Ho troppe difficoltà nello studio ultimamente

Inviata da Ale0 · 12 ott 2025 Orientamento scolastico

Buonasera, mi chiamo Alessia e ho quasi 25 anni. Ho preso una laurea triennale in psicologia due anni fa e adesso sono iscritta alla magistrale. Ho sempre avuto, fin da piccola, qualche difficoltà nello studio nel senso che la vedevo come un’attività estremamente difficoltosa, nella quale non riuscivo ad essere costante e procrastinavo tutto il pomeriggio fino a ridurmi a studiare la notte e faticosa ma alla fine ce la facevo sempre a prendere la sufficiente. Mi sono laureata con molta fortuna, ho sempre fatto gli esami senza riuscire a finire di studiare il programma ma ho avuto sempre molta fortuna. Adesso alla magistrale le difficoltà si sono fatte sempre più importanti, non riesco minimamente a concentrarmi nel senso che leggo una frase e non la elaboro mentalmente rendendomi poco dopo che non ero focalizzata con la mente su quella frase. Sono consapevole di questo ma la mia mancanza di concentrazione avviene inconsapevolmente e molto spesso mi riduco a non fare nulla pomeriggi interi coni libri aperti sulla scrivania. Ho iniziato la magistrale da un anno e sono stata bocciata a due esami su quattro. Devo finirla per forza ma ho questo blocco davvero invalidante, non riesco a uscirne. La materia mi piace ma odio l’attività dello studio in sé. Mi piacerebbe ricevere qualche consiglio su come riuscire almeno a passare gli esami. Grazie mille

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Miglior risposta 17 OTT 2025

Ciao Alessia,
intanto grazie per aver condiviso con tanta sincerità la tua esperienza — da come scrivi si percepisce quanto tu stia cercando di capire e superare davvero questo blocco.

Quello che descrivi è molto comune tra gli studenti di psicologia (e non solo): non è pigrizia, ma un insieme di fattori cognitivi ed emotivi che rendono difficile concentrarsi, anche quando si ha interesse per la materia. Ti spiego meglio:

Dott.ssa Sara Petroni Psicologo a Tarquinia

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14 OTT 2025

Cara Alessia,
innanzitutto voglio dirti che la difficoltà che descrivi è molto più comune di quanto si pensi, soprattutto tra gli studenti universitari — e ancor di più in percorsi impegnativi come quello di psicologia. Non è un segno di scarsa intelligenza o di mancanza di volontà: spesso dietro la fatica di concentrarsi e la tendenza a procrastinare ci sono ansia, paura del giudizio, perfezionismo o un eccesso di pressione su sé stessi.
Hai già dimostrato di avere capacità e determinazione, ma forse adesso il tuo metodo di studio non risponde più alle tue reali esigenze. Ti suggerisco di provare a cambiare prospettiva: invece di pensare “devo studiare tutto”, prova a suddividere il lavoro in obiettivi piccoli e realistici, anche di soli 30 minuti per volta, e a premiarti ogni volta che li raggiungi.
Anche l’ambiente e i momenti di pausa sono fondamentali: alternare brevi sessioni di studio a pause rigenerative (una passeggiata, respirazione, stretching) aiuta il cervello a mantenere l’attenzione. Inoltre, prova a capire quando durante la giornata ti senti più lucida, e dedica a quei momenti le attività più impegnative.
Se senti che la difficoltà di concentrazione è diventata troppo pesante o accompagnata da ansia e demotivazione, parlare con uno psicologo può esserti di grande aiuto per individuare il blocco alla base e costruire strategie personalizzate. Non è una sconfitta, ma un atto di cura verso te stessa e verso il futuro che desideri.
Hai già fatto tanta strada, e nonostante la fatica, il tuo percorso non si è fermato. È un segnale di forza che merita fiducia.
Un caro saluto

Letizia Manzoli Psicologo a Parma

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14 OTT 2025

Cara Alessia, quello che descrivi racconta con grande chiarezza una fatica profonda che non riguarda la mancanza di capacità, ma un conflitto interiore tra il desiderio di riuscire e la paura di non essere all’altezza. Quando la mente si sente sotto pressione, può reagire con un meccanismo di difesa molto comune: l’evitamento. Lo studio diventa allora il “luogo simbolico” dove si attiva l’ansia da prestazione, la paura del giudizio e il bisogno di controllo, e più cerchi di concentrarti, più la mente si blocca per proteggerti dal disagio. Questo non significa che non sei motivata, ma che la tua energia è impegnata nel gestire l’ansia piuttosto che nel processo di apprendimento. La difficoltà a elaborare ciò che leggi e la procrastinazione sono espressioni di questo conflitto. Non sei pigra: stai cercando inconsapevolmente di sottrarti a una situazione che il tuo cervello associa a stress e vulnerabilità. Il fatto che tu riconosca il problema e ne parli con lucidità è già un passo terapeutico. Puoi iniziare da piccoli interventi pratici ma significativi: frammenta i compiti in micro-obiettivi, riduci il tempo di studio a sessioni brevi e sostenibili, concediti pause senza sensi di colpa e, soprattutto, prova a cambiare il dialogo interno. Ogni volta che ti accorgi di essere distratta o bloccata, invece di criticarti, prova a dirti “sto facendo del mio meglio in questo momento, posso riprovare”. La mente apprende solo in condizioni di sicurezza emotiva. Riscoprire un senso personale nello studio — non come prestazione, ma come percorso di crescita e curiosità — può aiutarti a ritrovare la motivazione autentica. Se senti che da sola non riesci a sciogliere questo nodo, un percorso psicologico breve orientato alla gestione dell’ansia da prestazione e al rinforzo dell’autoefficacia potrebbe aiutarti a capire le radici del blocco e a recuperare fiducia nelle tue risorse. Hai già dimostrato di avere forza e determinazione: ora il passo successivo è imparare a studiare con più gentilezza verso te stessa. Saluti

Dott.ssa Ada Palma Psicologo a Giugliano in Campania

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13 OTT 2025

Carissima Ale, mi spiace proprio per questa sua difficoltà che , dalla descrizione, sembra proprio persavisa e che blocchi il suo percorso scolastico.
Mi sembra di capire che questa difficoltà di atenzione ci sia sempre stata e che ora ha raggiunto probailmente il suo apice. Mi colpisce che che lei legge una frase e che non riesce ad elaboralra perchè non riesce a focalizzars su ciò che legge. Mi chiedo se questo accada sempre o solo con le materie oggetto di studio, se accada anche in altri ambiti più pratici, come rimettere una cosa o pianificare un programma.. Credo che potrebbe essere di aiuto parlarne con una persona che sia specializzata in disturbi dell'attenzione per comprendere meglio l'origine del problema e poi eventualmente capirne il contenuto psicologico profondo.
Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento e porgo i miei più cari saluti
Silvia Chiavacci

Dott.ssa Silvia Chiavacci Psicologo a Firenze

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13 OTT 2025

Ciao Alessia e grazie per aver raccontato la tua esperienza con tanta sincerità, non è facile ammettere quando si vive un blocco come questo, soprattutto se si tratta di qualcosa che “dovrebbe” piacere, come nel tuo caso con la psicologia.
Quello che descrivi è un problema molto comune, ma che può avere radici profonde e diverse: a volte riguarda il metodo di studio, altre volte la gestione dell’ansia, l’autostima o anche aspetti più cognitivi legati all’attenzione e alla motivazione. Ti aiuto a fare un po’ di chiarezza e poi ti lascio dei passaggi pratici per iniziare a sbloccarti.

1) Capire cosa sta succedendo davvero
Da come lo descrivi, il tuo blocco sembra legato a una combinazione di ansia da prestazione, bassa motivazione allo studio “tecnico” e difficoltà attentiva.
Proviamo a scomporlo:

- Attenzione discontinua: dici che leggi una frase e subito dopo ti accorgi di non averla elaborata. Questo può succedere quando la mente è ipercontrollata (“devo concentrarmi!”) o iperstimolata da pensieri intrusivi (“non ce la farò”, “è troppo difficile”).
- Procrastinazione: spesso non è pigrizia, ma un modo per evitare il disagio legato al senso di fallimento o alla fatica cognitiva.
- Odio per lo studio: più che per la materia, sembra legato alla modalità, studio “solitario”, mnemonico, frammentato, privo di senso personale.

2) Strategie concrete per sbloccare lo studio

A. Parti dal “perché”
Prima ancora del “come”, ti serve un “perché”. Prova a scrivere (anche in poche righe):

- Perché voglio finire la magistrale?
- Cosa rappresenta per me questa laurea (libertà, riconoscimento, possibilità, chiusura di un ciclo ecc...)?
- Cosa mi piacerebbe fare con ciò che sto imparando?

Ritrovare il senso personale riduce drasticamente l’ansia e la resistenza.

B. Usa la tecnica dei micro-obiettivi
Il cervello resiste ai compiti percepiti come “troppo grandi”. Prova a organizzarti così:

- Micro-slot da 25 minuti: imposta un timer e concentrati solo su un micro-obiettivo (es. “leggo e riassumo una pagina” o “definisco 3 concetti”).
- 5 minuti di pausa, poi ripeti.
- Dopo 4 cicli, pausa lunga (20-30 min).

L’obiettivo non è finire il programma, ma allenare la concentrazione come un muscolo. La quantità verrà dopo.

C. Studia in modo più “attivo”
Evita di leggere e sottolineare passivamente:

- Trasforma il testo in domande e risposte.
- Fai mappe mentali o schemi visivi.
- Spiega ad alta voce come se insegnassi a qualcuno (anche a un peluche!).

Quando “usi” le informazioni, le elabori più profondamente e l’attenzione resta più viva.

D. Cambia il contesto
Spesso l’ambiente fisico incide tantissimo:

- Se la scrivania ti evoca ansia o blocco, cambia luogo (biblioteca, bar tranquillo, coworking).
- Evita di studiare in camera da letto o nei luoghi associati al relax.
- Usa la luce naturale e rimuovi distrazioni visive.

E. Gestisci l’autocritica
Molti studenti bloccati hanno una voce interna che dice: “sei in ritardo, non ce la farai, gli altri sono avanti”.
Quando la senti, prova a sostituirla con una frase di auto-compassione attiva, ad esempio: “non devo essere perfetta, sto solo facendo un passo oggi.”
Il cervello apprende solo se si sente al sicuro.

3. Se il blocco persiste
Se ti accorgi che nonostante gli sforzi la concentrazione resta quasi impossibile o il disagio è troppo alto, potresti valutare di parlarne con uno psicologo che si occupa di ansia da studio, procrastinazione o attenzione.
A volte bastano poche sedute per capire i meccanismi che ti tengono “ferma” e trovare strategie personalizzate.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

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13 OTT 2025

Il metodo di studio è qualcosa di assolutamente personale o ognuno ha il suo.

Può succedere di mettere in atto un metodo di studio che non è adatta a noi e che quindi non né efficace né efficiente

È opportuno valutare nel dettaglio nel concreto la sua situazione i tempi modi cosa deve studiare il materiale come lo studia come organizzata la sua giornata per riuscire a comprendere quali siano le cause per le quali non riesce a studiare.

Le consiglio di prendersi il tempo e valutare il concreto, per quale motivo il suo metodo di studio non funziona.

È importante stabilire gli orari precisi
Dividere da quantità di Studio corposa in piccole parti da studiare ogni giorno

È importante capire se sono necessari dei riassunti delle mappe concettuali

È importante capire se ha difficoltà nel ripetere a voce le cose che ha studiato

È importante capire se ci sono altri fattori esterni, ti inseriscano sullo studio


Tutte queste situazioni è necessaria analizzare e capire nel concreto cosa non vanno nel suo metodo di studio e andarla a modificare, andarlo a sostituire con un’organizzazione e comportamenti più efficaci ed deficienti

Un percorso psicologico può essere utile a comprendere meglio la sua situazione ed affrontarla

Dott. Luca Ferretti Psicologo a Pontedera

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13 OTT 2025

Buongiorno Alessia,
CCapisco quanto possa essere frustrante trovarsi in difficoltà con lo studio nonostante l’interesse per la materia. Quello che descrive, difficoltà di concentrazione, procrastinazione, blocchi, è molto comune e spesso non legato a una mancanza di capacità, ma a un carico emotivo associato allo studio, magari accumulato negli anni.
Può essere utile iniziare a lavorare su piccoli obiettivi giornalieri, utilizzando tecniche come il metodo del pomodoro (brevi sessioni di studio alternate a pause), per ridurre la resistenza e ritrovare un ritmo. A volte, ristrutturare il proprio approccio allo studio è più efficace che sforzarsi di “fare di più”.
Se il blocco persiste, valutare un supporto psicologico può fare una grande differenza. Le risorse ci sono, si tratta solo di renderle accessibili.

Cordiali saluti.
Dott.ssa Grazia Melchiorre.

Dott.ssa Grazia Melchiorre Psicologo a Pescara

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13 OTT 2025

Ciao Alessia, grazie per aver condiviso la tua esperienza. È chiaro che stai affrontando delle sfide significative, e riconoscere queste difficoltà è già un primo passo importante.
Ecco alcuni suggerimenti che potrebbero aiutarti a migliorare la tua concentrazione ed a gestire meglio lo studio; è ciò che propongo ai miei giovani studenti che hanno le tue stesse difficoltà:

1. Stabilire obiettivi chiari: Suddividi il programma di studio in obiettivi più piccoli e raggiungibili. Questo può rendere l'attività meno opprimente.

2. Tecnica del Pomodoro Prova a studiare per 25 minuti (un "Pomodoro"), seguiti da una pausa di 5 minuti. Dopo quattro Pomodori, prenditi una pausa più lunga (15-30 minuti). Questo può aiutarti a mantenere la concentrazione.

3. Ambiente di studio: Crea uno spazio di studio privo di distrazioni. Assicurati che sia ben illuminato e confortevole. Riduci le distrazioni digitali, come il telefono o la TV. Per alcuni è utile cambiare a settimanalmente luogo alternando casa/ biblioteca universitaria. Altri invece hanno bisogno dello stesso luogo per non perdere la concentrazione

4. Routine di studio: Stabilire una routine quotidiana può aiutarti a creare un'abitudine. Cerca di studiare alla stessa ora ogni giorno.

5. Tecniche di lettura attiva: Quando leggi, prova a prendere appunti, evidenziare o riassumere quello che hai letto. Questo ti aiuterà a mantenere il focus e a comprendere meglio il materiale. Non sempre sono utili i riassunti a volte sono una perdita di tempo. Ai miei giovani pazienti propongo anche di registrarsi e riascoltarsi ad alcuni aiuta la memorizzazione.

6. Prenditi cura di te stessa: Assicurati di avere un'alimentazione equilibrata, di dormire a sufficienza e di fare attività fisica. Questi fattori influenzano la concentrazione e il benessere generale.

7. Mindfulness e meditazione: Pratiche come la meditazione possono aiutarti a migliorare la tua attenzione e a ridurre l'ansia. Lo so! A volte mi dicono che è noiosa e che non serve ma abbiate pazienza, bisogna imparare ad allenare la mente. Ti può aiutare anche qua che esercizio fisico la mattina di risveglio muscolare

8. Accetta i tuoi limiti: È normale avere difficoltà, soprattutto in momenti di cambiamento. Non essere troppo dura con te stessa; ogni piccolo passo conta.

Se senti che le difficoltà persistono, potrebbe essere utile anche consultare un professionista per esplorare ulteriormente le tue difficoltà di concentrazione. In bocca al lupo per il tuo percorso!
Dr.ssa Romina Bove

Bove Romina Psicologo a Formigine

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13 OTT 2025

Cara Alessia,
quello che descrivi non è infrequente. Quando la mente è sotto pressione o vive una fase di transizione, può perdere la capacità di concentrarsi e metabolizzare lo studio. A volte non si tratta di pigrizia o scarsa motivazione, ma di un sistema in sovraccarico: troppe aspettative, ansia di prestazione, paura di non farcela o di non essere abbastanza.
Da una prospettiva sistemico-relazionale, il blocco nello studio può essere letto come un messaggio del sistema interno e anche familiare che segnala la necessità di un nuovo equilibrio. Dopo la triennale, la magistrale rappresenta un passaggio identitario: non sei più solo studentessa, ma ti avvicini al ruolo professionale. È possibile che questa soglia stia riattivando dubbi, confronti o timori di responsabilità.
Prima di forzarti a studiare di più, può essere utile capire cosa sta bloccando l’energia: cosa significa per te riuscire o fallire, da chi ti senti osservata, e che emozioni emergono quando ti siedi a studiare. Spesso, sciogliendo il nodo emotivo, la concentrazione torna naturalmente. Un breve percorso psicologico di supporto allo studio e alla motivazione può aiutarti a ritrovare metodo e fiducia, lavorando anche sulla parte emotiva che oggi ti frena.
Resto a disposizione,
Dr. Elisabetta Carbone

Dott.ssa Elisabetta Carbone Psicologo a Melzo

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13 OTT 2025

Cara Alessia,
Quello che descrivi fa percepire la frustrazione di questa tua difficoltà nel portare avanti gli studi che ti accompagna da diverso tempo. Se una volta il tentativo di soluzione estrema era studiare di notte, ora non è più praticabile visto che la magistrale è più impegnativa e come dici tu “le difficoltà si sono fatte sempre più importanti”. È una situazione comune, non sentirti sola in questa fase: potresti avere molti più compagni di università nella tua stessa situazione di quanto immagini! Un passaggio che mi ha colpito del tuo messaggio è quello in cui dici “ Sono consapevole di questo ma la mia mancanza di concentrazione avviene inconsapevolmente” in cui esprimi di aver capito che sei dentro ad uno scenario da cui vuoi uscire ma in cui ti ci sei ritrovata senza volerlo. Questa consapevolezza si esprime anche quando dici che odi lo studio, non la materia: hai le idee chiare!

Quello che potrebbe esserti utile è, come chiedi tu, qualche consiglio o strumento per rendere l’attività di studio meno difficoltosa e quindi non cadere nel procrastinare. Quello che mi sento di consigliarti è use to:
- Prova a rendere l’attività più piacevole possibile, magari studia con qualche amico/a, confrontati con qualcuno su quello che hai letto;
- Potrebbe essere utile provare a porti pause frequenti e piacevoli per te;
- Prova a focalizzarti sulla tua motivazione e quindi sul perché stai facendo questo percorso di studi;
- Quando capitano momenti di distrazione non colpevolizzarti ma anzi accettali e cerca di capire cosa ti ha portato ad evitare di concentrarti (noia? Poca voglia? Materia che non piace? Distrazioni come rumori, telefono ecc?);
- Cerca di esaminare il tuo stare sullo studio e ascoltati, con delicatezza: le cose forzate si rendono ancora più imposte (e spiacevoli) con il tempo.

In caso tutto questo non bastasse puoi sempre chiedere supporto per capire se c’è qualcosa di più profondo sul quale puoi lavorare.
In bocca al lupo!

Dott.ssa Cecilia Valbusa

Cecilia Valbusa Psicologo a Verona

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13 OTT 2025

Gentile Alessia,
capisco quanto possa essere frustrante sentirsi bloccata nonostante l’impegno e l’interesse per la materia. Quello che descrivi — la difficoltà a concentrarti, la procrastinazione e la fatica a iniziare — è piuttosto comune e spesso legato a un mix di stress, ansia da prestazione e abitudini di studio poco funzionali. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a comprendere meglio le radici di questo blocco e a costruire strategie più efficaci per gestirlo. Nel frattempo, prova a darti obiettivi molto piccoli e realistici, con pause regolari e momenti di gratificazione. Non sei sola in questa difficoltà.
Rimango a disposizione
Cordialmente
Dott.ssa Covini

Dott.ssa Sofia Covini Psicologo a Milano

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13 OTT 2025

Cara Alessia,
quello che racconti trasmette con grande chiarezza la fatica che stai vivendo. È come se dentro di te ci fosse una scissione: da una parte la curiosità e l’interesse autentico per la psicologia, dall’altra un profondo senso di resistenza verso lo studio, come se il momento in cui devi “metterti a studiare” attivasse immediatamente un blocco.
Spesso, dietro la procrastinazione e la difficoltà di concentrazione, non c’è pigrizia o disorganizzazione, ma un conflitto più profondo: la paura del fallimento, l’ansia di non essere all’altezza, o anche il timore di confermare un’immagine di sé fragile o incerta. Così lo studio, che dovrebbe essere un mezzo per crescere e scoprire, diventa un campo di prova in cui ci si sente continuamente esposti e giudicati.
È significativo che tu dica “la materia mi piace ma odio l’attività dello studio in sé”: sembra che l’amore per la conoscenza venga soffocato dal peso del doverla dimostrare. Forse il primo passo potrebbe essere proprio restituire allo studio un significato più tuo, meno legato alla prestazione e più al piacere di comprendere, di entrare in contatto con i contenuti che senti vicini al tuo modo di pensare e di essere.
Puoi provare a lavorare per piccoli obiettivi: dedicarti a brevi sessioni di studio, anche di venti minuti, e poi fermarti, respirare, darti il permesso di sentire cosa provi. Più che forzarti, può essere utile ascoltare cosa ti blocca — dare voce a quella parte di te che fatica a concentrarsi, come se volessi capirla invece che combatterla.
Non si tratta di “sforzarsi di più”, ma di trasformare il modo in cui ti avvicini al compito. E, se senti che questo blocco è troppo radicato e ti provoca sofferenza, potresti valutare l’idea di parlarne in uno spazio terapeutico: non come fallimento, ma come atto di cura verso te stessa e verso il tuo percorso formativo.
Hai già dimostrato più volte di sapercela fare: ora si tratta di imparare a farlo con meno fatica, e con più dolcezza verso di te.
Con delicatezza,
Dott.ssa Raffaella Pia Testa
Psicologa – Psicoterapeuta in formazione

Raffaella Pia Testa Psicologo a Lucera

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13 OTT 2025

Cara Alessia, quello che descrivi è molto più comune di quanto pensi e tocca un aspetto che in molti vivono ma pochi riescono a esprimere così chiaramente. Non è tanto una mancanza di capacità o di intelligenza — anzi, il fatto che tu abbia concluso la triennale e stia continuando il percorso dimostra una forte determinazione — ma sembra piuttosto un blocco legato al rapporto emotivo con lo studio.

Quando dici che “odi l’attività dello studio in sé”, descrivi bene la distanza tra l’interesse per la materia e la difficoltà nel metterti davvero a studiare. Questo accade spesso quando lo studio è stato, nel tempo, associato a tensione, ansia da prestazione o senso di inadeguatezza: il cervello, per proteggerti da una situazione vissuta come frustrante, finisce per “staccare” la concentrazione, quasi come un automatismo. Non è pigrizia, ma una forma di resistenza inconscia che si è consolidata negli anni.

Per iniziare a sciogliere questo blocco, possono esserti utili alcuni passaggi pratici:
• Ridurre le aspettative sul rendimento immediato. Spesso ci si blocca perché si pretende di studiare tanto e bene da subito. Meglio fissare obiettivi minimi e concreti (es. “oggi leggo e riassumo 3 pagine”), premiandoti per averli portati a termine.
• Studiare a tempi brevi e strutturati. Usa timer di 25-30 minuti di concentrazione seguiti da 5 minuti di pausa: aiuta la mente a restare più presente.
• Lavorare sull’ambiente di studio. Se la casa è associata alla distrazione o al blocco, prova a cambiare contesto (una biblioteca, un’aula studio, un bar tranquillo). A volte basta un piccolo spostamento per riattivare l’attenzione.
• Riconoscere l’ansia senza combatterla. Quando arriva quella sensazione di blocco o svuotamento, prova a non giudicarti. Può essere utile fermarti, respirare e chiederti: “Cosa sto provando ora?”. Dare un nome alle emozioni spesso riduce il loro potere di bloccare.
• Dividere lo studio in micro-obiettivi legati alla comprensione, non solo alla memorizzazione: scrivere schemi, fare mappe o spiegare ad alta voce un concetto può rendere il processo più attivo e meno passivo.

Se senti che il problema va oltre la semplice motivazione e che la concentrazione continua a mancarti anche nella vita quotidiana, può essere utile confrontarti con uno psicologo che lavori sul blocco cognitivo ed emotivo legato allo studio. A volte bastano pochi incontri per individuare i meccanismi che mantengono la difficoltà e trovare strategie su misura.

Non sei “fortunata” perché sei andata avanti nonostante tutto: sei tenace, e questa qualità può diventare la tua risorsa principale, una volta capito come alleggerire il peso emotivo che lo studio oggi rappresenta. Il punto non è solo “passare gli esami”, ma ritrovare un modo di studiare che non ti esaurisca, ma ti faccia sentire parte attiva del tuo percorso.

Dott.ssa Valeria Di Stasi Psicologo a Bari

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13 OTT 2025

Ciao Alessia,
Si sente chiaramente quanta fatica ti porti dietro, ma anche quanta voglia di capire e di farcela. Il fatto che tu riesca a descrivere così bene quello che vivi è già un segno di grande consapevolezza.
Quando lo studio diventa fonte di tensione o di blocco, spesso non si tratta solo di concentrazione, ma di qualcosa di più profondo: un’ansia che può nascere dal timore di sbagliare, di non essere all’altezza o di deludere qualcuno — a volte anche se stessi. È come se ogni libro diventasse una prova, più che un’occasione per imparare.
In questi casi, più si cerca di forzarsi, più la mente si chiude. Prova, quando puoi, a chiederti cosa succede dentro di te in quei momenti: cosa senti davvero mentre cerchi di studiare? Spesso è da lì che si può iniziare a sciogliere il blocco.
Un percorso di supporto psicologico può aiutarti a capire da dove nasce questa pressione e a ritrovare un modo più sereno di affrontare lo studio, senza sentirlo come una condanna o un dovere da superare.
Un caro saluto,
disponibile anche online,
Dott. Gabriele Allegra.

Dott. Gabriele Allegra Psicologo a Messina

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