Il mio compagno ha sintomi depressivi

Inviata da Alessandra Gregori · 31 ott 2017 Depressione

Buonasera, ringrazio anticipatamente per l'attenzione.
Il mio compagno, insieme al quale sto da 4 anni, ultimamente sta passando un periodo "nero" che sta influendo negativamente sulla sua vita e sulle sue relazioni. Per fornire maggiori elementi: a febbraio ha lasciato un lavoro piuttosto stressante (a causa di modalità non proprio pulite della dirigenza di rapportarsi con i dipendenti), il quale aveva già influito negativamente su di lui, per un altro lavoro che richiede notevole impegno sul piano fisico in termini di turni e orari non regolari (guardia giurata, per intenderci). Vive ancora con i suoi genitori che, per quanto siano ottime persone, a volte non si rendono conto che dovrebbero "mollare la presa" su di lui, che a sua volta è come se vivesse in un perenne senso di colpa nei loro confronti, in particolare di suo padre che lo ha aiutato a trovare lavoro per due volte (ci tengo a precisare che per quanto disapprovi certi loro modi di fare, non mi sono mai intromessa nelle loro dinamiche, ho espresso il mio parere quando ce n'è stato bisogno ma non ho mai voluto creare tensioni inutili e dannose). Il suo cambiamento è evidente già da molto tempo, ma soprattutto in questi ultimi giorni c'è stata un'esplosione di sintomi depressivi, quali incapacità di visualizzarsi in prospettiva futura, apatia, abulia, confusione sulle proprie emozioni. La nostra vita sessuale, prima estremamente attiva anche in periodi più stressanti del solito, ha subito un azzeramento repentino. Si sente soffocare dai sensi di colpa, dall'incapacità di prendere decisioni e di fare scelte sbagliate. Inoltre, è sempre stata una persona molto insicura, poco attenta ai suoi bisogni e timorosa di fare danno agli altri. In certi momenti riesco a farlo almeno parlare e renderlo più consapevole, ma non è semplice. La situazione è aggravata anche dal fatto che io sono una persona con alcuni disturbi legati all'ansia e ipersensibile, per cui mi riesce a volte difficile dominare le mie emozioni: durante i nostri confronti emergono paura e rabbia, dettata dal senso di impotenza che la situazione mi causa, con la conseguenza che in lui si generano ulteriori sensi di colpa per (parole sue) "quello che mi sta facendo passare". Ultimamente vado a letto piangendo e mi sveglio piangendo, nonostante cerchi di essere positiva quando ci vediamo. Sento che la situazione mi sta schiacciando, non so cosa fare per lui, sebbene sia consapevole che da "fare" ci sia ben poco, se non stargli vicina e ascoltarlo. Ho provato a suggerirgli di parlare con qualcuno, ma non vuole sentire ragioni, dice che è una cosa che deve affrontare da solo. In certi momenti mi sento come se mi stesse respingendo, abbiamo cercato di affrontare anche questo argomento: dice che non vuole lasciarmi, che non vuole che io mi allontani da lui, ma a volte lo sento così freddo e distante che non riesco a fare a meno di chiedermi se non sia effettivamente anche io una parte del problema, se i miei comportamenti ansiosi in passato non siano stati una delle cause che lo hanno portato a sentirsi così incerto. So che è un atteggiamento tipico di questo disturbo, ma mi sento come se in parte fosse colpa mia... Mi manca la persona di cui mi sono innamorata, voglio aiutare il ragazzo che amo ancora, ma mi sento inutile e impotente davanti al tutto. Mi sento egoista perché ho paura che voglia lasciarmi, perché non sono abbastanza positiva e supportiva, perché a volte non riesco a trattenere le lacrime quando lo vedo così abbattuto. Mi dispiace di essermi dilungata tanto, vi ringrazio ancora per il prezioso lavoro che svolgete.

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Miglior risposta 2 NOV 2017

Gentile Alessandra,
da quanto scrive, emergono evidenti anche i suoi problemi psicologici di ansia e bassa soglia di tolleranza delle frustrazioni.
E' chiaro che non può pensare di essere un supporto per il suo compagno se lei per prima ha bisogno di supporto.
Pertanto, anzichè innescare e rinforzare un vortice di sensi di colpa che ingloba quelli di entrambi, è preferibile che lei dia il buon esempio nel chiedere aiuto psicologico per poter poi essere indirettamente utile anche a lui nell'attesa che possa accettare l'idea, sempre valida, di partecipare alla terapia come coppia.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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7 NOV 2017

Buongiorno, la depressione colpisce un soggetto e, aspetto sul quale non ci si sofferma quasi mai, chi vive accanto. Il senso di colpa è fatto ricadere su persone che si prendono cura della persona, il partner diventa bersaglio della persona sofferente, che si scaglia con nervosismo e rabbia su chi può colpire. A questo punto chi subisce se non consapevole del finanziamento del disturbo, inizia a porsi domande sul proprio atteggiamento e a sentirsi in colpa. Questo non solo non risolve la situazione, ma contribuisce ad aumentare il potere distruttivo che la differenza del paziente porta agli altri e a se stesso. Mi conferma? Resto a disposizione. Alessandra Monticone, Asti

Monticone Alessandra Psicologo a Asti

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7 NOV 2017

Buongiorno Alessandra comprendo la sua difficoltà e impotenza ma i sensi di colpa non aiutano. Ciò che sta facendo per lui è buono, forse in questo momento anche per lei, un buon sostegno psicologico l' aiuterebbe a sorreggere il carico della sofferenza del suo compagno.
Spesso le parole per loro sono difficili da trovare, se anche noi ci sentiamo schiacciati dal peso della loro sofferenza. Si faccia sostenere da uno specialista e in bocca al lupo. Dott.ssa Pirastru

Dr.ssa Sibilla Pirastru Psicologo a Sassari

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2 NOV 2017

Il suo compagno lavora, sta con lei da 4 anni, eppure vive ancora con i suoi genitori....come mai? La separazione. Questo mi sembra il punto centrale del problema. Vede Alessandra, a un certo punto della nostra vita siamo destinati a diventare "grandi" separandoci dai nostri genitori e sostituendoli con un nuovo legame affettivo maturo. Se la relazione affettiva con i genitori è andata sufficientemente bene, il problema non si pone,tutto avviene con spontanea naturalezza. Se, invece, c'è stato qualche problema allora il nodo si farà sentire. Quando? Quando abbiamo creato un legame significativo con un'altra persona, in questo caso con lei, e dobbiamo separarci. Allora si attivano conflitti edipici, come la rivalità col padre, che mi sembra nel suo compagno si manifesti apertamente. Avere una compagna che sostituisca la mamma significa trionfare sul papà. Sensi di colpa. Lasciare la mamma per un altra significa non volerle più bene. Sensi di colpa. E altre situazioni conflittuali che solo un' analisi profonda e accurata può portare in luce e sciogliere.Per il momento ci rifugiamo nella malattia (la depressione). L'inibizione sessuale tra voi due segnala che lei è diventata interiormente la sostituta materna (non si fa l'amore con la mamma, anche perché papà, il rivale, ci punirebbe).Questi conflitti , che, ripeto, solo l'analisi potrebbe meglio definire e portare in luce, sono la depressione del suo compagna. Saluti.

Dott. Luciano Malerba Psicologo a Torino

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2 NOV 2017

Salve Alessandra!
Da ciò che lei descrive, è come se il suo compagno sia incappato in una situazione di vita più grande di lui e questo lo abbia portato a rinchiudersi in sé stesso.
Sono d'accordo con lei che il suo compagno avrebbe bisogno di un aiuto psicologico!
Può provare a parlargli e a fargli presente come nonostante i suoi sforzi....lui non riesce ad uscire da questa situazione....e che quando una persona non riesce a migliorare la propria situazione....è utile chiedere aiuto. Non so quanto questo possa aiutare il suo compagno....però tentar non nuoce.
Può altresi' ricorrere lei all'aiuto di uno psicologo con il duplice scopo di farsi aiutare a gestire le ansie di cui lei soffre....e chiedere un aiuto più concreto su come aiutare il suo compagno ad uscire da questa situazione.
Nella speranza di esserle stato di aiuto,
La saluto cordialmente.
Dott Betti Giuseppe

Dott. Giuseppe Betti Psicologo a Bologna

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2 NOV 2017

Carissima...purtroppo il primo ed indispensabile passo per iniziare un percorso di guarigione e' quello di accettare l'idea di avere bisogno di aiuto.
Triste a dirsi, ma sino a quando il tuo compagno non accettera' questa realta', c'e' poco che tu possa fare. Coraggio

Anonimo-157342 Psicologo a Montebelluna

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1 NOV 2017

Cara Alessandro,
riesco a immaginare che la situazione le risulti pesante e triste. Il suo compagno da quanto dice è in una fase di cambiamento ed è normale che il vostro rapporto ne risenta cambiando a sua volta.Inoltre risulta chiaro che il suo compagno reagisce chiudendosi e non essendo disposto ad aperture o interventi di sostegno. Pertanto mi viene da pensare che inseguirlo nel suo bisogno di distanza non ha molto senso anche se di non vuol dire che debba lasciarlo solo. Può provare lei a prendersi più spazio per sè e magari cercare uno spazio suo di ascolto e sostegno (qualche consulenza psicologica) magari per svuotarsi dalla fatica che le richiede questa situazione e magari approfittare per dedicarsi un pò di più a se stessa evitando di concentrarsi sui problemi del suo compagno. Magari se lei sarà più leggera e disposta prima lei all'apertura lui sarà più pronto ad aprirsi e avvicinarsi di nuovo. Un saluto.

Dott.ssa Gilda Di Nardo Psicologo a Roma

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1 NOV 2017

Gentile Alessandra, a quanto dice giustamente la mia collega mi permetto di aggiungere una riflessione. Uno dei sintomi della depressione è la sensazione di essere sbagliati, compresa quella che le proprie emozioni siano sbagliate. Tra le possibilità che abbiamo per gestire una cosa sbagliata c'è quella di nasconderla per vergogna. Lui lo sta facendo sicuramente, infatti si chiude e non parla. Lei cerca di essere supportiva nscondendo la sua preoccupazone. Le consiglierei di uscire dal circolo vizioso, di cui ha già esplorato tutte le possibilità. Abbia cura di se stessa, smetta di nascondere la sua difficoltà e chieda aiuto, anche per mostrare al suo compagno che è possibile fare qualcosa per stare meglio. Potreste farlo anche insieme con qualche seduta di terapia di coppia, in cui accompagna il suo compagno in un mondo, che a lei sembra più familiare, e che a lui, al momento, spaventa molto. Buona giornata!

Daniela Magrì Psicologo a Roma

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1 NOV 2017

Cara Alessandra, posso capire la tua sofferenza in questo momento, tuttavia la tua richiesta mi sembra abbia a che fare con un disagio tuo personale. I comportamenti del tuo compagno stanno influenzando la tua vita. Ricorda che, qualunque evento è reso tanto o meno terribile dal valore che noi attribuiamo all'evento stesso. Resto a disposizione per qualunque chiarimento anche tramite skype.
Dott.ssa Enrica Vinci

Dott.ssa Enrica Vinci Psicologo a Messina

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