Ho 27 anni e sono troppo insicuro e non mi voglio bene.

Inviata da Marco · 15 apr 2020 Autostima

Solo la scorsa settimana in ambito lavorativo ho preso una posizione e cambiato idea dopo poco, passando male da tutti. Ovviamente. Mi capita troppo spesso, se non sempre di cambiare idea, essere indeciso e prendere sempre decisioni sbagliate. Purtroppo io con me stesso sono molto severo e poi ci sto male rimuginando sopra anche per settimane sui miei errori, per non parlare quando ferisco o deludo qualcuno a me caro. Sono un uomo ma non mi sento degno di questo nome e con questa pandemia mi si è accentuato ogni cosa a grandi livelli,nonostante provi ad essere positivo. Consigli sull acquisto di fiducia?

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Miglior risposta 19 APR 2020

Buonasera Marco, dal Suo messaggio emergono tanti temi per Lei significativi, che si possono riassumere, in modo estremamente semplicistico ma spero utile, nel concetto di adeguatezza. Lei si sente inadeguato, non all'altezza, sempre nella posizione sbagliata, mai abbastanza (bravo, deciso, uomo...). Questo La rende insicuro di sè: chi non lo sarebbe, se si descrivesse come Lei si descrive? Incontra il mondo alla luce di standard con cui si confronta, e con i quali, immancabilmente, perde (per definizione stessa, l'ideale è irraggiungibile). Per poter aumentare la fiducia in sè è fondamentale da un lato comprendere quali sono le regole non scritte con cui Lei incontra il mondo e si confronta, e che significato hanno per Lei i temi che emergono. Ad esempio: come è un vero Uomo? Cosa significa per Lei? È fondamentale poi declinare tutto ciò nella Sua storia di vita e nel Suo contesto e comprendere quali limitazioni emergono in virtù del progetto di sè. Alla luce di tutto questo, Lei sarà in grado di fare esperienza nel mondo con rinnovata fiducia e di perseguire un progetto futuro identitario e autentico, che senta come Suo e quindi di cui non debba venire a pentirsi. Contatti uno psicoterapeuta, può senza dubbio trarne beneficio. Cordialità, in bocca al lupo. DMP

Dott. Daniel Michael Portolani Psicologo a Brescia

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16 APR 2020

Buonasera Marco, da ciò che scrive, l'ipotesi che mi viene da fare è quella dell'enorme importanza che lei è abituato a dare (non da oggi, non da ieri ma, ipotizzo, da sempre) al giudizio esterno. Anzi, per essere più precisi, all'immagine che lei pensa che l'esterno (soprattutto quello importante, in genere) possa avere di lei. Probabilmente, ma rimango nel campo delle congetture ed ipotesi, fin da bambino lei è sempre stato abituato, specialmente in famiglia (e con le migliori intenzioni) ad aderire a parametri esterni piuttosto che interni (quelli suoi personali). Come es., faccio spesso questo. In una famiglia dove io genitore dico a mio figlio (mettiamo di 4-5 anni) di mettersi un giubbottino perché fuori fa freddo, nel cercare di proteggere mio figlio però non gli permetto di sviluppare i propri criteri per capire se lui abbia, e quanto, freddo o meno. In una famiglia, invece, dove io genitore dico a mio figlio di affacciarsi alla finestra e sentire se abbia freddo o meno, allora gli sto permettendo di crearsi dei parametri di riferimento concreti cui affidarsi. Nel primo esempio, nel tempo, quella modalità potrebbe passare facilmente da cose concrete a qualcosa di emotivo ("mi hai deluso perché...") per cui il figlio, non avendo potuto, fin da piccolo, sviluppare criteri e parametri interni che gli permettessero di stabilizzare un senso di identità personale coerente e riconoscibile nel tempo, sente che non ha aderito a ciò che voleva il genitore (o una qualunque persona importante), potendosi così sentire giudicato, inadeguato, con scarse capacità, deludente, triste e, alla fine, solo (chiaro che sto generalizzando molto per far comprendere il concetto). Nel suo caso, dunque, Marco lei dovrebbe comprendere quali siano i suoi criteri interni che sicuramente ha (ma, forse, non è stato abituato a rintracciarli ed utilizzarli come ancore del suo Sé) e, una volta trovati, sentirà la sua autostima un pochino più forte e stabile e, ma mano che si esporrà all'esterno, esercitandola, avrà informazioni emotive su di Sé e la propria immagine ancora più positive, soprattutto un'immagine di Sé tale che per lei sarà molto più utile al suo percorso di vita. Chiaramente, questo è un lavoro riflessivo e di modulazione emotiva molto difficile da fare da solo, per cui la inviterei a cercare colleghi con i quali o iniziare già da ora (tramite incontri on-line) o, quando la pandemia sarà meno condizionante, o successivamente, per iniziare un percorso di sostegno psicologico e, non dovesse bastare, psicoterapeutico.
Buona fortuna,
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista/Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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16 APR 2020

Gentile Marco,
Consideri che la situazione che stiamo vivendo sicuramente esacerba il nostro stile di personalità e ci porta a fare i conti con ciò che fino a poco tempo fa cercavamo di mettere sotto al tappeto. Prendere una decisione significa inevitabilmente intraprendere una strada ma abbandonarne delle altre. Come scegliere la strada giusta? È quella dove lei si sente meglio e le permette di sentirsi realizzato, nessuno gliela può suggerire. Quando avrà fatto una scelta che sente davvero come sua non avrà dubbi e non tornerà sui suoi passi.
Cordialmente
Dottoressa Marta Brocca

Dott.ssa Marta Brocca Psicologo a Favaro Veneto

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