Ho davvero necessità di andare da uno psicologo?

Inviata da Martina Abategiovanni · 15 mag 2020 Autorealizzazione e orientamento personale

Salve. Ho 14 anni ed è da un po’ di tempo che cerco in ogni modo di contattare uno psicologo per iniziare una terapia, ma non ne ho mai voluto parlare con i miei genitori e ciò mi ha sempre limitato. La prima volta che provai a contattare uno psicologo fu a settembre dell’anno scorso, che però mi rispose dicendomi che non poteva incontrarmi senza il permesso dei miei genitori. Senza farla troppo lunga, ho provato a contattare via email altri psicologi durante questo lasso di tempo ma mi è stata detta la stessa cosa. Da un po’ di tempo allora mi ero decisa che, conclusa la quarantena, mi sarei recata da sola in un consultorio familiare per ricevere un primo parare sulla mia situazione generale, dato che avevo letto su una pagina google che ciò era possibile ed era previsto dalla legge (non so quanto questo fosse effettivamente affidabile, ma tenevo molto a provarci). Ma un paio di settimane fa, la fidanzata di mio fratello si è recata a casa nostra per pranzo e in breve, ha discusso per molto tempo con mia madre e mia sorella sull’importanza che aveva per me sentirmi a mio agio con gli altri e con me stessa (ciò è fuoriuscito dopo una mia lamentala molto generica sul mio ambiente scolastico, nella quale non mi trovo per nulla a mio agio). Mia madre quindi ha accettato di accompagnarmi, in caso io ne avessi sentita la necessità, da uno psicologo, e io ne ero ovviamente molto felice. Da un po’ di tempo però, sto valutando se io ne abbia realmente bisogno o meno. Inizio a non essere più così convinta nell’andarci dato che man mano passa il tempo, mi sembra che le mie motivazioni siano sempre meno convincenti. Quindi, il motivo che mi ha spinto a porvi questa domanda è di capire o meno se io abbia la reale necessità di consultare o uno psicologo, o se si trattano semplicemente di “problematiche” adolescienziali risolvibili col tempo. Ciò che mi ha sempre spinto maggiormente a voler consultare uno psicologo è la solitudine. Ho molta difficoltà nel parlare con gli altri, non riesco a intrattenere conversazioni che rintengo realmente interessanti e in più non trovo di avere reali stimoli nell’intraprendere un’amicizia con una nuova persona, dati i limiti che mi autoimpongo, difatti sin da quando ero più piccola mia madre è stata sempre molto restia nell’accompagnarmi a casa di mie compagne di classe e o ad invitarle a casa, e ciò mi ha portato spesso a rifiutare qualsiasi invito da parte di altre persone, con la paura di ricevere un qualsivoglia rifiuto da parte di mia madre e la vergogna di riferirlo ai diretti interessati. Oltre ciò, non so quanto questo possa essere realmente rilevante, ho sviluppato col tempo la tendenza, in situazioni che ritengo fastidiose, che mi rendono triste o arrabbiata, ad avere come dei “tic”: compio movimenti bruschi volontariamente, spesso con l’obiettivo di farmi cadere a terra; mi graffio le braccia, tiro pugni da sola, giro violentamente la testa da un lato all’altro e sento il bisogno improvviso di ridere rumorosamente o urlare. Infine credo che un altro aspetto prevalente sia quello del mio perenne senso di tristezza. Mi sento così vuota, invidio qualsiasi mia compaga di classe e se ne avessi la possibilità vorrei poter avere la loro vita, qualsiasi mi sembra migliore della mia. Non ho alcun sogno o obiettivo, non mi piace nulla non ho l’ambizione di fare nulla e per questo motivo sono arrivata a creare circa quattro anni fa un mondo immaginario nella quale prendo le vesti di un’altra ragazza in un’altra vita, a cui mi sono affezionata con tutta me stessa. Tutto ciò mi porta spesso a pensare che forse vorrei uccidermi, o più genericamente morire, cosa che puntualmente non faccio, dato che non ho il coraggio di compiere un gesto del genere, e ciò mi porta a vivere in un limbo senza comunque alcuno stimolo per migliorare me stessa. Non so quanto io possa essere stata chiara, spero abbastanza da poter ricevere una risposta. Mi scuso per eventuali errori grammaticali e ringrazio chiunque abbia perso qualche minuto della sua vita a leggere questo mio delirio. Arriverderci

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Miglior risposta 16 MAG 2020

Buonasera Martina,
Mi permetto di darti del tu vista la tua giovane età e di scriverti un mio breve pensiero nella speranza che ti possa essere di aiuto.
Quando si decide di intraprendere un percorso psicologico non è mai qualcosa di semplice, spesso i sentimenti che ci accompagnano sono ambivalenti, da un lato il desiderio e la curiosità di esplorare il nostro mondo interno e capire cosa non funziona dentro di noi che ci rende così tristi e insoddisfatti della nostra vita, dall'altro lato c'è però anche la paura legata a questa nuova esperienza, che ci porterà ad intraprendere un viaggio faticoso dentro noi stessi, ad entrare in contatto con aspetti di noi che non è detto che ci piaceranno, ma che dovremo accettare per poter iniziare a cambiare. Per questi motivi può essere che in alcuni momenti desideriamo iniziare subito un percorso, ma subito dopo cambiamo idea e questo ci rende confusi su quale possa essere la scelta giusta per noi.
Alcune delle preoccupazioni che porti possono essere fisiologiche e legate al periodo di crescita adolescenziale, credo che però se queste si presentano costantemente e in modo disturbante, elicitando intensi vissuti di tristezza e pensieri di morte, penso che intraprendere un percorso psicologico possa essere utile per dar voce a quelli che sono i tuoi pensieri e le tue preoccupazioni. Visto che sei minorenne i tuoi genitori devono essere necessariamente coinvolti per poter vedere uno psicologo, ma mi sembra di capire che questo piccolo ostacolo è già stato affrontato.

Un caro saluto

Dott.ssa Ilaria Passoni

Ilaria Passoni Psicologo a Lissone

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