso di cambiare terapeuta? Non è mia intenzione sospendere questo percorso, anche perchè ho sotto gli occhi ogni giorno i risultati che fino ad ora ho raggiunto (certo non da sola...ma grazie alla mia attuale terapeuta). Vorrei chiedere alla mia stessa terapeuta di consigliarmi un terapeuta maschio....per provare a capire se il problema è questo. Per il momento è una ipotesi che sto prendendo in considerazione e non so neanche se avrò il coraggio di dirglielo ma un vostro parere credo comunque che potrebbe essermi di aiuto. Vi ringrazio per il tempo che dedicherete a queste mie righe.

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Miglior risposta 30 AGO 2016

Gentile Rosaria,
se ritiene di non essersi spiegata bene o non essersi fatta capire bene da lei, provi a scrivere quello che sente e a leggerglielo o farglielo leggere alla prossima seduta, compresi i blocchi e le difficoltá a verbalizzare come si sente con lei e riguardo alla terapia.
Se dice che ha sotto gli occhi ogni giorno i risultati del vostro percorso insieme, io le sconsiglio di cambiare terapeuta e le sconsiglio di cercarne un altro.
Non è raro che nei momenti difficili della terapia venga il dubbio se interromperla o se rivolgersi a qualcun'altro. Tuttavia è proprio in quei momenti che bisogna non cedere e continuare col percorso, per quanto difficile possa sembrare in quel momento. Continuare il percorso con la stessa terapeuta a mio avviso vale la pena e col tempo ne osserverá lei stessa i risultati.
Concordo poi sulla risposta che ha dato il collega dott. Bedetti riguardo alle ipotesi di lavoro della terapeuta e riguardo alla possibilitá che siete passate ad un altro livello di terapia che mira ad indagare piú l'interno che non l'esterno.
Il mio suggerimento è pertanto quello di continuare la terapia con la stessa terapeuta, anche se ora le dovesse sembrare piú difficile.
Le auguro tutto il meglio.

Cordiali saluti,

dott.ssa Elisa Canossa, psicologa psicoterapeuta, Sustinente (Mantova)
Le auguro tutto il meglio.

Dott.ssa Elisa Canossa - Studio di psicologia e psicoterapia Psicologo a Sustinente

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30 AGO 2016

Cara Isa,
la sua storia mi ha molto colpita. intanto ammiro la grande consapevolezza che ha del suo corpo e delle sue reazione e capisco anche da questo che deve aver trovato proprio un'ottima terapeuta.
Onestamente non credo che cambiare terapeuta o rivolgersi ad un terapeuta uomo sia una mossa buona, anzi. Proprio alla luce del parallelismo che a quanto pare c'è tra la sua terapeuta e sua madre, è possibile che questa sua crisi e questo suo desiderio di cambiare sia proprio legato al fatto che siete arrivati ad un punto cruciale e di svolta della terapia, che però deve essere particolarmente doloroso per lei tanto da farla reagire con questo irrigidimento corporeo e da farle desiderare un cambiamento di terapeuta.
Credo che lei sia molto fortunata perchè ha trovato una persona che l'ha saputa aiutare e credo che dovrebbe continuare a affidarsi a lei. Le racconti cosa ha provato e come l'ha fatta sentire delusa la risposta che le ha datto, le spieghi cosa prova e sono sicura che troverà nuovi preziosi e dolorosi nodi da sciogliere.
Le faccio un enorme in bocca al lupo.
Dott.ssa Monia Crimaldi
Palermo

Dott.ssa Monia Crimaldi Psicologo a Palermo

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29 AGO 2016

Gentile Rosaria,
la sua terapeuta,o la rappresentazione che lei ha della sua terapeuta, in questo momento del percorso, potrebbero non coincidere, non favorire, non essere ciò di cui lei ha bisogno.
Nel caso, o cambiate in qualche modo la vostra relazione e la rappresentazione di essa o vi troverete in difficoltà, come già accaduto, nel continuare.
Potreste perciò ricercare questo cambiamento con dei chiarimenti.
Se tuttavia non ci riusciste, la psicoterapeuta dovrebbe chiedere presumibilmente una supervisione mentre lei potrebbe chiedere una consulenza ad altro professionista che, essendo più estraneo, saprà probabilmente guardare al suo momento storico e alla relazione terapeutica con la collega con più limpidezza.

Valentina Sciubba Psicologo a Roma

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29 AGO 2016

Buongiorno Isa, tenendo conto che, in questo contesto si lavora solo per ipotesi, le dico la mia impressione: se ciò che le ha detto la collega è una sua ipotesi di lavoro, allora potrei essere d'accordo con la terapeuta. Nel senso che, anche per mia impostazione teorica, i problemi ed il modo di gestirli siamo noi che li creiamo costantemente (come anche le nostre gioie ed il nostro benessere). Probabilmente, siete, da tempo, passati ad un altro livello terapeutico per cui vi state concentrando più sull'interno (funzionamento emotivo) che sull'esterno (prima la figura del capo e poi quella della madre). Così, appena ho letto la sua reazione a ciò che le ha detto la terapeuta mi è sembrato proprio che avesse colto nel segno, per cui si è sentita in un certo modo (non sopportabile per lei) e non poteva far altro che andare via dal setting in quanto percepito come non più gestibile emotivamente. La metafora è un pò quella delle antenne della lumaca: escono fuori ed esplorano l'ambiente fino a quando non toccano un ostacolo o qualcosa che le fa immediatamente ritrarre per proteggersi. Questa è stata esattamente la mia prima impressione. Non si capisce, dopo quella seduta, se vi siate più rivisti o cosa sia successo dopo. Tuttavia, la inviterei a "stare" proprio su questo tema emerso (di rimanere con la collega neanche ne parlo, vista la relazione che si è creata negli anni e, soprattutto, il miglioramento che ne ha tratto), in quanto evidentemente molto importante e significativo per lei. Come l'ha fatta sentire quella frase della collega appena detta? Poco prima di andarsene, che emozioni ha provato? E cosa ha pensato? Insomma, sono proprio questi, in realtà, i momenti più importanti di una terapia e forieri di possibili cambiamenti ed ulteriori comprensioni di Sè.
Buona fortuna
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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