ho paura di non farcela

Inviata da znsjsksn · 19 mag 2026 Ansia

Salve a tutti, sono una donna di 24 anni, attualmente sono in terapia farmacologica per ansia generalizzata, il mio psichiatra è un bravissimo professionista e sto generalmente meglio. Tuttavia ci sono una serie di cose che mi danno terrore, sto finendo una laurea faticosa (giurisprudenza) e dopo un tirocinio traumatico in studio legale non voglio fare l'avvocato. Il fatto è che temo di aver perso soldi e tempo in università, purtroppo vivendo in sud Italia ho provato a cercare lavoro ma non mi hanno mai richiamato ma mi hanno sempre offerto lavoro in nero. Vengo da una famiglia violenta, e per forza di cose convivo con il mio attuale compagno con l'aiuto di mia madre. Mi sento una merda perché ho imparato ad odiare lo studio, e soprattutto ho paura di non riuscire a trovare lavoro. A me va bene qualsiasi lavoro, anzi, dato che il mio compagno è ingegnere informatico a me basta anche seguirlo in qualsiasi posto europeo in cui ha un grosso salario per poi io decidere di entrare in manovalanza. Mi pento di aver scelto l'università ma purtroppo non avevo altro, o questo o essere una neet dato che non ho appoggi al nord Italia. Non so che fare, voglio lavorare anche se mi mancano gli ultimi esami, sono senza soldi e mi viene male a Dover dipendere da mia madre

Risposta inviata

A breve convalideremo la tua risposta e la pubblicheremo

C’è stato un errore

Per favore, provaci di nuovo più tardi.

Miglior risposta 20 MAG 2026

Gentilissima,
da ciò che scrivi non emerge il fallimento di una persona, ma la fatica di una giovane donna che, nonostante molte difficoltà, sta cercando di costruirsi un futuro migliore.

Hai 24 anni, stai per concludere una laurea impegnativa, hai riconosciuto che la carriera forense non è la tua strada e stai affrontando con responsabilità la tua ansia insieme a uno psichiatra. Questo non è poco.

Capisco il timore di aver perso tempo, ma gli anni di studio non sono sprecati: ti hanno dato competenze e strumenti che potranno esserti utili in molti contesti lavorativi, anche diversi da quello legale.

Il desiderio di lavorare e di diventare indipendente è del tutto comprensibile. La situazione che vivi oggi è una fase di passaggio, non una definizione del tuo valore.

Concentrati sui prossimi passi concreti: terminare gli ultimi esami, cercare opportunità lavorative e valutare con serenità le possibilità future, anche all’estero.

Non sei in ritardo e non hai fallito. Sei una persona che, nonostante le difficoltà, sta cercando con coraggio la propria strada.

E questo è già un grande risultato.


Un caro saluto
Dott.ssa Afrodite Riolli
Psicologa Clinica e di Comunità

Afrodite Riolli Psicologo a Modena

33 Risposte

1332 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

15 GIU 2026

Carissima Znsjsksn,

Credimi, sei ancora giovanissima. Puoi tentare altre strade avvantaggiandoti delle tue conoscenze in campo giuridico. Non è detto che devi fare per forza l'avvocato che non ti va a genio. Basati sui vantaggi che ti dà il tuo fidanzato e cercate una vita magari all'estero dove si è maggiormente valutati che non nel nostro paese. Potresti lavorare in una ONG o in un Consolato o comunque da qualche parte dove puoi mettere a frutto le tue conoscenze. Consultati anche con amici che riescono a vivere anche con studi non del tutto azzeccati rispetto alle proprie esigenze e vedrai che un adattamento lo troverai anche tu.
Ti ringrazio della tua domanda
Rimango a tua disposizione per ulteriori chiarimenti
Dott.Gabriele Lenti Psicoterapeuta

Dott. Gabriele Lenti Psicologo a Genova

388 Risposte

267 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

13 GIU 2026

Gentile utente, dalle sue parole emerge molta sofferenza, ma anche una grande capacità di resistenza. Sta affrontando contemporaneamente diversi fronti: una storia familiare difficile, un disturbo d'ansia per il quale è già in cura, una fase delicata del percorso universitario, la precarietà lavorativa e il desiderio, assolutamente legittimo, di raggiungere una propria autonomia economica.
Vorrei innanzitutto sottolineare un aspetto: essere stanchi, disillusi o confusi rispetto al proprio percorso professionale non significa aver fallito. Molte persone, soprattutto dopo esperienze lavorative negative o durante la conclusione di studi particolarmente impegnativi come Giurisprudenza, si rendono conto che la professione immaginata inizialmente non corrisponde ai propri bisogni, valori o limiti personali. Questo può generare un forte senso di colpa, ma rimettere in discussione le proprie scelte è spesso un segnale di crescita, non di incapacità.
Lei scrive di sentirsi "una merda". Mi colpisce molto questa espressione, perché sembra raccontare uno sguardo molto severo verso se stessa. Eppure, leggendo la sua storia, vedo una giovane donna che, nonostante un contesto familiare violento, ha costruito una relazione affettiva, ha intrapreso e quasi concluso un percorso universitario complesso e sta cercando attivamente soluzioni per il proprio futuro. Non sono risultati trascurabili.
Comprendo anche la paura di aver "perso tempo e soldi". Tuttavia, gli anni trascorsi all'università non si riducono a un titolo professionale specifico. Le competenze sviluppate – capacità di studio, organizzazione, pensiero critico, gestione di compiti complessi – possono essere spendibili in contesti molto diversi dall'avvocatura. Avere una laurea in Giurisprudenza non la obbliga necessariamente a diventare avvocato.

L'ansia, inoltre, tende spesso a spingerci verso visioni molto polarizzate: "o faccio questo lavoro o ho fallito", "o finisco l'università subito o è tutto inutile". La realtà è spesso più sfumata. Potrebbe essere utile provare a distinguere i problemi immediati da quelli a lungo termine: nell'immediato, può essere prioritario trovare una fonte di reddito e completare gli ultimi esami; successivamente, potrà esplorare con maggiore serenità quali opportunità professionali siano più adatte a lei.
Continui a confrontarsi con il suo psichiatra riguardo ai vissuti di ansia e di autosvalutazione che sta sperimentando. Se non è già previsto, potrebbe essere utile affiancare alla terapia farmacologica un percorso psicologico orientato anche al sostegno emotivo e all'orientamento nelle scelte di vita e lavorative. A volte, quando si proviene da contesti familiari molto difficili, il desiderio di "accettare qualsiasi cosa" nasce più dall'urgenza di fuggire dalla dipendenza e dalla precarietà che da una reale valutazione dei propri desideri e delle proprie risorse.
Infine, vorrei dirle che chiedere aiuto economico alla propria famiglia in una fase transitoria della vita adulta può essere molto faticoso sul piano emotivo, soprattutto quando il rapporto familiare è stato segnato da violenza o ambivalenza. Tuttavia, il fatto di aver bisogno di un sostegno oggi non definisce il suo valore né il suo futuro. Lei è in una fase di passaggio, non in una condizione immutabile.
Se sente che la paura del futuro, il senso di fallimento o l'angoscia rispetto all'autonomia stanno diventando difficili da gestire, non esiti a parlarne apertamente con i professionisti che la seguono. Un supporto psicologico può aiutarla non solo a contenere l'ansia, ma anche a riconoscere le sue risorse e a costruire un progetto di vita più coerente con chi è oggi, al di là delle aspettative e delle difficoltà incontrate lungo il cammino.

Federica Mileto Psicologo a Lecce

127 Risposte

43 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

5 GIU 2026

Gentile znsjsksn,

La ringrazio per aver condiviso con così grande onestà e vulnerabilità un carico di vita che, a soli 24 anni, risulterebbe schiacciante per chiunque. È comprensibile il terrore che avverte, ma guardando la sua storia da una prospettiva clinica e relazionale, emergono elementi di enorme forza e resilienza che lei in questo momento, schiacciata dall'ansia e dal senso di colpa, non riesce a vedere. Ci sono tre nodi cruciali nella sua richiesta che meritano di essere esplorati, come imput affinchè possa farsi luce nella sua vita. Primo, il "dovere" di una scelta antica e il senso di colpa per il passato. scrive di pentirsi di aver scelto l'università, ma aggiunge subito dopo una verità fondamentale: "non avevo altro, o questo o essere una neet". La scelta di Giurisprudenza non è stata un errore di cui colpevolizzarsi, ma un disperato e sano tentativo di sopravvivenza e di riscatto per sottrarsi a un contesto familiare violento. L'università è stata la sua zattera di salvataggio in un momento in cui non c'erano altre coste vicine a cui approdare.
Il fatto che oggi lei abbia imparato a "odiare lo studio" dopo un tirocinio traumatico è una reazione del tutto normale: l'impatto con la realtà ha infranto l'illusione che quella zattera che potesse portarla in salvo. Secondo, la sofferenza legata al dover dipendere economicamente da sua madre, le dà la sensazione di essere bloccata, senza voce e senza soldi, costringendola a subire la frustrazione di un mercato del lavoro locale che le offre solo sfruttamento in nero.
Tuttavia, la invito ad osservare la sua capacità di muoversi verso la salute: è riuscita a costruire una convivenza con il suo compagno, creando una prima importante distanza protettiva dalla sua famiglia d'origine. Ultimo, Il suo piano di seguire il suo compagno all'estero e di adattarsi anche alla manovalanza non è affatto un segnale di svalutazione o di sottomissione, ma mostra una straordinaria flessibilità cognitiva e una grande concretezza.

Insomma, Lei ha già dimostrato di saper sopravvivere a situazioni difficilissime. Ha tutte le carte in regola per costruire una vita felice e autentica, non solo all'apparenza, ma nella realtà di un presente che si sta faticosamente conquistando.

Un caro augurio per il suo percorso.

Roberto Casella Psicologo a Caserta

21 Risposte

66 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

5 GIU 2026

A 24 anni, "ho paura di non farcela" è una delle frasi che sento più spesso in studio, e voglio dirle due cose che spero le facciano bene.

Primo: il suo è il vissuto più diffuso della sua fascia d'età. I 22-28 anni sono quelli in cui devi prendere decisioni grandi (lavoro, casa, relazioni, identità) con risorse emotive ancora in costruzione. Vivere sotto la pressione del "non ce la farò" non è anormale, è il prezzo psicologico di questa fase. Le ricerche sui giovani adulti italiani 2024-2026 mostrano che il 60% sotto i 30 prova ansia significativa almeno una volta a settimana. Lei non è "sbagliata", è in una fase strutturalmente difficile.

Secondo: il "non farcela" è spesso una nebbia che copre cose molto più precise. Quando in seduta proviamo a metterla a fuoco — "non farcela a cosa, esattamente?" — di solito sotto c'è una di queste tre cose:

1) Non farcela a soddisfare un'aspettativa che non è davvero la sua (genitori, partner, società) — qui il lavoro è capire cosa lei vuole davvero, sotto le voci degli altri.

2) Non farcela a tollerare l'incertezza — qui si lavora sulla tolleranza alla non-conoscenza del futuro, che a 24 anni è massima e va attraversata, non eliminata.

3) Non farcela perché un episodio recente le ha fatto crollare la fiducia in sé — qui il lavoro è ricostruire le risorse, partendo da quello che ha già superato e che spesso sottovaluta.

Quale di queste tre risuona con lei?

Un primo colloquio con uno psicologo serve esattamente a fare questa messa a fuoco. Molti studi (incluso il mio, a Bologna e online) lo offrono gratuito per facilitare il primo passo. Non aspetti di "stare peggio": l'ansia presa al primo segnale strutturato si tratta in mesi, lasciata correre per anni richiede percorsi molto più lunghi.

Si dia il permesso di chiedere aiuto. Non è un fallimento, è una scelta intelligente alla sua età.

Dott. Mattia Degli Esposti Psicologo a Bologna

10 Risposte

37 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

29 MAG 2026

Buongiorno,
da quello che racconti emerge una condizione di grande pressione emotiva, ma anche una situazione di vita complessa in cui stai cercando, con fatica, di rimettere insieme pezzi importanti del tuo presente e del tuo futuro.
Prima di tutto: non stai descrivendo un fallimento. Stai descrivendo una fase di transizione molto carica, in cui si sommano ansia, esperienze lavorative difficili, un contesto familiare violento e la paura concreta di non avere stabilità economica. È comprensibile che tutto questo generi senso di blocco e disperazione.
Il fatto che tu stia seguendo una terapia farmacologica, che tu sia ancora dentro un percorso universitario impegnativo e che tu stia cercando attivamente soluzioni lavorative dice già molto sulla tua capacità di tenere e di andare avanti, anche in condizioni non semplici. Capisco anche il pensiero “ho perso tempo e soldi”: è un pensiero molto frequente quando si attraversa un momento di stanchezza e disillusione. Ma spesso è un modo con cui la mente prova a dare una spiegazione lineare a qualcosa che lineare non è. Gli anni di studio, anche se oggi non ti portano verso la carriera che immaginavi, non sono “buttati”: rappresentano competenze, capacità di ragionamento, risorse che possono essere spese anche in ambiti diversi.
In questo momento il nodo centrale sembra essere la paura di restare bloccata in una condizione di dipendenza economica e di non riuscire a costruire autonomia. È una paura concreta, soprattutto in un contesto lavorativo difficile come quello che descrivi. Però è importante distinguere tra ciò che è difficile e ciò che è impossibile.

Non è necessario avere già tutto chiaro adesso. Può avere senso, invece, pensare per piccoli passi: concludere gli esami rimanenti, mantenere attivo il tuo percorso di cura, e contemporaneamente iniziare a esplorare anche lavori non perfettamente “coerenti” con il percorso di studi, se il tuo obiettivo in questa fase è l’autonomia. Il desiderio di andare all’estero o di seguire il tuo compagno può essere una possibilità, ma è importante che non diventi l’unica ancora su cui poggiare la tua stabilità futura. Costruire anche una minima indipendenza personale può darti più libertà di scelta, non meno.

Non sei “in ritardo” rispetto a qualcosa. Stai cercando di uscire da condizioni difficili e di trovare una direzione più sostenibile per te. E questo, anche se ora appare faticoso e confuso, è un movimento di costruzione, non di perdita.

Dott.ssa Elisa Raso
Psicologa
Aosta e online

Dott.ssa Elisa Raso Psicologo a Aosta

15 Risposte

38 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

29 MAG 2026

Quello che stai vivendo è molto pesante e ha senso che tu ti senta sopraffatta. Stai portando insieme ansia, una storia familiare difficile, insicurezza economica e la paura di aver sbagliato percorso, e tutto questo può far sembrare il futuro bloccato. Il fatto che tu sia già in terapia e che tu stia un po’ meglio è importante, anche se ora non lo percepisci abbastanza, perché indica che non sei ferma ma stai già cercando di uscirne. Il pensiero di aver “perso anni” con l’università è una lettura che nasce dalla sofferenza del momento più che da un dato reale: non hai buttato via la tua vita, hai fatto scelte dentro condizioni difficili e senza molto supporto, e ora ti trovi a riorganizzarti. La difficoltà nel trovare lavoro non parla del tuo valore ma di un contesto spesso complicato e poco stabile, soprattutto dove vivi. È comprensibile desiderare indipendenza e sentirti male nel dipendere ancora dalla tua famiglia, ma anche questo non è un fallimento, è una fase di transizione. In questo momento non serve decidere tutto il tuo futuro, ma alleggerire la pressione: finire gli esami se riesci, cercare anche lavori temporanei per avere un po’ di autonomia e continuare a farti seguire per non restare sola in questa fatica. Anche l’idea di seguire il tuo compagno può essere una possibilità, ma dovrebbe essere una scelta tua e non una fuga dalla paura. Non sei in ritardo, sei in una fase di ricalibrazione dopo anni difficili, e il fatto che tu stia cercando di capire come andare avanti è già un segnale importante. Saluti

Dott.ssa Ada Palma Psicologo a Giugliano in Campania

666 Risposte

848 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

29 MAG 2026

Buonasera,
dalle Sue parole emerge una sofferenza intensa, ma anche il desiderio di costruire qualcosa di diverso rispetto al passato. Il dolore che prova è reale, ma può convivere con la possibilità di creare una vita più stabile e significativa.Chi cresce in contesti che descrive vive in costante allerta, e il futuro può apparire più minaccioso che aperto a possibilità. Colpisce inoltre quanto sembri difficile affidarsi agli altri senza sentirsi un peso o temere di perdere valore personale.
Forse, accanto ai dubbi sull’università, c’è anche il bisogno profondo di sentirsi riconosciuta, degna e legittimata ad essere sé stessa.
Cordiali saluti.

Federica Catelli Psicologo a Torino

11 Risposte

17 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

26 MAG 2026

Cara,

innanzitutto voglio dirti che traspare una grandissima forza dalle tue parole, anche se in questo momento probabilmente non la senti. Hai 24 anni, vieni da un contesto familiare violento da cui sei riuscita a sganciarti, stai affrontando un percorso universitario estremamente tosto come Giurisprudenza e stai già curando la tua salute mentale con l'aiuto di un bravissimo professionista. Tutto questo dimostra che sei una persona resiliente e determinata a salvarsi.

È un'ottima notizia che la terapia farmacologica ti stia aiutando con l'ansia generalizzata, ma è del tutto normale che i farmaci da soli non bastino a cancellare i dubbi sul futuro, il senso di colpa o il peso del passato.

Ci sono tre cose importanti su cui vorrei farti riflettere, per aiutarti a guardare la situazione da un'altra prospettiva:

Non hai "perso tempo e soldi": Studiare giurisprudenza ti ha dato una forma mentis, una capacità di analisi e una resistenza allo stress che ti torneranno utili in qualsiasi lavoro deciderai di fare, che sia in ufficio, all'estero o nella manovalanza. Cambiare idea sulla professione dell'avvocato dopo un tirocinio traumatico non è un fallimento, è un atto di sana consapevolezza.

La trappola del "sentirsi una m...": Ti senti in colpa perché l'ansia e i traumi familiari consumano tantissime energie, rendendo lo studio un peso insostenibile. Non odi lo studio in sé, odi come ti fa sentire in questo momento di forte pressione. Dipendere temporaneamente da tua madre e dal tuo compagno non definisce il tuo valore: è una situazione di passaggio, una rampa di lancio.

Il futuro all'estero come opportunità: Seguire il tuo compagno in Europa è un'ottima opzione. Moltissimi laureati in giurisprudenza all'estero trovano impiego in aziende multinazionali, risorse umane, compliance o logistica, ambiti dove non serve l'abilitazione da avvocato e dove la manovalanza può essere solo una scelta temporanea, non un ripiego forzato.

In questo momento ti trovi davanti a un "muro" (gli ultimi esami, la paura del futuro), ed è normale provare terrore. La psicoterapia, affiancata alla terapia farmacologica che stai già seguendo, può essere lo spazio ideale per te per pianificare questo passaggio di vita, elaborare il trauma del passato familiare e del tirocinio, e aiutarti a ritrovare la fiducia in te stessa per fare le valigie e iniziare la tua vita adulta.

Se ti va, possiamo fare un primo colloquio conoscitivo, anche online. Sarà uno spazio tutto tuo, senza giudizio, in cui iniziare a trasformare la paura del futuro in un progetto concreto e sereno.

Io ci sono e sono pronta ad ascoltarti.

Un caro saluto,
Drssa Claudia Perri
Psicologa clinica e Psicoterapeuta

Dott.ssa Claudia Perri Psicologo a Verona

6 Risposte

2 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

26 MAG 2026

Carissima, da quello che scrivi si sente quanta fatica stai portando da tanto tempo. E quanta pressione ti sei tenuta addosso mentre cercavi di andare avanti comunque.
Prima di tutto: il fatto che oggi tu non voglia fare l’avvocato non significa che tu abbia sprecato anni. Significa che, facendo esperienza, hai capito qualcosa di più su di te. E questo ha valore. A volte è proprio vivendo una situazione da vicino che comprendiamo con più chiarezza cosa ci appartiene e cosa no.
Un’esperienza lavorativa difficile o traumatica può cambiare profondamente il modo in cui guardiamo una professione. E questo non è un fallimento: è un’informazione preziosa su di te, sui tuoi limiti, ma anche su ciò di cui hai bisogno.

Leggo anche tanta stanchezza, tanta paura per il futuro, il peso economico e il dolore del sentirti dipendente dagli altri. È comprensibile che tutto questo faccia crescere l’ansia e ti faccia sentire in ritardo o bloccata. Ma il punto è che non sei bloccata come ti sembra adesso.
Forse oggi ti sembra di dover decidere tutto subito cosa fare, dove vivere, che lavoro trovare ma spesso non serve avere già tutta la risposta. A volte basta individuare il passo successivo possibile. Quello più vicino. Quello sostenibile adesso.
Finire giurisprudenza non ti obbliga necessariamente a fare l’avvocato. E cercare un lavoro adesso, anche diverso da quello che avevi immaginato, non cancella il valore del tuo percorso. Nulla di ciò che hai fatto va perso: anche ciò che oggi ti pesa ti sta insegnando qualcosa di importante su di te.

Siamo tutti in cerca della nostra strada, ognuno con tempi diversi. Non esiste un’età giusta o un percorso perfetto. Tu sei già in cammino e il fatto di esserti fermata ad ascoltare il tuo disagio e di aver chiesto aiuto è già un passo importante. A volte non ce ne accorgiamo, ma anche nei momenti in cui ci sentiamo più bloccati, qualcosa dentro di noi si sta già muovendo.

Un caro saluto,
Dott.ssa Maria Stella Punzo

Maria Stella Punzo Psicologo a Milano

3 Risposte

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

26 MAG 2026

Carissima,
sopportazione, frustrazione, sofferenza possono essere condizioni comuni e, oserei dire, indispensabili per una trasformazione. Rappresentano però solo quella fase iniziale che, accompagnata dalla consapevolezza, prepara il nuovo.
Non è nemmeno tanto strano e insolito che, quasi alla fine di un percorso universitario, si abbiano dei dubbi e ci si domandi se sia stata la strada giusta, quella che davvero fa per noi, la strada che vorremmo percorrere ancora in futuro: il nostro destino, la nostra vocazione.
La risposta la troverà continuando a camminare, seppure adesso le sembra di non avere direzioni sicure. Lei sembra invece avere tante risorse: sta quasi per laurearsi; vive col suo compagno (sebbene con l'aiuto economico di sua madre); è alla ricerca di un lavoro che la faccia sentire realizzata e autonoma; sogna di trasferirsi all'estero dove acquistare maggiore libertà. E inoltre, si è rivolta a degli specialisti per chiedere sostegno.
Se ha fiducia in lui, segua i consigli del suo psichiatra e non si lasci spaventare dal fatto che per calmare l'ansia, adesso stia assumendo dei farmaci. Sappia però che i farmaci servono in questi casi a preparare il campo per un lavoro ulteriore, quello più faticoso ma davvero trasformativo, che è la terapia psicologica. Se non la fa già col suo psichiatra, cerchi uno psicologo con cui cominciare una terapia.
Le auguro di camminare sempre più saldamente

Dott. Alessandro Barbone Psicologo a Atripalda

3 Risposte

3 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

25 MAG 2026

Penso che sia un'esperienza veramente molto comune quella che stai vivendo. Così come è molto comune sentirsi di essere gli unici a non riuscire a trovare un proprio spazio nel mondo lavorativo o di non trovare soddisfazione nel percorso che si è scelto. Nella mia esperienza di formazione, ma anche nella mia vita personale, ho conosciuto tantissime persone che hanno rivalutato più e più volte le loro scelte. Purtroppo ci sono dei fattori di vita che non siamo in grado di prevedere e credo che la situazione che stai vivendo ora sia lo specchio di un periodo di transizione che fa parte di questa fase di crescita. Si tratta di una sfida che ci si ritrova ad affrontare molto spesso, soprattutto a ridosso della fine del percorso universitario: non so se quello che sto studiando mi piace; l'esperienza di tirocinio è stata inutile; ma alla fine ci guadagnerò qualcosa?

Sono questioni che ci poniamo tutti prima o poi all'interno della nostra vita ed è importante che avvenga questo momento. Stai capendo a fondo chi sei e anche dalle tue parole si capisce che ti stai avvicinando ad un "sentire" molto sincero, che ti può guidare in futuro a fare scelte veramente volute.

La situazione famigliare di cui parli, inoltre, sicuramente rinforza questo meccanismo di dubbio sulla vita che ti colpisce in questo momento. Il mio consiglio è quello di parlare con un* psicolog* o terapeuta, per trovare un punto di equilibro che ti permetta di superare questa fase e di ricostruire quello che più vuoi per la tua vita.

Penso che su questa piattaforma tu possa trovare l'aiuto che cerchi. Un caro saluto!

Michele Mazza Psicologo a Casalecchio di Reno

3 Risposte

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

25 MAG 2026

Carissima,
sei troppo giovane per pensare che la tua vita sia sbagliata. Si può sempre ricominciare seguendo i proprio sogni. Se hai una relazione stabile come mi sembra di capire approfitta dell'aiuto che ti può provenire dal tuo fidanzato e cerca un lavoro che ti possa piacere di più magari in un paese straniero. Come sai le possibilità di trovare lavoro in Italia sono scarse ma non è così all'estero soprattutto nei paesi del nord o in Germania. Vedrai che ricominciare può essere appassionante e potrà venire incontro alle tue inclinazioni.
Rimango a tua disposizione
Dott.Gabriele Lenti
Psicoterapeuta

Dott. Gabriele Lenti Psicologo a Genova

388 Risposte

267 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

22 MAG 2026

Cara ragazza,
innanzitutto voglio rassicurarti: l'ansia, il senso di smarrimento e la paura del futuro che stai provando in questo momento sono assolutamente normali. Fanno parte di una fase della vita delicatissima, legata alla tua fascia d'età, che oggi è molto più complessa e incerta rispetto al passato. È un ottimo segno che tu sia già seguita da un bravo professionista e che i farmaci ti stiano aiutando; datti il merito di aver chiesto aiuto.
Ci sono momenti in cui guardiamo indietro e proviamo rimpianto. Ma la ragazza che anni fa ha scelto Giurisprudenza era una persona diversa da quella di oggi, con altri strumenti e altre necessità. Anche se oggi provi rifiuto per lo studio, prova a non condannare quella scelta: quell'esperienza ti ha arricchito, ti ha dato una forma mentis forte, capacità di analisi e competenze che restano tue, qualunque lavoro deciderai di fare domani. Nulla di quel tempo è andato davvero perduto.
La tua situazione di partenza non è facile, tra una storia familiare complessa e un mercato del lavoro locale che purtroppo, come sperimenti, offre spesso poche tutele. Ciononostante, dimostri una grandissima concretezza e una lodevole flessibilità nel volerti mettere in gioco, anche partendo dalla manovalanza o seguendo il tuo compagno all'estero. Questa è una grande risorsa.
Se in questo momento la priorità assoluta è l'indipendenza economica per non pesare su tua madre, ecco alcuni passi pratici e gratuiti che potresti fare subito:
Lavori di prossimità (Babysitting/Ripetizioni): Per iniziare a guadagnare qualcosa in autonomia e sganciarti dal senso di colpa, potresti iscriverti a piattaforme online certificate come TopTata o simili per proporti come babysitter, oppure offrire ripetizioni a ragazzi delle scuole medie o superiori. Sono settori in cui la domanda c'è sempre e permettono di gestire i propri orari mentre finisci gli ultimi esami.
Supporto pubblico e gratuito per il lavoro: Ti consiglio di rivolgerti al Centro per l'Impiego della tua zona o allo sportello Informagiovani del tuo Comune. Sono servizi pubblici e totalmente gratuiti dove troverai degli orientatori che possono aiutarti a scrivere un curriculum efficace, a valorizzare le tue competenze e a indirizzarti verso i canali giusti di ricerca lavoro, evitandoti di incappare nel lavoro in nero.
La frustrazione di non essere richiamati o di ricevere risposte negative è benzina per l'ansia, ed è normale che faccia male. Per questo motivo, oltre al percorso farmacologico che stai già seguendo, potrebbe esserti davvero utile affiancare uno spazio di supporto psicologico (psicoterapia). Se i costi ti preoccupano, oggi esistono molte piattaforme online affidabili che offrono tariffe calmierate e accessibili, oppure puoi informarti presso i consultori della tua ASL per l'accesso tramite ticket sanitario o tramite consultorio.
Focalizzati su un piccolo passo alla volta: finire l'università non ti obbliga a fare l'avvocato, ti dà solo un titolo in più in tasca. La tua vita e la tua indipendenza le costruirai giorno per giorno, con la stessa resilienza che hai dimostrato fino ad ora.
Ti mando un grande sottomesso augurio di cuore.
Eleonora Pieroni Psicologa Clinica e di Comunità

Eleonora Pieroni Psicologo a Viareggio

6 Risposte

6 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

22 MAG 2026

Capisco profondamente il peso e la frammentazione che stai provando in questo momento, ma vorrei invitarti a guardare la tua situazione da una prospettiva diversa, esplorando come i significati che attribuisci a queste esperienze stiano influenzando il tuo malessere.
​In un'ottica costruttivista, la sofferenza non deriva dai fatti in sé, ma dal modo in cui interpretiamo la nostra storia e costruiamo le nostre aspettative. Quando dici di aver "perso tempo e soldi", stai valutando il tuo percorso universitario attraverso la lente del risultato finale, ma la verità è che quegli anni hanno strutturato la tua mente, la tua resilienza e la tua capacità di analisi. Nulla di tutto ciò va perduto, e la laurea in giurisprudenza resta uno strumento flessibile, non un binario unico che ti costringe a fare l'avvocato. Il trauma del tirocinio non definisce il tuo valore professionale, ma ti ha semplicemente fornito un'informazione preziosa su ciò che non fa per te, aiutandoti a ridefinire i tuoi confini.
​Allo stesso modo, la sensazione di "dipendere" e la paura del futuro sono strettamente collegate al contesto complesso da cui provieni e in cui vivi. Stai gestendo un carico emotivo enorme, tra una storia familiare difficile e un mercato del lavoro locale penalizzante. È del tutto naturale che la tua mente sperimenti ansia di fronte a una realtà che percepisci come bloccata. Tuttavia, la tua flessibilità e la disponibilità a rimetterti in gioco altrove, magari seguendo il tuo compagno, non sono un ripiego o un fallimento, bensì una strategia attiva di adattamento e di ricerca di sicurezza.
​Il senso di colpa per aver "imparato a odiare lo studio" è il segnale che il tuo sistema ha esaurito le energie per quel tipo di sforzo in questo preciso momento, non che tu sia sbagliata. Riconoscere questa stanchezza è il primo passo per dare una nuova direzione al tuo percorso. Finire gli ultimi esami non deve essere visto come l'adempimento di un obbligo verso il passato, ma come la chiusura formale di un capitolo che ti lascerà libera di costruire la tua indipendenza, un piccolo passo alla volta e alle tue condizioni. Stai già dimostrando una grande forza nel proteggerti e nel cercare alternative; ora si tratta di trasformare questa flessibilità nella tua risorsa più grande per ridefinire il tuo futuro.

Dott.ssa Elena Mammone Psicologo a Parma

104 Risposte

357 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

21 MAG 2026

È comprensibile la sua situazione di sconforto. In questi casi è necessario prendersi del tempo e valutare cosa c’è meglio da fare da un punto di vista pratico

Se le mancano pochi esami, può comunque tentare di fare un ultimo sforzo per arrivare alla laurea

Per quanto riguarda il lavoro, è una situazione difficile e comprensibile. Tuttavia, non bisogna rendersi bisogna cercare sempre poi accettare quello che troviamo.

In questo modo, iniziamo a costruirci un futuro

Stare fermi a farsi prendere dall’ansia da pensieri negativi che ci danno sempre contro non risolve il problema, anzi lo peggiora

È importante stabilire i piccoli passi concreti da fare ogni giorno. Nonostante lo si faccia controvoglia, nonostante all’inizio magari non ci crediamo nemmeno l’importante è cambiare fare qualcosa di diverso, continuare a perseguire nei nostri progetti, anche se ci siamo impossibile.

Si dia degli obiettivi ogni giorno, anche piccoli da poter raggiungere.

Un altro fattore importante è cambiare la routine, fare qualcosa di diverso, spezzare il circolo vizioso di fare sempre le stesse cose

Aggiungere qualcosa diverso tipo uno sport, fare una passeggiata un hobby può essere d’aiuto. Anche questo all’inizio lo si fa controvoglia, ma la voglia verrà col tempo se non si inizia mai si rimani ingabbiati in questo circolo di pensiero negativo che non ci permette di uscire.

I iniziare a darsi degli obiettivi concreti, anche piccoli da raggiungere ogni giorno stabilire degli obiettivi concreti cambiare routine può essere un buon modo per iniziare ad uscire dal circolo vizioso

I pensieri negativi, i pensiero ansiogeni si basano sul loro stessi, non su una realtà oggettiva. Spesso diamo per scontato che i nostri pensieri i nostre paure abbiano ragione assoluta per il semplice fatto che noi li pensiamo non su un dato reale.

Se si cambia la realtà, col tempo, inizieranno a cambiare anche i pensieri

Un percorso psicologico può essere utile per comprendere meglio ed affrontare la situazione

Dott. Luca Ferretti Psicologo a Pontedera

1579 Risposte

559 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

21 MAG 2026

Buongiorno, grazie per come lo racconti: si sente che non stai facendo “dramma”, stai cercando aria. E quello che ti sta succedendo ha una logica precisa: sei in una fase in cui hai già pagato un prezzo alto (una laurea faticosa, un tirocinio traumatico, una storia familiare violenta alle spalle, la necessità di appoggiarti economicamente), e adesso la tua mente sta provando a tirare una conclusione netta per smettere di soffrire: “ho sprecato tempo, ho sbagliato tutto, non troverò lavoro, sono un peso”. Il problema è che la conclusione netta non è vera, è solo un modo rapido di dare un nome alla paura.

Il tirocinio in studio legale, se lo hai vissuto come traumatico, può lasciare un’impronta forte: non è solo “non mi piace fare l’avvocato”, è “quel mondo mi attiva ansia e senso di schiacciamento”. E quando una persona è già in cura farmacologica per ansia generalizzata, un contesto così può essere il punto in cui si rompe l’idea romantica dello studio e resta solo l’esaurimento. Questo non significa che giurisprudenza sia stata una scelta “sbagliata”. Significa che quella strada professionale specifica (lo studio legale) non è compatibile con te, con i tuoi limiti e con il tuo modo di stare al mondo in questo periodo. E non è un fallimento: è un’informazione.

La paura più grande che sento nelle tue parole è la paura di restare senza autonomia economica. E capisco benissimo anche il fastidio verso la dipendenza da tua madre: quando vieni da una famiglia violenta, dipendere riattiva un senso di impotenza e di vergogna che non ha niente a che fare con la tua intelligenza o con la tua volontà. Ti sembra di tornare “piccola”, ed è per questo che ti senti una merda. Ma la verità è che tu ti stai muovendo dentro condizioni oggettivamente difficili: Sud Italia, offerte in nero, poche opportunità, ansia, e una laurea che non vuoi spendere nel modo “tradizionale”. Non è che sei pigra: sei stanca e iperallertata.

Quando dici “a me va bene qualsiasi lavoro” e “mi basterebbe anche seguire il mio compagno in Europa e fare manovalanza”, io ci leggo due cose insieme: una grande disponibilità a non idealizzare, ma anche il desiderio profondo di smettere di sentirti sotto esame. Come se tu dicessi: “pur di non soffrire più, faccio qualsiasi cosa”. È umano. Ma attenzione: questa frase è spesso il segnale che la tua ansia sta guidando la scelta più che i tuoi valori. E tu meriti una vita in cui lavori, sì, ma senza cancellarti.

Sul tema “ho perso tempo e soldi”: è una lettura comprensibile ma non accurata. La laurea non è solo un titolo, è un set di competenze trasferibili: capacità di leggere, analizzare, scrivere, sostenere un ragionamento, gestire documenti e complessità. Che tu non voglia fare l’avvocato non significa che non possa lavorare grazie a quella struttura mentale. E spesso, quando uno è esausto, non vede alternative perché la mente fa zoom su una sola immagine: toga, studio, cause. Invece esistono molti modi di essere “una persona di giurisprudenza” senza fare la vita dello studio legale che ti ha traumatizzata.

Capisco anche l’urgenza: “voglio lavorare anche se mi mancano gli ultimi esami”. Qui la cosa delicata è non trasformare l’ultimo tratto in una montagna impossibile. Perché a volte, proprio quando mancano pochi esami, la mente va in blocco: non per incapacità, ma perché sente che quel traguardo chiude un capitolo e tu sei già carica di paura sul futuro. È come se finire significasse “poi devo affrontare il mondo”, e il corpo si irrigidisce. Non è mancanza di volontà: è difesa.

Mi sembra che la domanda di fondo sia: “come faccio a costruire autonomia senza perdermi?”. E qui, più che scegliere subito la risposta perfetta, io ti inviterei a riconoscerti una cosa: stai già facendo una cosa importante, cioè stai dicendo la verità su ciò che non vuoi più (lo studio legale, il lavoro in nero, la dipendenza, la paura). Non è poco. E anche il fatto che tu abbia uno psichiatra di cui ti fidi e che “stai generalmente meglio” è un fattore protettivo enorme: significa che non sei in balìa totale del caos.

Se vuoi, puoi pensare a questo momento non come “sono rimasta indietro”, ma come “sto cambiando rotta”. Cambiare rotta non è sprecare; è correggere una traiettoria alla luce di quello che hai imparato su di te. E se oggi l’obiettivo è lavorare e smettere di dipendere, può essere un obiettivo legittimo anche prima di avere tutto “perfetto”. L’importante è che tu non prenda decisioni punitive verso di te (tipo “faccio manovalanza perché non valgo altro”), ma decisioni di protezione e dignità.

Se riesci, porta queste stesse parole anche allo psichiatra che ti segue: non tanto per parlare di farmaci, ma per nominare la paura che ti sta tenendo stretta e che ti fa odiare lo studio. Quando la paura viene messa in parole, perde un po’ del suo potere.

Un caro saluto

Dott.ssa Maria Putynska Psicologo a Bergamo

95 Risposte

207 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

21 MAG 2026

Quello che emerge dal suo racconto è una forte sensazione di pressione: concludere gli studi, trovare un lavoro, diventare autonoma, allontanarsi da una storia familiare pesante. In questo contesto è comprensibile che la paura di “non farcela” diventi molto intensa e rischi di farle leggere tutto il percorso come un fallimento.
Mi colpisce però un passaggio: dice di aver imparato a odiare lo studio dopo un tirocinio traumatico. Questo fa pensare che forse non sia l’università in sé ad aver perso valore, ma l’immagine del futuro professionale che si era costruita intorno a quel percorso. Le chiederei allora: cosa ha reso quell’esperienza così impattante per lei? E quanto oggi sta associando l’intero percorso di studi a quella singola esperienza?

C’è anche un altro tema importante: sembra sentire molta vergogna nel dipendere economicamente da qualcuno. Considerando la situazione familiare da cui proviene e il fatto che stia comunque terminando una laurea impegnativa, si aspetta forse da sé stessa di essere già completamente autonoma, senza concedersi margini di transizione?

Il rischio, quando ci si sente bloccati, è passare da un estremo all’altro: da un percorso molto qualificante all’idea che “qualsiasi lavoro va bene”. Ma tra queste due posizioni potrebbero esserci possibilità intermedie che oggi fatica a vedere perché l’ansia restringe molto lo sguardo sul futuro.

Forse il punto non è decidere subito “cosa farà nella vita”, ma capire quale primo passo concreto può aiutarla a sentirsi meno impotente e più agente nella sua situazione attuale.

Resto a disposizione,
Dr. Elisabetta Carbone

Dott.ssa Elisabetta Carbone Psicologo a Melzo

506 Risposte

823 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

20 MAG 2026

Buonasera, nelle sue parole si sente molta angoscia, ma anche qualcosa di importante: il tentativo di immaginarsi un futuro diverso rispetto a quello da cui proviene. Forse oggi il dolore non riguarda soltanto il lavoro o l’università, ma anche il peso di sentirsi “in ritardo”, senza appoggi stabili e con la paura di non riuscire a trovare un posto nel mondo che non sia soltanto sopravvivenza.

Mi colpisce quando scrive che “qualsiasi lavoro andrebbe bene”. A volte, dopo esperienze familiari segnate da violenza o precarietà emotiva, il desiderio personale rischia di passare in secondo piano rispetto al bisogno urgente di sentirsi finalmente al sicuro. In questo senso, forse, la domanda non riguarda solo “che lavoro fare?”, ma anche quale posto sente di poter occupare nella vita senza sentirsi schiacciata o dipendente dagli altri.

Il tirocinio traumatico sembra aver incrinato qualcosa del rapporto con lo studio e con l’immagine che aveva costruito di sé. Ma questo non significa necessariamente che gli anni universitari siano stati “sprecati”. Freud scriveva che “l’Io non è padrone in casa propria”: spesso ci accorgiamo solo dopo che alcune scelte rispondevano anche a bisogni inconsapevoli, aspettative familiari o tentativi di salvezza.

Mi sembra importante anche il senso di colpa che emerge nel dipendere economicamente da sua madre. Forse proprio questa dipendenza oggi tocca un punto molto sensibile della sua storia e rende tutto più pesante e umiliante ai suoi occhi.

Credo che un percorso psicologico (a mio avviso meglio se di orientamento psicoanalitico), accanto alla cura psichiatrica che già sta seguendo, potrebbe aiutarla non solo a ridurre l’ansia, ma anche a interrogare più a fondo il rapporto tra desiderio, lavoro, autonomia e valore personale.

Le mando un saluto,
Dott. Valentino Moretto

Dott. Valentino Moretto Psicologo a Salerno

195 Risposte

721 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

20 MAG 2026

Buongiorno,

Da quello che racconti, sembra che tu stia vivendo una fase molto pesante in cui si intrecciano stanchezza, paura per il futuro, pressione economica e il bisogno di costruirti finalmente una vita più stabile e autonoma. In tutto questo, hai anche portato avanti un percorso universitario impegnativo e affrontato esperienze familiari e lavorative difficili: è comprensibile sentirsi confusa e scoraggiata.

Colpisce il fatto che tu stia leggendo la laurea quasi solo come “tempo perso”, forse perché oggi la associ a fatica e delusione. Ma il fatto di non voler fare l’avvocato non significa automaticamente che il percorso fatto non abbia valore o che tu debba per forza restare bloccata in quell’ambito.

Può esserti utile provare a separare due questioni:

- il bisogno urgente di indipendenza economica;
- la scelta professionale a lungo termine.

In questo momento, forse non serve decidere subito “cosa fare per tutta la vita”, ma capire quale primo passo concreto possa aiutarti a uscire dalla sensazione di immobilità. Ad esempio:

- valutare lavori temporanei o flessibili mentre completi gli ultimi esami;
- informarti su sbocchi alternativi alla professione forense;
- confrontarti con servizi di orientamento o career service universitari.

Anche il desiderio di trasferirti con il tuo compagno sembra parlare soprattutto del bisogno di allontanarti da un contesto percepito come soffocante e precario. Prima di svalutarti, prova a considerare che stai cercando, con le risorse che hai, una strada per stare meglio e costruire autonomia.

Un caro saluto
Dott. Francesco Bertasi

Dott. Francesco Bertasi Psicologo a Ferrara

25 Risposte

47 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

20 MAG 2026

Quello che descrivi ha molto senso dentro la storia che stai vivendo. Non stai reagendo “male” a una situazione semplice: stai cercando di costruirti una vita mentre porti addosso anni di ansia, precarietà, una famiglia violenta, la paura economica e anche la delusione di un percorso universitario che non ti rappresenta più. È tantissimo da reggere per una persona di 24 anni.

Dal modo in cui scrivi non emerge una persona pigra o senza voglia di fare, ma una persona molto stanca e spaventata, che ha investito energie in qualcosa sperando che aprisse possibilità e invece si è scontrata con un ambiente che l’ha fatta stare male. Un tirocinio traumatico può cambiare completamente il rapporto con una professione, soprattutto in ambiti competitivi e spesso poco umani come certi studi legali. Questo non significa che la laurea sia stata “sprecata” o che tu abbia sbagliato tutto.
Una laurea in giurisprudenza non obbliga a fare l’avvocata. Tantissime persone escono da quel percorso e lavorano in ambiti completamente diversi: amministrazione, risorse umane, concorsi pubblici, compliance, assicurazioni, customer care specializzati, uffici estero, aziende tech, segreteria organizzativa, gestione documentale, enti pubblici, ONG. E anche se un giorno facessi un lavoro manuale o pratico, non significherebbe aver fallito. Significherebbe aver trovato un modo concreto per sopravvivere e costruire autonomia.
Secondo me in questo momento la tua mente sta facendo una fusione tra più paure: “non voglio fare l’avvocato”, “allora ho buttato anni”, “allora non troverò mai lavoro”, “allora dipenderò sempre dagli altri”. Ma queste conclusioni non sono inevitabili. Sei in una fase di transizione molto caotica, non in una condanna definitiva.

C’è anche un altro punto importante: quando una persona cresce in ambienti violenti o instabili, spesso sviluppa l’idea di dover diventare subito autonoma, subito utile, subito forte, altrimenti si sente un peso. E dipendere economicamente da qualcuno può diventare quasi umiliante. Però il fatto che oggi tu abbia bisogno di aiuto non significa che sarà così per sempre. Sei ancora dentro la costruzione della tua uscita da quella realtà.
Inoltre, il fatto che tu dica “a me va bene qualsiasi lavoro” mi fa pensare che in questo momento il tuo bisogno principale non sia tanto la realizzazione professionale, ma sentirti al sicuro, libera e finalmente autonoma. Ed è comprensibile. Molte persone che vengono da contesti familiari difficili all’inizio cercano soprattutto pace e stabilità, non il “lavoro dei sogni”.

Non devi decidere oggi tutta la tua vita. Puoi anche fare una cosa molto pragmatica: finire gli ultimi esami cercando nel frattempo un lavoro qualsiasi che ti permetta di avere un minimo di indipendenza economica e mentale. E se il tuo compagno dovesse trasferirsi all’estero e tu scegliessi di seguirlo, non sarebbe una sconfitta. Sarebbe una scelta di vita. In molti paesi europei, tra l’altro, lavori amministrativi, customer support, back office o anche impieghi non qualificati sono molto più dignitosi e tutelati rispetto a tante situazioni italiane in nero.
La parte importante è non trasformare la paura attuale in un giudizio globale su di te. Tu sei una ragazza che sta cercando di uscire da una situazione pesante con gli strumenti che ha avuto. E il fatto che tu stia chiedendo aiuto, riflettendo, facendo terapia e cercando comunque una strada dice che dentro di te la spinta vitale c’è ancora.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

1786 Risposte

3720 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

20 MAG 2026

Buongiorno, nonostante la cura per l'ansia lei è tendenzialmente predisposta a vedere il bicchiere mezzo vuoto. Vorrei mostrarle anche il bicchiere mezzo pieno.
Le sue fragilità al momento dipendono :
da un iter di studi faticosi
da un tirocinio traumatico
la paura di non trovare lavoro
aver vissuto in una famiglia violenta
avere poca stima di sè
I suoi punti di forza:
ha trovato la cura per l'ansia
ha appena 24 anni
ha quasi terminato gli studi universitari
ha una madre che la sostiene
ha un compagno con cui vivere e fare progetti per il futuro.
Adesso non è il momento di mollare ma di portare a termine ciò che ha iniziato:
oltre che prendere farmaci per l'ansia si rivolga ad un* psicolog* che la sostenga e l'aiuti a trasformare le sue fragilità in punti di forza, finisca gli studi universitari e non si svaluti; anche se non vuole fare l'avvocato può aspirare a ben altro senza doversi svendere; far crescere la propria autostima, ne ha bisogno ed è un ingrediente fondamentale per affrontare la vita; non svaluti l'aiuto di sua madre come una dipendenza negativa, in questo momento le dà la possibilità di crescere.
Ci pensi su.
Dott.ssa Noemi Sembranti

Noemi Sembranti Psicologo a Pescia

169 Risposte

514 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

20 MAG 2026

Buongiorno, da quello che racconti stai affrontando molte difficoltà contemporaneamente: ansia, un percorso universitario faticoso, il peso di una storia familiare dolorosa e l’incertezza sul futuro. È comprensibile sentirsi scoraggiata e spaventata.
Concludere la laurea non significa aver sprecato tempo: le competenze che hai acquisito possono aprirti strade diverse da quella dell’avvocatura. Il desiderio di lavorare e costruire autonomia è una risorsa importante.
Potrebbe esserti utile uno spazio psicoterapeutico per elaborare il senso di fallimento, rafforzare la fiducia nelle tue capacità e orientarti nelle scelte future. Non sei bloccata: sei in una fase di transizione complessa, ma ricca di possibilità.
Rimango a disposizione
Cordialmente
Sofia Covini

Dott.ssa Sofia Covini Psicologo a Milano

296 Risposte

115 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

20 MAG 2026

Salve,

da quello che scrivi si sente una stanchezza molto profonda, ma anche qualcosa di importante: non mi sembri una persona “senza voglia”, mi sembri una persona che ha investito enormemente per sopravvivere e costruirsi un futuro in condizioni emotive molto difficili.

Mi colpisce che tu dica:
“non avevo altro”.

Perché a volte alcune scelte universitarie non nascono da un desiderio libero e sereno, ma dal bisogno di trovare una via d’uscita, una possibilità di stabilità, un’identità riconosciuta, soprattutto quando si cresce in contesti familiari violenti o poco sicuri. E in quei casi può succedere che col tempo lo studio non venga più vissuto come una scoperta o una crescita, ma come un peso enorme, quasi una corsa continua per salvarsi.

Questo non significa che tu abbia “sprecato” anni.

Anche se oggi senti rifiuto verso il mondo forense, quei sei anni non definiscono solo un mestiere. Parlano anche di una ragazza che, nonostante ansia, precarietà emotiva e assenza di sostegno reale, è arrivata quasi alla fine di una facoltà molto impegnativa.

Mi colpisce anche il modo in cui parli del lavoro:
“mi basta anche la manovalanza”.

Dentro questa frase sento quasi il bisogno disperato di sentirti finalmente autonoma, libera dalla dipendenza economica e psicologica dalla tua famiglia. Come se il punto oggi non fosse tanto “realizzarti professionalmente”, ma respirare, sentirti adulta, smettere di sentirti intrappolata.

E questo è comprensibile.

Allo stesso tempo, però, fai attenzione a non svalutarti troppo nel momento in cui sei esausta. Perché quando una persona arriva a un livello alto di stress, delusione e paura del futuro, spesso inizia a leggere tutto ciò che ha fatto come inutile o fallimentare. Ma il fatto che il tirocinio ti abbia traumatizzata non significa automaticamente che tu non valga nulla o che tu non possa trovare strade diverse.

Molte persone laureate in giurisprudenza poi non fanno gli avvocati. Alcune cambiano completamente settore, altre lavorano in aziende, risorse umane, pubblica amministrazione, compliance, concorsi, ambiti amministrativi o percorsi totalmente differenti. Oggi forse fai fatica a immaginare alternative perché sei molto schiacciata dall’ansia e dal bisogno immediato di sopravvivere economicamente.

Mi sembra importante anche il tema della dipendenza da tua madre. Quando si viene da famiglie violente o disfunzionali, il legame economico può essere vissuto con molta ambivalenza: bisogno, colpa, rabbia, vergogna, senso di fallimento. E spesso questo rende ancora più urgente il desiderio di “scappare” o accettare qualsiasi lavoro pur di sentirsi finalmente libera.

Però non leggere questo momento come una sentenza definitiva sulla tua vita. Hai 24 anni, non 60. E anche se oggi ti senti senza direzione, sei in una fase di transizione molto delicata:
stai finendo un percorso che non senti più tuo,
stai cercando di separarti emotivamente dalla tua famiglia,
stai provando a costruire una vita adulta,
e contemporaneamente stai gestendo un disturbo d’ansia importante.

È tantissimo.

Forse oggi non hai bisogno di decidere “chi sarai per sempre”. Forse hai bisogno prima di tutto di costruire un minimo di stabilità interna ed economica che ti permetta di ragionare senza sentirti continuamente con l’acqua alla gola.

E una cosa importante: il fatto che tu non voglia fare l’avvocato non significa che tu abbia fallito. A volte significa semplicemente che, entrando davvero in contatto con quel mondo, hai capito che non è compatibile con il tuo funzionamento emotivo o con il tipo di vita che desideri.

Dott. Davide Ciccarelli Psicologo a Torino

16 Risposte

21 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

20 MAG 2026

Buon pomeriggio,

dal suo messaggio emerge una grande stanchezza emotiva, ma anche una forte pressione interna nel sentire di dover capire subito cosa fare della sua vita, del lavoro, degli studi e del futuro. Mi sembra però importante riconoscere che lei non sta attraversando soltanto un momento di indecisione professionale: sta cercando contemporaneamente di reggere un’importante sofferenza psicologica, una storia familiare dolorosa, la paura dell’instabilità economica e il senso di dipendenza dagli altri.

In situazioni così complesse capita spesso che tutto venga vissuto come una prova del proprio fallimento: gli anni di università sembrano “sprecati”, il futuro appare bloccato e ogni scelta fatta in passato viene riletta solo attraverso la delusione del presente. Ma credo sia importante distinguere il sentirsi persi in questo momento dall’idea di aver rovinato definitivamente la propria vita.

Da ciò che racconta, non mi sembra emerga una persona senza risorse. Al contrario, vedo una ragazza che ha portato avanti una facoltà molto impegnativa nonostante un contesto personale difficile, che ha cercato di costruirsi possibilità concrete e che oggi sta provando con lucidità a capire quale direzione possa davvero appartenerle. Il fatto che l’esperienza nello studio legale sia stata traumatica non significa necessariamente che tutto il percorso fatto non abbia avuto valore, né che lei sia obbligata a restare dentro una strada professionale che sente distante da sé.

A volte, soprattutto quando si cresce in ambienti molto faticosi o instabili, alcune scelte vengono fatte più per bisogno di sicurezza, di riscatto o di sopravvivenza che per un desiderio autentico. E può accadere che solo più avanti emerga la necessità di fermarsi e chiedersi davvero cosa ci faccia stare bene e quale spazio vogliamo costruirci nel mondo.

Mi sembra anche importante accogliere il fatto che in questo momento lei sia reduce da una forte destabilizzazione emotiva. Vivere con ansia intensa, attacchi di panico o periodi molto stressanti può togliere energie, lucidità e fiducia nel futuro. Per questo forse oggi non dovrebbe pretendere da sé di avere immediatamente tutte le risposte o di ripartire già “forte”. A volte il primo passo non è capire subito cosa fare per tutta la vita, ma concedersi il tempo di recuperare un po’ di stabilità interna e ricominciare gradualmente a investire su di sé, anche attraverso piccoli passi.

Capisco quanto questo possa essere difficile quando ci si sente economicamente dipendenti, senza appoggi e con la percezione che il mondo esterno chieda continuamente risultati, indipendenza e certezze. Però proprio nei momenti in cui ci si sente più bloccati è importante evitare di ridurre il proprio valore personale al lavoro che si riesce o non si riesce a trovare in questo momento.

Credo che il fatto di essere già seguita da uno psichiatra e di stare meglio grazie alla terapia farmacologica sia un elemento importante. Potrebbe esserle utile, se non lo sta già facendo, affiancare anche uno spazio psicologico in cui poter elaborare non solo l’ansia, ma anche il senso di fallimento, la paura del futuro e il peso della storia personale che porta con sé.

A 24 anni molte cose possono ancora ridefinirsi profondamente, anche se oggi le sembra impossibile vederlo. E il fatto che lei riesca a mettere in parole con tanta chiarezza il proprio malessere e i propri bisogni è già un punto da cui poter ripartire.

Dott. Ettore Fioravanti

Dott. Ettore Fioravanti Psicologo a Roma

49 Risposte

132 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

20 MAG 2026

Ciao,
grazie per aver condiviso in modo così aperto quello che stai vivendo. Da quello che racconti emerge un livello di fatica e di pressione molto alto: l’ansia, la conclusione degli studi che non senti più tuoi, le difficoltà lavorative, e allo stesso tempo una storia personale e familiare complessa che sembra averti lasciata senza molte reti di sicurezza.
Capisco anche quanto possa essere pesante il pensiero di ‘aver perso tempo’ o di non vedere un futuro chiaro in questo momento. Quando si è sotto stress e con molta incertezza, è facile che tutto venga vissuto come un fallimento, anche se in realtà stai attraversando una fase di transizione molto delicata.
Mi sembra importante non prendere decisioni drastiche in questo momento di forte attivazione emotiva. Potrebbe essere utile dare spazio, insieme, a queste paure e capire meglio cosa ti sta spaventando di più: il lavoro, l’idea di aver sbagliato percorso, o la sensazione di non avere alternative.
Se ti va, possiamo approfondire questi aspetti in seduta, così da aiutarti a distinguere tra ciò che è una paura comprensibile e ciò che invece rappresenta davvero una possibilità concreta nella tua situazione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Camilla Rosadi
Psicologa Clinica

Camilla Rosadi Psicologo a Arezzo

19 Risposte

3 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

Psicologi specializzati in Ansia

Vedere più psicologi specializzati in Ansia

Altre domande su Ansia

Spiega il tuo caso ai nostri psicologi

Invia la tua richiesta in forma anonima e riceverai orientamento psicologico in 48h.

50 È necessario scrivere 30100 caratteri in più

La tua domanda e le relative risposte verranno pubblicate sul portale. Questo servizio è gratuito e non sostituisce una seduta psicologica.

Manderemo la tua domanda ai nostri esperti nel tema che si offriranno di occuparsi del tuo caso.

Il prezzo delle sedute non è gratuito e sarà soggetto alle tariffe dei professionisti.

Il prezzo delle sedute non è gratuito e sarà soggetto alle tariffe dei professionisti.

Introduci un nickname per mantenere l'anonimato

La tua domanda è in fase di revisione

Ti avvisaremo per e-mail non appena verrà pubblicata

Se hai bisogno di cure psicologiche immediate, puoi prenotare una terapia online adatta alle proprie esigenze.

Questa domanda esiste già

Per favore, cerca tra le domande esistenti per conoscere la risposta

psicologi 35600

psicologi

domande 30100

domande

Risposte 178500

Risposte