Il senso di esistere?

Inviata da Francesco Bruno · 2 giu 2021

Eccoci qui. Ogni volta che mi ritrovo a sfogarmi su questo portale significa che sono sempre un passo indietro. Ma d'altronde non saprei nemmeno a chi raccontare quel che vivo, il mio pensiero, e la costante/rabbia odio sulla mia esistenza e quello che mi circonda. Ho 23 anni, iscritto all'università per modo di dire, non ne ho dato neanche uno di esame. Questo principalmente perché non ho la più pallida idea di che farmene di me, l'università era un modo per darne un senso. La facoltà? Farmacia. Non chiedetemi perché l'ho scelta, non lo so nemmeno io. O meglio, sostanzialmente il motivo principale era quello di non finire in mezzo a una strada e vista la mia età,e visto che questo sarebbe il primo anno, sono quasi al punto di appunto finirci comunque in mezzo a una strada. La cosa buffa è che l'estate scorsa per entarci, visto che era a numero chiuso, ci ho dedicato anche del tempo. Materie di studio abbastanza ''carine'', qualcuna davvero incomprensibile, ma al momento non mi prende tanto e la scelta di questa facoltà ha avuto un senso prettamente riversato al futuro. L'ho sempre vista come una strada B perché resta comunque quello che non vorrei davvero fare nella vita ma è un compromesso per un posto di lavoro ''sicuro'' e un guadagno decente. Ma al momento è comunque tutto fermo e non credo di dare qualche esame. Non è nella mia ottica. Nella mia ottica a dire il vero non c'è nulla. Sono studente fuori sede, studio fuori dalla mia odiata città e sono letteralmente scappato di casa. Non mi è mai piaciuto stare lì per via di un abuso subito da bambino, ho sempre desiderato andarmene via. La mia ipocondria non me l'ha mai permesso. Restare accanto ai miei genitori e chiuso in quelle 4 mura mi ha sempre fatto sentire protetto, infatti non sono una persona che socializza molto, non mi piace molto uscire, anche se prima ne avevo di più le intenzioni. Ma in realtà, ipocondria o meno, la paura di stare male in mezzo alla strada era diventata secondaria. La gente che viveva lì mi piaceva sempre di meno, per cui non sarei uscito nemmeno se fossi stato ''sano''. Ad ogni modo per trovarmi in un monolocale da solo qui a Roma, ed aver avuto il coraggio di staccarmi da casa mia, lo reputo comunque un successo. Anche avere meno attacchi di ansia continua pur sapendo di essere solo come un cane non è un male. La mia socialità una volta spostatomi non è che sia cambiata. Ma anche il mio stile di vita. Di recente sono uscito per vedere la città ma tutto qua. Sono settimane che non esco di casa se non per la spesa. Vivo nel caos più totale perché non mi va di mettere apposto e tanto meno curarmi. Non ha senso e non ne ha più. Continuo a non sapere cosa voglio, o quanto meno quel che voglio, anche solo per passione, ha un costo. Nel senso letterale. Effettivamente si dicono banalità come '' i soldi non fanno la felicità'' quando invece mi basterebbero per colmare e coltivare almeno le mie passioni visto che comunque non sto realizzando nulla. Avere soldi significa poter compensare tante cose e farsi sempre meno problemi in generale. Sono stato ipocondriaco per anni eppure adesso ho una voglia matta di viaggiare, anche da solo. Quanto sarebbe facile con i soldi vero? Lo stesso discorso vale per il mio futuro. Mi sarebbe bastato essere figlio di ''una persona famosa'' e tutto sarebbe stato più semplice. Niente complessi, niente genitori che si aspettano che combini qualcosa, niente genitori che spendono soldi per me inutilmente, meno il peso addosso di essere un peso per qualcuno. Mi sento a pezzi all'idea che un padre con un lavoro modesto fa di tutto per ''camparmi'' ma io comunque non realizzo nulla. Non posso che ringraziarlo a vita per questo e odiare me stesso con tutto il cuore. Le mie giornate adesso sono un po' più oscure di quelle solite. Mi sono chiuso nella masturbazione per esempio, la faccio di continuo. Mi sono chiuso nello spendere qualche mio risparmio in schedine di calcio per sperare di poter racimolare qualcosa in più e comprarmi qualcosa che ha a che fare con la mia passione. Ma nulla di tutto questo va a genio. Nulla va come deve andare e sono anche stanco di arrabbiarmi per questo. Inutile dirvi che le favole non esistono, ho perso più di 250 euro di risparmi in schedine calcistiche, non è uscita una neanche per scambio. Certo, lezione imparata, non mi va di giocare più tanto si perde sempre. Ma il punto rimane sempre lo stesso. Non trovo un senso per nulla, in me non c'è una cosa che gira come deve andare. Nemmeno una. Perfino la masturbazione. Manco quella è normale. La eseguo in posizione prona, strusciandomi contro il letto, metodo che non solo può causare problemi in generale, ma che adesso neanche mi va di cambiare più. Ho provato ad utilizzare la posizione ''classica'', dopo essermi astenuto per qualche settimana, il risultato che mi ha steso letteralmente è che comunque non mantengo l'erezione per un tempo necessario come inserirsi un preservativo. Il risultato? che senso ha ritrovare una persona se tanto a letto col sesso avrò gli stessi problemi con quella precedente. Probabilmente a 23 mi trovo già a combattere con problemi come disfunzione erettile ma basta. Non mi va più di combattere, non mi va di fare completamente nulla. Sarebbe bastato che almeno qualcosa, UNA COSA, nella mia vita avesse funzionato in modo normale. Vedo intorno a me tutti con un senso, con un ruolo, ed io non ne trovo uno. Ragazzi alla mia età, o addirittura più piccoli di me, che arrivano a vincere l'Eurovision o diventano delle star del web. Diventano importanti per qualcuno. Che ottengono stima per quello che fanno o come lo fanno. Ho la stessa passione per la musica, suono la chitarra da un bel po', eppure nessuno mi caga. Come giusto che sia. Ho la stessa passione di intrattenere, ho sempre fatto radio sul web da bambino, mi è sempre piaciuto. Non parlavo con nessuno nella vita ma davanti a un microfono sì. Eppure non mi calcola nessuno. Ma tanto ritorniamo al discorso di prima, tutto gira intorno a una sola parola: Soldi. Esatto, basterebbero quelli, e potrei realizzare qualche mia idea che poi non è neanche detto che mi vada bene. Quindi figurati. La parola soldi in questo mondo assume un significato così noioso, così assordante, così distruttivo. C'è bisogno di quelli per ''venire in cura'' da voi no? Lo so bene, benissimo, essendoci già stato. Come ci vorrebbero quelli per potermi permettere qualche distrazione e dar man forte a qualche passione. E' tutta una corsa. Una corsa dove non si sa, chi come o cosa fanno gli altri per arrivare a un traguardo. E la paura di non arrivarci mai si tramuta in realtà perché è così.
Quanti nel mondo hanno sogni che si realizzano per davvero? La percentuale tra chi sogna e chi lo realizza per davvero è così bassa che reputo tutto questo così ridicolo. Non ha senso mettersi a correre per rendersi conto che comunque non ci puoi arrivare. Su un ragazzo che arriva a lavorare in radio, 99 avranno fallito. O che ne so, su un ragazzo che vuole suonare in una band, gli altri 99 vengono scartati. Su un ragazzo che sogna di ''intrattenere'' ce ne sono così tanto in giro, con idee magari migliori delle tue, 1 ce la fa, altri 99 possono darsi ad altro. La gara ingiusta della vita dove non sopporterei mai partecipare. Di tutto questo invece l'università può stare a guardare se e quando ho voglia farò qualche passo. Di abbandonarla pure, sensazione sempre più forte ma a cui dirlo ai miei sarebbe un altro totale fallimento da aggiungere in saccoccia. Mettici che non posso fare sesso con una ragazza, mettici che ho difficoltà a rapportarmi con le persone, mettici che perdo soldi in modo ridicolo, mettici che non sto realizzando nulla, mettici che non ho il lusso di concedermi, mettici che ogni tanto uscire di casa potrebbe ancora causarmi un panico come ''sto svenendo davanti a tutti'' per cui non lo sto facendo nemmeno ma principalmente perché non ne ho voglia. Non ha senso nulla, né curarmi, né alzare la serranda, né mettere apposto questo maledetto monolocale. Sono a un punto in cui scomparire non causerebbe un male a nessuno. Ed ecco il motivo di questo titolo alla domanda. A saperlo potevano evitare di partorirmi. Ho finito, era uno sfogo doveroso e già mi sento meglio, grazie per chi lo avrà letto.

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