I suoceri hanno devastato la nostra famiglia

Inviata da Dolly · 19 nov 2025 Terapia familiare

Ho conosciuto il mio attuale marito dopo la fine di un precedente matrimonio in cui il mio ex non mi dava attenzioni, vicinanza fisica e pretendeva solo che io pagassi tutto a metà (anche in una casa non mia).
Dopo la fine di quel rapporto ho vissuto la malattia di mio padre, al quale ero molto legata e che in tre anni è morto di SLA.
Sono nel frattempo tornata a vivere da sola e mi sono ricostruita pian piano sulle rovine, giurando a me stessa che il prossimo compagno sarebbe stato generoso, buono, gentile e che avrebbe avuto cura di me.
Ho incontrato il mio attuale marito dopo 4 anni dalla fine di quel primo matrimonio e l'ho scelto tra tante relazioni superficiali che stavo vivendo, perchè mi sembrava attento, buono, generoso (si era offerto di aiutarmi con l'affitto perchè lui viveva ancora coi suoi a 30 anni, quando ci siamo incontrati e a me era sembrato un atto molto gentile).
Viene subito a vivere da me in un mini appartamento troppo piccolo, quindi dopo pochi mesi cerchiamo una casa in affitto un po' più grande . Subito la madre inizia a intromettersi dicendo che paghiamo troppo di affitto (700 euro nella nostra zona non era assolutamente tanto, considerato che lui è un manager e io ho un lavoro statale fisso).
Nel frattempo rimango incinta e lei lo convince a lasciare la casa in affitto e andare a stare (temporaneamente, mi promette lui) in una casa di proprietà di lei nella stessa città in cui vivono i suoceri, un posto lontano da tutta la mia vita in cui non conosco nessuno. Mi trovo a fare la gravidanza (a rischio) da sola in quella casa e lì nasce il bambino. Lei nel frattempo spinge affinchè restiamo lì, sollecitando lavori di ristrutturazione e facendo leva sul figlio ma, fortunatamente, riesco a convincerlo a comprare casa nello stesso posto in cui vivevamo in affitto e torniamo indietro; lei non è felice ma gli regala dei soldi di un'eredità del marito per pagare la nuova casa (io mi ero offerta di prenderne una più piccola facendo il mutuo insieme). La casa quindi viene intestata solo a lui. Passano tre anni e ci sposiamo. Nel frattempo lui fa carriera, guadagna molti soldi, abbiamo conti separati e io sono in difficoltà economica perchè tutto quello che guadagno lo spendo per il bambino e le necessità familiari. Lui invece fiorisce, si mette a far palestra e passa da ragazzo gentile e affettuoso con un po' di pancetta a cinico freddo e superficiale, attento solo al fisico e ai soldi (abbiamo conti separati ma lui ne ha uno cointestato con i suoi due genitori che io ho sempre detto non mettermi a mio agio). Diventa il manager rampante che la madre tanto desiderava avere.
Io resto indietro, dopo il parto non ritorno al fisico di prima, mi curo e continuo a lavorare ma non mi sento parte della famiglia perchè lui e i genitori sono un nucleo a parte. Il loro unico obiettivo sono i soldi, le case da avere e per quello hanno litigato con le rispettive famiglie, con tutti. Per motivi di soldi e di eredità.
In questi anni quindi io non riesco a mettere via un granchè e lui invece risparmia alla grande. Fino a dicembre dell'anno scorso però era affettuoso con me e tutto andava bene se non c'erano di mezzo i suoi (che cercavano in ogni modo di mettere bocca in tutto, a partire dal nipote che vorrebbero crescere come figlio loro).
A dicembre decidiamo di comprare una casa nuova e lui dice davanti al costruttore che vorrebbe intestarla a entrambi, in modo che anche io mi senta coinvolta. Sono molto felice, sento che siamo una famiglia. Dopo poco scopro che i genitori, di nascosto, stanno cercando di acquistare di fronte al nostro appartamento e io subito dico che non starò in una casa con loro di fronte perchè non sono a mio agio. Entrambi fanno un'imboscata a sorpresa una mattina subito dopo il mio rifiuto in cui mi aggrediscono verbalmente (e quasi anche fisicamente) accusandomi di essere un'approfittatrice, che faccio la bella vita coi soldi degli altri, che di me non gliene frega nulla, che coi loro soldi fanno quello che vogliono. Il figlio non mi difende ma abbraccia la mamma dopo che ha finito di dirmi quelle cose perchè si mette pure a piangere dal nervoso. Da lì è un disastro... lui nei mesi successivi si allontana sempre di più da me fino a diventare quasi un coinquilino. Proviamo ad andare da uno psicologo ma lui non ne vede la necessità, in seduta dice che va tutto bene, che i suoi non hanno fatto nulla di male, e così lo psicologo mi dice che sono io ad avere problemi da relazioni passate e che dovrei fare terapia da sola. LUi ci sguazza e continua a peggiorare ignorandomi sempre di più. Niente sesso, niente regali o momenti per noi due, finchè pochi giorni fa riesco a strappargli la confessione che non mi vuole intestare la casa. Dopo 12 anni insieme, una famiglia un matrimonio e sforzi economici che pensavo fossero per il bene di tutti e tre, non solo per il suo. Sono delusa e confusa..

Risposta inviata

A breve convalideremo la tua risposta e la pubblicheremo

C’è stato un errore

Per favore, provaci di nuovo più tardi.

Miglior risposta 20 NOV 2025

Cara utente,
il modo in cui racconti la tua storia fa sentire un filo che attraversa tutti questi anni: un desiderio profondo di essere scelta, protetta, riconosciuta come parte piena di una famiglia, e allo stesso tempo la sensazione continua di essere messa ai margini, come se il posto che cerchi non diventasse mai davvero tuo. È come se avessi camminato per molto tempo dentro un rapporto che all’inizio sembrava dare riparo dopo una perdita enorme — quella di tuo padre, quella del precedente matrimonio, quella della fiducia nel sentirti accudita — e poi, lentamente, si fosse trasformato in qualcosa dove tu occupi uno spazio sempre più fragile, sempre più esposto agli umori e alle decisioni degli altri.
Nella tua scelta iniziale di lui si sente il bisogno di un uomo che fosse “buono, generoso, gentile”, quasi come un contrappeso a un passato dove ti eri sentita trascurata, non vista, caricata di responsabilità. All’inizio lui forse ha incarnato questa promessa, e non è raro che in una fase di innamoramento alcune qualità appaiano amplificate proprio perché rispondono a un bisogno di cura che era rimasto troppo a lungo inascoltato. Ma poi, nel momento in cui la vostra vita si è intrecciata con quella dei suoi genitori, sembra che qualcosa si sia ribaltato: la tua casa, i tuoi confini, la tua sicurezza emotiva hanno iniziato a dipendere da una rete familiare che non ti ha mai accolto davvero e che, anzi, ha fatto irruzione nei momenti più vulnerabili della tua vita — la gravidanza, la nascita di tuo figlio, il trasferimento forzato, le scelte economiche.
La trasformazione di tuo marito da ragazzo affettuoso a uomo freddo e distante potrebbe non essere un cambiamento improvviso, ma l’emergere di un modello relazionale che forse era già presente, ma non ancora visibile. Il legame con i suoi genitori appare come qualcosa di molto più antico e potentemente radicato: un sistema dove il denaro e il controllo sembrano essere le forme principali di amore, dove il valore si misura in proprietà, conti, appartenenze. Dentro questo sistema, tu sembri diventare un elemento esterno, quasi una presenza che disturba l’equilibrio originario tra lui e la sua famiglia. E ogni tuo tentativo di proteggere il tuo spazio — dalla casa alla maternità, fino all’intimità — viene interpretato come una minaccia e non come un’esigenza legittima.
L’episodio dell’aggressione verbale — e il fatto che lui non abbia preso le distanze ma abbia abbracciato sua madre — porta dentro un dolore che difficilmente si scioglie con la logica. In quei momenti non è solo la mancanza di difesa che ferisce, ma la sensazione di essere improvvisamente sola contro un intero sistema familiare. È un momento che spesso lascia un solco profondo: non tanto per ciò che è stato detto, ma per ciò che non è stato fatto da chi invece avrebbe dovuto proteggerti.
La tua delusione per la casa è comprensibile, ma sembra essere solo la punta visibile di un vissuto più profondo: non è la casa in sé, è ciò che rappresenta. La possibilità di essere riconosciuta come partner, come pari, come parte di una costruzione comune. Il suo ritrarsi, dopo anni di condivisione, sembra riattivare una ferita antica: quella di non essere mai veramente scelta, come se dovessi continuamente dimostrare di meritare un posto che invece dovrebbe esserti dato per il solo fatto di essere lì, di esserci stata, di aver attraversato tutto questo accanto a lui.
La confusione che senti adesso non nasce dall’incertezza su cosa fare, ma dalla frattura tra l’immagine di amore che avevi costruito e ciò che stai vedendo ora. È come se la promessa iniziale avesse lasciato spazio a una realtà che non parla più il linguaggio della cura, ma quello del distacco e delle alleanze familiari da cui tu sei esclusa.
Forse questo è il punto in cui non ti serve una risposta immediata, né una spiegazione definitiva su di lui. Ti serve piuttosto uno spazio in cui poter ascoltare ciò che questa storia ha mosso dentro di te: la fatica di anni di resistenza, la paura di restare sola, il desiderio di un amore che sia davvero reciproco, e anche la possibilità — che forse ora fa paura solo a nominarla — di riprendere in mano la tua vita non per dovere verso qualcuno, ma per rispetto verso te stessa.
Con cura,
dott.ssa Raffaella Pia Testa

Raffaella Pia Testa Psicologo a Lucera

117 Risposte

246 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

7 FEB 2026

La parola “casa” qui è più che un bene: è una soglia di appartenenza. Finché le case sono intestate a lui, i conti sono separati e l’asse economico resta agganciato ai genitori, tu rischi di restare, psichicamente e materialmente, una “ospite” nella vita che pure mandi avanti. Il dolore più acuto non è solo il rifiuto dell’intestazione: è la rivelazione che tuo marito, davanti alla madre, torna figlio e smette di essere partner. Da questa scena non si esce con spiegazioni morali, ma con atti che scrivono confini: trasparenza economica reale, ripartizione delle spese proporzionata, tutela tua e del bambino, e, se lui non regge il confronto, anche un consulto legale per capire i tuoi diritti e non restare scoperta. Se provate ancora uno spazio di parola, deve essere un luogo che sappia vedere l’ombra della famiglia d’origine, non che la cancelli chiamandola “normale”. Se questo non accade, la domanda diventa semplice e severa: vuoi abitare una vita dove tu sei moglie, o una vita dove sei una funzione?

Un caro saluto,

Dottoressa Giulia Foddai

Giulia Foddai Psicologo a Torino

368 Risposte

1239 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

7 FEB 2026

La tua storia, così come la racconti, ruota attorno a un’immagine semplice e durissima: la casa come segno di appartenenza. Prima la casa “data” dalla suocera (esilio), poi la casa comprata (ritorno), ora la casa nuova promessa “a due” e poi ritirata (espulsione simbolica). Non è soltanto un tema patrimoniale: è la domanda “sono dentro o sono ospite?”. E in parallelo c’è un altro asse: il passaggio dell’uomo da compagno affettuoso a figura fredda e performativa, come se l’ascesa economica avesse chiesto in cambio un sacrificio: l’intimità. Il nodo più doloroso non è solo la suocera “invadente”, ma la configurazione: tu descrivi un sistema in cui esiste un nucleo triadico (lui + i suoi genitori) e tu resti sul bordo, pur reggendo il quotidiano e il figlio. Quando lui non ti difende e consola la madre dopo l’aggressione, sta dicendo, nei fatti, non nelle parole, da quale lato sta la lealtà primaria. Da lì, il corpo della coppia si svuota: niente sesso, niente gesti, niente alleanza.

Se vuoi orientarti, una domanda è decisiva: lui è disposto a riconoscere che la coppia non può vivere se la sua appartenenza più profonda resta altrove? Senza questo riconoscimento, qualunque “progetto” (casa, mutuo, investimenti) diventa una scena in cui tu lavori per un “noi” che non viene mai istituito davvero. La delusione che senti è coerente: non stai protestando per un atto singolo, ma per una retrodatazione della tua posizione, come se dodici anni venissero riscritti dicendo: “in fondo non eri parte”. Qui serve uno sguardo competente che sappia leggere triangolazioni e potere (anche economico) senza colpevolizzarti. Se non lo trovate, almeno non lasciare che il racconto dominante diventi “sei tu quella problematica”: la tua sofferenza, per come la descrivi, è la risposta psichica a un’appartenenza negata.

Un caro saluto,

Dottoressa Giulia Foddai

Giulia Foddai Psicologo a Torino

368 Risposte

1239 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

23 NOV 2025

Buonasera,
Grazie per la sua condivisione.
Le consigliare di iniziare un percorso individuale con una psicoterapeuta in modo da fare chiarezza in se stessa rispetto ai suoi bisogni attuali e al significato delle dinamiche relazionali con suo marito e con i suoi suoceri. In questo modo potra' meglio comprendere (prendendosi il giusto tempo) come affrontare la situazione.
A disposizione.
Dott.ssa Erika Giachino

Dott.ssa Erika Giachino Psicologo a Alba

179 Risposte

23 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

22 NOV 2025

Buonasera Dolly, ho letto con grande attenzione la tua storia e ti restituisco quello che ho compreso. La tua scelta di un nuovo partner era guidata da un bisogno legittimo di riparazione dopo il primo matrimonio, un bisogno acuito dal dolore per la perdita di tuo padre. E il tuo attuale marito, all'inizio, sembrava incarnare esattamente queste qualità, offrendo un gesto di gentilezza economica che hai letto come premura.

Ciò che emerge dolorosamente dalla tua esperienza è la successiva e progressiva erosione dell'alleanza di coppia Il punto di svolta cruciale è stata l'intromissione dei suoi genitori, che non ha solo riguardato le scelte abitative, ma ha di fatto riconfigurato l'identità stessa di tuo marito. Il manager "gentile e affettuoso" è stato gradualmente sostituito dal "cinico, freddo e superficiale" manager rampante, l'ideale che la madre desiderava. Questa metamorfosi lo ha riportato nel nucleo familiare d'origine, lasciando te e tuo figlio in una posizione periferica.

Nella vostra relazione, la gestione finanziaria è diventata un fatto di potere . La scelta della casa intestata solo a lui, i vostri conti separati e l'esistenza del conto cointestato con i suoi genitori sono tutti segnali oggettivi di una mancanza di parità e fiducia che è andata ben oltre la semplice logistica domestica. Il denaro e la proprietà, in questo contesto, non sono strumenti per il benessere della famiglia che avete creato insieme, ma sono usati dal suo sistema di origine per mantenere il controllo e la distanza da te.

La violenza verbale subita da parte dei tuoi suoceri e, in particolare, la mancata difesa da parte di tuo marito ha rappresentato la definitiva rottura del patto coniugale. Questo gesto è stato la rivelazione di dove risiedano le sue reali priorità e le sue lealtà primarie. La successiva chiusura, la negazione di problemi e l'uso strumentale del primo consulto psicologico sono purtroppo meccanismi difensivi volti a negare la crisi e a spostare la responsabilità del disagio su di te. La confessione finale sulla casa è solo la conferma dolorosa di uno stato di fatto emotivo che durava da tempo: non vieni riconosciuta come partner paritaria nella costruzione del vostro futuro.

In un momento in cui l'alleanza di coppia è compromessa e il tuo partner si nega alla riflessione, la priorità assoluta sei TU e il tuo recupero di autonomia. Non puoi risolvere un problema che il tuo partner non vuole riconoscere, quindi è tempo di concentrarsi sulla tua forza, sulla chiarezza e sui tuoi confini. Ti propongo di iniziare un percorso individuale che ti permetta di riconnettere identità e autonomia, di ristabilire confini personali ed economici, proteggere il tuo benessere emotivo e quello di tuo figlio dalle invasioni esterne. Questo percorso non è finalizzato a salvare la coppia, ma a salvare te stessa e a farti riprendere la guida della tua vita.

Un cordiale saluto,
Dott.ssa Marzia Mazzavillani
Psicologa clinica - Voice Dialogue - Mindfulness - Dreamwork

Dott.ssa Marzia Mazzavillani Psicologo a Forlì

256 Risposte

766 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

21 NOV 2025

Quello che stai vivendo è un carico emotivo e relazionale enorme: sei stata costretta a negoziare continuamente tra il tuo bisogno di sicurezza, appartenenza e riconoscimento, e le dinamiche di controllo e invadenza dei suoceri, insieme all’allontanamento progressivo di tuo marito. Psicologicamente, questo genera un senso di frustrazione, svalutazione e confusione, perché il tuo investimento affettivo e materiale non viene riconosciuto né condiviso. La delusione che provi è naturale: stai sperimentando una discrepanza tra aspettative di intimità, cooperazione e cura reciproca e la realtà dei comportamenti altrui. È importante riconoscere i tuoi confini emotivi, identificare quali dinamiche sei disposta a tollerare e quali ti feriscono profondamente, e valutare un percorso di supporto individuale che ti aiuti a chiarire le tue scelte, gestire l’ansia e la rabbia, e ritrovare un senso di agency nella relazione, anche di fronte a un partner che non è disposto a cambiare.

Dott.ssa Ada Palma Psicologo a Giugliano in Campania

591 Risposte

728 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

21 NOV 2025

Buongiorno,

la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza. Comprendo quanto sia difficile affrontare e parlare di situazioni familiari così delicate.

Da quanto racconta sembra che la sua storia stia attraversando momenti di grande difficoltà. Non deve essere facile trovarsi in una situazione in cui le sue necessità affettive e pratiche sembrano non essere ascoltate come desidererebbe e questo può portare a un senso di frustrazione e confusione.

Mi sembra che ci siano alcuni aspetti ricorrenti che stanno influenzando la relazione con suo marito, che potrebbe essere utile esplorare più a fondo. Ad esempio, lei sembra trovarsi in un contesto in cui i suoi bisogni emotivi non sono soddisfatti come sperato, e questo può averla portata a sentirsi, a volte, più sola e più distante dalla persona con cui avrebbe voluto costruire un rapporto di reciprocità e di sostegno.

Inoltre, il fatto che suo marito sembri essere ancora fortemente legato alla sua famiglia d’origine e che non riesca a prendere una posizione più autonoma rispetto alle dinamiche familiari, potrebbe aggiungere ulteriore complessità alla situazione, creando difficoltà nel rafforzare il legame tra di voi e nel costruire una relazione più equilibrata.
È comprensibile che, in queste circostanze, possa sentirsi delusa e confusa. Le dinamiche familiari, le aspettative e i comportamenti reciproci possano essere influenzati da esperienze precedenti e da schemi che, a volte, non riusciamo a vedere chiaramente mentre li viviamo. Capire come questi fattori possano influire sul suo benessere e sulla relazione con suo marito potrebbe essere il primo passo per trovare maggiore serenità e consapevolezza.

Se lo desidera, può essere funzionale approfondire questi temi in uno spazio di ascolto sicuro, al fine di comprendere meglio le sue emozioni e i suoi desideri. Potrebbe essere utile anche per capire come intraprendere dei cambiamenti, per sé stessa e per la sua famiglia, che possano portarle maggiore soddisfazione e serenità.

Resto a disposizione.
Un caro saluto,

Dott.ssa Eleonora Michelon

Dott.ssa Eleonora Michelon Psicologo a Monza

25 Risposte

92 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

20 NOV 2025

Dolly,
leggendo la tua storia si sente quanto tu abbia lottato negli anni: per ricostruirti dopo relazioni difficili, per affrontare una perdita importante, per creare una famiglia stabile e affettuosa. E allo stesso tempo si sente quanto tu ti sia ritrovata progressivamente sola dentro un contesto che avrebbe dovuto sostenerti, non logorarti.

La dinamica che descrivi non riguarda semplicemente “suoceri invadenti”: è un sistema familiare che ha messo te ai margini fin dall’inizio, con decisioni prese sopra la tua testa, pressioni continue, e un marito che — invece di proteggere il vostro nucleo — si è lasciato trascinare dalle aspettative dei suoi genitori. Questo può portare a sentirsi invisibili, non riconosciute, non amate.

Il punto centrale non è quello che è successo con la casa o con i soldi, ma il fatto che tu ti ritrovi completamente sola nel tuo stesso matrimonio. E questo fa male, soprattutto dopo anni di impegno, di cura, di sacrifici che hai fatto pensando al bene della famiglia.

Il dolore e la confusione che stai vivendo sono comprensibilissimi. Hai provato a parlarne, a negoziare, a chiedere aiuto in terapia, ma ti sei trovata davanti minimizzazioni, negazioni, e un partner che non riesce a vedere la tua sofferenza né a proteggerti dai comportamenti tossici dei suoi genitori.

Il primo passo, ora, è rimettere al centro te: la tua sicurezza emotiva, il tuo valore, i tuoi confini.
Non sei “sbagliata”, non sei “debole”, e non sei tu la causa di questa situazione: sei una donna che ha fatto di tutto per tenere insieme una famiglia, senza ricevere il minimo della reciprocità che dovrebbe essere naturale in un rapporto di coppia.
Un caro saluto, disponibile anche online.
Dott. Gabriele Allegra

Dott. Gabriele Allegra Psicologo a Messina

193 Risposte

107 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

20 NOV 2025

Quello che stai vivendo è estremamente doloroso e la tua sofferenza è più che comprensibile. Non hai solo affrontato un conflitto familiare: ti sei ritrovata in un lento processo di esclusione e svalutazione, dopo anni in cui avevi ricostruito la tua vita sulle macerie di un matrimonio difficile e della malattia di tuo padre. Avevi un desiderio chiarissimo: trovare un uomo buono, generoso, capace di protezione e tenerezza. E da ciò che racconti, inizialmente ti era sembrato proprio così.

Ma la realtà che si è consolidata nel tempo racconta una dinamica diversa. Dal trasferimento forzato vicino ai suoi genitori durante la tua gravidanza a rischio, alla loro presenza costante nelle decisioni di coppia, tutto ha cominciato a toglierti spazio e voce. Sei stata isolata, allontanata dal tuo mondo e dalle tue relazioni, costretta in un contesto dove l’unico nucleo davvero riconosciuto erano lui e i suoi genitori.

La scena dell’aggressione verbale, quando hai osato dire che non volevi vivere con loro di fronte, segna un punto di non ritorno: la violenza con cui ti hanno accusata, l’assenza di difesa da parte di tuo marito e persino il suo gesto di consolare la madre dopo averti ferita, non sono incidenti. Sono segnali di una lealtà familiare che supera completamente il rispetto dovuto alla moglie. Da quel momento, lui ha iniziato ad allontanarsi emotivamente, giustificando tutto ciò che riguarda la sua famiglia e negando qualsiasi problema. E in terapia, invece di lavorare sulla relazione, tutto si è spostato su di te, come se fossi tu a portare il peso del passato. È facile vedere come lui abbia approfittato di quella narrazione.

Nel frattempo, mentre tu ti occupavi del bambino, delle responsabilità familiari e della quotidianità, lui è fiorito economicamente e fisicamente, costruendo un’identità distante da quella persona affettuosa che avevi scelto. I conti separati, la centrale presenza economica dei suoi genitori, le scelte fatte solo a favore suo, tutto questo ti ha lasciata indietro, non solo sul piano materiale, ma soprattutto su quello emotivo: come se tu fossi diventata un’ospite nella tua stessa famiglia.
La questione dell’intestazione della casa è soltanto l’ultimo segnale, ma un segnale fortissimo. Aveva promesso, davanti agli altri, un passo di riconoscimento e parità e, poi, dopo pressioni o convinzioni sue, lo ritira. Non è solo una questione di firma: è la conferma che non ti vede sullo stesso livello, né come partner alla pari né come persona da proteggere e valorizzare.

La tua delusione, quindi, non è una fragilità: è la risposta naturale a un sistema familiare che ti ha esclusa, un passo dopo l’altro, fino a farti dubitare del tuo valore e dei tuoi diritti.
In questo momento non c’è una decisione giusta da prendere a priori. Ma ci sono alcune direzioni utili per ritrovare te stessa:

- uno spazio terapeutico soltanto tuo, con un professionista competente sulle dinamiche familiari disfunzionali;
- una riflessione seria sui confini economici e sul tuo senso di sicurezza;
- la consapevolezza che oggi tuo marito non sta funzionando come un partner adulto, ma come parte di una famiglia che non ti riconosce davvero.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

1676 Risposte

3358 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

20 NOV 2025

Gentile Dolly, ho letto con attenzione il suo racconto e ritrovo aspetti molto delicati che purtroppo spesso si verificano nelle coppie dove le dinamiche relazionali diventano complesse perché non riguardano solo più la coppia ma tutte le loro famiglie.
Comprendo la sua frustrazione, il disorientamento, la confusione ed il nervoso che ne possono scaturire e le sono vicina.
I genitori possono essere molto invadenti talvolta e sebbene il loro intento sia quello di aiutare e proteggere il figlio non si accorgono di come ne stiano sgretolando la felicità e di come l'equilibrio di coppia debba includere due persone e nessuno in più.
Alcuni fanno fatica a comprendere che i figli crescono e che si fanno una vita insieme ad un partner lontano dalla casa madre e che per quanto per loro possa essere doloroso è giusto e sano così.
Affinché una coppia funzioni occorre un delicato equilibrio che deve essere cercato con cura da parte di entrambi i partner e mantenuto.
In casistiche dove la famiglia è così coinvolgente non è male, anzi è sano, mettere delle distanze, anche fisiche, e dei limiti, non per cattiveria ma per definire dei confini fisici, morali ed etici che tutte le persone coinvolte devono rispettare.
Lei ha fatto dei giusti ragionamenti. Le decisioni della coppia vanno prese dalla coppia, magari chiedendo consiglio a terzi se la coppia lo ritiene necessario, ma nessuno si deve sostituire ai due partner nelle decisione finali.
E' corretto il ragionamento di prendere una casa cointestata e condividere il mutuo perché si fanno le cose in parti uguali e questo fa si che la casa sia un luogo neutrale in cui la coppia vive in armonia.
Purtroppo spesso si dà più importanza ai soldi che ai valori di sostegno e affetto e comprendo quanto questo sia dissonante con il concetto di famiglia.
Famiglia è unire le forze e farcela assieme e il matrimonio non è un mero e puro contratto commerciale.
Comprendo le difficoltà nel far comprendere tutto questo. La madre del partner maschio spesso è molto legata al figlio e fa fatica a mettersi da parte.
Quello che può fare è mettere il più possibile dei limiti come ha già tentato: andare a vivere assieme in una casa cointestata, impostare distanza e regole di convivenza.
Sul fatto dei soldi purtroppo non è raro che gli uomini guadagnino più delle donne anche perché queste vengono in parte penalizzate professionalmente dagli impegni della maternità.
Ma è anche vero che la donna si occupa spesso dei bambini e delle casa e cosa succederebbe se lei fatturasse al partner il tempo che impiega a fare la spesa, a pulire la casa, a prendersi cura della prole e via dicendo? Probabilmente il suo stipendio triplicherebbe e quello del suo partner scenderebbe drasticamente.
Oltre a impostare dei limiti come ha già fatto occorre anche far comprendere questa dinamica: che la famiglia è l'unione di più fattori e questi non sono solo i soldi ma anche il tempo, i lavori di casa, l'educazione dei figli e chi fa di più in un settore fa meno nell'altro. Chi lavora di più e fa più soldi è meno presente a casa ma chi guadagna di meno dedica più tempo ai lavori domestici e ai figli.
E' qui che sta l'equilibrio: non è solo un bilanciamento economico come un'equazione matematica ma un equilibrio multifattoriale dove ognuno contribuisce alla famiglia in modo diverso.
Nella diversità si ritrova dunque comunque una parità ed il matrimonio si differenzia da un contratto di lavoro per la saggezza nel saper leggere queste sfumatura.
Rimango a disposizione qualora avesse bisogno e le porgo un caro saluto.
Dott.ssa Mazzilli Marilena

Dott.ssa Mazzilli Marilena Psicologo a Canelli

189 Risposte

349 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

20 NOV 2025

Cara Dolly,
Quando una famiglia d’origine entra così profondamente dentro una coppia, spesso non è solo un problema di “intromissione”, ma di confini che non si sono mai davvero costruiti. Sarebbe utile chiedersi non tanto chi ha “sbagliato”, quanto quale posto Suo marito sente di dover occupare tra lealtà familiari diverse: quella verso di Lei, quella verso i genitori, quella verso l’immagine di sé che con loro sembra funzionare meglio. In questo senso, il cambiamento che descrive, da uomo affettuoso a figura più distante, performante, legata ai soldi, potrebbe non essere nato all’improvviso, ma essere la versione di lui che nel suo sistema familiare è stata più premiata.
La questione della casa, più che un problema economico, sembra diventare il simbolo di quale coppia siete oggi: un luogo condiviso o due mondi che convivono solo in superficie. E prima ancora di chiedersi cosa sia “giusto” intestarvi, potrebbe essere più utile domandarsi come si è arrivati a una situazione in cui Lei si sente fuori posto nella Sua stessa famiglia, mentre lui trova conforto e identità altrove.
Un percorso terapeutico di coppia (o individuale, se lui non se la sente) potrebbe aiutarLa a leggere questi incastri senza perderne il significato: capire quali ruoli ognuno sta giocando, quali alleanze si sono create e quali scelte sta ancora sostenendo Lei per paura di perdere la relazione. Da lì si può lavorare per ridefinire i confini e capire se ci sono le condizioni per ricostruire o se occorre prendere decisioni diverse.
Resto a disposizione,
Dr. Elisabetta Carbone

Dott.ssa Elisabetta Carbone Psicologo a Melzo

463 Risposte

739 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

Psicologi specializzati in Terapia familiare

Vedere più psicologi specializzati in Terapia familiare

Altre domande su Terapia familiare

Spiega il tuo caso ai nostri psicologi

Invia la tua richiesta in forma anonima e riceverai orientamento psicologico in 48h.

50 È necessario scrivere 29700 caratteri in più

La tua domanda e le relative risposte verranno pubblicate sul portale. Questo servizio è gratuito e non sostituisce una seduta psicologica.

Manderemo la tua domanda ai nostri esperti nel tema che si offriranno di occuparsi del tuo caso.

Il prezzo delle sedute non è gratuito e sarà soggetto alle tariffe dei professionisti.

Il prezzo delle sedute non è gratuito e sarà soggetto alle tariffe dei professionisti.

Introduci un nickname per mantenere l'anonimato

La tua domanda è in fase di revisione

Ti avvisaremo per e-mail non appena verrà pubblicata

Se hai bisogno di cure psicologiche immediate, puoi prenotare una terapia nelle prossime 72 ore e al prezzo ridotto di 44€.

Questa domanda esiste già

Per favore, cerca tra le domande esistenti per conoscere la risposta

psicologi 34850

psicologi

domande 29700

domande

Risposte 175650

Risposte