Guarigione tossicodipendenza cocaina

Inviata da Alele · 20 mar 2020 Tossicodipendenza

Buongiorno,
sono la moglie di un uomo di 42 anni. Aspettiamo la nostra prima bimba per aprile.
Mio marito è seguito al sert per tossicodipendenza da eroina ormai silente da 15 anni, in cura con buprenorfina.
Questi 15 anni con lui sono stati felici, sereni. Abbiamo costruito tanto insieme, terminato l'università, il matrimonio, l'acquisto di una casa nostra. Ci siamo divertiti e coltivato il nostro rapporto in maniera appagante. Abbiamo, quindi, deciso e cercato molto questa gravidanza.
Purtroppo dopo i primi mesi mio marito ha iniziato a cambiare, io non ho dato subito importanza alla cosa essendo stata una gravidanza con diversi rischi, poi scongiurati per fortuna, pensavo fosse molto stressato, come del resto lo ero io che nel frattempo ho perso il lavoro e quindi una delle mie certezze.
Alla droga non ci pensavo più.
A febbraio, vorticosamente, le cose sono peggiorate. Ammanchi di soldi dal conto comune, bugie e completo disinteresse per le mie preoccupazioni. Mio marito ha abbandonato tutti i suoi interessi. Andava a lavoro e tornava a casa sempre più assente.
Fino a quando, dopo una delle tante litigate, mi ha confessato spontaneamente l'uso di cocaina (per tanti anni sporadico, in base a quanto detto da lui - io non mi ero mai accorta di nulla- e abituale se non compulsivo negli ultimi mesi).
Da allora, dopo la promessa di smettere e farsi aiutare, disattesa per una ulteriore settimana (bugie veramente incredibili se non negazione dell'evidenza), si è messo a casa da lavoro. Ha iniziato una psicoterapia privatamente (al sert infatti ci hanno praticamente abbandonati a noi stessi dicendoci solamente che la tossicodipendenza è una malattia cronica e quindi dovevamo aspettarci una ricaduta anche se con altra sostanza), mi ha consegnato bancomat e blocchetto assegni, ha cambiato numero telefonico...insomma, credo stia cercando di porre rimedio a questa sua nuova problematica.
Intanto io sono passata da una profonda rabbia, con minacce di abbandonarlo, per tutte le bugie dette, alla incredulità per come abbia potuto farci questo in un momento così importante della vita, alla paura per il futuro, ed oggi ad una maggiore comprensione e voglia di aiutarlo.
Quest'ultima soprattutto perché da un mese è tornato ad essere il marito di sempre, premuroso, affettuoso, e vedo che si sta impegnando al massimo.
La paura, però, rimane. Leggo continuamente su internet le varie possibili soluzioni, anche sperimentali, per la dipendenza da cocaina ed ogni volta è un colpo al cuore perché sembra che la ricaduta sia inevitabile, non esistendo un farmaco in grado di controllare il desiderio ormai indotto dall'abuso.
Ho paura di illudermi di averlo ritrovato e poi perderlo nuovamente.
Sono preoccupata per mia figlia a cui vorrei garantire una vita serena.
Sono in ansia per la nostra situazione economica soprattutto ora che è venuta a mancare una fonte di reddito.
Sono preoccupata per lui perché nel suo ritrovato ottimismo vedo una incapacità a rendersi conto del problema nella sua gravità.
Inoltre mio marito non è ancora tornato a lavoro perché ha iniziato a soffrire di attacchi di panico, dice che non si sente sicuro ad uscire da solo e che ha bisogno di tempo (per questo la psicoterapeuta ha chiesto che si rivolgesse anche ad uno psichiatra, in modo da valutare la necessità di una terapia farmacologica) ma dice che ce la farà e tornerà quello di prima.
Giungo, quindi, alle mie domande:
- è possibile uscire dalla dipendenza dalla cocaina in una situazione come quella che ho riportato?
- devo assecondare il desiderio di mio marito di rimanere ancora un periodo a casa o devo incoraggiarlo a riprendere la sua vita?
- cosa posso fare io per aiutarlo?
Ringrazio per il prezioso servizio fornito e mi scuso se sono stata lunga nel racconto.
Con profonda stima saluto cordialmente.
E.M.

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