Ho bisogno di dare un nome a tutto questo

Inviata da Anonimo2020 · 2 nov 2020

Buongiorno a tutti, ringrazio anticipatamente chiunque spenderà del tempo per aiutarmi.
Sarò sicuramente prolisso nel racconto ma ho la necessità di dover spiegare questo problema e spero che quanti più dettagli possibili possano aiutare a comprendere al meglio la situazione.
Sono un ragazzo di 20 anni, e da all'incirca due anni e mezzo soffro d'ansia con una serie di disturbi che non riesco perfettamente ad inquadrare e a definire,ma facciamo un passo indietro per contestualizzare la situazione.
All'età di 13 anni i miei genitori si sono separati, è stata una separazione molto molto difficile fatta di 4 anni di litigi violenti e scontri verbali.
Ero diventato una vera e propria valvola di sfogo per mio padre, ero costretto ad ascoltare per ore i suoi sfoghi violenti che mi terrorizzavano, sfoghi che duravano ore dove non riuscivo nemmeno a proferire parola e che vivevo in maniera completamente passiva. Ho vissuto momenti di terrore dove temevo anche per la mia vita è quella di mia madre. Quei 4 anni sono stati un vero e proprio inferno, ricordo che provavo brividi di paura solo a leggere "papà" quando il cellulare squillava.
Quando tutto è iniziato per 1 anno ho condotto una vita normale, uscivo con gli amici poi però ho smesso di uscire, ho trascorso 2 anni quasi perennemente a casa senza uscire perché non mi andava non avevo mai voglia di uscire, ricordo che la scusa che utilizzavo con gli amici era "ho mal di stomaco/la nausea non mi va di uscire". Stare a casa mi permetteva di evitare o di poter intervenire in caso di scontri violenti tra mio padre e mia madre, le poche volte che avevo voglia di uscire mi veniva impedito da mio padre perché voleva che rimanessi a casa in modo che potesse sempre sapere dove stesse mia madre.
In quel periodo ero diventato menefreghista, freddo e molto poco empatico cosa che non sono mai stato, nonostante avessi una ragazza ero sempre emotivamente distaccato con una difficoltà terribile a legarmi in maniera profonda con lei (questo l'ho notato solo col passare degli anni) ero anestetizzato nei confronti di ogni emozione, non riuscivo a piangere il solo pensiero di farlo per me in quel periodo era utopia. Sono stati anni davvero duri, mio padre mi ammise candidamente che per far soffrire mia madre faceva soffrire me e mia sorella.
Arrivato a 17 anni i litigi terminano e credevo che finalmente potessi vivere una vita tranquilla e serena, ma questo durò solo pochi mesi.
I primi problemi si manifestarono con dei fastidi a stare in luoghi affollati con l'autobus che utilizzavo per andare a scuola o ad esempio quando ero in auto e l'auto aveva solo due portiere, erano fastidi molto circoscritti che non pesavano molto e soprattutto non sapevo riconoscere che fossero sintomi ansiosi.
Col passare del tempo hanno iniziato ad aggravarsi nel senso che in quei momenti mi si contorceva lo stomaco dall'ansia e dall'agitazione e avevo paura che mi venisse da vomitare ricordo che in pullman per tranquillizzarmi mi ripetevo che se fosse accaduto avrei vomitato nello zaino.
È andata avanti così per diversi mesi finché ad aprile 2018 ho avuto il mio primo attacco di panico in classe, dal nulla ho avuto prima una forte nausea che dopo poco si è placata lasciando spazio alla paura, ero agitato, spaventato e non capivo cosa stesse accadendo e non riuscivo a calmarmi avvertivo una paura indefinita il tutto si è calmato solo uscendo da scuola e tornando a casa.
Da lì in poi e subentrata l'agorafobia non riuscivo più ad arrivare a scuola e sono iniziati gli evitamenti, nonostante tutto provavo a sfidare il tutto ma con un ansia anticipatoria devastante.
Dopo 10 giorni tornai a scuola e all'uscita ebbi un attacco di panico devastante, seguì lo stesso copiene del primo ma molto più forte al punto che persi i sensi per 20 secondi.
Da lì in poi è iniziato il calvario, dopo aver fatto gli esami medici di routine per capire se ci fossero cause organiche la "diagnosi" fu che era solo ansia.
L'ansia è peggiorata sempre di più col passare del tempo, ho iniziato ad attribuire la colpa degli attacchi di panico e d'ansia alla paura di vomitare data la nausea che mi si presentava sempre in quei momenti fino a farla diventare un pensiero costante, sempre concentrato su ciò che mi diceva il mio stomaco.
Iniziai una terapia psicologica di tipo sistemico relazionale, avevo bisogno di aiuto iniziai ad andare lì e ricordo che avevo la paura costante di impazzire, non riuscivo a dormire perché tremavo nel letto e l'agorafobia era già a milla. Nonostante i mesi e mesi di terapia l'ansia rimase invariata anzi peggiorava sempre di più, continuavo ad aver paura di star male di stomaco per paura degli attacchi di panico al punto che arrivai a pesare 47kg per 1.73cm dato che avevo ansia anche di mangiare.
Toccai il fondo quando un giorno dissi senza pensarci nemmeno più di tanto "così che vivo a fare" fu un pensiero dettato dallo sconforto come può farlo chiunque ma nella mia mente si amplificò, iniziai ad avere il terrore di volermi suicidare di perdere il controllo e di farlo.
Passai una settimana con questo pensieri costante e con l'angoscia che ne consegue finché dal nulla la mia mente smise di provare emozioni, ebbi 1 mese di depersonalizzazione e a distanza di 2 anni tremo ancora al solo pensiero che possa accadere.
Successivamente mi fidanzai, iniziai a stare un pochino meglio nel senso che non vivevo costantemente in ansia ma avevo sempre l'agorafobia a 1000 con attacchi d'ansia che si presentavano diverse volte a settimana ma le uscite con la ragazza mi diatrevano ed era più vivibile come cosa.
Col lockdown di marzo la cosa è degenerata nuovamente, dopo poche settimane in casa ricominciai ad avere attacchi d'ansia dopo pranzo e il pensiero costante di poter vomitare e di poter avere attacchi di panico, in quel periodo ho tamponato assumendo levopraid a pranzo e a cena.
Alla fine del lockdown mi decido e torno in terapia da un altro psicologo il per tutto il periodo estivo.
Qualcosa dentro di me è cambiato in quel periodo già prima di cominciare ad andare, finalmente sentivo di volerne uscire realmente da questo periodo con tutto me stesso.
Solo che credo di non aver trovato la persona giusta, all'inizio sembrava andasse meglio poi però ha iniziato a svalutare ogni mio problema e ogni mia difficoltà, per lui tutto quello che avevo vissuto era solo un contorno superfluo, il mio costante pensiero di vomitare non era nulla di importante e continuavamo a parlare del nulla durante le sedute, spesso mentre parlavo stava al cellulare o rispondeva al telefono.
Decido di mollare la terapia nonostante il suo parere contrario e rivolgermi ad uno psichiatra dato che ero ormai paralizzato dall'ansia, mangiavo pochissimo e vivevo peremmenente in panico, da agorafobico quale sono riesco a farmi 30km in auto pur di incontrarlo e farmi aiutare.
Mi ha prescritto il cipralex per una sindrome ansiosa, è dal 22 settembre che lo assumo partendo da 1 goccia e da poco più di 10 giorni sono arrivato a 10.
Sto meglio ma sicuramente non bene ma la terapia va avanti da poco e bisogna trovare il dosaggio giusto.
Ora la mia domanda è una sola dato che nessuno dei 2 psicologi si è mai degnato di darmi una risposta perche per loro non serviva, vorrei sapere tutto questo cos'è? Sento il bisogno di dargli un nome, brancolo nel buio da anni e sento il bisogno viscerale di dare un nome a tutto questo.
Ho sempre paura che mi venga da vomitare, la mia paura non è tanto in merito all'atto in sé quello non mi spaventa se ci penso quando sono tranquillo, quello che mi spaventa è la mia reazione in quei momenti quasi in contemporanea alla nausea avanza l'ansia quasi come se fossero due cose sequenziali ma non riesco a capire se è l'ansia che mi porta la nausea o viceversa. Ad esempio un paio di mesetti fa ebbi una piccola indigestione e l'ansia fu nulla anzi speravo di vomitare perché volevo liberarmi ma allo stesso tempo ci sono momenti in cui sono turbato emotivamente e dal nulla inizio ad avere il terrore di vomitare e degli attacchi d'ansia che ne conseguono.
Questa è una fobia? Un pensiero ossessivo? O è solo una mia associazione mentale come chi durante il panico ha la tachicardia e inizia ad avere sempre paura di un infarto?
Oltretutto nel limite del consulto online credete che tutto quello che ho vissuto possa aver avuto un peso per lo sviluppo di tutto questo?
Appena starò meglio riprenderò le sedute da uno psicologo per avere le migliori possibilità di non ricadere in tutto questo.

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Miglior risposta 3 NOV 2020

Gentilissimo,
il suo resoconto è molto dettagliato e preciso, dalla lettura emerge una sofferenza acuta e tanto dolore da elaborare. Purtroppo il corpo ricorda tutto ciò che ha vissuto, le emozioni negative e distruttive rimangono dentro, la ferita permane.
Occorre dar ascolto empatico e riparare questi traumi a piccoli passi per superare l'ansia e gli attacchi di panico ed arrivare all'origine dei problemi. Il significato psicogeno del vomito è legato alla conflittualità o non accettazione dei contenuti dell'inconscio o aspetti della vita reale difficilmente assimilabili. Non si focalizzi troppo sulla definizione delle diagnosi e ricerchi un aiuto psicologico valido, possibilmente in presenza,
cari saluti,
dr.ssa Donatella Costa

Dr.ssa Donatella Costa Psicologo a Rezzato

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3 NOV 2020

Gentile A., la tua sofferenza meriterebbe una risposta lunga e attenta. Purtroppo questa rubrica non va scambiata per una consulenza on line, perché se dovessimo lavorare su ogni caso, la nostra attività in studio ne sarebbe compromessa. Sopratutto non sarebbe neppure utile per te una lunga disamina.
Tu chiedi di poter dare un nome a tutto questo. Ora è indubitabile che il disturbo d'ansia è presente, ed anche con una forte somatizzazione, ovvero la sofferenza è espressa attraverso disturbi somatici. Ma forse (non abbiamo elementi sufficienti per porre una diagnosi, ma solo una ipotesi diagnostica) più probabilmente siamo davanti un vero e proprio PTDS (disturbo post-traumatico, insorto dopo una lunga sofferenza e stress, quella che tu racconti con lucidità ed intelligenza. Ebbene tale disturbo va trattato, dopo una attenta diagnosi, con le tecniche adeguate. Da quel che racconti (noi non dovremmo giudicare l'operato dei Colleghi, ma quando gli errori sono gravi è doveroso metterlo in luce per il vostro bene) è mancata una diagnosi approfondita. Ovvero,all'inizio del percorso, non ti hanno sottoposto ad una batteria di test per stilare un profilo di personalità, nonchè per la diagnosi del PTDS, altrimenti avresti le idee molto più chiare. Scusa se scrivo in maniera un po' affrettata ma non mi è possibile soffermarmi a limare lo scritto. Una volta posta la diagnosi, il PTDS deve essere trattato con tecniche adeguate per esempio l' EMDR, tecnica che lavora per rimuovere i traumi con il movimento oculare e che ha mostrato una provata efficacia. A livello personale potresti svolgere attività per ridurre l'ansia come lo jogging, il ballo, lo yoga o la mindfulness o qualunque altra tecnica mente-corpo ti piaccia. Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.
Un cordiale saluto
dr. Leopoldo Tacchini

Dott. Leopoldo Tacchini Psicologo a Firenze

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2 NOV 2020

Gentile, riporta ciò che Le è accaduto molto lucidamente. Chiaramente ha voglia di superare il Suo malessere, per poter vivere in pace con se stesso e con l'esterno.
Certo, quello che ha vissuto nel Suo contesto familiare ha lasciato un segno dentro Lei, e l'ansia che prova è legata ai Suoi vissuti non elaborati rispetto alle Sue esperienze passate. Lei ha subìto un maltrattamento.
Ciò che prova rispetto al vomito, inconsciamente, potrebbe essere collegato a tutto ciò che si è tenuto dentro, negli anni, rispetto a quello che viveva a casa, e che vuole tirare fuori. Ma, allo stesso tempo, teme che gli possa fare del male buttandolo tutto all'esterno, "svuotandosi". - Questa è solo una ipotesi, da verificare, in ogni caso, con i giusti strumenti-.
Purtroppo i farmaci possono solo alleviare i sintomi, ma non risolverli. Quindi, appena potrà, si faccia aiutare da un professionista- Le consiglierei una terapia con un tipo di orientamento individuale- che possa guidarLa nell'elaborazione di sé, e di ciò che Le crea malessere, per poter star bene, come merita.
Le auguro buona fortuna e serenità.
Dr.ssa Amanda D'Ambra.

Dr.ssa Amanda D'Ambra Psicologo a Torino

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