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Il terapeuta può presenziare alle esequie di un paziente?

Inviata da Claudio Cucinotta il 12 ott 2012 Orientamento professionale

Espongo: oggi, a gruppo-analisi, il terapeuta ci ha raccontato un episodio. Una paziente, tempo addietro, era triste perchè aveva chiesto ad un conoscente, ottenendo un diniego, se, in caso di dipartita (della paziente), il conoscente si sarebbe recato al funerale. La paziente ha rivolto la medesima domanda al terapeuta e, costui, le ha detto di si. Io non credevo fosse possibile?! Sapevo che, terapeuta e paziente, non possono incontrarsi al di fuori del setting terapeutico ed avere contatti d'alcun genere. Forse, in caso di dipartita del paziente,la situazione varia?! Io voglio molto bene al mio terapeuta. Lo vedo come un referente affettivo assimilabile ad una figura paterna. Però, causa vincoli deontologici, il suo supporto può essere soltanto di matrice terapeutica. Quindi, ovviamente, al di fuori del setting, non possono avvenire contatti, neanche, ad es. su social-network. Ho paura di chiedere io, ciò, al terapeuta. Temo che, nel mio caso, mi dica di no. Io gli voglio bene. Però, lui, non mi stima. Lo sento

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Gent.ssimo Claudio, tra terapeuta e paziente si stabilisce un rapporto professionale che, come lei stesso ha scritto, prevede la regola dell'astinenza dalle relazioni e gli incontri fuori dal setting terapeutico. Non dimentichiamo che però sia terapeuta che paziente sono prima di tutto due persone e per questo se uno dei due dovesse incorrere in qualche incidente oppure, come nel caso da lei citato, morire sarebbero le persone a decidere come comportarsi e per questo immagino che ci siano diversi modi di reagire che dipendono proprio dalla personalità degli stessi. La regola è importante per lavorare bene ma credo che come in ogni buona regola che si rispetti sono previste eccezioni .
Spero di aver risposto alla sua domanda. Quello che ho scritto è ovviamente la mia opinione professionale e personale. Cordiali Saluti
Dott.ssa Laura Amato. Palermo

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Gentile Claudio,
la rigidità del setting terapeutico è uno strumento che aiuta il terapeuta a mantenere saldo il proprio setting interno agevolando così la terapia stessa. Lo stesso Freud era il meno freudiano di tutti i terapeuti nel senso che dava indicazioni rigide sul setting ma lui poteva permettersi delle uscite da esso per la forza del suo interno. Ci sono situazioni che richiedono un intervento altro e che richiedono poi un ritorno alla situazione della stanza di terapia. Credo che il funerale di un paziente con il quale si ha un rapporto profondo sia un situazione che concede la presenza del terapeuta. Lei evidenzia delle idee sul suo teraputa che riguardano il vostro rapporto e che sarebbe bene diventassero oggetto di riflessione con lui. La discrepanza tra le sue idee e quello che poi le verrà rimandato sarà uno spunto sicuramente interessante e di approfondimento proficuo.
Cordialità

Alessandro Degasperi Psicologo a Trento

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Caro Claudio, la questione che poni temo sia più profonda. Da quanto scrivi emerge la necessità di una maggior vicinanza con la figura del tuo terapeuta che probabilmente rimanda ad un bisogno più antico. Ne hai parlato con lui? Penso che dovresti partire da qui. Per tornare invece alla domanda che più palesemente poni, credo che presenziare o meno alla funzione funebre di un paziente sia questione più di ordine personale, nel senso di autocoscienza, che deontologico. Non mi sembra che il codice professionale preveda un divieto a tal proposito, nè che la cosa possa essere opinabile; in ogni caso (a meno che un paziente non abbia chiaramente riferito di non voler rendere manifesto il fatto di aver affrontato un percorso terapeutico) si suppone che tra i due si sia stretta un'alleanza innanzitutto di ordine "umano". Il fatto di evitare frequentazioni extra-setting, durante la terapia, penso che poco abbia a che fare con il partecipare alla dipartita di una persona con cui si è entrati in una relazione si suppone "significativa". Dott.ssa Sabina Orlandini, Torino.

Dott.ssa Sabina Orlandini Psicologo a Torino

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Caro Claudio, mi sembra che la sua domanda iniziale ne nasconda in realtà un'altra. La frase con cui conclude fa riferimento ad un Suo vissuto di disistima da parte del suo terapeuta. Ciò fa pensare ad un suo bisogno di maggior vicinanza con lui, ad un bisogno di maggiore comprensione. Ne avete parlato insieme? Questo potrebbe darle modo di rivisitare il suo rapportarsi con la figura paterna o con l'autorità genitoriale. Per tornare alla domanda iniziale invece, credo che presenziare o meno alla funzione funebre di un paziente sia cosa lecita (a meno che il paziente stesso non avesse in precedenza espresso il desiderio di non rendere pubblico in modo alcuno il fatto che fosse in terapia) ma soprattutto questione legata alla coscienza personale del terapeuta. Il fatto di evitare frequentazioni in vita penso sia altra storia. Storia di vita e non di morte. Dott.ssa Sabina Orlandini, Torino

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Gentile Claudio,
quella che lei pone è una domanda che attiene nello specifico alla relazione che ciascun paziente crea e intrattiene con il proprio terapeuta. Si percepisce dalle sue parole un forte attaccamento al suo terapeuta ma anche un certo timore di non piacergli, di non essere da lui stimato: credo che, se riesce a trovare il coraggio di affrontare questo argomento con lui, la relazione ne sarà ulteriormente rafforzata e potrete esplorare insieme un'area finora lasciata forse in ombra. Un cordiale saluto, dott.ssa Lucia Mantovani, MIlano

Studio di Psicologia Dott.ssa Lucia Mantovani Psicologo a Milano

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