Impasse e psicoterapia

Inviata da Sara. 7 ott 2016 5 Risposte

Salve, sono una ragazza di 24 anni; ormai da un anno mi reco in terapia per il trattamento del mio disturbo d'ansia. Col mio terapeuta ho fatto numerosi progressi...lui lavora seguendo un approccio di tipo analitico e, nonostante all'inizio ritenevo che potesse essere un limite per il mio carattere, ho avuto modo di constatare i miei piccoli risultati: ho raggiunto la capacità di capire la finalità dei miei sintomi e di darmi una risposta per ogni mio comportamento.
Il problema si è presentato da un po' di tempo a questa parte: ho avuto come la sensazione che lui avesse cambiato approccio con me..tornavo piena di frustrazioni a casa da ogni seduta ed il senso di mortificazione mi soffocava: ho iniziato a trovarlo aggressivo nel modo di parlarmi,e befferdo...ogni cosa che dicevo la sminuiva; percepisco un senso di oppressione; ultimamente quasi mi obbliga a fare ciò che più mi frena (es. viaggiare con l'autobus, stare in luoghi affollati, guidare da sola...). Io ho capito che non riesco a sbloccarmi: nel momento in cui gliel'ho fatto presente, si è allontanato e mi ha detto di prendermi i miei tempi dalla terapia: non era mia intenzione smettere il percorso.
Ho sentito parlare di impasse e credo di trovarmi in questa fase: la paura di produrre i risultati è più forte della volontà di perseguirli, ma al tempo stesso soffro tanto per non avere una vita serena. Cosa posso fare? La colpa è mia? Devo farmi coraggio e spingermi ad agire contro la mia volontà, dimostrandogli così qualcosa?
Forse sono una paziente demotivante?
Lui non mi ha dato un altro incontro..è un modo per stimolarmi ad agire? Oppure mi ha scaricata?
Grazie in anticipo a chi mi risponderà

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5 Risposte

  • Miglior risposta

    Gentile Sara,
    non penso che il suo terapeuta l'abbia voluta scaricare ma penso piuttosto che abbia voluto mettere alla prova la sua motivazione ritenendo che lei non voglia fare alcuno sforzo per eseguire gli homeworks.
    L'homework, cioè "il compito a casa" che il terapeuta ad un certo punto prescrive al paziente ansioso è lo zoccolo duro di ogni terapia.
    Evidentemente, dopo la fase degli insight, il suo terapeuta è passato alla fase degli agìti e qui lei si è bloccata.
    In realtà è anche vero che ogni compito va calibrato sulle possibilità e capacità in quel momento raggiunte dal paziente per cui se il compito è troppo precoce o troppo pesante non verrà eseguito perchè il paziente non è ancora pronto per quel determinato compito.
    Occorre quindi una migliore coordinazione tra paziente e terapeuta su questo punto e, d'altra parte, se lei desidera guarire qualche sforzo lo deve pur fare.
    La invito comunque a tornare in terapia, esprimere le difficoltà che ha incontrato e riprendere a lavorare dal punto interrotto se ha ancora fiducia, come credo, in questo Collega.
    Diversamente, dovrà rivolgersi ad altro terapeuta perchè il suo disturbo d'ansia, come sa, non è stato ancora debellato.
    Cordiali saluti.
    Dr. Gennaro Fiore
    medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

    Pubblicato il 12 Ottobre 2016

    Logo Dott. Gennaro Fiore

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    • Gentile Sarà,

      La sua richiesta è particolarmente significativa in quanto mette in luce la chiave di svolta di un percorso di terapia, in particolare se questa, come lei dice, è su base analitico-dinamica.
      Lo scoraggiamento a proseguire che sta sperimentando è un elemento molto importante che farebbe bene ad affrontare con il suo terapeuta. Dovrei conoscere meglio la sua situazione Sara ma, dalle poche informazioni che ricavo, tramite la sua richiesta, deduco che i suoi vissuti e le difficoltà che sta incontrando nel gestire le attività (quali ad esempio salire su un autobus o stare in mezzo alla folla) sembrano proprio essere delle modalità di difesa con le quali, il suo mondo interno inconscio (quello che procede a briglie sciolte per intenderci!), tenta di proteggersi rispetto al cambiamento.
      Azzardo nel dire che se sperimenta una certa "delusione" perché ritiene di essersi bloccata durante il percorso terapeutico, questa potrebbe anzi essere un'ottima spinta a proseguire. Come lei giustamente e brillantemente ha affermato: la paura di cambiare è più forte della volontà di farlo. E questa è una verità assoluta per tutti coloro i quali affrontano un importante percorso di terapia. MA è proprio perché giunta a questo punto che le consiglio vivamente di non abbandonare e di proseguire.
      Non concordo, in linea di principio, con lo stimolo provocatorio che il suo terapeuta le ha fornito, dicendole di sospendere la terapia. Ma sono altresì convinta che se le ha detto cos

      Leggi tutto

      Pubblicato il 19 Ottobre 2016

      Logo Dott.ssa Anna Gallucci, Psicologa - Psicoterapeuta

      126 Risposte

      55 Valutazioni positive

    • Chiarire edcapire ciò che sta accadendo dal punto di vista relazionale tra lei e il suo terapeuta, Sara, è un suo diritto ed è anche un'importante occasione di crescita, sia che desideri proseguire il rapporto terapeutico sia che decida di continuarlo con un altro terapeuta.

      Buon cammino

      Pubblicato il 11 Ottobre 2016

      Logo Dott. Christian Giordano

      50 Risposte

      23 Valutazioni positive

    • Buongiorno Sara!
      Penso che valutare una terapia dall'esterno sia la cosa più difficile da fare.
      Ha fatto bene a manifestare le sue difficoltà al suo terapeuta perché questo permette una comunicazione franca e anche un miglior lavoro di psicoterapia.
      è bello che lei sia anche arrivata a comprendere da sola la sua enorme paura ad ottenere dei risultati, come si dice "è più rassicurante rimanere nel dolore perché so cosa mi aspetta piuttosto che scoprire la novità perché non so cosa mi aspetta". Di solito movimenti di questo tipo si fanno quando una persona nella propria vita infantile (e poi oltre) ha avuto diverse esperienze di rapporti NON rassicuranti e deludenti. Il problema è che poi questa esperienza senza volerlo noi ce la auto riproponiamo ogni giorno nei nostri rapporti. Perché è "l'esperienza che conosciamo".
      Secondo me non deve parlare di colpa, altrimenti si carica di altre emozioni negative che la immobilizzano piuttosto che darle la possibilità di crescita.
      Si va dallo psicologo/a per farsi aiutare ad essere stimolati ma se non si può delegare la cura al professionista perché se non siamo noi stessi a non darci possibilità queste non arrivano da fuori.
      Se lei sente il bisogno di procedere con la terapia riporti a lui tutti i suoi pensieri e come lei sente gli atteggiamenti dello psicologo. Magari ci sono altre letture che potranno essere utili alla sua terapia.
      Spero che riesca a far fronte ai suoi blocchi e che riesca a costruirsi una vita più serena, Cor

      Leggi tutto

      Pubblicato il 10 Ottobre 2016

      Logo Dott.ssa Ceccato Silvia

      40 Risposte

      19 Valutazioni positive

    • Buongiorno Sara, lei ha utilizzato termini specifici come "...aggressivo...", "...beffardo...", "...sminuiva..."; lei ha percepito questo ma non è detto che le intenzioni del collega fossero queste. Per cui, proprio per contestualizzare meglio i suoi interventi, è fondamentale parlarne con lui (tra l'altro, è specifico diritto del paziente capire gli obiettivi della terapia e come raggiungerli). Evidentemente deve essere accaduto qualcosa, all'interno della relazione clinica, che non ne ha permesso la continuazione e l'evoluzione. Se ha il senso di poter lavorare bene ed avere ancora fiducia del terapeuta, lo ricontatti e gli esprima tutte le percezioni emotive che ha condiviso con noi. Queste sono informazioni importanti da utilizzare clinicamente e che possono aiutare la terapia a percorrere strade nuove e maggiormente funzionali a farla stare meglio. Calcoli, infine, che il come lei si sta relazionando con lui ha molti punti in comune con il come lei si coinvolge nei rapporti fuori dal setting. Per cui si potrebbe domandare, tra l'altro: "il modo in cui è avvenuta la rottura (o il distanziamento) con il terapeuta ha similitudini con il come sono avvenute altre rotture di relazioni nella mia vita?"
      Buona fortuna
      dott. Massimo Bedetti
      Psicologo/Psicoterapeuta
      Costruttivista-Postrazionalista Roma

      Pubblicato il 10 Ottobre 2016

      Logo Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta

      610 Risposte

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