Ho problemi con il cane del mio compagno

Inviata da PP · 17 nov 2025 Terapia di coppia

Ciao a tutti, vi scrivo perché sono sull'orlo della disperazione.
Ho 33 anni e sono fidanzata da due anni e mezzo con un ragazzo che amo tanto (35 anni), conviviamo da un anno circa io, lui e il suo cane.

Premetto che questo cane è stato maltrattato e l'ha preso dal canile 5 anni fa e da allora lui e il mio fidanzato sono sempre stati insieme e sono la prima ragazza con cui convive da quando ha questo cane.
Inseriamo come terzo attore in questo contesto cioè la madre di lui -ossessionata dai cani (ne ha 3)- che da quando è in pensione è impazzita completamente e i suoi cani decidono qualunque cosa in casa (abbaiano senza apparente motivo, sono aggressivi, saltano anche sul tavolo della cucina, ci dorme insieme appiccicata e altre cose disfuzionali): lei si prende spesso cura del nostro cane ma io penso che in realtà sia solo una sua esigenza di compagnia in quanto questi 3 cani più il mio non vengono trattati come dovrebbero (per esempio non li lava, uno è in sovrappeso, non li cura come dovrebbe, sono sempre sozzi e puzzano).

Il cane viene quindi preso per 5 mesi da sua madre e portato al mare (ha una casa in riviera) e quando torna è ribelle, aggressivo e grasso, e così è stato per anni quindi metà dell'anno stava col mio compagno e metà con lei.

Arrivo al punto: da quando conviviamo sono entrata in tutte queste dinamiche e il cane del mio compagno è diventato aggressivo con gli altri cani (prima non lo era), è geloso di me (ma non aggressivo) e a me sembra anche depresso: quando siamo in casa tutti e tre il cane è iperattivo, felice e mi sta sempre attaccato ( secondo me per impedire che io mi avvicini al mio compagno) quando invece siamo in casa soli il cane non si avvicina a me come se avessi la peste, rimane tutto il tempo triste sul divano come se lo avessero maltrattato.
Inoltre, sempre da quando conviviamo il cane soffre di dissenteria continua, nonostante il veterinario dice che non abbia nulla ma semplicemente che non deve mangiare delle cose che il mio compagno e sua madre gli danno (tipo i crackers sulla pappa) perchè è viziato e se non gli metti quell'alimento non mangia ma comunque gli fa male e va in dissenteria.

Io quando ho iniziato a vivere lì ho chiesto al mio compagno di disabituare il cane a salire sul letto e a dormire con noi e in meno di due settimane il cane ha obbedito, però per esempio io non vorrei che salisse sul divano ma il mio compagno non vuole e questo è motivo di discussioni.
Io e lui non discutiamo mai e l'unico motivo di brutte discussioni è sempre questo cane: non sono d'accordo sull'educazione che gli viene data, vorrei che non mi stesse appiccicata tutto il tempo alla gamba quando siamo insieme in casa, vorrei una convivenza più serena e soprattutto vorrei che il cane stesse meglio visto che la compagnia di sua madre peggiora la sua salute mentale e fisica.

Io sono di natura schiva, non amo il contatto fisico e il cane vicino mi stressa moltissimo, ogni volta che mi arrabbio e dico la mia il mio compagno pensa e dice che io odio gli animali, ma non è così, e dice sempre che la mia è pura gelosia.

Questa situazione è frustrante, l'unica cosa che sono riuscita a fare è evitare che sua madre venga a prenderlo più del dovuto e stia troppo tempo con lei e noto che il cane sta meglio.

A me dispiace che sia stato maltrattato e sono d'accordo che debba essere compatito ma mi sembra tutto esagerato, è un cane non un bambino.
Chiaramente, su questo tema, anche il problema di avere un figlio in questo momento o più avanti, con il cane così problematico mi limita molto.

Ho provato a proporre un addestramento ma il mio compagno non è d'accordo, continua a dire che il cane è normale, è solo che è stato maltrattato da piccolo e ha bisogno di affetto.
Ma se ha bisogno di affetto perché quando siamo soli non lo cerca? Io ho provato ad avvicinarmi per coccolarlo ma sembra che gli do fastidio.

Cosa posso fare di altro per migliorare la situazione tra me, questo cane e il mio compagno?

Grazie mille per chi risponderà.

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Miglior risposta 19 NOV 2025

Buongiorno,
In effetti non si può ben vivere in casa con un cane poco educato. Il fatto che sia stato in canile per molto tempo è sicuramente un fattore di deprivazione che può aver creato disagio nell’animale. Ma non per questo bisogna trattarlo come bambino. La confusione tra queste categorie, umano/animale/, causa spesso problemi di comunicazione e condivisione all’interno di un nucleo familiare. Il cane deve avere un suo posto rappresentato psicologicamente da tutto il nucleo familiare, con cui condivide ambiti di vita. Ma deve avere anche luoghi e tempi differenziati, soprattutto secondo il suo istinto gregario che prevede il rispetto di regole date dal capo branco in chiave gerarchica. E questo lo sappiamo anche dalla scienza etologica. Quindi quello che lei dice è molto ragionevole. Inoltre l’educazione del cane non può prevedere regole e modi troppo differenziati con figure altre, pena una sorta di confusione in cui si mette così l’animale stesso. Anche l’alimentazione è un fattore da monitorare con cura per il cane. Bisogna non eccedere in doni di cibo estraneo alla sua dieta che è diversa e richiede altre attenzioni rispetto agli umani. Per questo un cane diseducato e che non sa quale è il suo posto, può soffrire di instabilità di comportamento e far soffrire il nucleo umano ospitante. E per questo sarebbe importante l’accompagnamento di una figura esterna di educatore cinofilo.
Forse dovreste affrontare dei colloqui insieme presso un consulente di coppia a cui raccontare la situazione per dipanare i fili contorti dei livelli che si intrecciano nella vostra relazione, da cui non è esclusa in modo neutrale la madre del suo ragazzo.
Dott. Pietro Salemme

Dott. Pietro Salemme Psicologo a Roma

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7 FEB 2026

Quello che descrivi, più che un “problema cane”, ha la forma di un sintomo triangolare: un terzo corpo dentro la coppia che porta, senza parole, una storia di legami, fedeltà e confini. Il cane non è un bambino, certo; ma non è nemmeno un semplice oggetto di arredo affettivo. In casa vostra funziona come portatore d’immagine: dice, con il suo comportamento, ciò che la relazione non riesce ancora a dire con chiarezza. Provo a nominarlo con una frase netta: quel cane è anche il modo in cui il tuo compagno continua a convivere con sua madre. Non nel senso banale di “mammone”, ma nel senso più sottile: la madre, attraverso il cane, resta co-proprietaria dell’intimità domestica. La “doppia casa” (mesi con lei, mesi con lui), la dieta sabotata, la trasformazione al ritorno (“ribelle, aggressivo, grasso”), la tua presenza che accende gelosia e ipercontrollo: sono tutti indizi della stessa scena. Non è gelosia tua: è una competizione di ruoli non dichiarata, in cui tu vieni percepita (da cane e madre) come forza che sottrae.

La dissenteria, in questa lettura, è quasi un’espressione perfetta: un organismo che non riesce a “digerire” l’incoerenza di regole e alleanze. Il veterinario ti ha dato una chiave semplice (cibo inappropriato), ma il punto profondo è che il cibo è un atto di potere e di appartenenza: chi nutre decide. Se la madre “mette crackers sulla pappa” e il tuo compagno acconsente, sta dicendo al cane: la tua legge non è una sola. E un animale traumatizzato, più di ogni altro, non si calma con “più affetto”: si calma con più prevedibilità. Il dettaglio che ti confonde, “se ha bisogno di affetto, perché quando siamo soli mi evita?”, è coerente con questa scena. Quando il tuo compagno è presente, il cane ti si appiccica non per amore tuo, ma per funzione di guardiano: si mette fisicamente tra voi, presidia la soglia. Quando siete sole, quella funzione cade e resta un animale senza compito, che si ritira. In altre parole: non sta scegliendo te o rifiutando te; sta difendendo un ordine relazionale che sente minacciato.

Da qui discende ciò che puoi fare, senza trasformarti né in addestratrice militare né in “cattiva che odia gli animali”. Il punto decisivo non è convincere il cane, ma costruire una legge di casa che il tuo compagno riconosca come cura, non come punizione. Tu hai già una prova potentissima: il cane ha smesso di dormire sul letto in due settimane. Questo significa che, quando la regola è chiara e condivisa, l’animale può adattarsi. Quindi la questione reale è: il tuo compagno è disposto a mettere l’amore al livello del confine? Perché l’amore, in una casa, non è solo carezza: è anche forma, misura, limite. Concretamente, la “legge” dovrebbe riguardare tre cose: spazi, nutrimento, accesso della madre. Non come negoziazione infinita, ma come grammatica stabile. Se il divano per te è un confine corporeo (sei schiva, il contatto ti satura), non è un capriccio: è la tua pelle come territorio. Un animale che ti colonizza il corpo ti fa vivere la casa come invasione, e a quel punto la convivenza si avvelena. Qui la frase “sei gelosa” è una scorciatoia difensiva: riduce un problema di ordine domestico a un difetto morale tuo. Invece è un problema di architettura dell’intimità. Sul terzo attore (la madre) serve un passaggio altrettanto chiaro: finché lei “prende il cane” per mesi e lo restituisce cambiato, non è aiuto: è interferenza. Se davvero vuole prendersi cura, la cura deve rispettare la legge di casa vostra: stessa alimentazione, stessi limiti, stessi ritmi. Se non li rispetta, il suo gesto, anche se soggettivamente “affettuoso”, produce danno. E qui la responsabilità non è tua: è del tuo compagno, perché i confini con la sua famiglia non puoi portarli tu al posto suo senza pagare un prezzo altissimo.

Infine, un’ultima cosa su di te: non hai alcun dovere di “farti piacere” un contatto che ti stressa. Puoi costruire un rapporto col cane anche senza carezze: attraverso ritmo, presenza, passeggiate, voce calma, coerenza. Un animale non legge la tua tenerezza: legge la tua stabilità. Se il tuo compagno continua a rifiutare qualsiasi figura competente (“addestramento”) chiamandola inutilità, in realtà sta proteggendo un mito: che la sofferenza del cane renda sacro il caos, e che mettere regole significhi tradire. Ma questa è una confusione: la traumatizzazione non chiede indulgenza infinita; chiede contenimento. E il contenimento, quando è fatto bene, non è violenza: è cura che dà forma. In sintesi: la strada passa meno dal “cane da aggiustare” e più dal coppia da fondare. Se riuscite a fondare la vostra casa come luogo con una sola legge (spazi, cibo, confini con l’esterno), è probabile che il cane smetta di dover fare il terzo incomodo. Se non ci riuscite, il cane continuerà a portare sulla scena ciò che nessuno vuole nominare: che, in quella casa, non è ancora chiaro chi è “la coppia” e chi è “ospite”.

Un caro saluto,

Dottoressa Giulia Foddai

Giulia Foddai Psicologo a Torino

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19 NOV 2025

Buonasera,

grazie per aver condiviso la sua esperienza. Da ciò che racconta, capisco che la situazione possa essere impegnativa. A volte, quando c’è molto affetto verso un animale con una storia difficile, può diventare più faticoso trovare un equilibrio tra protezione, regole e bisogni di tutti. In questi momenti può accadere che alcune sue sensazioni non vengano colte pienamente, e questo può generare fatica o preoccupazione.

Il comportamento del cane merita attenzione, ma dalle sue parole sembra emergere anche un altro aspetto: a volte, per il forte affetto verso l’animale e per il desiderio di farlo sentire al sicuro, può diventare difficile stabilire limiti chiari e costanti. Da ciò che racconta mi sembra che il suo compagno ridimensioni delle difficoltà nella gestione del cane tentando di normalizzare la situazione. Questo atteggiamento rischia di portare avanti la “speranza” che la situazione “si sistemi da sola”, mentre lei continua a percepire segnali che le creano incertezza. È comprensibile che questo, nel tempo, possa diventare pesante.

Il passo che ha compiuto proponendo un aiuto esterno da parte di un addestratore è molto significativo: mostra che lei vede il problema nella sua interezza e si sta prendendo cura sia del benessere del cane, sia del benessere della relazione.
È importante che i suoi bisogni vengano accolti e che ci sia spazio per parlare apertamente di ciò che la fa stare in allerta anche rispetto al futuro.

Se lo desidera uno spazio di ascolto potrebbe essere utile per dare voce ai suoi bisogni in modo chiaro e rispettoso, riconoscere quali parti della relazione funzionano e quali invece chiedono maggiore equilibrio, trovare modalità più efficaci per far sì che il suo punto di vista venga ascoltato.

Resto a disposizione.

Un caro saluto,
Dott.ssa Eleonora Michelon

Dott.ssa Eleonora Michelon Psicologo a Monza

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19 NOV 2025

Buonasera, comprenderà bene che è complicato fornire una risposta adeguata in una situazione così complessa di cui vengono narrate parti, seppur in modo preciso, da lei scelte. Sembra che questo cane funga un po' da fulcro per attenzioni e difficoltà. Si sposta il focus sul cane invece che su sé stessi. Penso sarebbe opportuno allargare il campo e l'attenzione a come lei sta in questa situazione "di famiglia allargata" composta dal suo compagno, la madre e i cani. Siccome si parla di una sua difficoltà, spero possa darsi la possibilità di lavorarci in modo adeguato in un percorso personale.

Dott. Flavio Morbiducci Psicologo a Chieti

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19 NOV 2025

Ti rispondo come professionista della relazione, dell’affettività e della dinamica familiare, perché quello che descrivi non è “solo” un problema di cane, ma una situazione triangolata che sta mettendo in crisi la relazione, i confini e il progetto di vita.
Di seguito ti restituisco una lettura chiara e poi ti suggerisco passi molto concreti da fare.

1) Il cane non è il problema principale: il problema è il sistema relazionale
Da ciò che racconti ci sono tre nodi chiari:

a. Il cane è stato traumatizzato, vive in un sistema disordinato e caotico

- 5 mesi all’anno con la madre del tuo compagno (che ha dinamiche disfunzionali con gli animali): cambi continui, permissività, assenza di regole, iperstimolazione = comportamenti regressivi, stress, disturbi intestinali, iperattaccamento;
- quando sta con voi, ha bisogno di ridefinire le gerarchie e di capire “chi deve proteggere chi”.

b. Il tuo compagno è ipercoinvolto emotivamente nel cane
Non sto dicendo che sia “sbagliato”, ma che questo legame è diventato:

- compensatorio (l’ha preso dopo un maltrattamento, lo vive come una “missione” affettiva);
- identitario (se critichi l’educazione del cane, lui lo vive come un attacco a sé);
- rigido (non vuole addestramento, non ammette problemi, minimizza comportamenti oggettivamente disfunzionali).

c. Tu vieni posta nel ruolo della “cattiva”
Questa è la parte più critica e più ingiusta:

- hai dei limiti chiari e legittimi (non ami il contatto fisico ravvicinato, vuoi ordine, vuoi equilibrio).
- lui li interpreta come gelosia, freddezza o disamore verso il cane.
- questo ti fa sentire “sbagliata” e ti costringe a reprimere i tuoi bisogni per mantenere la pace.

Questo è un copione relazionale pericoloso che, se non gestito, si ripresenterà anche in caso di figli.

2) Il comportamento del cane è compatibile con:

- ansia da separazione
- iperattaccamento selettivo
- confusione gerarchica
- condizionamento da abitudini scorrette (cibo, routine)
- stress cronico dovuto ai continui cambi di contesto
- mancanza totale di regole coerenti

Non è affetto. È stress.
Il fatto che con te, da sola, sia apatico o ti eviti, è tipico dei cani che percepiscono una figura “non chiara” nella gerarchia o che sono confusi sul ruolo.

3) Addestramento e rieducazione NON è un’opinione
Il tuo compagno dice “non serve”.
Ma la realtà è che:

- se un cane è aggressivo dopo anni che non lo era;
- se sviluppa gelosia e iperattaccamento;
- se ha dissenteria cronica;
- se alterna iperstimolazione a ritiro;
- se cambia drasticamente comportamento in base a chi è presente;

allora il cane sta male.
Un addestratore/rieducatore è necessario perché non siete voi a poter risolvere (non basterebbe neanche uno di quei “corsi di educatori della domenica”).

E non è un’offesa né un attacco alla storia del cane: è cura.

4) Tu stai vivendo una forma di “esclusione relazionale”
Se l’unico tema su cui litigate è il cane, non significa che il cane sia il problema, ma che:

- il vostro sistema non ha confini chiari
- il tuo compagno mette i bisogni del cane prima dei tuoi
- la madre invade la vostra relazione tramite il cane
- tu sei lasciata sola a gestire il disagio

Questo crea nel tempo:

- risentimento
- stanchezza
- perdita di intimità
- paura per il futuro
- dubbi sul progetto familiare (come già stai dicendo tu)

Questo va detto con chiarezza:
è un problema di coppia, non un problema “tu vs cane”.

5) Cosa puoi fare adesso (concreto e realistico)

a. Serve una conversazione seria di coppia
Non durante un litigio, ma seduti, con calma e dicendo qualcosa come:
“Io non voglio togliere amore al cane, ma voglio che anche i miei bisogni vengano riconosciuti. Ho il diritto di stare bene in casa nostra, tanto quanto il cane. Per questo abbiamo bisogno di stabilire delle regole condivise oppure questa situazione diventerà insostenibile per la nostra relazione.”
Parla di te, non del cane.

b. Proponi una mediazione/consulenza di coppia o familiare
Non perché “avete problemi”, ma perché:

- siete un sistema in tre (in realtà quattro, con la madre);
- servono confini, non accuse;
- un professionista vi aiuta a trasformare il “tu dici/io dico” in regole pratiche.

Può essere anche un primo incontro solo tu e lui.

c. Imponi un limite chiaro e non negoziabile
Ad esempio:

- “Il cane non torna più 5 mesi con tua madre.”
- “Il cane non può essere alimentato con cibo casuale.”
- “Se un comportamento è pericoloso o dannoso, andiamo da un professionista.”

Sono limiti sani. Non contro il cane, ma a favore del cane.

d. Rivedere le regole della casa
Scegliete insieme:

- gli spazi del cane
- gli orari
- le routine
- la gestione quando siete soli
- cosa succede quando entra la madre

Tutto ciò crea sicurezza che riduce ansia che riduce aggressività.

e. Riconnetterti con il cane senza forzature
Tu non devi coccolarlo: questo può aumentare il suo stress.
Piuttosto:

- routine prevedibili
- piccoli compiti (es. dare un “ok” per entrare o scendere dal divano)
- ignorare gli eccessi di ricerca d’attenzione
- mostrare calma, non affetto forzato

Il cane deve capirti come figura stabile, non come “alternativa emotiva”.

6) Se pensate a un figlio, il problema va risolto ORA
Perché:

- un cane iperattaccato può diventare aggressivo verso un neonato
- la madre si sentirà ancora più autorizzata a intervenire
- la coppia rischia fratture enormi
- il tuo compagno potrebbe replicare lo stesso meccanismo (minimizzare, negare, proteggere eccessivamente)

Un figlio entra solo in un sistema equilibrato, non nel caos che descrivi adesso.

In conclusione, quello che stai vivendo è reale, legittimo, comprensibile.
Non sei gelosa, non odi gli animali e non sei “cattiva”.
Stai solo dicendo:
“Ho bisogno di stare bene anch’io.”
E questo è sano.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

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18 NOV 2025

Buongiorno,
da ciò che racconti emerge un punto centrale: il vero problema non è solo il comportamento del cane, ma il fatto che tu non ti senti ascoltata. Nei tuoi bisogni, nelle tue difficoltà quotidiane, nel desiderio legittimo di vivere in una casa serena. Quando un partner non accoglie ciò che l’altro prova, si crea una distanza che pesa più di qualsiasi altra cosa.
Per questo può essere importante parlarne apertamente. Con trasparenza, senza sminuire ciò che senti: spiegagli cosa ti fa stare male, cosa ti mette in difficoltà e cosa ti serve per sentirti sicura e rispettata nello spazio in cui vivi. Non è un’accusa, ma un tentativo di comprensione reciproca.
Convivere significa proprio questo: venirsi incontro, riconoscere i bisogni dell’altro e cercare compromessi funzionali a entrambi. Non può essere sempre tutto sbilanciato da una parte sola, né su di te né su di lui. Se il rapporto è importante, allora vale la pena costruire insieme una soluzione che permetta a entrambi di stare bene nello stesso ambiente.

Se lo ritieni, non esitare a contattarmi,
un caro saluto.
dott. Matteo Basso Bondini

Matteo Basso Bondini Psicologo a Udine

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18 NOV 2025


Ciao, grazie per aver condiviso così apertamente quello che stai vivendo.
Da come lo descrivi, non sembra affatto un semplice “problema con il cane”, ma una situazione che coinvolge dinamiche di famiglia, confini, bisogni diversi e una convivenza che sta diventando pesante per te.

Quello che colpisce è che ti ritrovi a portare sulle spalle il peso di più realtà insieme: la storia del cane, il legame molto forte – e forse non sempre equilibrato – tra il tuo compagno e sua madre, e allo stesso tempo il bisogno legittimo di avere una casa che senti davvero tua.
Non è gelosia, e non è “non amare gli animali”: è sentirti invasa, non considerata e spesso sola nel far rispettare dei limiti che per te sono fondamentali.

Il cane, con tutta la sua storia difficile, sembra essere diventato un simbolo di qualcosa di più grande: una relazione in cui ti ritrovi a dover chiedere continuamente ciò che dovrebbe essere naturale – ascolto, collaborazione, una gestione condivisa.
E quando proponi soluzioni concrete (come l’addestramento), ti trovi davanti un muro. Questo è comprensibilmente frustrante.

Da fuori, si vede anche un altro punto: il cane non è “così per natura”, ma inserito in dinamiche confuse, fatte di iper-accudimento da una parte e poca chiarezza sull’educazione dall’altra. Un animale con una storia di trauma ha bisogno di stabilità, regole costanti e riferimenti chiari.
E tu non puoi essere l’unica a portare questo ordine.

Forse il passo più importante, prima ancora di intervenire sul cane, è parlarne con il tuo compagno in un momento tranquillo, spostando l’attenzione dal “fare o non fare qualcosa al cane”, a quello che questa situazione smuove in te: stress, invasione di spazi, assenza di collaborazione, timore per il futuro (come un eventuale figlio).
Non è un’accusa, è un bisogno.
Quando lui interpreta tutto come “gelosia”, in realtà perde il punto centrale: tu non vuoi togliere affetto al cane, vuoi aggiungere equilibrio alla vostra vita.

Un percorso di coppia potrebbe aiutarvi a mettere ordine nei ruoli e nei confini, perché qui non c’è “una persona che sbaglia”, ma una relazione che ha bisogno di essere riorganizzata prima che il malessere diventi troppo grande.

E, se lui fosse disponibile, anche un educatore cinofilo professionista sarebbe un passo importante, ma solo se entrambi avete la stessa intenzione: migliorare la qualità di vita del cane e della coppia.

Non sei esagerata, non sei gelosa e non sei “contro gli animali”.
Stai semplicemente cercando di proteggere il tuo benessere, la tua casa e il vostro futuro insieme.
Un caro saluto,
a disposizione anche online.
Dott. Gabriele Allegra

Dott. Gabriele Allegra Psicologo a Messina

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18 NOV 2025

Gentile PP,
questo triangolo che si è creato tra lei, il cane e il suo compagno sicuramente crea del disagio all'interno della quotidianità e in una prospettiva futura di allargare la famiglia. Mi sento di suggerirle che la comunicazione tra lei e il suo partner potrebbe essere la soluzione. Imparare a comunicare quanto sente anche in merito all'educazione del cane che a tutti gli effetti è parte integrante della famiglia può facilitare il cambiamento.
Rimango a disposizione,
Un saluto,
Fabiana Maria Barbini

Dott.ssa Fabiana Maria Barbini Psicologo a Roma

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18 NOV 2025

Gentile utente, dalle tue parole emerge una chiara e complessa dinamica relazionale che fa emergere disagi profondi.
L'inizio di una convivenza è sempre difficile perché si devono fondere due stili di vita di due persone diverse, se si entra per di più in casa del compagno e non in un territorio neutro comprendo quanto possa essere soffocante subire regole già prestabilite.
I genitori inoltre possono risultare molto invadenti per lo spazio intimo, nonostante talvolta abbiano anche solo l'intenzione di "aiutare".
Hai già fatto molte cose giuste. Hai ottenuto meno invadenza dal genitore e qualche regola in più in casa. Qualche sviluppo c'è stato è questo è un bene, vuol dire che piano piano stai ottenendo dei risultati. Comprendo comunque il disagio di subire il comportamento di questo cagnolino con un passato difficile. Ciò non significa non amare gli animali ma giustamente mettere le tue priorità e quelle della vita di coppia prima di tutto e ciò è comprensibile e corretto.
Non si capisce dal testo se si tratta di una casa che ha la possibilità di allestire degli spazi esterni per il cane (che aiuterebbe sia lui che voi) e non si comprende se siate in affitto o meno. A volte abitare in luoghi "nuovi per entrambi i partner" aiuta a sentire il territorio più neutro per entrambi ed "equamente diviso" dal punto di vista emotivo, ciò aiuta a venirsi incontro a metà strada nello stabilire le regole di convivenza.
Ci sono più cose che si possono tentare.
1) Puoi fare ancora un tentativo di parlare a cuore aperto con il tuo partner comunicando con calma, sincerità e assertività che tu vuoi bene a lui ed ami gli animali ma dichiarando anche i motivi del tuo disagio per trovare insieme una soluzione. Piccole regole e piccoli cambiamenti introdotti un po' per volta partendo da quelli che ti creano più disagio.
L'addestramento, così come la corretta alimentazione, può essere proposto come un benessere per l'animale. Se il tuo compagno afferma di amare il cane deve essere anche interessato al suo benessere e per un concetto di coerenza dovrebbe cambiare alimentazione riducendo gli episodi di dissenteria, portarlo spesso fuori per agevolare la sua felicità e accettare un corso di addestramento.
2)I cani sono animali molto affettuosi ma anche molto esigenti. Il fatto che sia più depresso quando è a casa da solo con te potrebbe anche solo voler dire che sente la mancanza del suo compagno che è per lui il suo padrone (ma non sono un esperta cinofila).
Puoi provare a spiegare questi atteggiamenti ad un addestratore cinofilo o più d'uno e sentire il loro parere magari ricevendo qualche trucchetto per educarlo un pochino anche a casa durante le normali attività.
Piano piano si possono ottenere dei piccoli miglioramenti che consentiranno al cane di stare meglio e a te di prendere respiro per goderti la vita con il tuo compagno.
Resto a disposizione e ti mando un caro saluto.
Dott.ssa Mazzilli Marilena

Anonimo-203135 Psicologo a Canelli

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18 NOV 2025

Capisco quanto questa situazione la stia logorando, perché convivere con un cane che vive dinamiche confuse, affettive e familiari, mentre il suo compagno nega il problema, la mette in una posizione senza spazio né voce. Lei non sta chiedendo l’impossibile, sta cercando equilibrio, rispetto dei confini, una convivenza serena e la possibilità di immaginare un futuro insieme senza che ogni passo sia schiacciato dal peso di qualcosa che non le appartiene ma che la coinvolge ogni giorno.

Il comportamento del cane non è un giudizio su di lei, è la conseguenza di anni di routine disorganizzate, ipercompensazioni, confusione di ruoli, dipendenza affettiva e stimoli contrastanti. Lei è entrata in un sistema che esisteva da anni e che si reggeva su un fragile equilibrio, spesso poco sano. Quando il cane è con entrambi è iperattivo e ansioso, quando è solo con lei sembra spento, come se non sapesse più quale posto occupare. È un segnale chiaro di stress e non un semplice “è fatto così”. Inoltre, la continua interferenza della madre del suo compagno, che tratta i cani come sostituti emotivi, confonde ulteriormente il cane e alimenta il circolo di ansia, gelosia, regressione, sintomi fisici e comportamentali.

Il vero nodo è che lei sta cercando un dialogo adulto mentre il suo compagno risponde come se fosse un attacco personale, come se proteggere il cane significasse negare la realtà. Quando dice che lei “odia gli animali” o è “gelosa”, probabilmente sta difendendo una parte vulnerabile di sé, quella che si sente responsabile del cane maltrattato e teme di non aver fatto abbastanza. Ma questo non giustifica il fatto che lei non venga ascoltata, né che ogni suo bisogno venga interpretato come un’accusa. In una coppia, i confini vanno costruiti insieme, altrimenti nessuno dei due può stare bene.

Lei non sta chiedendo di allontanare il cane né di scegliere tra lei e lui, sta chiedendo collaborazione nell’educarlo, coerenza nelle regole, rispetto delle sue esigenze e un progetto di vita che non sia costantemente rimandato perché tutto è già occupato da un problema che nessuno vuole affrontare. È importante che lei glielo dica in modo chiaro e fermo: ciò che chiede non è negoziabile perché riguarda la qualità della vostra vita, non un capriccio. Se lui non vuole l’addestramento, se nega l’evidenza, se minimizza, può comunque spiegargli che senza un intervento esterno la situazione rimarrà ingestibile e che lei non può più sostenere da sola il peso emotivo e pratico di tutto questo.

Non è egoismo desiderare una casa in cui si senta tranquilla, un cane sereno e una relazione in cui la sua voce abbia valore. Non è gelosia pretendere confini chiari. E non è sbagliato chiedersi come affrontare un figlio se già ora ogni decisione viene travolta da un problema irrisolto.

Se il suo compagno riuscirà ad ascoltarla senza sentirsi attaccato, a distinguere il bisogno del cane dal bisogno della madre, e a comprendere che anche lei fa parte della famiglia, allora questo si può risolvere. Altrimenti, il malessere continuerà a crescere, non perché lei non si impegna, ma perché sta portando sulle spalle una responsabilità che dovrebbe essere condivisa.

Un caro saluto,
Dr. Filippo Marongiu

Filippo Marongiu Psicologo a Torino

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18 NOV 2025

La situazione che descrive mette in scena un triangolo particolare: lei, il suo compagno e il cane. Non come semplice animale, ma come oggetto attorno al quale si organizzano gli affetti, le mancanze e i ruoli della famiglia d’origine del suo compagno. È come se il cane, con tutta la sua storia di ferite, fosse diventato il luogo in cui il suo compagno deposita ciò che non riesce a sostenere altrove: la paura di perdere, il bisogno di sentirsi indispensabile, il legame con la madre che continua a esercitare un’influenza potente.

In questa trama lei entra come presenza nuova, desiderante, e il cane si muove secondo una logica tutta sua: vicino quando c’è anche il suo compagno, distante quando siete soletti. È un comportamento che dice qualcosa, non di lei, ma del posto che occupa nell’economia affettiva del cane e del suo compagno. Un posto non ancora riconosciuto con chiarezza.

Quando il suo compagno le attribuisce “gelosia”, sta dicendo più di quanto creda. È come se facesse fatica ad ammettere che l’intimità di coppia richiede un confine, un passaggio dal vecchio legame con la madre — e con il cane come prolungamento di quel legame — a un nuovo modo di essere all’interno della relazione. Ogni volta che lei prova a segnare un limite, qualcosa in lui si ribella, proprio come il cane. Non perché lei sbagli, ma perché il limite tocca un nodo delicato.

Il suo desiderio non è di escludere il cane, ma di poter vivere la casa come spazio condiviso e non invaso. È un desiderio legittimo e chiaro. Ed è da lì che può partire: non discutendo sul cane “giusto” o “sbagliato”, ma su qual è il suo posto all’interno della relazione, su cosa significa per lei questa convivenza, e su cosa desidera per una futura genitorialità. Quando lei parla da lì, il suo compagno non può liquidare tutto come gelosia.

Inoltre, il cane risponde molto più ai legami che alle regole isolate. Se la madre continua a rappresentare una presenza confusiva, l’animale oscillerà sempre tra due modi diversi di stare al mondo. Non è tanto una questione di addestramento, quanto di coerenza e continuità delle cure. Questo il suo compagno può comprenderlo solo se riesce a separare il “prendersi cura” dall’“essere posseduti dal bisogno dell’altro”.

Le suggerisco di riportare il discorso su ciò che per lei è in gioco: la possibilità di costruire un ambiente che la rispetti, che contenga anche il cane senza sacrificare la coppia, che non sia dominato dalle richieste implicite della madre e dai fantasmi del passato del suo compagno. Se lei riesce a mantenere questa posizione, il suo compagno sarà chiamato a interrogarsi, non a difendersi.

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Un caro saluto
Dott.ssa Francesca Cisternino

Dott.ssa Francesca Cisternino Psicologo a Milano

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18 NOV 2025

Quello che racconti, più che parlare di un cane “difficile”, parla della fatica di vivere in una casa dove le regole cambiano di continuo, dove la madre del tuo compagno interferisce e dove tu rimani sempre un passo indietro, come se dovessi adattarti a un sistema che non rispetta i tuoi confini e non ti lascia davvero spazio per respirare
il cane non è il problema in sé, è il modo in cui viene gestito: un animale che ha avuto traumi, che passa mesi con una persona che lo vizia e lo confonde, poi torna da voi e deve riabituarsi, è normale che diventi ansioso, iperattivo con lui e distante con te, ma questo non significa che tu non sia capace o che tu non ami gli animali, significa che stai reggendo dinamiche che non hai creato e che ti logorano ogni giorno
la cosa che mi colpisce è che quando avete posto limiti chiari il cane ti ha ascoltata, e questo dice molto sul fatto che un percorso educativo sarebbe davvero utile per lui, mentre il tuo compagno sembra viverlo come un giudizio o un attacco, e questo vi mette uno contro l’altra parte ogni volta che provi a esprimere un disagio
penso che il punto ora sia spostare la conversazione dalla “gelosia” alle tue esigenze reali, perché ciò che ti fa stare male non è il cane sul divano, è sentirti poco considerata, accusata di cose che non ti appartengono e lasciata sola in una gestione che dovrebbe essere condivisa, ed è per questo che credo sarebbe utilie anche un supporto psicologico di coppia per aiutarvi a chiarire confini, regole e bisogni senza ferirvi. tu non vuoi togliere affetto al cane, vuoi solo una vita in casa che non ti consumi, ed è un bisogno legittimo e umano che merita ascolto e spazio.
Un saluto;

Dott. Nicola Salvadori

Dott. Nicola Salvadori Psicologo a Firenze

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18 NOV 2025

Gentile Utente,
la situazione che sta vivendo è molto più complessa di quanto possa sembrare “da fuori”, perché non riguarda solo un cane difficile, ma un intero sistema relazionale che l’ha messa in una posizione emotivamente insostenibile. Lei non è “contro il cane”: è dentro un triangolo fatto di un compagno molto legato al suo animale, una madre invadente e disfunzionale, e un cane che ha vissuto traumi e regole confuse. In mezzo a tutto questo, ci sta lei, con bisogni chiari, sani e totalmente ignorati.
Il comportamento del cane non nasce dal nulla. È stato maltrattato, poi è stato cresciuto per metà dell’anno da una persona — la madre del suo compagno — che a sua volta mostra dinamiche maladattive con gli animali. Passa da un contesto all’altro senza coerenza, riceve messaggi educativi contraddittori, viene iperstimolato, imboccato, trattato come un bambino e compensato con cibo, affetto disfunzionale e assenza di limiti. Non stupisce che oggi sia ansioso, geloso, confuso e che il suo corpo ne stia pagando il prezzo (dissenteria, sovrappeso, agitazione, tristezza). Non è cattiveria: è mancanza di stabilità.
Il punto centrale, però, è che tutto questo è diventato un tabù per il suo compagno, che sembra incapace di distinguere tra l’amore per il cane e la possibilità di educarlo in modo sano. L’amore non è lasciare che un animale governi la casa, viva nel disagio e continui a ricevere attenzioni eccessive o sbagliate. L’amore è aiutarlo a stare meglio, con regole chiare e coerenza. In questo momento, chi davvero “ama” il cane in modo funzionale, tra voi due, è lei.
Accanto a tutto questo, c’è anche la sua posizione personale: lei è una persona che ama la tranquillità, poco incline al contatto fisico e che ha bisogno di spazi chiari. Non c’è nulla di sbagliato. Convivere con un cane problematico sarebbe difficile per chiunque, ma per una persona con il suo profilo lo è ancora di più. Non è un difetto. È un bisogno legittimo.
Il suo compagno, invece di ascoltarla, la sta interpretando attraverso le sue paure: teme che lei “non ami” ciò che lui ama, teme che tocchi la relazione profonda che ha col cane, teme che lo stia giudicando o che lo metta davanti a un cambiamento che lo spaventa. Così semplifica tutto dicendo che lei “odiosa gli animali” o che è “gelosa”. Ma queste non sono risposte: sono difese. E fanno male.
La vera domanda non è cosa fare col cane. La vera domanda è come costruire un patto di convivenza dove i bisogni di tutti — cane compreso — vengano ascoltati e rispettati.
Lei ha già proposto soluzioni sensate: addestramento, regole condivise, limiti sulla presenza della madre, coerenza. Tutte risposte mature e realistiche. Lui, invece, evita il problema, forse perché cambiamenti così lo obbligherebbero a guardare sia il suo rapporto col cane che quello con sua madre. E questo è scomodo.
Per muoversi concretamente, ci sono tre strade, che spesso possono convivere.
Primo, affrontare con il suo compagno il tema in uno spazio protetto. Non come litigio, ma come conversazione profonda, magari anche con l’aiuto di un terapeuta di coppia, perché qui non state discutendo del cane: state discutendo del modo in cui prendete decisioni, del rispetto reciproco, della capacità di accogliere i bisogni dell’altro. E soprattutto del fatto che lei si sente sola, non ascoltata e svalutata.
Secondo, provare a riportare regole minime e non negoziabili, non per punire il cane, ma per proteggere lei e ristabilire una convivenza più sana. Vietare che la madre continui a destabilizzarlo è già un passo importante.
Terzo, mettersi in ascolto profondo dei suoi limiti e dei suoi bisogni. Lei sta già pensando a cosa si può fare per il cane e per il compagno. Ma si sta chiedendo abbastanza cosa serve a lei per non logorarsi? Si sta chiedendo se questa relazione, così com’è adesso, la sostiene o la consuma? Si sta chiedendo cosa accadrebbe se aveste un figlio con questa gestione caotica del cane e con la madre che continua a intervenire? Non è un giudizio: è un invito a guardare la realtà con lucidità, anche nelle parti più scomode.
La cosa più importante è che lei non ha un problema con gli animali. Ha un problema con una dinamica familiare che la soffoca, con regole assenti, con confini calpestati e con un compagno che, per amore del suo cane, rischia di non vedere il peso che sta lasciando sulle sue spalle.
Non c’è soluzione immediata, ma c’è una direzione: parlarsi davvero, riportare regole condivise, mettere confini alla madre e – soprattutto – proteggere i suoi bisogni allo stesso livello di quelli del cane e del suo compagno.

Un caro saluto,
Dott. Luigi Sicignano – Psicologo

Dott. Luigi Sicignano Psicologo a Pistoia

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18 NOV 2025

Capisco quanto questa situazione possa essere pesante: non riguarda solo la convivenza con un cane difficile, ma anche il modo in cui questa presenza incide sulla relazione, sui confini familiari e sulla possibilità di immaginare un futuro sereno. È comprensibile che si senta frustrata e poco compresa quando i suoi bisogni vengono letti come gelosia o come “non amare gli animali”.

Da ciò che descrive, il cane sembra essere diventato un elemento molto centrale nella famiglia del suo compagno, e questo può creare dinamiche in cui lei fatica a trovare spazio e riconoscimento. Anche i comportamenti del cane verso di lei possono amplificare questa sensazione, pur non essendo necessariamente un “rifiuto”, ma piuttosto il riflesso di abitudini o insicurezze dell’animale.

Il punto non sembra essere chi abbia ragione sull’educazione del cane, ma il fatto che i bisogni di entrambi non riescano ad avere lo stesso peso nella quotidianità. E la sua fatica merita ascolto tanto quanto l’affetto che il suo compagno prova per il cane.

Se desidera, posso aiutarla a lavorare su come comunicare questi temi in modo più efficace con il suo compagno, oppure possiamo valutare un percorso di psicoterapia online dedicato proprio a migliorare equilibrio e confini nella relazione.

Dott. Lorenzo Formica

Dott.Lorenzo Formica Psicologo a Cesena

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18 NOV 2025

Ciao, grazie per aver condiviso ciò che stai vivendo. Capisco quanto possa essere frustrante trovarsi in una casa dove non ti senti davvero a tuo agio, e quanto possa essere doloroso sentirti accusata di “odiare gli animali” quando in realtà stai solo chiedendo equilibrio, rispetto e limiti chiari.
Da quello che descrivi, il cane non sta bene e il problema non sei tu: ci sono regole inconsistenti, una madre invadente, un legame emotivo complicato tra il cane e il tuo compagno, e questo genera stress per tutti. È comprensibile che tu ti senta messa da parte e che la relazione ne stia risentendo, perché il vero nodo non è il cane, ma il fatto che i tuoi bisogni non vengano presi sul serio.
La soluzione non è discutere sul cane, ma parlare di come ti senti. Se il tuo compagno minimizza o nega il problema, puoi proporre un aiuto esterno (educatore cinofilo o consulenza), non come critica ma come gesto di cura per tutti. Se però non c’è ascolto, è importante chiederti quanto questa dinamica possa funzionare nel tempo, soprattutto se pensi a progetti futuri come un figlio.
Non sei egoista, né insensibile. Stai cercando di vivere bene e di far stare meglio anche l’animale, solo con modalità diverse. Hai diritto ad avere spazio, confini e voce dentro la tua relazione.

Un caro saluto,
Lorenzo Taidelli
Psicologo Clinico e Sessuologo.

Lorenzo Taidelli Psicologo a Milano

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18 NOV 2025

Gentile PP,
Capisco perfettamente quanto questa situazione possa essere difficile e frustrante per lei. Mi sembra che si trovi a dover conciliare il suo desiderio di avere uno spazio sereno e di qualità nella relazione con il suo compagno, con la complessità di gestire un cane che, a causa di un passato difficile, ha delle esigenze molto particolari.
Dal suo racconto, emerge chiaramente che il cane è una parte fondamentale della vita del suo compagno, e probabilmente per lui è difficile separarsi dalla convinzione che il cane necessiti solo di affetto per superare le sue difficoltà. Comprensibilmente, lei può percepire questa situazione come un conflitto tra le sue esigenze di tranquillità e la necessità del suo compagno di proteggere il cane.
Il fatto che il suo compagno interpreti le sue richieste come gelosia o addirittura come un rifiuto degli animali può aumentare la difficoltà nella comunicazione. La sua posizione potrebbe essere fraintesa, e quindi sarebbe utile chiarire con lui che non si tratta di un rifiuto dell’affetto per il cane, ma del bisogno di definire delle regole condivise per vivere serenamente insieme.
È fondamentale che lei possa esprimere il suo bisogno di spazio e tranquillità. Non si tratta di non amare il cane o di non accettarlo, ma semplicemente di rispettare le proprie necessità personali. Ogni persona ha il diritto di vivere in un ambiente che favorisca il proprio benessere emotivo, e la convivenza con un cane che presenta un comportamento invadente può certamente diventare stressante se non vengono stabiliti dei confini.
Il fatto che lei stia cercando di trovare un equilibrio tra le sue esigenze e quelle del cane, senza riuscire a farle accettare dal suo compagno, è comprensibile. La comunicazione è essenziale in questo caso.
Le suggerirei alcune azioni pratiche che potrebbero aiutarla a gestire meglio questa dinamica:
- Educazione condivisa per il cane: Un passo importante sarebbe quello di proporre un percorso di educazione per il cane con l’aiuto di un educatore cinofilo. Questo non significa "privarlo dell’affetto", ma aiutarlo a trovare un equilibrio nelle sue abitudini e nel suo comportamento. Il benessere del cane potrebbe migliorare notevolmente con un approccio più strutturato, e anche la sua relazione con lui ne beneficerà.
- Stabilire regole chiare in casa: Per quanto riguarda il comportamento del cane in casa, credo sia utile che voi due stabiliti delle regole chiare e condivise. Potrebbe essere utile coinvolgere il suo compagno in una discussione più approfondita sui benefici di stabilire confini, non solo per il cane ma anche per il benessere della relazione. L’obiettivo dovrebbe essere quello di trovare un punto d’incontro che rispetti le necessità di entrambi.
- Comunicazione aperta e empatica: La chiave in questa situazione è sicuramente la comunicazione. Le suggerirei di parlare con il suo compagno in un momento tranquillo, senza l’emotività del conflitto. Potrebbe essere utile spiegargli come si sente riguardo al comportamento del cane, senza accusarlo, ma cercando di fare leva sul fatto che entrambi vogliono il meglio per lui e per la loro relazione. Può essere utile anche sottolineare che la situazione attuale sta creando frustrazione, e che trovare un accordo sui comportamenti del cane potrebbe migliorare la qualità della vita di tutti.
Infine, capisco che il tema di avere figli in futuro, con un cane problematico, possa essere fonte di preoccupazione. La presenza di un cane con questi comportamenti potrebbe sicuramente complicare la gestione di una famiglia, soprattutto se non vengono adottati dei cambiamenti significativi nel suo comportamento. È importante che questo tema venga affrontato seriamente con il suo compagno, valutando insieme quali cambiamenti sono necessari per rendere la situazione più equilibrata.
Spero che questi suggerimenti possano esserle utili. La situazione richiede sicuramente pazienza e un approccio condiviso, ma con un po' di impegno e comprensione reciproca, credo che possiate trovare una soluzione che vada bene per tutti.

Un caro saluto

Dr.ssa Arianna Tasso Psicologo a Asti

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18 NOV 2025

Buongiorno,
quello che sta vivendo è comprensibilmente molto faticoso. Non è una questione di “gelosia” o di mancanza di amore verso gli animali: lei si trova immersa in dinamiche già esistenti, confuse e poco sane, che coinvolgono il cane, il suo compagno e la madre di lui. Il comportamento del cane non dipende da lei: è il risultato di anni di gestione incoerente, e lei ora ne subisce le conseguenze.
Il suo compagno sembra difendere il cane, ma in realtà sta difendendo sé stesso e il legame emotivo che ha con lui. Per questo tende a fraintendere ciò che lei prova. Ma il suo disagio è legittimo: lei ha bisogno di confini chiari, di una casa serena e di sentirsi ascoltata.
Le difficoltà che incontra sono reali e incidono anche sul modo in cui guarda al futuro della relazione.
Cosa può fare?
– Parlare con il suo compagno in un momento tranquillo, spiegando come lei si sente, senza accusarlo.
– Riproporre l’addestramento come aiuto, non come critica.
– Chiedere limiti chiari nella gestione del cane.
– Valutare, se possibile, qualche incontro di coppia per affrontare insieme queste dinamiche.
– Riconoscere che ciò che prova è legittimo e non deve essere minimizzato.
In sintesi: lei non chiede di togliere qualcosa al cane, ma di essere vista e rispettata dentro una situazione che oggi pesa solo sulle sue spalle.
Un caro saluto

Fabiano Foschini Psicologo a Opera

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18 NOV 2025

Gentile PP,
ho letto con grande attenzione ciò che sta vivendo e la prima cosa che desidero restituirle è un sincero riconoscimento della fatica che emerge dalle sue parole. Non si tratta semplicemente di una difficoltà con un animale domestico, ma di un intreccio complesso di affetti, responsabilità, storia personale del suo compagno e dinamiche familiari nelle quali lei, con grande impegno, sta tentando di trovare un posto che sia rispettoso per tutti, senza però rinunciare al suo benessere.
La sua frustrazione non è un eccesso, né un segnale di intolleranza: è l’espressione naturale di una persona che sta cercando di costruire una vita di coppia equilibrata e che, invece, si trova a dover mediare continuamente con abitudini e modalità relazionali che non condivide pienamente. È comprensibile che tutto questo la ferisca, soprattutto quando i suoi vissuti vengono fraintesi come “gelosia” o scarsa sensibilità verso gli animali. In realtà, ciò che lei chiede è semplice e legittimo: un contesto domestico in cui potersi sentire a proprio agio, rispettata e ascoltata.
Quanto racconta suona anche come una sorta di anticipo di ciò che potrebbe rappresentare la costruzione di una famiglia. La presenza di un cane con bisogni particolari, la madre del suo compagno molto coinvolta, e la difficoltà di definire regole chiare diventano quasi un banco di prova che le mostra dove la relazione funziona e dove invece si inceppa. È normale che tutto questo susciti timore. Quando si pensa al futuro, specie alla possibilità di un figlio, ci si interroga inevitabilmente sulla stabilità della coppia, sulla capacità di condividere scelte educative e sulla possibilità di sentirsi alleati, piuttosto che soli di fronte ai problemi.
Credo che un percorso di sostegno psicologico potrebbe offrirle un’occasione preziosa per ritrovare un po’ di respiro. Le garantirebbe uno spazio protetto in cui dare voce alle sue emozioni senza paura di essere giudicata, in cui rimettere ordine e chiarezza nei pensieri, e in cui comprendere più a fondo come muoversi nella relazione in modo da tutelare i suoi bisogni senza rinunciare all’affetto che prova per il suo compagno. Non perché lei “abbia un problema”, ma perché è immersa in una situazione che la sovraccarica, e merita di sentirsi sostenuta, compresa e meno sola.

Resto a disposizione,
un caro saluto

Dott.ssa Sara Antoniolli Psicologo a Treviso

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