In completo stallo dopo un anno di psicoterapia: lui e lei su percorsi opposti.

Inviata da Mr. Doubtfire · 19 lug 2021

Buongiorno dottori,
ho 53 anni e, quest'anno, 25 anni di matrimonio alle spalle. Con mia moglie ci siamo conosciuti e amati dalla notte dei tempi. Non è sempre stato idilliaco ma ha funzionato, forse, con il senno di poi, più per buona educazione che per passione, perchè io ho sempre avuto la tentazione di assaggiare la vita ma sensi di colpa e codardia (ho superato l'orgoglio degli alibi e conosco le mie paure) mi hanno sempre tenuto dentro la "lavatrice" del matrimonio. E sono passato da essere figlio dei miei genitori, marito di mia moglie, padre dei miei figli, senza mai sentirmi davvero me stesso ma subendo, in qualche modo, il condizionamento della società. Al punto di chiedermi, ogni mattina, cosa ci faccio in questa casa? L'intimità fisica e amorosa si è spenta lentamente e non è evoluta nella nostra relazione che ha manifestato le sue debolezze all'arrivo di alcune problematiche con i figli. La mia sessualità giocosa, colorita e fantasiosa è stata gentilmente negata con tale fermezza da arrivare a provare vergogna dei miei stessi desideri restringendo al semplice coito gli incontri sessuali occasionali, sempre pilotati dai picchi ormonali di desiderio di mia moglie e mai costruiti come gioco di coppia. Mi ha "concesso" la nostra prima mini-vacanza di coppia dopo 20 anni di matrimonio (venti, non è un errore), in tre giorni abbiamo fatto l'amore una sola volta, non c'era quasi più brace sotto la cenere. I primi incontri psicologici di coppia qualche anno fa non hanno realmente cambiato la situazione e, a distanza di anni, mi rendo conto che era stata solo finzione. Ho rifatto esplodere la bomba la scorsa estate e ho parlato di separazione, ho raccontato il mio dolore, mentre lei è quasi "cascata dal pero". Abbiamo iniziato a frequentare lo psicologo, prima assieme e poi separatamente. Due sole cose sono emerse in modo evidente dallo specialista. La prima: "Avete vissuto due vite diverse da quelle che avreste desiderato". La seconda: "Avete un rapporto incondizionato e disfunzionale, quasi genitoriale. Ma le sue condizioni nella relazione io le ho capite e sono chiare, quelle di sua moglie non le so perchè non me le dice.".
E dopo un anno (un anno!) di psicoterapia siamo in una condizione di stallo paradossalmente peggiore. Io mi sono reso conto che, se dovessi descrivere mia moglie con una parola, sceglierei "no". Mia moglie dopo aver sentito la durezza della parola "separazione" ha ammesso di avermi sempre dato per scontato e si sta trasformando nell'amante che ho sempre desiderato impegnandosi con tutta se stessa a essere donna e non solo mamma, sta facendo rifiorire la sua bellezza e la sua femminilità. Dice (adesso) che il nostro matrimonio valga lo sforzo e che non può sopportare l'idea che io sia felice senza di lei o, peggio, con un'altra. Io sto affogando nelle sabbie mobili dei miei sensi di colpa e dall'amore che provo per lei (l'amo profondamente, ma non mi "basta", mi sento incompleto con lei, e ho dei rancori) e per i miei figli e non ho la forza di dirle che quel letto non mi manca più, che questa vita mi sta stretta, che il destino può essere crudele (ho vissuto e sto vivendo anche situazioni drammatiche attorno a me) trasformando ogni tuo desiderio in rimpianto aprendo una cartella clinica o attraversando un incrocio, e io vorrei, per una volta nella vita, aprire le ali e veleggiare libero di essere me stesso. Devo cambiare psicologo o sono un "caso" impossibile?

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