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Gravidanza indesiderata

Inviata da svk il 25 feb 2015 Psicologia sociale e legale

Buongiorno, sono una ragazza di 26 anni e da poco ho scoperto di essere incinta. Per molte donne sarebbe stata una notizia bellissima, io invece non so cosa fare.
Il rapporto con il mio ragazzo va molto bene, stiamo insieme da 1 anno e 9 mesi, e l'idea di fare una famiglia con lui non mi spaventa. Ma nè io nè lui abbiamo un lavoro fisso, anzi abbiamo un lavoro che ci porta a spostarci sempre (due settimane qua, 3 settimane là...) e purtroppo nessuna certezza. Dal punto di vista economico, i nostri genitori dovrebbero per forza aiutarci (noi non abbiamo neanche i soldi per mantenere noi stessi...) e sarebbero disposti a farlo. Però è il pensiero di fermarmi o quasi per probabilmente almeno due anni che mi spaventa tantissimo. Non lo potrei proprio fare per andare avanti nella carriera, è un rischio enorme. Questo lavoro è tutta la mia vita, sono pronta a buttare tutto all'aria? Si tratta di cambiare radicalmente il mio modo di vivere, ma lo voglio veramente? Rischierei di trovarmi tra 2 anni con nulla in mano, o costretta a fare un lavoro "di ripiego" per mantenere la famiglia. Oltre al fatto che pensavo ad un figlio come qualcosa di ancora molto lontano, che non avrei preso in considerazione prima dei 32 anni almeno...
Ho preso seriamente in considerazione l'interruzione di gravidanza. Al momento sono fuori casa per lavoro, e ho fissato la visita in ospedale tra due settimane (quando sarò rientrata). Fino a ieri ero praticamente sicura della mia scelta, quando ho fissato l'appuntamento però ho provato un terribile senso di nausea e di tristezza. Ho paura di pentirmene. Come si fa a prendere una scelta così importante? Segnerà sicuramente il mio futuro, e quello del mio ragazzo. Così facendo, "rifiutiamo" qualcosa di nostro, frutto del nostro amore. E se invece fosse successo per un motivo, se fosse invece ora il nostro momento? Non riesco a fare chiarezza su me stessa, a volte sono convinta che l'interruzione sia la cosa giusta da fare, che non voglio rinunciare a tutto quello che ho costruito, altre immagino a come potrebbe essere nostro figlio e mi mette molta tristezza. Come trovare la risposta?

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Gentile svk,
queste sono le domande che più mettono in difficoltà, perchè tenere o lasciare andare non è una scelta psicologica, ma esistenziale.
Che teniate il bambino o che lo lasciate andare, la Vostra vita non sarà più come prima, perchè anche la scelta dell'IVG lascia tracce.
Ritengo anche che se "veramente" volevate escludere il rischio di una gravidanza, avreste provveduto con una contraccezione sicurissima.

Se le vostre famiglie accettano di aiutarVi, ipotizzate di accettare il dono e prefigurateVi la vita possibile, vedendone le luci anzichè le ombre.

Dr.Brunialti, psicoterapeuta, sessuologa, psicologa europea Psicologo a Rovereto

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Cara signora,
la scelta che si trova a fare è sicuramente una delle più difficili. Penso che la cosa più importante è che lei possa contare sul sostegno del suo compagno e della sua famiglia, qualunque sia la sua decisione.
E' opportuno pensare ad un sostegno psicologico sia se scegliesse di rinunciare a questa gravidanza sia se decidesse portarla a termine.
Infine mi sento di suggerirle di non tener conto, nelle sue riflessioni, delle pressioni sociali: né a quelle che la vogliono "donna in carriera" né a quelle che la vogliono "mamma a tutti i costi" questa scelta deve essere solo tua. Dovrà riflettere, vagliare, capire, da sola e con il supporto dei suoi cari e di un professionista. Ma alla fine solo lei potrà scegliere. Solo lei sa in che fase della vita si trova, quali sono le sue priorità, le sue esigenze, i suoi sentimenti e i suoi desideri.

Con l'augurio che trovi la sua strada
Dott.ssa Camilla Nocerino, psicologa - specializzanda psicoterapeuta. Varese

Dott.sa Camilla Nocerino Psicologo a Varese

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Salve svk.
La domanda è “come trovare la risposta?”
Credo quella risposta lei debba trovarla dentro il suo cuore. So che può sembrare una frase fatta e scontata…ma la risposta è già dentro tutti i suoi interrogativi, le sue perplessità e soprattutto dentro la sua tristezza e senso di nausea.
Nonostante come donna rischierei di dirle cosa potrebbe essere giusto per me, in realtà come professionista le dico che non esiste un modo giusto o sbagliato di affrontare questa situazione, ma solo un modo migliore per lei e per il suo compagno.
Provi a chiudere gli occhi e ad immaginarsi tra due…cinque anni avendo preso l’una o l’altra scelta e considerando tutte le possibili conseguenze. Tenere il bambino e perdere la carriera….sarebbe una madre felice ma forse anche una donna frustrata. Perdere il bambino e diventare una perfetta donna in carriera…sarebbe una donna gratificata ma forse dovrebbe convivere con il lutto di un bimbo mai nato. Valuti anche altre possibilità. Tenersi ora la carriera e rinunciare a qualcosa che non necessariamente si potrà ripresentare in futuro… é pronta a vivere la sua vita con il ricordo di quest’esperienza?
Cosa diventerà quella tristezza di oggi?
Non so che tipo di lavoro svolge, e non voglio farla protendere verso l’una o l'atra strada ma le riporto solo statistiche. Conosco tantissime donne che diventano madri e nonostante questo riescono a portare avanti anche la propria attività, forse con ancora più gioia e forza, quella forza che deriva dall’essere genitore. Tuttavia non conosco praticamente nessuno che si è pentito di aver messo al mondo un figlio, di aver fatto sacrifici per crescerlo.
Le dico solo che una strada non preclude l’altra, e potrebbe provare insieme al suo ragazzo, a riflettere sui modi con cui conciliare il lavoro e l’essere genitore. Entrambe le cose sono fondamentali nella vita di un essere umano, dunque non rinunci a nulla di ciò che sente di amare profondamente. E se tuttavia sente di amare più di ogni altra cosa la sua vita di adesso e la sua carriera allora con cuore sereno riuscirà a prenderà la decisione che reputerà più giusta per voi.
Un forte abbraccio

Luisa Granato

Dott.ssa Luisa Granato Psicologo a Valverde

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Buongiorno gentile Signora,
mi trovo daccordo con le colleghe che mi hanno preceduta.
Il fatto che lei si ponga domande cosi intense è segno di sensibilità e anche di maturità. Ma in questo suo scritto manca la voce di lui. Ha parlato con il suo compagno? Avete vagliato insieme tutte le possibilità? Ha ragione quando dice che ha paura di pentirsi, questo è un rischio doloroso e nel caso dell'interruzione di gravidanza, dovrà poi mettere in conto un periodo di riassestamento psicologico. Provi a contattare uno/a psicologo/a psicoterapeuta de visu per analizzare a fondo la situazione.
Cordialmente
Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Roma

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Cara Svk
certo per noi donne la gravidanza è sempre un momento di riflessione attenta in quanto implica tutta una revisione della nostra vita e uno stravolgimento della prospettiva futura.
lei ha riflettutto attentamente e sembra aver preso la decisione; almeno fino a quando
ha iniziato a provare quella tristezza che ora, interiormente, le parla di altre cose.
Questioni di cuore che finora non aveva considerato.
Questo senso di tristezza e di perdita preventivo la costringe a rivedere le decisioni e a dare importanza ad altri fattori.
Portando avanti la gravidanza saltano decisioni, saltano programmi, ...ci saranno difficoltà e cose che non si sarebbe pensato di fare...Che via seguire dunque?
Qualcuno dice (ed io sono d'accordo) che la via migliore è quella del cuore!
Un caro saluto e Augurissimi
Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicoterapeuta in Ravenna

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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Gentile svk
lei ha già vagliato sia le possibilità sia, forse in parte, gli scenari futuri, si rende conto dei rischi a cui andrebbe incontro con l'interruzione di gravidanza e si chiede anche se questo evento non sia, piuttosto che un inciampo, un fatto positivo..
Penso debba partire dalla considerazione che il nostro corpo non è una massa senza intelligenza; se c'è stato un concepimento evidentemente corpo e psiche lo hanno permesso. Il corpo infatti non è staccato dalla mente. Ciò non significa che dobbiamo accettare tutto ciò che succede al nostro corpo, ma la gravidanza non è una malattia e le conseguenze di un aborto possono essere serie, anche a lungo termine.
Consulti uno psicologo, la scelta rimane sua, ma un professionista potrà aiutarla a capirsi, a capire e ad agire nel modo più opportuno.

Valentina Sciubba Psicologo a Roma

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