Ho bisogno di aiuto, cosa posso fare?

Inviata da Sofia Ripoldi · 14 lug 2021

Buongiorno, ho 22 anni e ormai da 5 anni circa sono caduta in un vortice di apatia che non fa che peggiorare. L'inizio di questo periodo interminabile ha inizio con la morte di mia nonna. All'inizio non sentivo neanche la necessità di piangere, ma penso fosse dovuto al fatto che non riuscivo a realizzare l'accaduto dal momento che volevo molto bene a mia nonna. Non riuscivo ad accettare l'idea della morte; ho abbandonato la mia carriera concertistica di punto in bianco, lasciando tutti i progetti (concerti, concorsi,..) alle spalle e, in generale, ho del tutto smesso di dedicarmi a qualsiasi cosa, in particolare allo studio, che mi stimolava molto. Non ho interessi d'allora, non mi piace nulla, è tutto grigio e monotono, non sono più la stessa persona di prima, non riesco più a studiare e questo risulta essere un problema che si aggrava di anno in anno. Non ho obiettivi, non esco con amici (che praticamente neanche ho) e non riesco a parlare della mia situazione con i miei....l'unica persona che sa e che mi sostiene è il mio fidanzato. Mi sono trasformata dall'essere una persona ammirata e capace, un prodigio della musica a detta dei miei maestri, ad una in cui non mi riconosco, incapace e svogliata, pigra ... non riesco a riprendermi. Frequentando anche l'università (non una materia che amo, ma una veramente tosta, che tempo fa mi piaceva e mi stimolava) e riprendendo gli studi musicali anche solo per completare il percorso di formazione (che ormai stavo per terminare anni e anni fa) questo sta diventando un problema di non poco conto. Senza contare che in seguito al manifestarsi della pandemia, il problema più grosso risulta essere una forte crisi esistenziale. Fondamentalmente io ho sempre sofferto a causa dei pensieri derivanti da queste problematiche, rimuginandoci su fin troppo da quando ne ho memoria, ma negli ultimi 2 anni quasi la situazione si manifesta tramite una reazione di paralisi totale, accompagnata da veri e propri attacchi di panico e da un'ossessione per il respiro(quest'ultima in parte migliorata in questi mesi). Non ha più senso vivere e vorrei avere la forza di farla finita, ma non lo riesco a fare per non far soffrire i miei genitori. Vedo solo la vita come un qualcosa di completamente insensato, essendo questa finita, e questi pensieri mi logorano al punto che vivere diventa una vera e propria condanna. Inoltre non essendo religiosa, non riesco a trovarne un senso e questo è ancora più frustrante. Tra l'altro ciò che mi spaventa maggiormente è il pensiero della morte dei miei cari e quest'ultimo è talmente assillante che non faccio altro che pensare a questo tutta la giornata e tutti i giorni. Mi spaventa l'invecchiare soprattutto dei miei perchè questo è sinonimo di un passo avanti sempre più marcato verso l'inevitabile condanna. Io vorrei tanto farli felici e mi sento in colpa per il fatto di non riuscire a trasmettergli l'affetto nei loro confronti, mi sento colpevole e sento di averli delusi abbandonando tutto anni fa e non eccellendo, anche se non lo ammettono. L'unica cosa che faccio è trascinarmi per la stanza, ho sempre sonno e piango, non riesco a concentrarmi e mi nascondo dai miei, che invece pensano io mi stia impegnando al massimo delle mie possibilità. Mi sento già vecchia per fare qualsiasi cosa, è come se avessi già buttato via quel poco di vita felice che mi rimaneva. Non so più cosa fare, non so come uscirne. Ho paura di non riuscire ad uscirne. Ringrazio anticipatamente chi mi risponderà.

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Miglior risposta 15 LUG 2021

Buongiorno Minerva,
eventi dolorosi (quali un lutto) possono provocare risposte comportamentali poco adattive a seguito di una mancata elaborazione dell'emozione negativa accompagnata al ricordo doloroso.
Per questo le consiglio di farsi aiutare scegliendo un terapeuta che possa praticarle l'EMDR, anche online. In poche sedute proverà un grande beneficio. Personalmente sono disponibile.
Le auguro il meglio.
Dott.ssa Oriana Parisi

Dott.ssa Oriana Parisi Psicologo a Bari

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15 AGO 2021

Buongiorno Minerva,
seguo con attenzione ciò che lei ha riportato qui.
Sicuramente il lutto di sua nonna l'ha segnata e toccata molto, adesso dovrebbe cercare di elaborare emotivamente la morte di sua nonna.
Per poter elaborare un lutto c'è bisogno di tempo, pazienza e farsi supportare emotivamente da amici e parenti ed eventualmente anche da un professionista.
Ti consiglierei di intraprendere un percorso psicologico per cercare di elaborare il lutto e ritornare alla tua vita e serenità di partenza.
Resto a disposizione anche online se vorrai.
Cordiali saluti.

Dott.ssa Margherita Romeo

Dott.ssa Margherita Romeo Psicologo a Roma

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16 LUG 2021

Cara Minerva
Il tema esistenziale della morte riguarda tutti noi ma spesso, finché non ci tocca da vicino con la perdita dei nostri cari, molti di noi cercano di evitarlo. Comprendo quanto sia difficile accettare una perdita affettiva così importante e il vuoto lasciato da quella persona. È molto difficile, inoltre, iniziare a fare i conti con un tema così complesso, come quello della morte, che può mettere in discussione il senso di quello che facciamo quotidianamente. Credo sia molto importante che, anche attraverso l'aiuto di un professionista, si prenda cura del malessere che sta vivendo, per essere sostenuta nel ricercare un significato per la sua esistenza. Resto a sua disposizione qualora desiderasse approfondire il discorso (ricevo anche online).
Un caro saluto
Dott.ssa Maria Isabella Ciampi

Maria Isabella Ciampi Psicologo a Perugia

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15 LUG 2021

Buongiorno,
vorrei partire da una sua frase: “Fondamentalmente io ho sempre sofferto a causa dei pensieri derivanti da queste problematiche, rimuginandoci su fin troppo da quando ne ho memoria, ma negli ultimi 2 anni quasi la situazione si manifesta tramite una reazione di paralisi totale, accompagnata da veri e propri attacchi di panico e da un'ossessione per il respiro”. Il pensiero sulla morte, sulla fine di ogni cosa, è un pensiero che attanaglia l’essere umano da quando è comparso sulla terra. Alcuni di noi, ne sono più angosciati rispetto ad altri, fino a trasformare il suddetto in un blocco che ostacola, “paralizza” la vita. Evidentemente, questo è un pensiero irricevibile per lei e lo si evince molto bene dalle sue parole legate sia al senso della vita – il quale si disgiunge proprio quando l’angoscia della morte predomina – che al lutto complicato che sta vivendo. La morte di sua nonna, a cui era molto legata, ha messo in luce ciò che lei non avrebbe mai voluto vedere, perché rientra nella categoria dell’assurdo, dell’insensato. Per tale motivo, ha scelto di non illuminare il suo dolore. Di schiacciarlo. Di metterlo da parte. Ed è sempre stato così, probabilmente. Certe angosce, certi pensieri, ci accompagnano sin dall’infanzia; spesso scegliamo di rimuoverli perché troppo dolorosi, ma poi arriva la vita con i suoi eventi a ricordarci che è un'operazione che possiamo fare fino ad un certo punto. L’unico modo per uscire da questa apatia che perdura ormai da diversi anni, è affrontare il dolore per questa perdita al fine non solo di ‘portare’ sua nonna nel modo giusto, nel cuore, ma altresì per far rientrare la morte nell’ordine naturale delle cose. Far questo non è cosa semplice, me ne rendo conto, ma il guadagno per tale fatica è impareggiabile perché le permette di misurare le cose nel modo giusto, di apprezzarle finché ci sono e di immettere nuova potenza nelle sue attività di tutti i giorni. Si può cambiare visione delle cose, mi creda. Difficile? Sicuramente. Ma ognuno di noi ha la forza per attuare questo cambiamento. Ciò non significa che il lutto si tradurrà in una dimenticanza. Questo non potrà mai accadere. Certe perdite così dolorose lasciano delle cicatrici, un qualcosa d’inelaborato. Anche il lutto più riuscito lascia una traccia. È normale. La cosa importante è che non faccia così male. La cosa importante è reimmettersi nel circuito della vita nonostante tutto. Se riuscirà a far questo la morte non paralizzerà più la sua vita. Non chiuderà la porta in faccia al mondo e alle possibilità. Ma sarà un turbo, una forza, una rinascita, una nuova melodia. È proprio nell’insensato della morte, che ritroverà il senso della vita. Le auguro il meglio.
Dott. Simone Evangelista

Simone Evangelista Psicologo a Milano

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15 LUG 2021

Carissima, é bloccata nel Suo passato, e questo non Le permette di andare avanti, attanagliata da ansia e paura. Credo sia necessario elaborare i Suoi vissuti per darsi modo di ridefinirsi, ritrovando un Suo equilibrio. Intraprenda una terapia psicologica per poter lavorare su se stessa e affrontare adeguatamente ciò che prova, orientandosi al Suo benessere.
Buona fortuna e serenità.
Dr.ssa Amanda D'Ambra.

Dr.ssa Amanda D'Ambra Psicologo a Torino

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