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Gentile Roberta, colgo nella sua affermazione la parola "devo", come se inconsciamente non lo volesse. Questo potrebbe essere un piccolo spunto per riflettere sulle reale motivazioni che la spingono a prendere la decisione, in bocca al lupo,
Codruta Ileana Terbea, Psicologa

Dott.ssa Codruta Ileana Terbea Psicologo a Lecce

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Cara Roberta,
la prima cosa che mi viene da chiederti è "chi dice che devi?" E' una decisione maturata con reale consapevolezza o si tratta di altro? Nel caso in cui tu sia realmente convinta di farlo, puoi trovare il coraggio grazie ad un lavoro di consapevolezza di te e delle tue risorse, è questo che permette di gestire le paure che impediscono di realizzare un cambiamento tanto desiderato...

Buona vita,
Dr.ssa Ilaria Terrone, Bari

Dott.ssa Ilaria Terrone Psicologa Bari Psicologo a Bari

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Buonasera Roberta, io leggo quel "devo" come un accorgersi che, l'eventuale rottura con suo marito, le potrebbe togliere quel qualcosa di positivo (per Sè) che le ha permesso di costruire questo rapporto. A me sembra che razionalmente lei si sia accorta che questo rapporto non ha più le stesse ragioni di esistere rispetto a prima, tuttavia, emotivamente, la forza di rompere non la percepisce non tanto perchè non sia in grado di farlo, ma (ipotesi) per un timore di cosa le potrebbe accadere in termini di senso di Sè, immagine personale, etc. Ad es., può darsi (sempre ipotesi) che il suo nucleo emotivo faccia fatica a terminare questo rapporto in quanto il nucleo emotivo di suo marito, almeno fino ad un certo punto, le ha permesso di sentirsi in un certo modo (vista, utile, con un ruolo, amata/amabile, etc.?), di avere un'immagine di Sè di un certo tipo (non più sola, abbandonata, non amabile/desiderabile, con bassa autostima, triste e delusa, etc?,) e così via. Insomma, i vantaggi emotivi-evolutivi che hanno permesso alle vostre due personalità di "incastrarsi", sono sempre lì e sono sempre molto forti (sono loro che, realmente, permettono a due persone di percepirsi bene insieme), tuttavia, nelle relazioni non basta "solo" questo (fortunatamente), ma c'è bisogno di tanto altro (e qui siamo più sul piano razionale).
Per questo, le consiglio un consulto psicologico, e/o psicoterapico, non orientato a capire se e come lasciare o meno suo marito, ma a comprendere meglio il suo funzionamento di base, di cosa ha bisogno per "sopravvivere" emotivamente, etc, e poi, eventualmente, può avere tutte le carte in mano per prendere una qualunque decisione.
Buona fortuna
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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Cara Roberta,
"Il coraggio non è sempre un ruggito.
A volte il coraggio è la calma voce alla fine del giorno che dice: proverò di nuovo domani" . Decisioni importanti come questa possono comportare un taglio netto o un lento percorso di allontanamento . Entrambe le modalità non sono indenni dal tormento. Valuti attentamente le ragioni della sua scelta, più le saranno chiare più il coraggio verrà. La sua richiesta di aiuto può trovare nello psicologo un valido supporto.
Dssa Sirtori

D.ssa Daniela Sirtori Psicologo a Villasanta

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Gentile Roberta,
prendere una decisione può essere molto difficile. Nel suo caso molte cose andrebbero valutate che certo non si possono desumere e considerare grazie ad una sola sua frase.
Consulti uno psicologo psicoterapeuta che potrà valutare dall'esterno e quindi con maggiore obiettività la situazione e le può dare comunque utili strumenti per prendere la decisione più giusta.

Valentina Sciubba Psicologo a Roma

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