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ho un figlio con una qualifica molto richiesta, ma continua a non fare nulla.

Inviata da simona il 5 ott 2017 Psicologia sociale e legale

Dopo aver frequentato il liceo ed aver conseguito un diploma presso un accademia di grafica e foto, ho notato che mio figlio non si decide a buttarsi nel mondo del lavoro, quest'estate ha firmato un contratto stagionale guadagnando anche più di quanto aveva previsto, poi una volta a casa (il lavoro era fuori casa)
è ripiombato nell'ozio più assoluto, letto palestra palestra e letto, lui dice che invia curriculum, ma a me risulta che guarda video ascolta musica, chatta con i social...ma di lavoro non se ne parla,.
perchè ha paura di confrontarsi? Perchè quell'esperienza estiva non ha fatto da sprone? continuo a non capire, nonostante lui mi liquidi tutte le volte con frasi fatte e silenzi incomprensibili.
come posso fare per smuoverlo?

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Gentile Simona,
capisco sia per lei difficile non vederlo passare all'azione, ma provi a rimanergli accanto, accettando questo momento delicato e permettendogli, forse, di aprirsi con lei.
Forse la mancata motivazione e l'atteggiamento passivo, non derivano esclusivamente dall'ambito lavorativo, ma altri circostanze della vita di suo figlio.
I miei migliori auguri
Dott.ssa Vanda Braga

Dott.ssa Braga Vanda Psicologo a Rezzato

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Buongiorno Simona. Suo figlio si sta confrontando credo per la prima volta, da quel che capiusco, con il mondo lavorativo, che lo mette a contatto con la sua parte adulta, che prevede passaggi evolutivi sempre più ravvicinati, da cui forse, e comprensibilmente, è spaventato semplcemente perchè gli è ancora sconosciuta. La sua vicinanza, pazienza e comprensione come madre mi sembrano indispensabili in questo momento di passaggio, vorrei sapere tuttavia quale è la posizione del padre del ragazzo in questa occasione, perchè mi sembrerebbe una presenza importante per vostro figlio in questo momento di costruzione di una sua identita maschile più definita. Ci faccia sapere. A presto! Sergio Perri

Studio di Psicoterapia Dott. Sergio Perri Psicologo a Milano

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Carissima, bisognerebbe capire dove e in cosa il ragazzo è bloccato, purtroppo però, se lui si chiude è molto difficile. Le stia vicino, non lo forzi. Lasci che si prenda i suoi tempi e poi, sarà lui magari a farle sapere cosa è accaduto. Il ragazzo forse sta affrontando un momento particolate dal punto di vista psicologico, un po come tutti i ragazzi che si trovano ad un punto di svolta nella loro vota. Passerà ma lei lo comprenda, lo incoraggi le dia supporto, ma senza costrizioni.
Resto a disposizione.
Cari saluti.
Dott.ssa Barbara De Luca

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Salve Simona, da ciò che lei scrive, mi sembra di capire, che suo figlio fuori casa, manifesti un comportamento più adulto e responsabile, una volta ritornato nell'ambiente domestico, riprende pianamente il suo ruolo di figlio. Mi chiedo il perchè di questa dualità, e cosa succeda una volta che ritorna a casa, che gli permetta di adagiarsi in questo ruolo. Provi a vedere il problema da una prospettiva differente, a volte i genitori sono ambivalenti, come anche i figli, da un lato vorrebbero che si svincolassero e crescessero, dall'altro hanno difficoltà ad accettare questo passaggio evolutivo, perchè porterebbe dei cambiamenti anche nelle funzioni genitoriali, e non sempre si è pronti a questi cambiamenti. Se il problema dovesse protrarsi, può chiedere un consulto per una terapia familiare, così da poter affrontare insieme il problema, anche perchè chi chiede aiuto è lei e non suo figlio. Buon tutto, dott.ssa Paola Liscia (Roma)

Studio di Psicologia e Psicoterapia della D.ssa Paola Liscia Psicologo a Roma

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Purtroppo il problema che segnali è sempre più diffuso e si parla oramai dei "ragazzi" nella situazione di tuo figlio come NEET (No Employment Education or Training - non lavorano, nè studiano nè fanno tirocinii). Nel caso di tuo figlio la cosa è complicata in quanto, in base a ciò che racconti, tuo figlio in realtà avrebbe una istruzione/formazione utile all'inserimento lavorativo ma il problema è che non fa il passo necessario in questa direzione.
Spesso succede perchè sono scarsamente motivati e non percepiscono alcun reale vantaggio ad uscire da questa sorta di limbo in cui si trovano: le loro esigenze economiche sono soddisfatte, hanno più tempo per svaghi ed hobbies (inclusi amici e social network) e soprattutto evitano le potenziali fonti di stress e responsabilità legate ad un contesto lavorativo (incluso tutto ciò che comporta: tasse, obblighi, orari, etc), insomma preferiscono mantenere quella vita "non adulta" in quanto non sanno intravedere vantaggi nel passaggio alla vita "adulta".
Questa incapacità può essere transitoria e legata al fatto che non hanno mai avuto l'esperienza lavorativa che gli potesse dare le soddisfazioni o non hanno mai avuto la necessità (il cui supweramento comunque è una soddisfazione!); in altri casi invece ci sono disagi più profondi che impediscono al ragazzo di lasciare quel guscio protettivo in cui si trova.
Mi sento di consigliarti un consulto INSIEME a tuo figlio presso uno psicologo in modo che possa almeno suggerirti una strategia di gestione della situazione.

Auguri
Ermanno Moscatelli

Studio Medico Associato Udine Est Psicologo a Udine

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Gentile Simona,
rimanga vicino emotivamente a suo figlio trasmettendo sicurezza, accoglienza, stima. Cerchi di non pressarlo in questo momento, per vedere se intervengono dei piccoli cambiamenti.
Potrebbe essere semplicemente una fase che il ragazzo sta attraversando destinata a modificarsi.
In caso contrario, se la situazione permane immutata contatti una psicologa per approfondire le strategie relazionali opportune.
I miei migliori auguri
Dott.ssa Donatella Costa

Dr.ssa Donatella Costa Psicologo a Rezzato

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Gentile Simona, forse suo figlio è schiacciato da aspettative troppo alte che lui ha verso sè stesso o che sente la società richiede. E' purtroppo non raro sentire che i giovani si ritirano dalla scena pubblica per paura di fallire, vergogna o sentimenti simili e si buttano nel virtuale come ancora-mondo parallelo dove queste frustrazioni non ci sono. Credo che l'aiuto più grande per lui sia fargli sentire fiducia, alleanza, e vicinanza. Anche se certo capisco possa essere difficile in una situazione come quella da lei descritta. Qualora dovesse perdurare mi rivolgerei ad un terapeuta per un aconsultazione. Resto a disposizione. Dottt. Giulia Piana Milano

Dott.ssa Giulia Piana Psicologo a Milano

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