Ho rubato parecchi soldi a mio papà di nascosto. Come posso rimediare?

Inviata da Ellettra21 · 3 feb 2026 Autorealizzazione e orientamento personale

Premetto che sono una persona con grossi problemi psicologici e anche psichiatrici (doc, depressione, disturbi alimentari etc) da quando sono nata. Non ho mai avuto buoni rapporti con mio padre e con mia sorella, mi hanno sempre isolata, evitata. Ho rubato parecchi soldi a mio padre e adesso che mi ha scoperta non vuole più ne parlarmi ne vedermi. Ha detto che mi denuncia e io sono molto preoccupata di questa cosa. Non so come posso fare per rimediare e come affrontare la situazione nell'eventualità di una denuncia (sarebbe la seconda in quanto anni fa commisi un reato in un momento di grossa fragilità psicologica dovuta anche alla morte di mia madre). Non mangio e non dormo da 3 settimane. Sono devastata. Sono sicura che ne lui ne mia sorella mi perdoneranno mai. Non mi rispondono più al telefono e mia sorella mi ha detto che stavolta non la passo liscia. Ho paura. Come posso fare?

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Miglior risposta 4 FEB 2026

Buongiorno Ellettra,
comprendo la delicatezza della situazione che stai vivendo.
In questo momento non sei semplicemente “in difficoltà”: sei in uno stato di sovraccarico emotivo estremo, in cui paura, colpa, isolamento e storia clinica si stanno sommando fino a toglierti le forze di base per reggere (mangiare, dormire, pensare con lucidità). Questo non ti rende una persona cattiva o senza possibilità di riparazione, ma una persona gravemente sopraffatta.

Il punto centrale non è ora se tuo padre o tua sorella ti perdoneranno, né prevedere cosa accadrà sul piano legale. Il punto è che non sei nelle condizioni psicologiche per affrontare nulla da sola. E questo non è un giudizio, è una constatazione clinica.

Hai una storia di disturbi importanti, una perdita traumatica (tua madre), precedenti episodi critici e ora una rottura relazionale totale con le uniche figure rimaste. In questo quadro, il comportamento che descrivi va letto come l’esito di una fragilità profonda, non come una semplice “colpa morale”. Ma perché questo possa essere compreso – anche da altri – è necessario che ci sia un contenimento professionale.

La cosa più importante ora è fermare l’emorragia interna: la deprivazione di sonno e cibo, il terrore costante, l’idea di essere senza via d’uscita. Senza questo primo passo, ogni altro tentativo (spiegare, rimediare, difendersi, farti perdonare) rischia solo di peggiorare il tuo stato.

Un percorso psicologico e psichiatrico strutturato non serve “a farti passare liscia” o a giustificare ciò che è accaduto, ma a ricostruire una cornice di senso, capire cosa ti ha portata fin qui e come tutelarti ora. È da lì che, eventualmente, potrà nascere anche un modo più maturo e sostenibile di affrontare le conseguenze, qualunque esse siano.

So che una parte di te è terrorizzata dall’idea di non essere mai più perdonata. Ma il lavoro che conta adesso non è essere perdonata dagli altri: è non abbandonare te stessa in questo momento. Senza questo, tutto il resto diventa insostenibile.

Un abbraccio sincero,
Dott.ssa Valeria Di Stasi
Psicologa clinica
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Dott.ssa Valeria Di Stasi Psicologo a Bari

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25 FEB 2026

Ciao, grazie per aver scritto e per aver raccontato una situazione così difficile.

Da quello che dici si sente quanto sei sopraffatta: paura, senso di colpa, vergogna, ma anche una solitudine molto forte. È come se tutto si fosse concentrato insieme e non ti lasciasse respiro.

Vorrei dirti prima di tutto che il fatto che tu stia chiedendo aiuto è importante. Non sei riducibile a quello che è successo: sei una persona che sta soffrendo e che sta cercando un modo per affrontare qualcosa di molto pesante.

Se proviamo a stare un momento su quello che vivi, oltre al gesto che hai fatto, emerge una storia più lunga: sentirti esclusa, poco accolta, in difficoltà da tanto tempo. Questo non giustifica ciò che è successo, ma aiuta a capire che non nasce dal nulla.

In questo momento però c’è anche qualcosa di molto urgente: non mangi e non dormi da settimane. Questo è un segnale serio. Prima ancora di risolvere tutto il resto, è importante che tu possa stabilizzarti un minimo. Se riesci, contatta il tuo medico o uno psichiatra; se senti di non farcela, anche il pronto soccorso è un’opzione adeguata. Non è esagerato, è necessario.

Riguardo alla situazione con tuo padre, ci sono due piani diversi.

Uno è pratico. Se lui parla di denuncia, può essere utile parlare con un avvocato per capire concretamente cosa può succedere. Avere informazioni chiare spesso riduce l’angoscia e ti permette di orientarti meglio.

L’altro è il piano dei rapporti. In questo momento tuo padre e tua sorella sembrano molto feriti e arrabbiati, e forse non sono disponibili al dialogo. Questo fa molto male, ma non significa automaticamente che sarà così per sempre. Adesso potrebbe non essere il tempo di convincerli, ma di fermarti e iniziare a capire cosa è successo dentro di te e come vuoi muoverti da qui in avanti.

Quando dici che sei sicura che non ti perdoneranno mai, sembra più una paura molto forte che una certezza. In momenti come questo, la mente tende a rendere tutto definitivo.

Quello che stai vivendo è troppo pesante per affrontarlo da sola. Se non hai già un supporto, prova a contattare uno psicologo, uno psichiatra o un servizio pubblico. Non perché ci sia qualcosa di “sbagliato” in te, ma perché hai bisogno di qualcuno che stia con te dentro questa situazione e ti aiuti a reggerla.

Dentro quello che scrivi, oltre alla disperazione, si sente anche una parte di te che vuole capire e rimediare. È da lì che si può iniziare, con piccoli passi.

Elena Pisu Psicologo a Pavia

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13 FEB 2026

Buongiorno Elettra.
è ora di iniziare a prendersi le proprie responsabilità, soprattutto nei confronti di te stessa e della tua salute mentale.
é importate iniziare un percorso per ritrovare un equilibrio personale, che ti permetta poi di affrontare tutte le difficoltà che la vita ti presenta; imparare a relazionarti con gli altri, ma soprattutto imparare a gestire la relazione con te stessa, con gli altri e con il mondo.
Bisogna iniziare sempre da se stessi.

Michela Mariani Psicologa e Psicoterapeuta
ricevo in presenza e online

Dott.ssa Michela Mariani Psicologo a Macerata

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12 FEB 2026

Buongiorno Ellettra,
Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico con un professionista per indagare meglio questi suoi problemi che descrive.
Le auguro il suo meglio.

LM

Dott. Luca Mazzoleni Psicologo a Bergamo

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8 FEB 2026

Buongiorno credo prioritario dirle che attraverso i soldi passano le emozioni. In un percorso di conoscenza psicologico si potrebbe approfondire la richiesta sottostante al suo gesto, valutare nel piano di realtà se è possibile recuperare un relazione più autentica e onesta con i suoi familiari. Intanto mi sembra interessante la sua assunzione di responsabilità e credo sarebbe importante che lei quantificasse l’importo da restituire e proponesse un piano di restituzione dilazionato in base alle sue reali possibilità. Questo renderebbe più tangibile il suo impegno a suo padre e a sua sorella, che aspettano al posto delle scuse gesti concreti che alleggerirebbero lei dall’angoscia e forse le potrebbero evitare un’altra denuncia. Un percorso psicologico l’aiuterebbe a gestire le emozioni nel perseguimento dei suoi obiettivi e favorirebbe una maggiore consapevolezza dei suoi punti di forza e di debolezza su cui andare a lavorare. Tutto questo non esclude un’ imparare e darsi il diritto di chiedere quello di cui si ha bisogno, mettendo in preventivo che quando si chiede e non si prende si può ricevere anche un rifiuto, che è nella libertà dell’altro. Quindi si può lavorare in seduta sulle frustrazioni, i ruoli e i confini. Se può esserle utile lavoro on line e in presenza. Non esiti a contattarmi. Dott.ssa Stefania Parlato

Dott.ssa Stefania Parlato Psicologo a Napoli

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7 FEB 2026

Ciao Elettra,

qui ci sono due piani che vanno distinti: la responsabilità dell’atto e la comprensione del suo senso. Restituire dignità alla tua vita non passa dal negare ciò che è accaduto, ma dal trasformarlo in un atto di verità: riconoscere, riparare, farti aiutare. Il furto, in molte storie cliniche, non è “solo soldi”, ma un modo distorto di trattare un vuoto; di potere, di riconoscimento, di dipendenza, di rabbia. La domanda utile da farsi potrebbe essere: che cosa stavo cercando di prendere, davvero, da loro?

C’è però un’urgenza: dici che non mangi e non dormi da tre settimane. Questo è un indice di scompenso che merita valutazione immediata (medico/psichiatra/PS), prima ancora della questione familiare e legale.

Un caro saluto,

Dottoressa Giulia Foddai

Giulia Foddai Psicologo a Torino

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6 FEB 2026

Buonasera Ellettra. Provo ad offrirti una breve lettura provando a restare vicino a ciò che stai vivendo:

Da quello che racconti emerge una sofferenza antica e profonda, che oggi sembra essersi riattivata con forza. Non stai vivendo “solo” la paura di una denuncia: stai rivivendo l’esperienza di essere rifiutata, esclusa, tagliata fuori dall’amore delle figure più significative della tua storia. Il silenzio di tuo padre e di tua sorella non è solo un fatto attuale: sembra toccare un punto molto sensibile della tua identità, quello di sentirti da sempre “sbagliata”, non degna di comprensione. Ed il tuo organismo è come stesse gridando, il non mangiare, il non dormire, l’angoscia costante non sono colpe né debolezze, sono segnali di sovraccarico emotivo estremo. Quando dici “sono devastata”, stai descrivendo uno stato di disintegrazione, in cui le risorse che di solito ti aiutano a reggere non bastano più. Sembra che tu stia vivendo una incongruenza molto forte tra l’immagine che hai di te (una persona fragile, che sbaglia, che perde tutto) e un bisogno altrettanto forte di essere vista nella tua umanità, nella tua sofferenza, nel contesto di una storia segnata da lutti e dolore. Il furto, in questa lettura, non appare come “cattiveria”, ma come un atto nato in un momento in cui le tue possibilità di regolazione erano gravemente compromesse. La paura che “non ti perdoneranno mai” oggi occupa tutto lo spazio interno. In questo momento sembri sola con la tua angoscia, senza una relazione che possa contenerla e restituirti un minimo di sicurezza emotiva.

La cosa più importante ora non è trovare subito una soluzione esterna, ma che tu non resti sola con questo stato. Il tuo vissuto merita accoglienza reale, non punizione. Il tuo dolore ha senso, anche se gli altri ora non riescono a vederlo.

A.C.
Psicologo Clinico & Psicoterapeuta

Curnis Andrea Psicologo a Valbrembo

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5 FEB 2026

Buongiorno, comprendo profondamente lo stato di angoscia e di prostrazione in cui si trova, aggravato da una storia personale segnata da sofferenze antiche e da una fragilità che sembra aver preso il sopravvento. La preoccupazione per le conseguenze legali, unita al silenzio punitivo dei suoi familiari e al peso dei sensi di colpa, sta comprensibilmente consumando le sue energie vitali, come dimostra l'impossibilità di dormire e nutrirsi. In questo momento di estrema vulnerabilità, è prioritario proteggere la sua incolumità fisica e mentale, cercando di non lasciarsi travolgere dal terrore di un futuro che non è ancora scritto.

Per quanto riguarda il rapporto con suo padre e sua sorella, è importante accettare che il loro silenzio è una reazione al dolore e alla rabbia, e che tentare di forzare una comunicazione ora potrebbe risultare controproducente; dare loro spazio è, paradossalmente, il primo passo verso un possibile, seppur difficile, chiarimento futuro. Sul piano legale, affrontare la realtà dei fatti con l'ausilio di un professionista del settore potrebbe aiutarla a contenere l'incertezza, permettendole di agire in modo responsabile invece di restare paralizzata dalla paura. La sua storia parla di una sofferenza che ha radici profonde e che merita di essere ascoltata con estrema cura, senza giudizio, per permetterle di trovare un modo diverso di gestire il dolore che non passi attraverso azioni autodistruttive o dannose per i suoi legami.

Un percorso psicologico può essere utile a comprendere meglio la situazione e ad affrontarla.

Dott. Patrizio Riccardi | Psicologo in presenza e online

Dottor Patrizio Riccardi Psicologo a Vetralla

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4 FEB 2026

Cara E,
Grazie per la condivisione!
Mi dispiace molto per quello che stai vivendo: la paura, il senso di colpa e l’isolamento possono diventare insopportabili quando si sommano così.
La prima cosa, urgente, è la tua salute: tre settimane senza mangiare e dormire sono un campanello d’allarme serio. Ti invito a chiedere aiuto subito a un professionista!
Temo tu abbia avuto un crollo psichico e hai bisogno di una guida che non ti giudichi e ti aiuti a capire le cause del tuo malessere!
Sul piano legale: una denuncia non è una condanna automatica. Esistono tutele quando c’è una storia clinica documentata! Adesso non focalizzarti sulle ipotesi peggiori che affronterai semmai a tempo debito!
Il silenzio di tuo padre e di tua sorella fa malissimo, ma non definisce il tuo valore né il tuo futuro. Avrai sicuramente modo di spiegare le tue motivazioni e il tuo malessere!
Adesso non sei nelle condizioni di reggere tutto da sola: coinvolgi un professionista (psichiatra e psicologo) che ti accompagni passo passo. Non hai la lucidità per potere affrontare da sola tutte queste tematiche che ti coinvolgono su diversi fronti!
Non sei irrecuperabile. Questa fase può essere affrontata, un passo alla volta, con aiuto vero.
E’ importante al di là dei fatti recenti che tu stia meglio e che possa condurre una vita soddisfacente fatta di luce e consapevolezza!
Un caro saluto,

Dr.ssa G. Bolzoni

Dott.ssa Gabrielle Bolzoni Psicologo a Roma

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4 FEB 2026

Buona sera Elettra,
la tua descrizione dello stato emotivo, fisico e psicologico nel quale ti trovi é riassunto benissimo, in virtù della tua capacità di scrittura, chiara e sintetica, in grado di far percepire a chi legge cosa stai provando ora.
I tuoi disturbi, descritti nella lettera, possono aver incentivato (non giustificato) le azioni compiute e si sarebbero dovuti affrontare con professionist* già dal loro insorgere e non trascurati, assolutamente.
Inoltre il lutto subito ha avuto un impatto molto diverso su di te a causa delle fragilità sopra esposte, causando, probabilmente, un peso ulteriore da affrontare.
Ora visto lo stato psico fisico ed emozionale nel quale ti trovi, occorre non chiuderti in te stessa e neppure che cerchi un contatto nell'immediato con padre e sorella (semmai qualche parente con il quale ti senti a tuo agio), ma fatti aiutare da figure professionali quali psicoterapeuta, psichiatra e medico/a di base.
Puoi andare al consultorio familiare di zona ove potrai ricevere indicazioni, supporto e quanto ti possa servire per affrontare questa dolorosa situazione e per iniziare un percorso terapeutico. Questo al fine di far in modo di portarti a vivere una vita in un modo non così duro come in questi anni, causa appunto dovuta alle fragilità su esposte.
Il consultorio é una struttura in grado di offrire supporto e sostegno, con equipe esperte, anche alla singola persona, sia psicologico che a fronte di disagi relazionali, e nel caso di situazioni più complesse, coinvolgere o metterti in contatto con strutture psichiatriche da affiancare al lavoro terapeutico psicologico.
Naturalmente se invece già conosci figure professionali che ti possano aiutare le contatti immediatamente e non far passare altro tempo.
La paura si affronta agendo, in questo caso su te stessa ed affidandoti a cure adeguate, senza dare troppo peso alle minacce ricevute e senz'altro in un momento di forte turbolenza visto l'accaduto.
Non abbandonarti ma abbracciati e prenditi per mano e passo dopo passo, con aiuti adeguati, uscirai da questo doloroso e complesso periodo, verso una situazione che ti permetta di poter vivere una vita sostenibile psicologicamente e fisicamente parlando, l'importante é la non chiusura che stai attuando.
Questo percorso non lo farai per farti "perdonare" ma per costruire e proteggere un'Elettra più consapevole dei suoi valori e capacità, non più turbata da ossessioni, depressione e altri impedimenti psicologici e non da sola, ma con una struttura alle spalle.
Ti saluto molto cordialmente e mi auguro tu inizi al più presto questo percorso.
dott. Giancarlo Mellano

Dott. Giancarlo Mellano Psicologo a Padova

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4 FEB 2026

Ciao Elettra , comprendo la situazione che stai viventi , difficile da gestire sia emotivamente che all’interno del tuo nucleo familiare. Sarebbe importante capire il perché di questo tuo gesto. Quante volte l’hai compiuto. Ora sei in un momento di grande sovraccarico emotivo che ti ha destabilizzata tanto da non farti sentire la necessità di mangiare, alterando i normali cicli sonno veglia. Tu racconti di esserti sentita sempre sola che tuo padre e tua sorella ti hanno sempre evitata per le tue problematiche e questo episodio ha creato ancor di più un distacco con i tuoi . Hai bisogno di essere accolta e protetta invece del vuoto che ti circonda . Ti consiglio di intraprendere un percorso psicologico per dare un senso ai tuoi comportamenti , una cornice che sia di contenimento emotivo e che ti fortifichi per affrontare tutte le situazioni, anche quelle inaspettate. Dott.ssa Beatrice Canino

Dott.ssa Beatrice Canino Psicologo a Napoli

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4 FEB 2026

Mi dispiace davvero tanto leggere quello che stai vivendo. Da come scrivi si sente tutta la paura, la vergogna, la solitudine e anche lo sfinimento fisico. Non stai “esagerando”: quello che descrivi è una condizione di sofferenza intensa, prolungata e il fatto che tu non dorma e non mangi da settimane è un segnale serio che il tuo sistema è in allarme continuo. Non sei sbagliata come persona, sei una persona che sta male da molto tempo e che ora è arrivata a un punto di rottura.

Provo a dirti alcune cose importanti, con calma. La prima è questa: quello che è successo con tuo padre è grave, sì, ma non definisce chi sei. I comportamenti problematici non cancellano la tua dignità né il fatto che tu abbia una storia psichica complessa, con lutti e fragilità profonde. Quando una persona vive DOC, depressione, disturbi alimentari e isolamento affettivo fin dall’infanzia, a volte agisce per disperazione, non per cattiveria. Questo non “giustifica” sul piano legale, ma sul piano umano e clinico conta moltissimo.

Sul fronte della denuncia: capisco la paura, è comprensibile. In situazioni come questa è fondamentale non rimanere sola e non affrontare tutto solo nella testa. Esistono possibilità di tutela, di valutazione della tua condizione psicologica, di percorsi riparativi, ma questo va fatto con qualcuno accanto a te, non da sola mentre sei allo stremo. Se hai già uno psichiatra o uno psicologo, contattali subito e digli esattamente come stai ora, senza minimizzare. Se non li hai o non riesci a raggiungerli, è assolutamente legittimo rivolgerti al pronto soccorso o a un centro di salute mentale: non è un fallimento, è una forma di protezione.

Una cosa molto importante: in questo momento il problema più urgente non è “se ti perdoneranno” o “cosa diranno”, ma il fatto che il tuo corpo e la tua mente sono allo stremo. Tre settimane senza dormire e mangiare sono un’emergenza clinica. Quando il corpo è così provato, la paura diventa enorme, il futuro sembra chiuso e ogni parola degli altri pesa come una condanna definitiva. Ma questo stato altera la percezione: non sei lucida perché stai male, non perché “non c’è più speranza”.

Sul rapporto con tuo padre e tua sorella: ora sono chiusi, arrabbiati, spaventati anche loro. In questo momento probabilmente non sono in grado di ascoltarti né di perdonare ed è dolorosissimo, lo so. Ma “non ora” non significa “mai”. Le relazioni, quando c’è una storia lunga e complessa, a volte hanno bisogno di tempo, mediazione, distanza protettiva. Cercare adesso di ottenere perdono immediato potrebbe solo farti più male.

Quello che puoi fare adesso, davvero, è questo: mettere in sicurezza te stessa. Dormire, mangiare qualcosa anche poco, essere vista da un professionista dal vivo. E parallelamente, farti aiutare anche sul piano legale e clinico perché la tua storia psichiatrica è un elemento fondamentale e non deve essere ignorato.

Voglio dirtelo chiaramente: non sei una causa persa, non sei “irrecuperabile” e non meriti di essere distrutta da questo. Ma non puoi reggere tutto da solae non è richiesto che tu lo faccia.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

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4 FEB 2026

La ringrazio per aver condiviso una situazione così dolorosa e complessa. Dalle sue parole emerge una sofferenza intensa, amplificata da una storia di fragilità psicologica e da un conflitto familiare che oggi la lascia sola e spaventata. La paura per le conseguenze, il senso di colpa e l’isolamento stanno incidendo seriamente sul suo equilibrio: il fatto che non riesca a mangiare e dormire da settimane è un segnale che merita attenzione immediata.
In questo momento è fondamentale che non resti sola. Le suggerisco di rivolgersi quanto prima a un professionista della salute mentale che possa accompagnarla con continuità e, se necessario, coordinarsi con un supporto psichiatrico. Un aiuto qualificato può sostenerla sia nella gestione dell’angoscia sia nel chiarire come affrontare responsabilmente la situazione, passo dopo passo.
Le auguro di trovare presto un sostegno competente e umano, e che questo percorso le permetta di ritrovare un minimo di calma e fiducia nel futuro.

Dott Fabián Gabriel Beneitez Psicologo a Fermo

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4 FEB 2026

Buongiorno,
leggendo le sue parole si sente quanto dolore e quanta paura stia vivendo in questo momento. Quando le difficoltà si accumulano in questo modo è naturale sentirsi sopraffatti, soli e senza via d’uscita.

In una fase così delicata è importante che lei possa trovare uno spazio protetto in cui non dover dimostrare nulla, ma semplicemente essere accolta e aiutata a ritrovare un minimo di stabilità. Il fatto che non riesca a dormire e a mangiare da tempo è un segnale di quanto la sua sofferenza sia diventata pesante e meriti attenzione e cura.

Chiedere un aiuto professionale, psicologico e se necessario anche psichiatrico, può aiutarla a sentirsi meno sola, a contenere l’angoscia e ad affrontare un passo alla volta ciò che oggi le sembra insostenibile. Anche nei momenti più bui è possibile ricevere supporto e ricominciare a prendersi cura di sé.

Un saluto

Fabio

Dott. Fabio Mallardo Psicologo a Mestre

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4 FEB 2026

Buongiorno,
ti ringrazio di avere condiviso parte della tua vita, da quello che racconti, emerge una condizione di sofferenza emotiva molto intensa, che si è costruita nel tempo e che in questo momento è arrivata a un punto critico. Non stai reagendo in modo “esagerato”: stai reagendo ad una somma di eventi dolorosi, su una base di fragilità psicologica già presente da anni.
Hai una storia importante di disturbi emotivi e relazionali, di lutti, di difficoltà familiari. Questi elementi, soprattutto quando iniziano presto nella vita, influenzano profondamente il modo in cui una persona impara a gestire le emozioni, il senso di sé, la paura dell’abbandono e del rifiuto. Non è una tua colpa. È il risultato di esperienze che ti hanno segnata.
L’episodio che riguarda tuo padre ha avuto un impatto molto forte perché ha toccato proprio questi nuclei: il timore di perdere i legami, la paura di non essere accettata, il timore di non valere abbastanza. È comprensibile che tu lo stia vivendo come una conferma delle tue paure più profonde.
In questo momento sembra che tu stia interpretando ciò che è accaduto come una prova definitiva del fatto di “non essere una persona degna”. Questo tipo di pensiero è frequente nei quadri depressivi e nei momenti di forte stress emotivo. La mente tende a generalizzare un errore e a trasformarlo in un giudizio globale su se stessi.
È importante sottolineare come un comportamento sbagliato, anche grave, non coincide con il valore di una persona. Lavorare su questa distinzione è centrale in un percorso terapeutico.
Il fatto che tu non riesca a mangiare e a dormire da settimane potrebbe indicare che il tuo sistema psicologico ed emotivo è in uno stato di sovraccarico. Quando una persona rimane a lungo in uno stato di allarme, il corpo reagisce bloccando funzioni fondamentali. Questo non è un segno di debolezza, ma di esaurimento di energie.
Come psicologa ritengo che sia importante cercare un supporto professionale strutturato. Non perché “non ce la fai”, ma perché stai attraversando una crisi significativa che merita di essere presa in carico.
Dott.ssa Aurora Bacchetta
Ricevo solo online.

Dott.ssa Aurora Bacchetta Psicologo a Roma

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4 FEB 2026

Cara Elettra,
La questione che porta non riguarda solo il denaro sottratto, ma un intreccio antico di esclusione, colpa e rottura dei legami familiari che oggi si è riattivato in modo molto violento. Il gesto non può essere letto isolatamente dal contesto relazionale in cui è avvenuto: che funzione ha avuto per lei prendere quei soldi? una richiesta di attenzione, una rivalsa, un modo per sentirsi vista o per reggere uno stato di sofferenza che non trovava altri canali?
Il rischio ora è che tutto si giochi sul piano della punizione e dell’autosvalutazione, mentre la responsabilità viene schiacciata dalla paura. Rimediare non significa ottenere il perdono, che non è controllabile, ma iniziare a distinguere ciò che dipende da lei da ciò che non dipende più da lei. È disposta a riconoscere il danno senza giustificarsi? a pensare a una restituzione concreta, anche simbolica, indipendentemente dalla risposta di suo padre? e soprattutto, chi la sta sostenendo adesso, visto che riferisce di non mangiare e dormire da settimane?
Prima ancora della denuncia, la domanda centrale è come tutelare lei in questo momento di forte scompenso e come evitare che la colpa diventi autodistruttiva. Un percorso psicologico strutturato, eventualmente in integrazione con quello psichiatrico, è fondamentale per affrontare sia le conseguenze del gesto sia il nodo relazionale che lo ha reso possibile. Da sola rischia di rimanere schiacciata tra paura e vergogna.
Resto a disposizione,
Dr. Elisabetta Carbone

Dott.ssa Elisabetta Carbone Psicologo a Melzo

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4 FEB 2026

Da quello che scrivi emerge una sofferenza molto profonda, che non nasce da un singolo evento ma da una storia lunga, segnata da fragilità psicologiche importanti, relazioni familiari difficili e da una perdita enorme come quella di tua madre. È importante dirlo chiaramente: non sei una persona “cattiva”, ma una persona che ha messo in atto comportamenti sbagliati dentro una condizione di grande vulnerabilità emotiva e psichica. Questo non elimina le responsabilità, ma cambia radicalmente il modo in cui la situazione va letta e affrontata.

Il rifiuto di tuo padre e di tua sorella, soprattutto in questo momento, è comprensibilmente devastante. L’isolamento, il silenzio, le minacce di denuncia attivano paura, vergogna e senso di abbandono, e in una persona che già convive con DOC, depressione e disturbi alimentari questo può diventare travolgente. Il fatto che tu non riesca a mangiare e dormire da settimane è un segnale serio: il tuo sistema emotivo è in allarme costante, come se fossi sempre in pericolo.

Rispetto alla paura della denuncia, è importante distinguere due piani. Da un lato c’è la realtà concreta: tuo padre è arrabbiato, ferito, e sta reagendo in modo duro. Dall’altro c’è la tua mente, che in questo momento tende comprensibilmente a catastrofizzare, anticipando lo scenario peggiore e vivendo come se fosse già accaduto. Questo non significa che il rischio non esista, ma che affrontarlo da sola, in questo stato, è troppo per te. Serve supporto immediato, sia psicologico sia pratico.

Cercare di “rimediare” adesso non significa forzare il perdono o convincere gli altri a parlarti. In questo momento il passo più importante è prenderti cura di te e metterti in sicurezza. Se sei seguita da uno psichiatra o da uno psicologo, è fondamentale contattarli subito e spiegare esattamente come stai: insonnia, digiuno, paura intensa, pensieri ossessivi. Se non riesci, rivolgerti al tuo medico di base o al pronto soccorso non è un fallimento, ma una forma di protezione.

Sul piano relazionale, quando (e se) sarà possibile, l’unica strada credibile è quella della responsabilità, non della giustificazione: riconoscere il danno, mostrare disponibilità concreta a restituire per quanto possibile e accettare che il perdono, se arriverà, richiederà tempo — o potrebbe anche non arrivare. Questo è doloroso, ma non definisce il tuo valore come persona.

Infine, una cosa fondamentale: non affrontare tutto questo da sola. Il livello di sofferenza che descrivi è alto e merita attenzione immediata. Se senti che l’ansia o la disperazione stanno diventando ingestibili, contatta un servizio di emergenza o una linea di supporto (come il 112 o il 1522 in Italia). Chiedere aiuto adesso è un atto di forza, non di debolezza.

Dott. Roberto Porrini Psicologo a Pordenone

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4 FEB 2026

Buongiorno...Quello che stai vivendo è una situazione di grande sofferenza, in cui si intrecciano fragilità personali, relazioni familiari dolorose e una forte paura per possibili conseguenze legali. È comprensibile che tu ti senta sopraffatta e in allarme costante.
In questo momento è importante non restare sola: la difficoltà nel dormire e nel mangiare segnala quanto sia urgente prenderti cura della tua tenuta emotiva, con il supporto di professionisti. Per gli aspetti legati a una possibile denuncia, avere informazioni chiare attraverso un legale può aiutare a ridurre l’angoscia dell’incertezza.
Il senso di colpa e la paura di non essere perdonata sono molto intensi ora, ma la priorità è ritrovare un minimo di stabilità per poter affrontare, con maggiore lucidità, ciò che è accaduto e le sue conseguenze.

Dott.ssa Roberta Barrica Psicologo a Catania

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4 FEB 2026

Gentile Elettra21,

Quello che descrive è un peso enorme da portare da sola. Quando una persona è così spaventata, non dorme, non mangia e sente di aver perso ogni appoggio, non è un segno di debolezza: è un segnale che merita attenzione immediata e un sostegno reale da parte di professionisti e persone affidabili nella vita.
Sta attraversando un momento molto difficile e mi rendo conto che da sola non può più riuscire a gestire tutto questo.
Ha bisogno di un aiuto professionale per capire come affrontare le sue emozioni, le sue paure e le conseguenze delle sue azioni. Per questo credo che iniziare un percorso psicologico: è il primo passo per rimettere ordine nella sua vita e assumersi davvero la responsabilità di ciò che è successo. Non lo deve fare per giustificarsi ma per cambiare realmente.
Ci tengo a dirle una cosa importante: non deve affrontare tutto questo da sola. Parlare con uno psicologo o psichiatra in questo momento sarebbe un grande passo di protezione verso se stessa.
La aiuterebbe a ritrovare un minimo di stabilità, a gestire la paura e a capire come muoversi passo dopo passo.
Se ha qualcuno di fiducia come un medico, un terapeuta che ha visto in passato, un’amica, un familiare diverso, vale la pena contattarli oggi stesso, per non restare sola con questo carico.

Un sentito saluto

Dott.ssa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica- del lavoro
Organizzazioni-Risorse Umane
Ricevo online

Arianna Bagnini Psicologo a Città di Castello

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