Il mio compagno è in costante contatto con la madre per ogni minima questione

Inviata da Giada P. · 4 feb 2025 Terapia di coppia

Convivo con il mio ragazzo da qualche mese. Io ho 31 anni e lui invece 33. Ha un rapporto molto disfunzionale con la famiglia, di amore e odio, e soffrendo di ipocondria/patofobia cerca continuamente rassicurazioni non solo da me ma anche da loro per ogni minima paura spesso infondata. Lui segue un percorso di terapia e insieme seguiamo terapia di coppia che non sembra funzionare molto. E spiegherò perché. Il punto è che il contatto telefonico, specialmente con la madre, è costante. Per ogni cosa che riguarda anche la coppia vuole sentire il parere della madre. Dobbiamo uscire per andare in un posto nuovo? Deve sentire il consiglio della madre. Gli si macchia una maglia e non sa come fare? Non si fida del mio parere e chiama la madre. Deve comprarsi una tuta nuova? Mi chiede mille consigli ma dentro al camerino chiama anche la madre. Sono solo alcuni esempi. Per ogni piccola questione della vita di tutti i giorni è in contatto con lei. Ho esposto questa cosa durante la terapia di coppia e la psicologa ha detto infatti che dovrebbe imparare a staccarsi dal nido familiare e fare le cose in autonomia. L'episodio di ieri però ci ha fatti sfociare in un litigio. Voglio una piantina da mettere nella mia stanza per purificare l'aria. Premetto che a me le piante sono sempre piaciute e a casa ne ho sempre avute svariate, propagando sanseverie aloe vere e spatifilli. Era da tempo che ne volevo prendere una. Ci siamo fermati sabato in un vivaio sulla strada per il supermercato e ho preso una sanseveria,una pianta che ho già da 7 anni. Finché scelgo, lui inizia a porsi qualche dubbio: ma nei periodi in cui siamo in viaggio come faremo? Chi gli darà da bere? Io gli rispondo che questo è un tipo di pianta molto resistente, che è necessario abbeverare di rado specialmente se non fa caldo, ogni due tre settimane. Lui non mi crede e chiama l'assistente la quale gli dice proprio quello che ho detto io, che è una pianta che richiede acqua tranquillamente una volta al mese. Lui si mette l'anima in pace. Torniamo a casa e sento che si scambia vocali con la madre, la quale gli dice che bisogna metterla alla luce. Lì ci rimango male, e gli chiedo rimanendo calma perché ha chiesto alla madre e non a me. Lui dice che le ha chiesto dove metterla e che vuole prendersene cura lui, finendo con un "ma che cazzo vuoi". e non ne capisco il motivo, rimanendo visibilmente scossa. Mi metto a lavare i piatti. Mi sale il magone perché in quel momento mi sento scavalcata come se non solo la mia esperienza non conta niente ma addirittura da quello che ha detto sembrava se ne volesse appropriare. Una piantina che ho preso per me, a lui non sono mai interessate le piante da appartamento. Lì per lì sono tentata di sopprimere il mio malessere e lasciare perdere, ma decido di mettere in pratica quanto detto durante la seduta. Torno nel soggiorno e gli dico che mi sono sentita ferita. Lui risponde subito "anch'io", chiedo perché, nonostante mi sembri paradossale perché ho espresso il mio disagio e mi trovo in una situazione in cui dover capire perché lui a sua volta si senta ferito. Mi dice perché gli proibisco di sentire la madre che lo ha cresciuto per 33 anni.

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Miglior risposta 5 FEB 2025

Cara Giada, sembra che tu stia vivendo un momento di forte frustrazione, e capisco bene come certi comportamenti possano farti sentire invisibile e non rispettata. La dinamica che descrivi, dove ogni decisione e ogni piccolo problema viene rimandato alla madre di lui, è sicuramente difficile da gestire, soprattutto in una relazione di coppia, dove ci si aspetta una certa autonomia e un supporto reciproco. In particolare, il conflitto che hai descritto riguardo alla pianta è emblematico. Da una parte, capisco il tuo disappunto nel vedere che la tua esperienza e i tuoi desideri vengono messi in secondo piano, come se non avessi voce in capitolo. Dall’altra, la sua reazione non è affatto costruttiva e sembra che, piuttosto che affrontare il disagio che provi, stia cercando di minimizzarlo, esprimendo frustrazione e forse anche un po’ di rabbia per la sua difficoltà a separarsi dalla madre. Sembra che il tema centrale della situazione sia il suo legame non risolto con la famiglia, e in particolare con la madre. Questo non solo influisce sul modo in cui gestisce le piccole decisioni quotidiane, ma anche sulla sua capacità di essere emotivamente disponibile per te e la relazione. Quando la madre interviene in ogni aspetto della sua vita, sembra che tu venga costantemente messa in secondo piano, come se il tuo parere non fosse altrettanto valido o significativo. Inoltre, il fatto che lui si senta “ferito” quando esprimi il tuo malessere è un altro punto critico. Sembra che non riesca a comprendere appieno perché tu ti senta scavalcata, e questo può essere frustrante, soprattutto se lui non sembra essere in grado di mettersi nei tuoi panni. Questo tipo di reazione può anche far sembrare che la tua sensibilità non venga presa sul serio, creando ulteriore distanza emotiva tra voi. Mi viene da pensare che la terapia di coppia, purtroppo, non stia funzionando come dovrebbe, forse perché lui non è ancora pronto a fare il passo di staccarsi veramente dal nido familiare e imparare a fare affidamento su di te come partner emotivo. La sua ipocondria e la continua ricerca di rassicurazione, anche in situazioni che non richiedono particolari decisioni, potrebbero essere indicatori di una dipendenza emotiva che va oltre la normale consultazione familiare. Forse la cosa migliore da fare sarebbe parlare con lui in modo chiaro e onesto, magari facendo un altro passo nella terapia di coppia per cercare di esplorare questo aspetto in profondità. Potresti provare a fargli capire che, mentre riconosci il suo bisogno di supporto dalla madre, la vostra relazione dovrebbe basarsi su un equilibrio di fiducia e indipendenza, dove entrambi potete prendere decisioni insieme, senza il continuo ricorso alle figure esterne. Il tuo desiderio di essere presa sul serio, di non sentirti scavalcata e di essere ascoltata è legittimo e importante per il benessere della relazione. Certo, non è facile, soprattutto se lui non è consapevole del peso che questa dinamica porta nella relazione. Ma, passo dopo passo, è possibile cercare di affrontare queste difficoltà, se entrambi siete disposti a lavorare sulla comunicazione e sul rispetto reciproco. Un caro saluto,
Dott.ssa Velia Morati

Dott.ssa Velia Morati Psicologo a Nocera Inferiore

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5 FEB 2025

Sembra che la questione principale non sia la pianta in sé, ma il modo in cui il tuo ragazzo gestisce la dipendenza emotiva dalla madre e il suo bisogno costante di rassicurazioni esterne. È evidente che ti senti sminuita nel tuo ruolo all'interno della coppia, e la sua reazione difensiva ("anch'io mi sento ferito") è un modo per evitare di affrontare la tua emozione, ribaltando la situazione su di sé.

La terapia di coppia sta toccando il punto giusto (la necessità di autonomia da parte sua), ma se non ci sono cambiamenti concreti, probabilmente lui non è pronto o non vuole staccarsi dalla dinamica familiare. Il fatto che tu venga messa in secondo piano, anche su questioni banali, e che ogni tua opinione venga sistematicamente verificata con la madre, è frustrante e può minare il vostro rapporto nel lungo periodo.

### **Cosa puoi fare ora?**
1. **Definire i tuoi limiti**
Non si tratta di "proibirgli" di sentire la madre, ma di fargli capire che per te è importante sentirti ascoltata e considerata. Se in una relazione di coppia il parere di un genitore viene costantemente messo davanti a quello del partner, diventa difficile costruire un rapporto sano e maturo.

2. **Evidenziare il problema senza colpevolizzarlo**
Invece di dire *"Ti fai sempre condizionare da tua madre"*, puoi provare con:
_"Mi sento poco considerata quando chiedi conferme a tua madre anche su cose di cui ho esperienza diretta. Mi piacerebbe che in certe situazioni ti fidassi di me."_

3. **Capire se lui è disposto a cambiare**
Se in terapia gli è stato detto chiaramente che deve imparare a essere autonomo, ma non lo fa, allora bisogna chiedersi: _vuole davvero lavorarci o si aspetta che sia tu ad accettare la situazione così com’è?_

4. **Dare il giusto peso alle sue reazioni**
Quando ti risponde con frasi come _"Che cazzo vuoi?"_ o _"Mi proibisci di sentire mia madre"_, sta spostando il focus su di sé invece di ascoltarti. Questa è una forma di evitamento emotivo, e se diventa un pattern ricorrente, è importante farglielo notare.

Se la terapia di coppia non sta portando miglioramenti, potrebbe essere utile che lui lavori individualmente su questo aspetto nella sua terapia personale. La domanda chiave è: _sei disposta a sopportare questa dinamica ancora a lungo, o hai bisogno di vedere dei cambiamenti concreti per sentirti serena nella relazione?_

Dott. Fabrizio Toti Psicologo a Todi

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5 FEB 2025

Salve Giada, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FD Logiudice

Anonimo-192705 Psicologo a Roma

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5 FEB 2025

Salve, comprendo benissimo la situazione stressante nella quale si trova. L'episodio che descrivi sembra aver toccato un punto molto sensibile nella dinamica tra te e il tuo ragazzo, e capisco quanto possa essere difficile quando ti senti scavalcata o non presa in considerazione, soprattutto riguardo a qualcosa che per te è importante, come la pianta. La sua reazione di sentirsi ferito per avergli fatto notare che si è rivolto alla madre invece che a te, peraltro in un contesto che ti riguarda personalmente, potrebbe essere la conseguenza di una dipendenza affettiva o di un bisogno di rassicurazione che lui ha nei confronti della madre, che hai già notato.

Il fatto che abbia chiesto il parere della madre sulla pianta, nonostante tu avessi dato la tua opinione, sembra anche una manifestazione della difficoltà a separarsi da lei, come era stato osservato in terapia. Il conflitto che ne è derivato evidenzia proprio questa difficoltà a stabilire una distinzione tra il suo rapporto con la madre e la sua relazione con te.

Il fatto che lui ti abbia detto "perché gli proibisco di sentire la madre che lo ha cresciuto per 33 anni" evidenzia come percepisca questa dinamica come una sua necessità vitale, ma è anche un modo per evitare di prendere decisioni autonome o affrontare il malessere che potrebbe derivare da una separazione emotiva dalla madre. Il problema sembra essere proprio la difficoltà di staccarsi da una figura che, per lui, è ancora troppo centrale nella sua vita.

Come ti senti a riguardo? Senti che la terapia stia aiutando a fare chiarezza su questi temi o che ci siano ancora difficoltà nel raggiungere una soluzione condivisa?

Dott.ssa Ada Palma Psicologo a Giugliano in Campania

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5 FEB 2025

Da quello che scrive il suo compagno ha un rapporto con la madre molto forte.

È normale assolutamente giusto voler bene ai propri genitori. Tuttavia, non bisogna cadere altrimenti diventa un rapporto malsano che crea dipendenza toglie l’autonomia e crea forte disagio nella coppia

È comprensibile che lei si senta scavalcata e ferita. In quanto non viene trattata da donna e soprattutto la compagna.
Questa è una grave mancanza di rispetto che le subisce ingiustamente.

È opportuno affrontare questa problematica con percorso terapeutico, capire come mai il suo compagno ha questo attaccamento morboso dipendente dalla madre. Addirittura da mettere in secondo piano la sua stessa compagna.

È importante indagare quanto il suo compagno ha autostima di sé e come mai non sente la mancanza di autonomia d’adulto


Una relazione di coppia per essere sani e duratura deve basarsi sul rispetto dialogo maturità volontà concreta di costruire un futuro insieme supporto. Tutto questo da entrambe le parti.

È importante affrontare con un percorso psicologico, concretamente, questo problematiche e i pensieri e le credenze disfunzionali che sono alla base di questo modo di comportarsi

Se la situazione dovesse persistere e non si trova una soluzione condivisa che porti pace e estremità nella coppia le consiglio di valutare se continuare questa relazione oppure no.

Per ulteriori informazioni mi contatti sarò lieto di risponderle

Dott. Luca Ferretti Psicologo a Pontedera

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5 FEB 2025

La tua situazione è emotivamente complessa e ti capisco benissimo. Sei in una relazione con una persona che ha una forte dipendenza emotiva dalla madre e che fatica a validare il tuo punto di vista, anche su questioni banali. Questo ti fa sentire sminuita, non riconosciuta e, in qualche modo, "terza" in una coppia che dovrebbe essere formata da due persone.

Ecco alcuni spunti che potrebbero aiutarti a gestire la situazione:

1. Non è solo una questione di piante (o di maglie sporche). Quello che ti ferisce non è tanto il fatto specifico che lui chieda un parere alla madre, ma ciò che questo rappresenta:

- Il suo bisogno costante di conferme esterne, specialmente materne.
- La tua esperienza che viene messa in secondo piano.
- La difficoltà di costruire un rapporto di coppia che sia indipendente dalle dinamiche familiari.

Il problema vero è che non siete "voi due", ma "voi due + sua madre" nelle decisioni quotidiane.

2. La dipendenza emotiva dalla madre è il punto centrale. Lui vive con un attaccamento ansioso nei confronti della madre: cerca in lei un senso di sicurezza, come fa con te. Ma nella coppia non puoi (e non devi) essere la sua "seconda mamma".

- La terapia individuale è importante: è positivo che lui segua un percorso personale, ma sta lavorando su questi aspetti con il suo terapeuta?
- Dovete definire i confini: non si tratta di "vietargli" di sentire la madre, ma di costruire una relazione in cui le scelte quotidiane siano fatte da voi due, senza un terzo parere costante.

3. Bisogna affrontare la comunicazione senza entrare in loop difensivi. Quando hai espresso il tuo disagio, lui ha risposto subito con "anch'io". Questo è un meccanismo difensivo per non affrontare la questione.
Invece di entrare nella dinamica del "chi ha ragione", potresti provare con:

- "Non voglio vietarti di sentire tua madre, ma voglio che tu dia valore alla mia opinione. Mi sono sentita esclusa perché il mio parere non ti è bastato. Mi fa male perché voglio che in una coppia ci fidiamo l’uno dell’altro."
- "Vorrei che su alcune cose decidessimo noi due, senza sempre chiedere un parere esterno. Può essere un piccolo passo per costruire la nostra indipendenza."

Questo evita che lui interpreti il tuo discorso come un attacco alla madre.

4. Cosa puoi fare per te stessa?
Rifletti su quanto questa dinamica influisce sul tuo benessere emotivo.

- Poni dei limiti chiari: se ogni decisione passa da sua madre, questa relazione può darti ciò di cui hai bisogno?
- Osserva se nella terapia di coppia ci sono progressi: se continua a difendere il suo comportamento senza voler cambiare, il problema non è solo la madre, ma il fatto che lui non veda la necessità di evolversi.

Se questa situazione non cambia, sei disposta ad accettarla a lungo termine? Questa è la domanda più importante da farti e poi parlarne con lui.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

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5 FEB 2025

Cara Giada, come stai?
La situazione descritta mi ha evocato un profondo malessere. Bisogna far luce dentro di te. In che modo questa persona ti percepisce come una rivale per la madre? Che ruolo ti senti di ricoprire per la coppia? Ma soprattutto che genere di esperienza coniugale desideri per te stessa?
Gli sforzi che stai compiendo sono davvero stimabili, una comunicazione empatica, un ascolto, il fatto di far presente il tuo stato d’animo con trasparenza e la terapia di coppia, eppure sembra che qualcosa manchi affinché la relazione sia equilibrata e complementare. Una dinamica di dipendenza come quella del tuo compagno, in cui la paura lo tiene legano affettivamente alla madre, potrebbe essere la stessa che muovi verso di lui, mantenendoti distante da te stessa. Ti invito a far luce sulle tue dinamiche interiori per comprendere in che modo hai attratto nella tua vita questa relazione e come poterti riprendere il ruolo che ti spetta.
Rimango a disposizione con piacere
Dottoressa Anna Elena Comune

Dott.ssa Anna Elena Comune Psicologo a Roma

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