Salve convivo con il mio compagno da 16 anni e abbiamo 2 bimbi circa un anno fa ho sentito un altro uomo dopo un periodo di un anno non supportata dal mio compagno dopo che ho provato a spiegargli mio malessere e necessità non ho avuto riscontro. Ho sbagliato dovevo farmi sentire più forte a me non interessava un altro uomo io volevo il suo supporto. In questo ultimo anno abbiamo continuato a convivere tra alti e bassi e quando sono bassi e lui che vuole andarsene e io cerco di tenerlo di fargli capire quanto tengo a lui ma sono veramente a pezzi non ho più voglia di vivere non ho più gioia nel fare nulla nemmeno giocare con i bambini e questo mi distrugge ancora di più. Poi mi dice cose false come ad esempio che ha chiesto il trasferimento a lavoro e poi dice che gli piace farmi stare male. Ma adesso sto troppo male sono al fondo. Aiutatemi
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12 MAR 2026
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Cara Chiara,
leggendo le tue parole si percepisce chiaramente il peso di un dolore che è diventato stanchezza profonda, una "stanchezza dell'anima" che ti ha tolto il colore della vita e la gioia di stare con i tuoi figli. Quello che descrivi è il fondo di un abisso, ma è proprio da qui, chiedendo aiuto, che si può iniziare a risalire.
Nella mia esperienza di oltre trent'anni, ho accompagnato molte donne che, come te, si sono sentite invisibili agli occhi del compagno e hanno cercato, quasi per un istinto di sopravvivenza o per un bisogno di ascolto, una "distrazione" esterna.
Ecco alcuni punti per aiutarti a guardare questa situazione con occhi diversi:
Il senso di colpa e il "mito" del fallimento: Tu dici "ho sbagliato". In realtà, quel cercare un altro uomo è stato il segnale di un vuoto emotivo che il tuo compagno non colmava. Non è stato un desiderio di tradire, ma un grido di aiuto rimasto inascoltato. Smetti di punirti per questo: la colpa è un peso che ti impedisce di rialzarti.
La manipolazione e il dolore: Il fatto che lui ti dica di voler andar via per farsi "trattenere", o che ammetta che gli piaccia farti stare male, indica una dinamica relazionale molto sofferente. Questo comportamento consuma la tua energia vitale e ti fa sentire inadeguata, ma ricorda: il suo piacere nel farti soffrire appartiene a un suo disagio profondo, non è la verità su di te.
La perdita della gioia e i bambini: Sentirsi "al fondo" e non avere più voglia di giocare con i figli è il sintomo di una depressione reattiva alla situazione che stai vivendo. I bambini sentono il tuo dolore, ma non hanno bisogno di una madre perfetta, hanno bisogno di una madre che inizi a prendersi cura della propria ferita.
Cosa ti suggerisco di fare subito?
Smetti di "trattenerlo": Quando lui minaccia di andarsene e tu ti disperi per farlo restare, investi un'energia che non hai più. Prova, anche se fa paura, a lasciar cadere questa corda. Recupera quell'energia per te stessa.
Cerca uno spazio di "guarigione silenziosa": Hai bisogno di un luogo protetto — uno spazio psicologico — dove poter piangere, urlare la tua rabbia e ritrovare la tua dignità di donna, indipendentemente dal fatto che lui resti o se ne vada.
Valuta un supporto clinico: Quando la gioia sparisce del tutto, è necessario un intervento che ti aiuti a regolare il tuo sistema nervoso, magari attraverso tecniche come la Bioenergetica o l'EMDR, per elaborare i traumi di quest'ultimo anno e ritrovare il tuo "pilota interno".
Chiara, non sei sola. Il fondo che hai toccato può diventare il terreno solido su cui poggiare i piedi per darti la spinta e tornare a respirare. La tua vitalità è solo sepolta sotto troppa sofferenza, ma è ancora lì.
3 APR 2026
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Cara Chiara,
le tue parole arrivano come un grido d’aiuto profondo che merita di essere ascoltato con estrema cura. Quello che stai vivendo — questa assenza di gioia che tocca anche il rapporto con i tuoi figli — non è una tua colpa, ma il segnale che il tuo 'serbatoio' emotivo è completamente vuoto.
Hai cercato per un anno di farti ascoltare, hai cercato supporto e, non trovandolo, il tuo sistema ha cercato una 'via di fuga' (il contatto con l'altro uomo) non per tradire, ma per sopravvivere a un deserto affettivo.
Permettimi di dirti alcune cose importanti per la tua protezione e la tua guarigione:
Il circolo vizioso della rincorsa: Più cerchi di trattenere chi ti dice di voler andare via o chi dichiara di 'godere' nel farti stare male, più perdi frammenti della tua anima. Questo 'stare al fondo' è il segnale che non puoi più occuparti di 'salvare' la coppia, ma devi urgentemente occuparti di salvare te stessa.
La manipolazione e la verità: Quando un partner usa bugie (come il falso trasferimento) per creare instabilità, sta esercitando una forma di controllo che mina la tua sicurezza di base. Questo spegne la tua espressione genetica della gioia e attiva quella dello stress cronico, riducendo le tue difese immunitarie e la tua energia vitale.
I figli e la tua luce: Il fatto che tu soffra nel non riuscire a giocare con loro è la prova che sei una madre sensibile. Per tornare a essere la madre che desideri, devi prima tornare a essere una donna che si sente al sicuro. Non puoi donare gioia se non ne hai per te stessa.
Cosa fare ora?
Hai bisogno di uno spazio protetto, un percorso psicologico dove non si parli solo di 'coppia', ma di te. Devi ricostruire i tuoi confini, capire quali patti di fedeltà invisibili ti tengono legata a una situazione che ti distrugge e tornare a respirare.
Il modo migliore di prevedere il tuo futuro è crearlo. E il primo passo per crearlo è smettere di implorare chi non ti vede e iniziare a guardarti tu, con amore e compassione. Non sei sola.
2 APR 2026
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Buongiorno Chiara, immagino la difficoltà. E' difficile uscire da questi bassi da sola talvolta, per poterla aiutare forse le servirebbe un percorso in cui affrontare tutto questo, se vuole rimango disponibile a tale scopo.
28 MAR 2026
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Chiara, dispiace molto per quanto stai vivendo. Da come lo racconti, sei dentro una situazione emotivamente molto intensa, fatta di solitudine, senso di colpa, paura di perdere il tuo compagno e, allo stesso tempo, di un dolore che ti sta togliendo energie anche nel rapporto con i tuoi bambini. Quando dici che “non hai più voglia di vivere” e che non provi più gioia, è un segnale importante: non va ignorato, merita attenzione e cura subito.
Provo a dirti una cosa con chiarezza: quello che è successo con quest’altro uomo non nasce dal nulla, ma da un bisogno profondo di essere vista, sostenuta, accolta. Non giustifica tutto, ma aiuta a capire. Tu stessa dici che volevi il suo supporto, non un’altra relazione. Questo è un punto importante da cui partire, anche dentro un eventuale percorso di coppia.
Quello che invece preoccupa è la dinamica attuale con il tuo compagno: il fatto che minacci di andarsene nei momenti difficili, che ti dica cose contraddittorie o che ammetta di voler farti stare male. Questo non è un modo sano di gestire un conflitto e rischia di farti sentire ancora più fragile e dipendente emotivamente.
In questo momento, però, la priorità sei tu. Il livello di sofferenza che descrivi è alto e non dovresti affrontarlo da sola. Ti consiglio di contattare quanto prima un professionista.
Per quanto riguarda la relazione, capisco il tuo desiderio di “tenerlo”, ma ti invito con delicatezza a chiederti: quanto spazio c’è per te, per i tuoi bisogni, per il tuo benessere? Una relazione dovrebbe essere un luogo di sostegno, non di ulteriore sofferenza.
E i tuoi bambini: il fatto che tu soffra perché non riesci a vivere con gioia il rapporto con loro dimostra quanto ci tieni. Non sei una cattiva madre, sei una persona molto provata che ha bisogno di aiuto.
Se vuoi, possiamo fare insieme un passo alla volta: capire come affrontare questi momenti acuti di dolore, oppure come parlare con il tuo compagno in modo più protetto per te. Non devi risolvere tutto oggi, ma è importante che tu non resti sola in questo.
25 MAR 2026
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Grazie Chiara per aver aperto il tuo cuore e aver condiviso un dolore così nudo e profondo.
Sedici anni di vita insieme e due figli sono un investimento emotivo immenso, è comprensibile che tu ti senta svuotata: hai cercato supporto e hai ricevuto indifferenza, hai provato a spiegare il tuo malessere e sei stata ignorata.
Tuttavia, vorrei che ti soffermassi su un punto cruciale che hai scritto: il fatto che lui ammetta che 'gli piace farti stare male', questa frase, insieme alle bugie e alle continue minacce di abbandono, descrive una dinamica che va oltre la semplice crisi di coppia: sembra un tentativo di esercitare potere sulla tua fragilità. Quando l'amore diventa un terreno dove l'altro gode del nostro dolore, smette di essere un porto sicuro.
Il fatto che tu non riesca più a trovare gioia nemmeno nei tuoi figli è il segnale che la tua 'batteria emotiva' è completamente scarica. Non è una tua colpa, è la reazione del tuo corpo a un ambiente che è diventato tossico. Invece di chiederti come 'tenerlo' o come fargli capire quanto tieni a lui (cosa che hai già fatto per anni), prova a chiederti: Chi si sta prendendo cura di Chiara? Se la tua priorità è diventata salvare qualcuno che vuole farti soffrire, chi salverà te?
Questo vuoto che senti non è un fallimento, ma un grido d'aiuto della tua parte più vera che ti sta dicendo, 'Così non posso più vivere'.
Chiara, quando arriviamo 'al fondo', l'unica cosa da fare è smettere di scavare, meriti di tornare a giocare con i tuoi bimbi e di sentire che la tua vita ha valore, indipendentemente dal supporto che lui non vuole darti. Hai considerato l'idea di iniziare realmente a farti supportare?
25 MAR 2026
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Cara Chiara,
grazie per aver condiviso delicatamente una parte così dolorosa della sua vita. Avverto in modo chiaro quanto stia soffrendo e quanto si senta sola, nonostante il forte desiderio di tenere unita la sua famiglia e di essere compresa dal suo compagno.
Da quello che racconta, sembra che da tempo stia cercando ascolto, supporto e vicinanza emotiva, senza però sentirsi davvero accolta. In queste condizioni è comprensibile che si sia sentita fragile e bisognosa di attenzione: questo non la rende “sbagliata”, ma una persona che stava vivendo un momento di grande difficoltà.
Colpisce molto anche la fatica che descrive nel quotidiano, soprattutto quando dice di non provare più gioia nemmeno con i suoi bambini: questo è un segnale importante del livello di sofferenza che sta attraversando e merita di essere preso sul serio e accolto con cura.
Allo stesso tempo, le dinamiche che descrive con il suo compagno, i continui alti e bassi, la paura che lui possa andarsene, alcune sue affermazioni che sembrano ferirla intenzionalmente, possono contribuire a farla sentire ancora più instabile e svuotata.
In questo momento, la cosa più importante è che lei non resti sola con tutto questo dolore. Sarebbe davvero utile poter avere uno spazio sicuro, con un professionista, in cui parlare liberamente, ritrovare un po’ di centratura e comprendere meglio cosa sta vivendo, senza giudizio.
Lei sta attraversando un momento molto difficile, ma non è senza risorse né senza possibilità di uscita da questa situazione. Chiedere aiuto, come ha fatto scrivendo qui, è già un primo passo importante.
22 MAR 2026
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Gentile Chiara,
le sue parole descrivono uno stato di profondo esaurimento emotivo. Quando dice di essere 'al fondo' e di aver perso la gioia persino per i suoi figli, il suo sistema sta segnalando che il limite della sopportazione è stato superato.
È importante che lei comprenda un punto cruciale: in una relazione sana, l'errore (come quello di aver cercato ascolto altrove un anno fa) può essere elaborato, ma non può diventare un'arma di ricatto o una giustificazione per infliggere sofferenza. La frase del suo compagno, 'mi piace farti stare male', indica una dinamica disfunzionale e manipolatoria che non ha nulla a che fare con l'amore o con la ricostruzione del legame.
Cercare di 'tenerlo' a ogni costo, mentre lui usa il senso di colpa e minacce di trasferimento per destabilizzarla, la sta svuotando di ogni energia vitale. Il suo malessere non è una colpa, è la reazione naturale a un ambiente relazionale che è diventato tossico.
Le suggerisco con urgenza di:
Cercare un supporto individuale: Prima ancora di una terapia di coppia, lei ha bisogno di uno spazio tutto suo per ritrovare il suo 'centro' e la forza necessaria per proteggere se stessa e la serenità dei suoi bambini.
Uscire dall'isolamento: Ne parli con persone di fiducia o si rivolga a un professionista che possa aiutarla a guardare la situazione con oggettività, fuori dalla nebbia del senso di colpa.
Non può ridare gioia ai suoi figli se prima non mette in sicurezza la sua integrità psicologica. Chiedere aiuto è il primo passo per risalire da quel fondo.
21 MAR 2026
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Capisco quanto possa essere difficile trovarsi in una situazione di forte sofferenza emotiva all’interno della relazione, soprattutto quando ci si sente poco ascoltati o non sostenuti dal partner.
Da ciò che descrive, emerge un livello di stanchezza e dolore che merita attenzione e cura, prima di tutto per Lei stessa. Quando si arriva a percepire una mancanza di gioia, fatica anche nelle attività quotidiane e un senso di “essere al limite”, è importante non rimanere soli con questi vissuti.
Al di là delle dinamiche di coppia, che possono essere complesse e richiedere eventualmente uno spazio dedicato, il primo passo è prendersi cura del proprio benessere emotivo. Parlare con un professionista può offrire uno spazio sicuro in cui rimettere ordine nei pensieri, dare significato a ciò che sta vivendo e ritrovare gradualmente delle risorse.
Se sente che la sofferenza è molto intensa, non esiti anche a rivolgersi ai servizi del Suo territorio o a persone di fiducia: chiedere aiuto è un atto di forza, non di debolezza.
Merita ascolto, rispetto e serenità. Anche nei momenti più difficili, è possibile iniziare un percorso per stare meglio, un passo alla volta.
20 MAR 2026
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Buongiorno Chiara,
quello che descrive è un dolore profondo, che si è costruito nel tempo a partire da un senso di solitudine e mancato supporto all’interno della relazione. Il fatto che lei abbia cercato di comunicare il suo malessere senza sentirsi accolta può generare frustrazione, tristezza e anche un senso di disperazione, soprattutto quando ci si sente non visti dalla persona che dovrebbe essere il principale punto di riferimento.
È importante dirle con chiarezza che il suo stato attuale - la mancanza di gioia, la fatica nel vivere anche i momenti con i suoi bambini, il sentirsi “a pezzi” - sono segnali che meritano attenzione e cura immediata. Non sono segni di debolezza, ma indicatori di una sofferenza emotiva significativa che ha bisogno di essere accolta e sostenuta in modo adeguato.
Allo stesso tempo, alcuni comportamenti che riferisce del suo compagno, come dirle cose non vere o affermare di volerla far stare male, sono dinamiche che possono aumentare la sua fragilità emotiva e confusione. In una relazione sana, anche nei momenti di crisi, dovrebbe esserci rispetto e responsabilità reciproca.
In questo momento la priorità è lei. Prima ancora della relazione, è fondamentale che lei possa ritrovare un minimo di stabilità emotiva e sentirsi sostenuta. Le suggerisco con forza di rivolgersi quanto prima a un/una professionista sul territorio o ai servizi pubblici (come il consultorio familiare o il suo medico di base) per avere uno spazio sicuro dove poter parlare e ricevere un aiuto concreto. Non affronti tutto questo da sola.
Se i pensieri di “non avere più voglia di vivere” diventano più intensi o frequenti, è importante chiedere aiuto immediato anche tramite i numeri di emergenza o servizi di ascolto attivi nella sua zona: non deve restare sola in questo momento.
Col tempo, e con il giusto supporto, sarà possibile anche riflettere con maggiore lucidità sulla relazione e capire cosa è realmente sostenibile per il suo benessere e quello dei suoi figli. Ma adesso è fondamentale prendersi cura della sua sofferenza.
Resto a disposizione,
Dott.ssa Psicologa clinica Clelia Devoto
Ricevo anche online
19 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Salve Chiara, e grazie per aver condiviso qualcosa di così delicato.
La sofferenza che prova si percepisce, così come si percepisce lo sforzo che sta facendo nel cercare di tenere insieme una relazione importante, prendersi cura dei suoi bambini e allo stesso tempo affrontare un dolore profondo e una grande solitudine emotiva.
È davvero tanto da reggere da sola.
Quello che descrive non è “debolezza” né “sbagliare tutto”, piuttosto è il segnale di un bisogno legittimo di supporto, ascolto e vicinanza che non è stato soddisfatto. Quando, per tanto tempo, ci sentiamo invisibili agli occhi della persona che amiamo, risulta quasi naturale cercare uno spazio di comprensione e sostegno, anche se altrove. Questo non la definisce come persona, ma racconta quanto stava male in quel momento.
Riguardo alla relazione, il fatto che il suo compagno alterni momenti di vicinanza ad altri nei quali utilizza modalità che volontariamente la feriscono è qualcosa da prendere seriamente e non sottovalutare. Questa modalità di manipolazione emotiva merita di essere attenzionata.
Si prenda del tempo per ritrovare un po’ di respiro, di sostegno e di forza, consapevole che nessuno/a merita di essere ferito/a emotivamente in questo modo, e che una relazione fatta da due persone non può essere salvata da una soltanto.
E' molto significativo come descrive le emozioni che sta vivendo nel presente: sentirsi “a pezzi”, senza gioia, senza energie nemmeno per stare con i suoi bambini, e dire “non ho più voglia di vivere”; sono tutti segnali importanti che meritano attenzione e cura.
Non deve affrontare tutto questo da sola. Affidarsi ad un/a professionista in questo momento potrebbe aiutarla a trovare uno spazio sciuro nel quale riscoprire le sue risorse e la sua vitalità.
Restando a disposizione per qualunque chiarimento,
le auguro un caro saluto.
Dott.ssa Giada Bidini
17 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 4 persone
Cara Chiara, leggo nelle tue parole un dolore lancinante, un senso di sfinimento che ti ha portata "al fondo". È come se ti trovassi in un tunnel dove la luce sembra essersi spenta, ma voglio dirti subito una cosa fondamentale: la stanchezza estrema che provi, quel non avere più voglia di vivere o di giocare con i tuoi figli, non è una tua colpa né una mancanza di amore materno. È il segnale che il tuo sistema emotivo è "in protezione", saturato da un anno di conflitti, sensi di colpa e, purtroppo, da dinamiche relazionali che sono diventate profondamente tossiche.
È molto importante guardare con onestà a ciò che sta accadendo. Hai cercato supporto nel tuo compagno per un anno, non l'hai trovato, e quel contatto esterno che hai avuto non era una ricerca di un altro uomo, ma un disperato tentativo di sentirti vista, ascoltata, "esistente". Eppure oggi sei tu a portare tutto il peso della colpa, cercando di trattenere una persona che dichiara apertamente di trarre piacere dal tuo malessere. Quando un partner dice "mi piace farti stare male" o usa menzogne (come il trasferimento fittizio) per destabilizzarti, non siamo più nel campo di una crisi di coppia risolvibile con la sola buona volontà: siamo di fronte a una forma di manipolazione psicologica che ti sta svuotando di ogni energia vitale.
Il fatto che tu non riesca a gioire dei tuoi bambini è la conseguenza naturale di questo "dissanguamento" emotivo. Non puoi dare gioia se non ne hai più per te stessa, ed è per questo che la priorità assoluta ora non è "convincere lui a restare", ma mettere in salvo te stessa. Trattenere qualcuno che usa il tuo dolore come uno strumento di potere è un sacrificio che ti sta consumando. Tu hai valore a prescindere dal suo perdono o dalla sua presenza; sei la colonna portante per i tuoi figli e proprio per loro, e prima ancora per la donna che sei, hai bisogno di riemergere.
Ti auguro di trovare la forza di smettere di rincorrere chi si allontana per vederti implorare, e di iniziare a camminare, anche un solo piccolo passo alla volta, verso la riconquista della tua dignità e della tua luce interiore, che è solo appannata, ma non spenta.
Data la gravità del tuo malessere attuale, sentiresti di fare un primo passo concreto oggi stesso, magari contattando un centro d'ascolto o un professionista che possa offrirti uno spazio protetto dove non essere giudicata, ma finalmente protetta e sostenuta?
17 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Buongiorno
La ringrazio innanzitutto per essersi aperta su queste tematiche così profonde e delicate. La relazione che descrive è indubbiamente una relazione fondamentale, che va avanti da 16 anni, ed è evidente che questa situazione non riguarda solo un conflitto di coppia, ma tocca corde profonde della sua identità e del suo modo di stare in relazione. Mi sembra di capire che il sentire un altro uomo non sia stato un vero e proprio “tradimento”, ma un tentativo disperato di non annullarsi, di cercare un "testimone" della sua esistenza che il suo compagno sembra non riuscire più a vedere. Non avere più voglia di vivere, non provare più gioia per nulla, rappresentano delle grida di aiuto intense. Sembra che tutte le sue energie vitali siano "sequestrate" dal tentativo di tenere in piedi il rapporto con il suo compagno. Ma dove sono le energie per se stessa? Ha mai pensato, invece di salvare il rapporto, di salvare se stessa?
La sua richiesta di aiuto non può essere ignorata e credo che sia venuto il momento, senza ripensamenti, di iniziare un percorso di supporto, che la aiuti ad affrontare questa situazione (una crisi relazionale, ma anche una crisi esistenziale, ma anche una crisi di identità).
Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento.
Cordiali saluti,
Dottor Nicola Milano
16 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Cara Chiara,
la ringrazio per la sincerità con cui ha condiviso un vissuto di profonda sofferenza, legata a quello che sta vivendo. Io credo che sia importante capire ciò che sta succedendo in questa relazione, in cui entrambi, seppure in modalità differenti, state portando la delusione di non ricevere dall'altro ciò che vorreste. Quando sentite che l'altro ha smesso di essere ciò per cui l'avete scelto? Cosa succedeva dentro la vostra famiglia in quel momento? Come avete gestito la delusione di non sentire l'altro di supporto, in quel momento di vita?
Queste domande non vogliono che essere uno spunto di riflessione: il mio consiglio è, con il supporto di un professionista, di iniziare a comprendere cosa è avvenuto in questo rapporto e se questa relazione di coppia può essere rilanciata, per diventare nuovamente un rapporto che risponde ai vostri bisogni, ma anche in che modo sostenere, in questa fase complessa e nel futuro, la relazione genitoriale di ciascuno di voi con i vostri figli.
Con affetto e augurandovi il meglio,
dott.ssa Margherita Clemente
14 MAR 2026
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Salve, la situazione che descrive con il suo compagno appare molto instabile e carica di tensione emotiva, e questo può farle vivere continui momenti di speranza e di crollo che logorano molto a livello psicologico.In questi momenti diventa fondamentale rimettere al centro anche il suo benessere, perché quando una persona sta così male diventa difficile prendersi cura di sé e degli altri come vorrebbe.Non significa che la relazione sia necessariamente finita o che non ci siano possibilità di cambiamento, ma prima di tutto è importante che lei possa avere uno spazio in cui essere ascoltata, sostenuta e aiutata a ritrovare un po’ di stabilità emotiva.Le suggerisco di cercare il prima possibile un confronto con un professionista o con il suo medico di fiducia, così da non rimanere sola dentro questo dolore e poter ricevere un supporto adeguato in questo momento così difficile. Il fatto che lei abbia chiesto aiuto è già un passo molto importante e significa che dentro di sé c’è ancora una parte che desidera uscire da questa sofferenza e tornare a stare meglio.
Sono a disposizione per approfondire. Dott.ssa Camilla Persico
14 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Ciao, Chiara. Mi dispiace molto per la situazione che stai vivendo e per il dolore che essa genera. Sentirti dire dal tuo compagno che per lui è un piacere farti stare male non è assolutamente giusto in una dinamica di coppia positiva. Nessuno dovrebbe utilizzare manipolazioni emotive, facendo leva su ricatti, per mantenere il potere sul prossimo. I legami amorevoli sono fatti di comunicazione onesta, di reciproca cura e di comprensione. Qui mancano le basi dell’empatia e ciò causa in te un vuoto depressivo assolutamente comprensibile. Chiediti quanto sei disposta a sopportare queste dinamiche che stanno influendo anche sui rapporti con i tuoi figli e perché ti è difficile lasciare andare una relazione così dolorosa e distruttiva. Un percorso di terapia potrebbe aiutarti a far chiarezza su ciò che desideri e a lavorare sul tuo amor proprio.
14 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Mi dispiace leggere quanto tu stia soffrendo in questo momento. Da quello che racconti sembra che nell’ultimo periodo tu ti sia sentita molto sola dentro la relazione e che questa situazione ti stia consumando emotivamente. È comprensibile sentirsi stanchi e sopraffatti quando si prova a farsi capire e non ci si sente ascoltati.
Mi ha colpito però anche quando dici che non hai più voglia di vivere e che non trovi più gioia in nulla: quando il dolore arriva a questo livello è davvero importante non restare sola con tutto questo. Meriti supporto e qualcuno che possa aiutarti a attraversare questo momento difficile.
Se ti va, possiamo parlarne con calma e capire insieme cosa sta succedendo dentro di te e quali passi possano aiutarti a stare un po’ meglio. Nel frattempo prova, per quanto possibile, a non affrontare tutto da sola e a cercare anche una persona di fiducia vicino a te con cui condividere come stai.
Sperando di essere stata d'aiuto,
Rimango a disposizione anche per percorsi di terapia online,
13 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Ciao Chiara,
capisco quanto dolore e quanta stanchezza ci siano nelle tue parole. Quando una relazione importante attraversa momenti così difficili, è normale sentirsi smarriti, svuotati e senza energie, soprattutto quando si cerca supporto e non lo si sente arrivare. Non significa che tu sia debole: significa che stai portando un peso emotivo molto grande da sola da molto tempo.
Il fatto che tu riesca a raccontarlo dimostra che dentro di te c’è ancora una parte che vuole essere ascoltata e compresa. I sensi di colpa, la paura di perdere il partner e la fatica di restare forte per i bambini possono creare una pressione enorme, e questo può togliere la gioia anche dalle cose che prima davano felicità.
Vorrei dirti che non sei sola in questo momento, e che ciò che provi merita uno spazio sicuro dove poter essere accolto senza giudizio. Parlare apertamente di quello che stai vivendo può aiutarti a mettere ordine nelle emozioni e a capire di cosa hai davvero bisogno adesso.
Se ti va, raccontami un po’ di più:
quando hai iniziato a sentire questa sensazione di “non farcela più” e cosa succede di solito nei momenti più difficili tra te e il tuo compagno? Io sono qui per ascoltarti.
Dottoressa Vera Zorzetto
13 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 6 persone
Gentile Chiara,
grazie per aver esposto la tua situazione.
E' possibile che la vita di coppia attraversi alti e bassi. Le relazioni partono con passione e gioia e poi si scontrano con le responsabilità, le difficoltà, il lavoro ed i problemi personali.
Diventa un gioco di abilità mantenere il proprio equilibrio personale ed oltre a quello anche l'equilibrio di coppia, integrando in una persona sola vari ruoli differenti come quelli di donna, di lavoratrice, di moglie, madre ed amante.
Può capitare che l'equilibrio si spezzi e che sia necessario un lavoro per riprendere le fila della relazione.
Non è chiaro dal tuo testo quando sono cominciate le difficoltà e perché lui ora ammetta che gli piace farti stare male.
Occorrerebbe approfondire in seduta, prima individuale e poi di coppia, per comprendere da quanto tempo sono cambiati i rapporti ed in seguito a quali eventi. Un intermediario potrà aiutarvi nella comunicazione empatica e nella comprensione reciproca dei rispettivi bisogni.
Ti porgo un caro saluto e resto disponibile anche online.
13 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 5 persone
Gentile Chiara,
dalle sue parole emerge con profonda chiarezza e contatto emotivo ciò che sta vivendo. Il fatto che abbia trovato la forza di scrivere e di raccontare ciò che sta vivendo è già un passo importante. Quando una persona riesce a mettere in parole ciò che sente, anche se è molto intenso, significa che una parte di sé sta ancora cercando comprensione e ascolto.
Da ciò che racconta si percepisce quanto, nel tempo, lei abbia cercato di essere sostenuta dal suo compagno. Quando all’interno di una relazione, soprattutto dopo molti anni di vita insieme e con dei figli, ci si sente non ascoltati o non sostenuti nei momenti di difficoltà, può nascere una ferita. Non è soltanto delusione: spesso è la sensazione di essere soli proprio nel luogo in cui si sperava di sentirsi al sicuro.
In queste condizioni può accadere che una persona cerchi altrove qualcuno che ascolti o che riconosca il proprio dolore. Questo non significa necessariamente desiderare un’altra relazione: molto spesso significa avere bisogno di essere compresi, di sentirsi visti nel proprio valore.
Da quello che scrive, sembra che il suo bisogno principale fosse proprio quello di trovare sostegno e riconoscimento.
Allo stesso tempo, sembra che nell’ultimo anno si sia creato tra voi un equilibrio molto delicato, fatto di momenti di vicinanza e momenti di tensione. Quando descrive i momenti “bassi”, racconta anche la paura che lui possa andarsene e il suo tentativo di trattenerlo, di fargli capire quanto tenga a lui. Quando una relazione entra in questo tipo di dinamica, può diventare estremamente faticosa sul piano emotivo, perché gran parte del proprio equilibrio finisce per dipendere dalle reazioni e dalle decisioni dell’altro.
C’è però un passaggio delle sue parole che merita molta attenzione: quando dice di sentirsi “a pezzi”, di non provare più gioia in nulla, nemmeno nel giocare con i suoi bambini, e di sentirsi “al fondo” merita di avere uno spazio di ascolto professionale: parlare con uno psicologo o uno psicoterapeuta.
Un percorso psicologico può aiutare in aspetti fondamentali: ritrovare stabilità dentro di sé, comprendere più a fondo ciò che è accaduto nella relazione e, gradualmente, ritrovare contatto con le parti vitali di sé che ora sembrano molto lontane.
13 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Gentile Chiara,
la ringrazio per aver trovato la forza di condividere qui una parte così delicata della sua vita. Dalle sue parole si percepisce quanta sofferenza stia attraversando in questo momento e quanto si senta stanca e provata. Quando ci si sente a lungo soli nel proprio malessere, è comprensibile arrivare a sentirsi svuotati e senza energie, proprio come lei descrive.
Quello che colpisce molto nel suo racconto è quanto lei tenga alla sua relazione e alla sua famiglia e quanto abbia cercato, nel tempo, di far comprendere il suo bisogno di supporto. Allo stesso tempo, ora sembra che il peso emotivo di tutto questo stia diventando davvero molto grande da sostenere da sola.
Il fatto che lei senta di non avere più gioia nelle cose, nemmeno nei momenti con i suoi bambini, e che si senta “al fondo”, è un segnale importante del livello di fatica che sta vivendo. In momenti così complessi può essere davvero prezioso avere uno spazio sicuro in cui poter parlare liberamente di ciò che sta provando, senza sentirsi giudicata, e in cui poter essere ascoltata e sostenuta.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio in questo: darle uno spazio tutto suo per fermarsi, comprendere meglio le emozioni che sta attraversando e iniziare gradualmente a ritrovare un po’ di respiro e di sostegno emotivo.
Non deve affrontare tutto questo da sola. Chiedere aiuto in un momento così difficile è un passo importante e coraggioso verso la cura di sé.
Le mando un caro saluto.
Dott.ssa Giulia Moretti
Psicologa
Varano Borghi (VA) e Varese
13 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Ciao Chiara
Quello che descrivi fa capire quanto tu sia stanca e svuotata dopo tanto tempo passato a cercare di tenere insieme la relazione quasi da sola. Quando si arriva a sentirsi “al fondo” spesso significa che per molto tempo si è concentrata tutta l’energia sull’altro e sulla coppia, trascurando se stessi.
Prima ancora di capire cosa fare con il tuo compagno, credo sia fondamentale che tu torni a occuparti di te, del tuo equilibrio e del tuo valore personale. Quando una persona si sente fragile o dipendente dal comportamento dell’altro, ogni gesto o parola dell’altro diventa devastante. Per questo è importante lavorare sul potenziamento personale: recuperare spazi tuoi, energie tue e lavorare per ritrovare forza, autonomia emotiva e lucidità. Quindi penso che tu debba iniziare subito un percorso psicologico.
Solo quando tornerai a sentirti più solida dentro di te potrai capire davvero cosa vuoi per la tua vita e per la tua relazione e cosa ti serve per stare bene con te stessa e i tuoi figli. In questo momento la priorità non è salvare la coppia, ma ricostruire te stessa.
Resto a tua disposizione per una consulenza
Lisa Muto - Inside you
13 MAR 2026
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Gentile Chiara,
Capisco quanto possa sentirsi esausta e ferita; sembra che negli ultimi anni, la relazione sia diventata come una barca che prende acqua da più punti: lei ha cercato di segnalare il problema e chiedere aiuto, ma si è sentita sola, e da lì sono nate scelte e tensioni che hanno aumentato la distanza tra voi.
Con questi presupposti, è comprensibile sentirsi svuotati, senza più energie né speranza.
Il fatto che oggi ci dica di non avere più gioia in nulla, è un segnale del peso emotivo che sta portando da sola.
In questo momento la priorità è prendersi cura di lei stessa. Quando si è così stanca e ferita, c'è bisogno di uno spazio dove poter essere ascoltata e sostenuta, senza sentirsi giudicata o messa alla prova.
Le suggerirei delicatamente di non restare sola con questo dolore: un confronto con un professionista, potrebbe offrirle uno spazio in cui ritrovare un po’ di respiro e a capire come affrontare questa fase delicata.
Anche nelle tempeste più forti, la cosa più importante è trovare un punto fermo da cui ripartire, e quel punto può essere il suo benessere.
Resto a disposizione.
Dott.ssa Gaia Rotondo, psicologa clinica
Disponibile a Taranto e on-line
13 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Buongiorno Chiara,
dalle tue parole si sente quanto dolore, solitudine e stanchezza stai vivendo in questo momento. Quando per molto tempo ci si sente non ascoltati o non sostenuti dalla persona a cui si è più legati, è comprensibile arrivare a sentirsi svuotati, confusi e senza più energie.
Quello che stai attraversando sembra davvero molto pesante da reggere da sola. Il fatto che tu riesca comunque a parlarne e a chiedere aiuto è già un segnale importante: dentro di te c’è una parte che desidera stare meglio e uscire da questa sofferenza.
Quando compaiono pensieri come “non ho più voglia di vivere” e tutto sembra perdere significato, è fondamentale non restare soli con questo dolore. Parlare con uno psicologo o uno psicoterapeuta può offrirti uno spazio protetto in cui poter mettere ordine nei pensieri, dare voce a ciò che senti e ritrovare gradualmente un po’ di respiro e di chiarezza su di te, sulla relazione e sui passi possibili per il tuo benessere.
Meriti ascolto, rispetto e sostegno. In questo momento la priorità sei tu e il tuo stare meglio.
Se senti che il dolore diventa troppo intenso, ti incoraggio anche a rivolgerti al tuo medico o a un servizio di supporto sul territorio: chiedere aiuto è un gesto di cura verso te stessa.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
13 MAR 2026
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Buongiorno
Mi spiace molto della situazione in cui si trova.
Si faccia aiutare da uno psicoterapeuta.
Dottssa Patrizia Carboni
Psicologa psicoterapeuta
Roma
13 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Buongiorno signora
Mi spiace del suo malessere.
Forse sarebbe opportuno fare dei colloqui con uno psicoterapeuta.
Dottoressa Patrizia Carboni
Psicologa Psicoterapeuta
Roma
13 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Chiara, dalle tue parole si sente una sofferenza molto intensa e una grande stanchezza emotiva. Quando una relazione lunga attraversa una crisi profonda, soprattutto con figli e tanti anni di vita condivisa alle spalle, è normale sentirsi smarriti e svuotati. Il fatto che tu dica di non avere più gioia nel fare nulla e di sentirti “al fondo” è un segnale importante: significa che stai vivendo un momento di forte sovraccarico emotivo e hai bisogno di sostegno.
Quello che è successo con quell’altro uomo sembra essere stato più un tentativo di reagire a un senso di solitudine e di mancanza di supporto che un vero desiderio di costruire un’altra relazione. Quando per molto tempo ci si sente non ascoltati o non sostenuti dal partner, è facile cercare altrove attenzione o comprensione. Questo non cancella il dolore che si è creato nella coppia, ma aiuta a comprendere il contesto in cui è avvenuto.
Oggi però il punto centrale non è tanto il passato, quanto il modo in cui tu stai. Il fatto che tu faccia fatica a trovare energie anche per le cose quotidiane e per i tuoi figli indica che hai bisogno di prenderti cura di te e di non affrontare tutto da sola. Sarebbe importante cercare un supporto concreto: parlare con uno psicologo, con il tuo medico di base o con un servizio territoriale può aiutarti a rimettere ordine in questo momento così difficile.
Allo stesso tempo, è importante che la responsabilità della relazione non ricada tutta su di te. Continuare a cercare di “trattenerlo” mentre lui alterna momenti di vicinanza a frasi che ti feriscono può aumentare la tua sensazione di impotenza. Una relazione può essere ricostruita solo se entrambe le persone sono disposte a lavorarci. Se lui fosse disponibile, anche una terapia di coppia potrebbe essere uno spazio utile per affrontare ciò che è successo.
Per ora prova a non chiederti di risolvere tutto insieme. Il primo passo è uscire da questo senso di solitudine e trovare qualcuno con cui condividere davvero ciò che stai vivendo. Anche nei momenti in cui sembra di aver perso tutto, il fatto che tu stia chiedendo aiuto dimostra che dentro di te c’è ancora una parte che vuole stare meglio e ritrovare equilibrio.
Un caro saluto,
Dott.ssa Valeria Di Stasi
Psicologa clinica
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