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Il terapeuta può farsi vedere triste per fatti personali?

Inviata da Angela il 12 ott 2016 Autorealizzazione e orientamiento personale

Salve, vado in terapia da quasi due anni, il mio terapeuta è giovane e appena specializzato. Mi ha fatto una buona impressione e mi è di aiuto. Tra una seduta e l'altra gli scrivo su whatsapp i miei stati d'animo. È capitato però già dopo pochi mesi che mi rispondesse con frasi che indicavano un suo stato d'animo o malessere. Ho sempre cercato di rispondere senza essere invadente e lui non è mai sceso in particolari. Questa cosa a me faceva anche piacere, lo rendeva umano. Ma avevo sempre l'impressione che lui se ne pentisse ritornando subito nel suo ruolo. Ultimamente mi è successa una cosa dolorosa, un argomento che tocca anche lui da vicino e i messaggi e anche durante le sedute mi ha fatto capire il suo stato d'animo qualche volta con frasi più da amico che da terapeuta. Quello che mi destabilizza però è questo suo "pentirsi" e barricarsi dietro il suo ruolo rimettendomi al mio posto, come se fossi io a buttare giù i paletti del rapporto paziente - terapeuta. E in questo periodo per me duro il suo atteggiamento altalenante non mi aiuta. Vi chiedo è normale che un terapeuta si lasci andare con un paziente. Non è mai sceso in particolari, ma ad esempio una sera mi ha scritto "capisco quello che prova perché lo provo anch'io e le sono vicino con lo spirito e con il cuore". Per me non è un problema che si lasci andare perché non ha mai esagerato ne è mai sceso in particolari, è il cambiare direzione che mi spiazza. Grazie

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Cara Angela,
credo che il tuo terapeuta con le sue parole convalidi il dolore e la sofferenza che tu descrivi. E questo ti aiuta non solo a non sentirti sola e incompresa nella tua sofferenza ma ti fa capire che le emozioni che provi tu le provano tutti "persino i terapeuti". Il fatto che in te generino perplessità non dovrebbe essere tralasciato. Dovresti affrontare questo argomento con lui, esternando le tue aspettative in merito alla terapia e la perplessità che tutto ciò ti genera...altrimenti si rischia di perdere il senso della terapia come possibilità di aiuto e di supporto nella risoluzione dei problemi.
Cordialmente

Dott.ssa Simona B. Morabito Psicologo a Reggio Calabria

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Cara Angela, non credo che un psicoterapeuta faccia bene a portare al paziente i suoi problemi personali. Un conto è farsi vedere come esseri umani un altro è manifestare le proprie sofferenze. Un terapeuta deve prendersi cura del suo paziente e non chiedere al suo paziente di prendersi cura di lui, magari anche solo con atti di comprensione. Perciò non sono convinto, sempre solo in base a quello che racconti, che il giovane collega sia abbastanza "robusto". Comunque sei tu che devi sentire se sei seguita con la necessaria attenzione e cura e che aver piena fiducia in lui, che è la base del rapporto di aiuto psicologico.
Cordialmente. Dr. Marco Tartari, Roatto (AT)
Cordialmente

Dott. Marco Tartari Psicologo a Roatto

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Cara Angela,
anche noi psicoterapeuti siamo esseri umani, ma spesso i pazienti ci vedono come esseri sovrannaturali. Degli esempi di vita personale si possono anche fare in seduta, ma solo se ritenuto utile ai fini terapeutici e rispettando i ruoli terapeuta-paziente, senza rischiare di far diventare la seduta una "chiacchierata amichevole". Le consiglio comunque di parlare di questo suo vissuto con il collega che sicuramente saprà fornirle una risposta eloquente.
Dott.ssa Crocicchio MariaGiovanna
Psicologa-Psicoterapeuta

Ma.Lu.A. Studio della dott.ssa Crocicchio MariaGiovanna Psicologo a Taranto

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Cara Angela,
si, anche noi terapeuti abbiamo le nostre storie di vita e i nostri momenti difficili e può capitare che quello che le persone ci portano ci risuoni in qualche modo; ovviamente è importante gestirlo al meglio. Carl Rogers diceva che un terapeuta deve essere capace (tra le varie) di trasparenza, di comunicare cioè quello che il cliente suscita in lui/lei, facendo però attenzione che questa comunicazione sia nell'interesse del cliente. Come dici tu, questa risonanza te lo rende umano e, mi permetto di pensare, che sia stato (e sia) un aspetto facilitante nella vostra relazione terapeutica. Tuttavia se qualcosa ti spiazza è importante che ci sia anche la libertà di condividerlo con il tuo terapeuta per evitare i non detti, che difficilmente sono facilitanti nelle relazioni in generale, compresa quella terapeutica. Un caro saluto. Dott.ssa Luisa Fossati. Psicologa psicoterapeuta. 

Dott.ssa Luisa Fossati Psicologo a Firenze

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Gentile Angela,
come può ben capire, anche i terapeuti hanno i loro problemi personali e vivono le loro emozioni ma quello con il paziente è un rapporto terapeutico di lavoro e non un rapporto amicale.
Quindi è ovvio che il terapeuta debba mantenere sempre il suo ruolo anche quando fa "uso del Sè" che dovrebbe essere comunque un uso moderato e finalizzato a rendere più comprensibile e utile al paziente ciò che gli dice.
Pertanto non si tratta di "barricarsi" dietro al ruolo ma piuttosto di "riappropriarsi" del ruolo pur avendo mostrato umanità ed empatia in momenti particolari ( cosa non consentita nella vecchia psicoanalisi ortodossa).
Ne consegue che lei non dovrebbe sentirsi destabilizzata da questa cosa ma dovrebbe accettarla e rispettarla.
Se ciò le riesce proprio difficile, ne può parlare in seduta e sicuramente questo terapeuta, benchè giovane, saprà argomentare questo tema inerente al transfert/controtransfert.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Gentile Angela, alcune volte in terapia possono esserci momenti in cui il terapeuta racconta qualcosa di sè. A FINE TERAPEUTICO. Sottolineo questo perchè l'obiettivo non è raggiungere una conversazione amicale, ma cercare di essere d'aiuto alla persona raccontando alcune proprie esperienze a scopo esemplificativo o mostrando alla persona che esiste una comprensione effettiva e non solo a parole di ciò che sta provando.
Ovviamente sta al terapeuta stesso valutare se queste aperture producono beneficio o al contrario destabilizzano il paziente. Magari il suo terapeuta non riesce a rendersi precisamente conto dello spiazzamento da lei provato; a tal fine credo che la cosa migliore sia spiegarlo direttamente.
Un cordiale saluto
Dott.ssa Annalisa Caretti

Studio Dott.ssa Annalisa Caretti Psicologo a Verbania

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Cara Angela,
sì anche i terapeuti sono esseri umani e come tali possono vivere situazioni anche molto simili a quelle dei loro pazienti. Quello che però rende speciale la relazione paziente-terapeuta è la possibilità di offrire al paziente una comprensione ed un ascolto privi di giudizio, relazione che è difficile trovare fuori anche tra i propri amici e che proprio per la sua unicità consente al paziente di poter lavorare. Dal momento che questo atteggiamento del suo terapeuta la spiazza e non le è d'aiuto in questo momento le suggerirei di parlarne direttamente con lui in terapia.
Rimango a disposizione.
Cordialmente,

Annalisa Anni
Psicologa Psicoterapeuta Padova

Dott.ssa Annalisa Anni Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Padova

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