il mio compagno e le colleghe

Inviata da seira · 17 ott 2025 Terapia di coppia

buon pomeriggio, ho 47 anni e una relazione stabile e felice da oltre 6 anni.
Il mio compagno da poco piu di anno lavora in un ufficio composto al 70 % da donne della nostra età.
per carattere, lui è molto apprezzato.
essendo solare e giocherellone ha un ottimo rapporto con tutte, che conosco e frequento quasi quotidianamente.
fermo restando che ho totale fiducia in lui e anche nelle sue colleghe, provo comunque fastidio per le dimostrazioni di affetto , che serenamente esistono tra loro, anche di fronte a me!
se da una parte penso che, se lo fanno (si abbracciano per esempio) senza nascondersi, posso stare serena, dall'altra , comunque, per un senso profondo di possessione, ritengo sia opportuno che evitino farlo davanti a me.
lui sa benissimo quello che provo...ampiamente discusso.
e non voglio snaturarlo, lui è dolce affettuoso con tutti!
grgazie

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Miglior risposta 18 OTT 2025

Buonasera Seira, stai mettendo a fuoco una questione delicata che riguarda il confine tra fiducia ed emotività.

Da un lato riconosci di avere piena fiducia nel tuo compagno e nelle sue colleghe,dall'altro, provi fastidio quando assisti a queste manifestazioni di affetto. Questa apparente contraddizione in realtà non lo è: la fiducia cognitiva (quella razionale) e la reattività emotiva possono coesistere, e spesso lo fanno.

Quello che definisci "un senso profondo di possessione" merita particolare attenzione. La possessività, quando riconosciuta, può diventare un punto di partenza per comprendere meglio te stessa e le tue dinamiche relazionali. Non si tratta di giudicarla come negativa, ma di chiederti: cosa si attiva in te quando vedi il tuo compagno in quella modalità affettuosa con altre donne?**

Provi forse la sensazione che quella parte di lui,solare, affettuosa, giocherellona, non sia più esclusivamente tua? Ti senti meno speciale quando quelle qualità che apprezzi vengono condivise apertamente con altre? O forse emerge una paura più sottile: che quella vicinanza fisica, per quanto innocente ora, possa nel tempo creare un terreno fertile per qualcosa di diverso?

È importante distinguere tra due aspetti: da una parte c'è il diritto di esprimere i tuoi confini emotivi , dall'altra c'è la questione se sia realistico e sano chiedere al tuo compagno di modificare il suo modo naturale di relazionarsi quando tu sei presente, sapendo che probabilmente continuerà a comportarsi così quando non ci sei.

Tu stessa dici che non vuoi snaturarlo, e questo è significativo. Lui è così: affettuoso, solare, espansivo. Queste qualità probabilmente sono parte di ciò che ti ha attratto di lui. Il punto è che ora ti trovi di fronte alla sfida di accettare che queste caratteristiche non sono riservate esclusivamente a te, e questo tocca corde profonde legate al bisogno di unicità e di riconoscimento nella coppia.

Ti chiedo di riflettere su questo: **il problema è davvero ciò che fanno, o è ciò che temi potrebbe significare?** C'è forse il timore che in quel contesto lavorativo, dove lui passa molte ore e condivide quotidianità con queste donne, possa svilupparsi un'intimità emotiva che metta in ombra la vostra?

La tua richiesta, per quanto comprensibile emotivamente, rischia di trasformarsi in un tentativo di controllo che non risolverà il tuo disagio profondo, perché il vero lavoro non riguarda il suo comportamento esteriore, ma la tua sicurezza interiore.

Ti suggerisco di esplorare più a fondo questa "possessività" che riconosci in te stessa. Potrebbe essere utile un percorso in cui indagare:

1. **Le origini di questo bisogno di esclusività**: Ci sono esperienze passate (in questa relazione o in precedenti) che hanno lasciato una ferita rispetto al tradimento, all'essere messa in secondo piano o sostituita? Come è stata la tua storia relazionale prima di lui?

2. **Il tuo senso di sicurezza nella coppia**: Al di là di questo tema specifico, come ti senti rispetto alla solidità della vostra relazione? Ci sono altri ambiti in cui senti di non ricevere abbastanza conferme del suo amore e della tua centralità nella sua vita?

3. **Il confronto con le altre donne**: Cosa rappresentano per te queste colleghe? C'è un confronto implicito in termini di età, di ruolo, o di vitalità che tocca qualche tua insicurezza?

4. **Un dialogo più profondo con il tuo compagno**: Non solo sul "cosa fa", ma sul "cosa ti serve" emotivamente per sentirti rassicurata. Forse quello che ti manca non è che lui cambi comportamento con le altre, ma che trovi modi per farti sentire unica e speciale nella vostra relazione, che comunichi più chiaramente la differenza che c'è tra l'affetto amichevole e quello amoroso che prova per te.

5. **Lavorare sulla tolleranza dell'incertezza**: Nessuna relazione offre garanzie assolute. Imparare a convivere con una quota fisiologica di vulnerabilità e di rischio è parte della maturità affettiva. Questo non significa negare le tue emozioni, ma imparare a non farle diventare direttive che limitano la libertà dell'altro.

Ricorda: puoi esprimere il tuo disagio (e lo hai fatto), puoi condividere le tue fragilità, ma non puoi aspettarti che l'altro modifichi chi è per placare una tua insicurezza. Il vero lavoro è rendere quella parte di te più forte, più sicura, più capace di contenere l'incertezza che ogni relazione porta con sé.

Un cordiale saluto,

Dott.ssa Marzia Mazzavillani
Psicologa clinica - Voice Dialogue - Mindfulness - Dreamwork

Dott.ssa Marzia Mazzavillani Psicologo a Forlì

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21 OTT 2025

Buongiorno,
Quello che descrive è un vissuto molto più comune di quanto si possa pensare. La fiducia nel partner non esclude la comparsa di emozioni come fastidio, gelosia o senso di “territorialità”: sono reazioni umane, che spesso emergono quando assistiamo a gesti di affetto rivolti a qualcun altro, anche se innocui.

Nel suo caso, mi sembra che la relazione sia solida e basata sulla comunicazione — lo sottolinea lei stessa quando dice che ne avete parlato apertamente. Questo è già un punto di forza. Tuttavia, è importante che i suoi sentimenti non vengano banalizzati, ma accolti e compresi anche da parte del suo compagno.

Può essere utile distinguere tra ciò che appartiene al comportamento concreto (gli abbracci, le attenzioni visibili) e ciò che appartiene alla sua esperienza emotiva interna (il bisogno di esclusività, di sentirsi “unica”). Entrambi gli aspetti meritano ascolto.

Può spiegargli che non si tratta di “vietargli” qualcosa, ma di aiutarlo a comprendere come certi gesti — pur spontanei — le provocano disagio. In coppia, il rispetto reciproco non toglie libertà, ma crea uno spazio dove entrambi possono sentirsi visti e considerati.

Se questo tema dovesse continuare a generare tensione, un breve percorso di terapia di coppia può essere un ottimo modo per approfondire insieme questi vissuti, migliorando la comprensione reciproca e la gestione dei confini affettivi.

Un caro saluto,

Dott.ssa Edyta Beata Klim Psicologo a Roma

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21 OTT 2025

Ciao Seira,

il disagio che provi non è un capriccio, ma un segnale chiaro di un limite personale.
Nonostante la fiducia che hai nel tuo compagno, vedere gesti affettuosi con altre persone davanti a te tocca un punto sensibile: il bisogno di sentirti unica. Non serve negarlo né colpevolizzarti.
Lui è fatto così, tu senti così: il nodo sta nel trovare un equilibrio che non ti faccia vivere ogni scena come una ferita.
Dare voce a questo confine, senza sminuirlo, è già un passo concreto per proteggere la relazione e te stessa.
Un caro saluto,

Dott. Ettore Tumolo Psicologo

Dott. Ettore Tumolo Psicologo a Origgio

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19 OTT 2025

Buonasera Signora,
Grazie per la sua condivisione.
Continui a coltivare il buon dialogo e la comunicazione chiara e coerente nella relazione con il suo compagno, è la strada giusta. Condivida tranquillamente con lui le emozioni che sente e che sperimenta in quando assiste a " certe manifestazioni di affetto" con le sue colleghe. Non si tratta di una scenata di gelosia ma di una condivisione sincera e profonda che testimonia il " grande amore che sente e prova per lui. Continuare a parlarne con serenità non può fare altro che rafforzare il vostro legame.
A disposizione per ulteriori chiarimenti.
Dott.ssa Erika Giachino

Dott.ssa Erika Giachino Psicologo a Alba

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19 OTT 2025

Gentile Seira,quanto descrive rappresenta una dinamica relazionale molto comune nelle coppie stabili: la coesistenza tra fiducia razionale e reazioni emotive di fastidio o vulnerabilità. La sua riflessione denota già una buona consapevolezza di sé e della relazione, poiché distingue con chiarezza la fiducia che nutre verso il partner dal disagio che prova nel vederlo esprimere affetto verso altre persone.Il fastidio che avverte non è segno di insicurezza, ma l’espressione di un confine emotivo. Ogni individuo attribuisce ai gesti affettivi un significato personale: per lei, probabilmente, abbracci e manifestazioni fisiche appartengono a una sfera più intima e di coppia; per il suo compagno, che descrive come solare ed espansivo, questi gesti possono avere un valore puramente amichevole e relazionale. Questa differenza di linguaggio affettivo non implica necessariamente una minaccia al legame, ma può generare un naturale senso di disagio.Ciò che si attiva in lei sembra essere il bisogno di sentirsi “unica” in quella modalità affettuosa, di preservare uno spazio simbolico di esclusività all’interno della relazione. Non si tratta di possessività patologica, ma di una reazione comprensibile quando si percepisce che qualcosa di “nostro” viene condiviso, anche inconsapevolmente, con l’esterno.È importante continuare a comunicare apertamente con il suo compagno, come già ha fatto, spostando il focus dal comportamento all’emozione: non tanto “non farlo davanti a me”, quanto “quando accade, mi sento a disagio perché per me quel gesto ha un significato più intimo”. In questo modo la comunicazione resta autentica e non assume la forma di un controllo, ma di una richiesta di rispetto reciproco.Allo stesso tempo, può essere utile lavorare su una maggiore tolleranza della differenza e sull’elaborazione del bisogno di esclusività. La fiducia, infatti, non elimina la vulnerabilità, ma la rende gestibile: imparare a convivere con piccole dosi di incertezza è parte della maturità affettiva.In sintesi, il suo vissuto è legittimo e merita ascolto, ma la chiave per gestirlo non è modificare il comportamento del partner, bensì trasformare la sua percezione interna, rafforzando la sicurezza emotiva e ridefinendo i confini della coppia in modo condiviso. Saluti

Dott.ssa Ada Palma Psicologo a Giugliano in Campania

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18 OTT 2025

Cara utente,
il modo in cui descrive la situazione mostra già una grande consapevolezza: riconosce la fiducia che prova verso il suo compagno, ma anche la parte più “umana” e vulnerabile che si muove dentro di lei di fronte a certe manifestazioni di affetto. Non è contraddizione, è equilibrio: da un lato la ragione che comprende, dall’altro l’emozione che reagisce.

In una relazione matura e stabile come la sua, il fastidio non è segno di insicurezza, ma un’informazione emotiva: le segnala che ha bisogno di sentirsi vista e rispettata nei suoi limiti. Non serve snaturare il compagno — la sua spontaneità e dolcezza fanno parte della persona che ama — ma può essere utile trovare insieme una modalità condivisa di rispetto reciproco, dove anche i suoi confini vengano accolti senza giudizio.

Può provare a esprimere questo bisogno non come rimprovero (“mi dà fastidio che tu lo faccia”), ma come sentimento (“mi sento a disagio quando accade davanti a me, perché per me ha un significato più intimo”).
In questo modo si favorisce un dialogo empatico, non difensivo, e si rafforza il legame invece di metterlo alla prova.

L’amore non chiede di “non provare gelosia”, ma di saperla ascoltare con gentilezza: spesso è solo il bisogno di conferme a voler essere riconosciuto.

Un caro saluto,
Dott.ssa Sara Petroni – Psicologa

Dott.ssa Sara Petroni Psicologo a Tarquinia

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18 OTT 2025

Grazie per aver condiviso con tanta chiarezza e sensibilità quello che provi, è una riflessione molto matura e centrata.
Quello che descrivi è un vissuto molto comune nelle relazioni sane, dove la fiducia c’è, ma si attivano comunque emozioni di fastidio, gelosia o vulnerabilità davanti a gesti affettuosi del partner verso altre persone.
Ti riassumo alcuni punti chiave che possono aiutarti a comprendere e gestire meglio la situazione:

1) Il tuo fastidio è legittimo, non “sbagliato”
Nonostante la fiducia, è naturale sentire una piccola “punta” di disagio quando vediamo il partner esprimere affetto fisico con altre persone.
Non è necessariamente gelosia patologica, ma può toccare il bisogno di sentirsi unici e riconosciuti in un certo tipo di intimità.

2) Hai già fatto un passo importante: comunicazione chiara
Hai parlato con lui, senza colpevolizzarlo e questo è un punto di forza enorme.
Lo hai riconosciuto per com’è (“solare e affettuoso con tutti”), ma hai anche espresso il tuo limite emotivo, cioè che certe manifestazioni davanti a te ti mettono a disagio.
Questo equilibrio tra rispetto per la sua natura e rispetto per te stessa è il cuore di una comunicazione sana di coppia.

3) Una riflessione più profonda: cosa ti tocca davvero?
Può essere utile chiederti: che cosa sento in me quando li vedo abbracciarsi?
(tristezza, insicurezza, esclusione, paura di essere meno speciale…)
C’è qualcosa di mio, magari legato al bisogno di riconoscimento o al timore di “perdere” una parte del legame?
Capire quale parte di te si attiva può aiutarti a trasformare il fastidio in consapevolezza, senza dover “controllare” l’ambiente.

4) Potreste cercare un compromesso di coppia
Non si tratta di “vietare” un gesto, ma di negoziare insieme il rispetto reciproco: per esempio, che lui eviti certe manifestazioni affettuose quando sei presente, non per nascondersi, ma per attenzione verso la tua sensibilità.
Allo stesso tempo, tu potresti lavorare per disinnescare progressivamente quel senso di esclusione, ricordandoti che la relazione reale tra voi due è intatta e distinta.

5) Fiducia e accoglienza non sono statiche
In una coppia matura, la fiducia può coesistere con momenti di vulnerabilità.
Essere sinceri nel dire “mi fido di te, ma questo mi fa male” non è debolezza, è intimità emotiva autentica.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

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18 OTT 2025

Gentile Seira,
La sua riflessione mostra una grande consapevolezza: da un lato riconosce la fiducia nel suo compagno e nelle sue colleghe, dall’altro nota come alcune situazioni tocchino corde più profonde, legate al bisogno di esclusività e di riconoscimento all’interno della coppia.
Mi sento di dire che il disagio che avverte non riguarda tanto i gesti in sé (gli abbracci, le attenzioni), quanto il significato relazionale che questi assumono nel sistema coppia. Quando un partner manifesta la propria affettività anche verso l’esterno, può riattivare nell’altro la sensazione di perdere un posto “speciale”. Non si tratta di gelosia in senso stretto, ma del bisogno di sentirsi unico e riconosciuto nel legame.
Il fatto che lei riesca a parlarne apertamente con lui è un segnale di maturità della relazione. Forse, più che chiedergli di cambiare, può essere utile condividere con lui non solo cosa la infastidisce, ma che emozione tocca in lei: paura di essere messa da parte, timore di non essere più al centro, bisogno di rassicurazione. Quando si sposta la conversazione dal comportamento all’emozione, si apre spazio per una comprensione reciproca più profonda.
In una relazione sana non si tratta di rinunciare alla propria natura, ma di trovare un equilibrio tra l’autenticità individuale e la tutela del legame.
Resto a disposizione,
Dr. Elisabetta Carbone

Dott.ssa Elisabetta Carbone Psicologo a Melzo

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18 OTT 2025

Se questo comportamento è il suo compagno, le dà fastidio le consiglio di parlarci con chiarezza e l’educazione nel rispetto e spiegare la sua insofferenza e per quale motivo il tutto con dialogo rispettoso ed aperto motivazioni concrete

Lei si fida del suo compagno, il che è una cosa bellissima, mi sa che non lo fa con secondi fini, può anche lasciar perdere accettare la cosa così com’è

Dott. Luca Ferretti Psicologo a Pontedera

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18 OTT 2025

Buongiorno Seira,

ciò che descrivi è una reazione molto comprensibile: anche in una relazione solida e basata sulla fiducia, può emergere un naturale fastidio di fronte a gesti di confidenza o affetto tra il partner e altre persone. Non è necessariamente gelosia “immotivata”, ma un bisogno di tutela del proprio spazio emotivo e della coppia.

Hai fatto bene a parlarne apertamente con lui: la trasparenza evita fraintendimenti e aiuta entrambi a capire i propri limiti. Ti suggerisco di mantenere questo dialogo, spiegando che non vuoi limitarlo ma che, per il vostro equilibrio, alcuni gesti pubblici possono ferirti. È importante che anche lui accolga questa sensibilità senza giudizio.

Un caro saluto,
Gloria Odogwu – Psicologa

Gloria Odogwu Psicologo a Bassano del Grappa

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18 OTT 2025

Ciao Seira

Ti ringrazio per aver condiiviso quello che stai vivendo e il tuo stato d'animo.

È plausibile tu avverta un fastidio quando assisti a certe manifestazioni di affetto, anche se nutri piena fiducia nel tuo compagno.

Non è tanto una questione di gelosia, quanto di tutela e protezione del vostro sentimento e del legame di coppia.

È positivo il fatto che tu ne abbia parlato con lui apertamente. Questo ha dato modo a te di manifestare le emozioni e a lui di conoscere il tuo stato d'animo. Mi pare traspaia dalle tue parole una buona comunicazione di coppia.

Credo che il modo in cui ti sei aperta scrivendo qui, rappresenti una buona modalità espressiva, da usare e mantenere anche con il tuo compagno.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gessica Mestriner
Ricevo a Verona

Gessica Mestriner Psicologo a Verona

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18 OTT 2025

Ciao,
da ciò che scrivi emerge una buona consapevolezza emotiva, ed è già un punto di partenza importante. Non mi sembra che si tratti di mancanza di fiducia, ma piuttosto di un bisogno di rispetto e di riconoscimento emotivo all’interno della relazione. Anche quando un legame è solido, è naturale che alcuni gesti del partner — soprattutto se affettuosi verso altre persone — possano toccare corde più profonde.
Non è necessariamente gelosia, ma la ricerca di un equilibrio tra libertà individuale e tutela del legame. Ognuno di noi ha un proprio modo di vivere l’affetto e la vicinanza, e le differenze su questo piano possono facilmente generare incomprensioni o piccoli disagi.
In queste situazioni può essere utile spostare l’attenzione dal comportamento in sé al vissuto che esso suscita. Parlare al partner partendo da come ci si sente, piuttosto che da ciò che non si vuole che faccia, permette di aprire uno spazio di ascolto autentico. L’obiettivo non è modificare l’altro, ma favorire una maggiore sintonizzazione emotiva reciproca.
La tua capacità di riflettere su ciò che provi, senza giudizio e con il desiderio di comprendere, rappresenta già una base solida per affrontare questa dinamica in modo maturo e costruttivo.
Un caro saluto,
disponibile anche online,
Dott. Gabriele Allegra.

Dott. Gabriele Allegra Psicologo a Messina

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18 OTT 2025

Cara Seira,

dalle tue parole emerge una grande consapevolezza emotiva: sei capace di distinguere la fiducia reale che provi per il tuo compagno dal fastidio che certe situazioni ti provocano, e già questo dimostra maturità affettiva e capacità di introspezione.

Il disagio che descrivi non è segno di insicurezza o di mancanza di fiducia, ma di sensibilità relazionale. Quando assistiamo a gesti di intimità — anche solo abbracci o attenzioni affettuose — che coinvolgono la persona che amiamo, ciò che si muove dentro di noi non è necessariamente gelosia nel senso patologico del termine, ma un senso più profondo di territorio emotivo: il bisogno di sentirsi unici per qualcuno, di preservare uno spazio simbolico di esclusività.

Allo stesso tempo, il tuo compagno, da come lo descrivi, sembra una persona espansiva, con uno stile affettivo aperto e naturale, che probabilmente non vive quei gesti come qualcosa di ambiguo o pericoloso. La differenza tra i vostri modi di esprimere l’affetto non implica una mancanza di amore, ma due linguaggi emotivi diversi che ora si stanno incontrando — e un incontro, a volte, può creare attrito.

Hai fatto bene a parlarne con lui, perché nominare ciò che si prova è sempre più sano che reprimerlo o fingere indifferenza. Forse, più che chiedergli di cambiare, può essere utile aiutarlo a comprendere cosa accade dentro di te quando vedi quelle scene: non tanto “non voglio che tu lo faccia”, ma “quando accade, mi sento esclusa, mi fa male, come se qualcosa di nostro diventasse pubblico”. In questo modo sposti l’attenzione dal controllo sul suo comportamento al tuo vissuto emotivo, che è legittimo e merita ascolto.

A volte, in queste dinamiche, il vero passo evolutivo è imparare a tollerare un piccolo margine di fastidio senza leggerlo come una minaccia. È lo spazio in cui la fiducia si trasforma in libertà reciproca. Puoi continuare a esprimere con delicatezza i tuoi limiti, ma anche provare a osservare se, nel tempo, questi gesti tra lui e le colleghe perdono il loro potere di ferirti, man mano che senti più sicurezza nel vostro legame.

Ciò che conta è che la tua richiesta non nasca dal bisogno di controllare, ma dal desiderio di essere rispettata nelle tue sensibilità. E questa distinzione, da come scrivi, è già chiarissima in te.

Con delicatezza,
Dott.ssa Raffaella Pia Testa
Psicologa – Psicoterapeuta in formazione
In presenza e online

Raffaella Pia Testa Psicologo a Lucera

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18 OTT 2025

Buongiorno,
è comprensibile provare un certo fastidio di fronte a queste manifestazioni di affetto: non si tratta necessariamente di mancanza di fiducia, ma del bisogno di proteggere uno spazio emotivo che per te ha un significato profondo. In una relazione stabile e affettuosa come la vostra, può accadere di percepire piccole “invasioni” anche quando razionalmente si sa che non c’è nulla di preoccupante.

Il punto non è impedire al tuo compagno di essere se stesso, ma trovare un equilibrio tra la sua naturale espansività e il tuo bisogno di sentirti rispettata nei confini affettivi. Non è una richiesta possessiva, ma un modo per preservare la serenità reciproca.

Può essere utile continuare a parlarne con lui, ma spostando l’attenzione dal comportamento delle colleghe al tuo vissuto emotivo — spiegandogli, ad esempio, che certi gesti ti mettono a disagio non per mancanza di fiducia, ma perché ti toccano sul piano della sensibilità personale.

Il fatto che tu riesca a distinguere tra ciò che è tuo sentire e ciò che appartiene a lui è un segnale di grande consapevolezza: non si tratta di cambiare nessuno, ma di imparare insieme a conoscervi meglio anche nei punti di vulnerabilità.

Dott.ssa Valeria Di Stasi Psicologo a Bari

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18 OTT 2025

Gentile Seira,

quello che descrive è un’esperienza più comune di quanto si creda nelle coppie stabili: non è la mancanza di fiducia a generare il suo disagio - che lei stessa esplicitamente esclude - bensì l’attivazione di un confine. La gelosia, in questi casi, non è un’accusa né una diagnosi; è un segnale. Segnala che alcuni gesti - come un abbraccio — hanno per lei un valore simbolico “diadico”, cioè legato all’intimità della coppia, e che quando quell’intimità viene messa in scena nello spazio pubblico (per di più sotto i suoi occhi) suscita un moto di protezione. È un moto legittimo, che non contraddice la fiducia ma la accompagna: fidarsi dell’altro non significa rinunciare a custodire il proprio spazio affettivo.

Vale la pena soffermarsi proprio sul significato dei gesti. In un contesto lavorativo un abbraccio può essere un saluto caloroso e privo di sottintesi; tuttavia, nella presenza della partner, quel medesimo gesto cambia cornice e dunque risonanza. Le interazioni non “sono” neutre o invasive in assoluto: diventano una cosa o l’altra in base alla cornice in cui avvengono e alla storia affettiva di chi le osserva. Lei non sta chiedendo di “snaturare” il suo compagno — il quale appare, da come ne parla, una persona espansiva, giocosa e affettuosa — ma di modulare l’espressività a seconda del contesto, come avviene in ogni sana regolazione relazionale. La modulazione non è falsità: è cura del legame.

Le propongo un cambio di focus: non porsi il problema in termini di “chi ha ragione” (lei con il suo pudore, lui con la sua spontaneità), ma in termini di “come custodiamo la coppia negli spazi condivisi”. In psicologia delle relazioni parliamo spesso di “contratto diadico”, ossia quell’insieme di intese implicite ed esplicite che proteggono l’intimità e ne definiscono i confini senza irrigidire le persone. Un buon contratto diadico non prescrive divieti, ma stabilisce cornici. La cornice che qui si può co‑costruire potrebbe suonare così: quando siamo insieme in ambito lavorativo, preferiamo saluti calorosi ma sobri; i gesti più intimi restano appannaggio della coppia o di contesti privati. È un patto di stile, non una sanzione.

Per arrivarci è utile una metacomunicazione chiara e non colpevolizzante. Nella pratica, può aiutarsi con una formula semplice: “Quando vedo X (ad es. abbracci prolungati), in me si attiva Y (un senso di fastidio e vulnerabilità), perché per me Z (quei gesti hanno un valore di intimità di coppia); ti chiedo W (di modulare queste espressioni in mia presenza) non per limitarti, ma per prenderci cura del nostro spazio.” È un linguaggio di bisogni, non di controllo. Chiedere un confine non equivale a sorvegliare la persona amata: è chiedere all’altro di farsi alleato nella regolazione di quel confine.

Spesso funziona costruire piccoli rituali di “alleanza pubblica”: un gesto concordato tra voi che, nelle situazioni sociali, riaffermi la priorità del legame (uno sguardo di intesa, una mano sulla spalla, un saluto di coppia all’arrivo e alla partenza). Sono microsegnali che non escludono nessuno, ma ricordano a tutti - e a voi per primi - qual è la casa affettiva da cui ci si muove e a cui si torna. Allo stesso modo, può essere utile che sia il suo compagno a introdurre con le colleghe uno stile di saluto un filo più sobrio quando siete insieme: se la modulazione parte da lui, il messaggio resta caldo e non difensivo.

Accanto alla dimensione interpersonale, c’è uno spazio intrapsichico che vale la pena di onorare. Lei parla di un “senso profondo di possessione”: è una parola forte, che tuttavia possiamo tradurre come desiderio di esclusività in ciò che per lei è intimamente significativo. Potrebbe chiedersi: che cosa rappresenta per me quell’abbraccio? Quale immagine di me come partner viene toccata? Ci sono esperienze passate - non necessariamente di tradimento, anche solo di invisibilità o di messa in secondo piano - che rendono questi gesti più sensibili ai miei occhi? Non per patologizzare la reazione, ma per dotarla di senso. Quando capiamo l’origine di un’emozione, ne ampliamo la finestra di tolleranza e smette di governarci in modo reattivo.

Nel frattempo, qualche strumento di autoregolazione può ridurre il carico nel momento in cui accade: tornare al respiro (espirazioni leggermente più lunghe delle inspirazioni), nominare internamente l’emozione (“qui e ora sento gelosia/fastidio”), ricordarsi il patto di fiducia e la cornice concordata. Anche concedersi, dopo l’evento, un breve “debrief” di coppia - dieci minuti per raccontare a sangue freddo che cosa ha funzionato e che cosa no - evita l’accumulo di micro-ferite.

Può capitare che l’altra parte viva la richiesta di modulazione come un rischio di perdere la propria spontaneità. È un punto delicato, che si scioglie distinguendo identità da comportamento: sua è l’identità di persona solare e affettuosa; la modulazione chiede solo di declinare quell’identità con grammatiche diverse a seconda della scena. Non si tratta di cambiare chi si è, ma come ci si mostra in quella cornice. Quando questo passaggio viene compreso, il confine non è più percepito come proibizione, bensì come linguaggio dell’accudimento.

Se, nonostante questi passaggi, il tema rimanesse doloroso o fonte di conflitti ripetuti, qualche colloquio breve - individuale o di coppia - potrebbe offrirvi un luogo protetto in cui affinare il vostro “contratto diadico” e tradurre in pratiche quotidiane ciò che avete già saputo nominare con grande maturità: desiderate fidarvi e, insieme, desiderate che la vostra intimità sia riconosciuta e rispettata nello spazio pubblico.

In sintesi, il suo fastidio non la smentisce come partner fiduciosa; le indica un confine da proteggere. Custodire il legame non significa limitarlo, ma dargli una forma che lo renda riconoscibile anche agli altri. Mi sembra che abbiate le risorse e il dialogo per farlo con stile e senza rinunciare a ciò che rende il suo compagno amabile ai suoi occhi.

Un caro saluto,

Dottoressa Giulia Foddai

Giulia Foddai Psicologo a Torino

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18 OTT 2025

Salve,
il suo racconto riflette una sensibilità autentica e una consapevolezza profonda dei propri vissuti emotivi. Anche nelle relazioni più stabili e fondate sulla fiducia, può accadere di provare disagio quando il partner manifesta gesti di affetto verso altre persone, specialmente in contesti dove i confini tra cordialità e intimità possono apparire sfumati.

Gli abbracci, per esempio, pur potendo essere espressioni di semplice simpatia o affetto amicale, in genere appartengono a un registro più intimo, che molti tendono a riservare agli amici più stretti o alle persone con cui si ha un legame significativo. Vederli ripetuti in ambito lavorativo, e per di più in presenza del partner, può quindi generare un naturale senso di fastidio o di esclusione emotiva — anche in assenza di qualsiasi comportamento scorretto.

Lei dimostra di avere piena fiducia nel suo compagno, e questo è un aspetto prezioso. Tuttavia, il suo disagio merita ascolto e rispetto: non è un segnale di gelosia irrazionale, ma il riflesso di un bisogno di riconoscimento e di protezione del proprio spazio affettivo. In questo senso, chiedere che certi gesti vengano evitati davanti a lei non significa voler “limitare” il partner, ma cercare un equilibrio tra la libertà individuale e la sensibilità emotiva di entrambi.

Il dialogo che ha già avviato è un passo importante: può essere utile continuare a parlarne non solo in termini di comportamento (“evitare gli abbracci davanti a me”), ma di significato emotivo (“mi fa sentire esclusa o a disagio”). Questo tipo di comunicazione profonda aiuta la coppia a rafforzarsi, trasformando una difficoltà momentanea in un’occasione di crescita condivisa.

Un caro saluto

Anna Laura Santoro Psicologo a Pontecagnano Faiano

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