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Inviata da Annalisa il 6 mar 2017 Disturbi Alimentari

Gentili dottori,
Sono Annalisa, ho 22 anni e da un po' di tempo la vita sembra mi stia scivolando di mano. Premetto con il dire che sono sempre stata una persona molto attiva: studio all'università, lavoro, faccio volontariato, ma che vive in un costante stato di ansia per ogni cosa. Ammetto che i miei ritmi siano stati sempre molto incalzanti ma questo non é mai stato un grosso problema per me. Da sempre sono in sovrappeso, e altrettanto da sempre questa mia situazione è riuscita a portarmi solo dolore e sofferenze. Una volta compreso il meccanismo (mangio quando ho paura e sono molto in ansia, mi sento in colpa e quindi mangio dinuovo) é frustrante ancor di più non riuscire a venir a capo del problema. In questo l'università non ha aiutato. Mi sono laureata in triennale dopo molte fatiche e una 15ina di kg in più del liceo. Ho guardato le foto della laurea solo una volta, e mi ha fatto troppo mae vedere come sono diventata. La mia preoccupazione è aumentata proprio dopo quel giorno quando mi sono resa conto che una cosa così bella e importante mi é quasi sembrata indifferente. Tutto ciò che sto facendo mi sembra di farlo coe se fossi dentro ad una bolla, e vedessi il mondo in modo ovattato fuori. Spesso passo intere giornate a casa, non mi cambio, resto in pigiama e se so che non sarò costretta ad uscire a volte non mi lavo nemmeno. Passo le giornate a osservare il pc e vecchie serie tv senza porvi attenzione. Ho collegato tutto ciò al fatto che da poco hanno scoperto che mio padre ha delle cellule cancerogene nel midollo e che mia madre, che lavora nel settore, sta reagendo nel modo peggiore possibile, ed ho paura visto i suoi precedenti di depressione e anoressia che non possa reggere il peso di una futura malattia.
La mia domanda è quindi, posso essere anche io un po'depressa? Necissiterei di aiuto professionale? Potete darmi qualche consiglio (soprattutto sul legame con il cibo, perché a miofare parere parte molto da li)?
Ringrazio tutti coloro che risponderanno

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Cara Annalisa,
Immagino la sofferenza che stai provando di fronte a questa brutta notizia e al modo in cui sta reagendo tua madre. Quello che mi arriva leggendo il tuo racconto è come se dicessi " nulla più ha importanza ora" e inotre è come se vedessi vacillare il sostegno di tua mamma. Capisco perché ti senti in ansia e il cibo assume un ruolo importante nella tua vita. Quello che mi verrebbe da dirti ora,è provare a condividere le emozioni e sensazioni di questo momento delicato tutti insieme in famiglia e potresti cercare un professionista psicologo che ti accompagni in questo periodo della tua vita e ti sostenga.
Cari saluti
Dott.ssa Alessandra Xaxa Psicologa Augusta (Sr )

Dott.ssa Alessandra Xaxa Psicologo a Vittoria

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Cara Annalisa,
capisco il suo problema e le sue paure. Sarebbe utile lavorare su quanto i suoi pensieri siano importanti e fare una valutazione con un collega per indagare al meglio le sue problematiche. In questo modo sarà in grado di guidarla e sostenerla durante questo difficile periodo.
Un saluto
Dott.ssa Ilaria Albano
Psicologa a Roma

Dott.ssa Ilaria Albano Psicologa Psicologo a Milano

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Salve Annalisa,
Da qui non possiamo fare diagnosi ma posso dirle che in generale un abbassamento dell'umore anche lieve può portare a vivere le sensazioni che descrive di anestesia emotiva, mancanza di motivazione e interesse o uno stato generale di apatia. La notizia della malattia di suo padre può certamente essere stato un innesco importante.

Di certo sarebbe utile approfondire anche il rapporto con il cibo che sembra conflittuale già da qualche anno e che tende a peggiorare quando deve affrontare dei cambiamenti o degli ostacoli emotivamente difficili.

Qualche incontro di consulenza potrebbe aiutarla ad inquadrare meglio il problema, per poi decidere se seguire o meno un percorso più lungo di psicoterapia e con obiettivi più mirati.

Spero di averle almeno in parte risposto,
Saluti

Camilla Marzocchi
Bologna BO

Dott.ssa Camilla Marzocchi Psicologo a Bologna

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Gentile Annalisa,
non è possibile in questa sede fare diagnosi e valutazioni.
Certamente la notizia della diagnosi di suo padre può aver generato una reazione di tristezza e ansia che giustificherebbero le reazioni di apatia, mancanza di energie e distacco emotivo.

Rispetto al problema alimentare, sarebbe importante per lei fare almeno qualche colloquio di consulenza che la aiuti ad inquadrare meglio il problema, trattandosi di un comportamento che registra da più tempo. Di solito la difficoltà a vivere e gestire emozioni intense è alla base di questo tipo di reazioni legate al cibo, quindi acquisire una maggiore consapevolezza delle sue emozioni, potrà aiutarla a ridurre il problema alimentare e soprattutto a vivere con più soddisfazione e partecipazione i cambiamenti.

Spero di averle almeno in parte risposto,
buona giornata.

Camilla Marzocchi
Bologna BO

Dott.ssa Camilla Marzocchi Psicologo a Bologna

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Buongiorno,
il primo passo è diventare consapevoli che si usa il cibo non come nutrimento, ma con altri scopi, e lei questo passo lo ha fatto.
Si è anche accorta della presenza di dinamiche che si ripetono e che la portano a mangiare, anche senza fame.
L'iperfagia può essere un disturbo a sé, come un sintomo di depressione.
Un buon terapeuta saprà fare una corretta valutazione e impostare con lei la corretta terapia.
Perché se lei non agisce sui meccanismi emotivi e cognitivi difficilmente ne verrà fuori facendo una dieta.
Spero di averla aiutata.
Dr.ssa Pugno

Associazione Eco Psicologo a Torino

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Gentile Annalisa,
Sicuramente c'è una relazione tra i suoi stati d'animo, il disinvestimento in alcune attività e il cibo, un aiuto professionale le sarebbe senz'altro utile per capire il processo e gestire la relazione con il cibo e tutto ciò che comporta.

Dott.ssa Valentina Costanzo Psicologa Psicologo a Milano

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