Gli antidepressivi fanno veramente effetto?

Inviata da Blaise93 · 29 mag 2019

Dottori,
È da anni che mi sento perennemente depresso, 365 giorni l'anno. A causa della depressione, è come se il mio cervello e il mio corpo avessero subito un vero e proprio "BLACK OUT", non riesco a fare proprio nulla, credo di avere un esaurimento nervoso già da moltissimo tempo. Non riesco nemmeno ad alzarmi dal letto per fare anche la cosa più banale come prepararsi qualcosa da mangiare e se lo faccio è solo per inerzia. Mi sento prosciugato di energie fisiche e mentali, anche il più semplice ragionamento per me è faticoso. Mi sento perennemente stanco, fiacco, non so stare con le persone e avere una minima conversazione, si figuri intrattenere rapporti che durino nel tempo, mi abbatto facilmente ed emotivamente ho degli squilibri esagerati del tipo che piango o soffro per un niente. Non mi prendo cura di me, penso sempre al suicidio per placare questo dolore esistenziale, anche se sò che non lo farò mai per paura di provare dolore. Sembro un inetto quelle poche volte che sto con la gente perchè è come se fossi un morto che cammina e gli altri se ne accorgono, molto spesso non capendo pensano che io sia strano e anormale ma li capisco perfettamente perchè anche io lo penserei. Ho frequenti emicranie, ansia e angoscia perenne, astenia, apatia, nervosismo, facilità al pianto, come detto prima, mancanza di voglia di vivere. Troppa sensibilità, bassa autostima, esperienze traumatiche non metabolizzate che mi rendono così. In automatico non ho le forze di lavorare, studiare, avere amicizie o relazioni sentimentali, fare sport, prendermi cura di me, coltivare passioni e hobby e non è così che deve essere la vita, soprattutto per uno che di anni ne ha 26 e non 90. Come posso risolvere tutto ciò? Come avere la grinta di un giovane e non di un vecchietto in punta di morte? Come stare bene con se stessi? Vorrei prendere degli stabilizzatori dell'umore/antidepressivi per un periodo iniziale in modo tale da rimettermi in gareggiata e vivere una vita sana ed equilibrata come giusto che sia. Sono consapevole che la terapia farmacologica deve essere accompagnata da una terapia cognitivo comportamentale ma lo psicologo ha un costo troppo elevato, si figuri uno psichiatra ed io non lavorando non posso permettermelo. Esistono psicologi per delle terapie brevi gratuite all'Asl ma bastano per risanare il mio profondo malessere che dura da secoli? Troppe cose inconcluse ed irrisolte ci sono nella mia testa e non bastano poche sedute. Io vorrei per lo meno avere anche un sostegno farmacologico che mi faccia dormire bene e ottenere un riposo ristoratore e mi tolga queste maledette emozioni sgradevoli che mi prosciugano la linfa vitale.

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Miglior risposta 2 GIU 2019

Gentile Blaise,
nella mia esperienza clinica ho avuto modo di conoscere diverse persone depresse che, come lei, non sono disposte ad assumersi alcun tipo di responsabilità giustificando il tutto proprio con il loro essere depressi e mostrando contemporaneamente una rigidità ed inflessibilità fuori del comune col risultato finale di non uscire dal circolo vizioso in cui si ritrovano.
Infatti , lei non si è dato scampo in nessuna direzione :
a) non lavora e non si può permettere di pagare psicologi e psichiatri tutti carissimi (nè presumibilmente può e/o vuole chiedere aiuto economico alla famiglia);
b) le terapie gratuite dell'ASL non bastano oppure non servono;
c) vuole togliere le emozioni sgradevoli dalla sua vita che, a differenza di quella di tutti gli altri esseri umani, dovrebbe essere fatta solo di emozioni piacevoli.
Insomma, ci vorrebbe un tocco di bacchetta magica, dimodochè senza il minimo sforzo da parte sua, tutti i suoi mali potessero scomparire.
Il suggerimento iniziale che posso darle per poter uscire dalla sua condizione che lei considera senza scampo è quello di prendere consapevolezza della sua ostinazione/chiusura e cominciare ad apprezzare il pensiero che quando non è possibile avere il meglio ci si può accontentare del possibile.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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2 GIU 2019

Buongiorno Blaise93, rivolgersi a professionisti che lavorano in ambito pubblico non significa necessariamente andare incontro ad una terapia breve e focalizzata: il primo colloquio di solito serve per analizzare il problema e la storia che la persona racconta, per poter programmare un percorso di aiuto terapeutico individualizzato adatto all'unicità di chi si ha di fronte e al suo disagio. Quanto ai farmaci, comprendo la notevole intensità e la lunga durata della tua sofferenza e dunque urgenza di stare meglio nel più breve tempo possibile, ma non possono essere utilizzati come un sostituto di una riflessione profonda e trasformativa sulle ragioni, gli eventi e le esperienze di vita all'origine e alla base del tuo malessere. Possono se mai costituire un aiuto temporaneo, che ti possa permetter di riposare meglio e di calmare un'eccessivo stato di attivazione, per poter iniziare in modo più sereno e motivato un percorso psicoterapeutico, limitato al tempo sufficiente a favorire queste condizioni, ma non vanno pensati come un'alternativa alla psicoterapia, tantomeno come una scorciatoia ....che rischia di finire per durare una vita intera. Quando ci si rompe una gamba i tutori e le stampelle sono necessari, ma quando l'osso si rimargina, dopo un periodo di riabilitazione si gettano via!
Un cordiale saluto.
Dott. ssa Paola Trombetti psicologa psicoterapeuta
Narni Terni

Dott.ssa Paola Trombetti Psicologo a Narni

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2 GIU 2019

Gentile Blatse93, rivolgersi a priofessionisti dell'aiuto che lavorano in ambito pubblico non significa necessariamente dover fare un percorso terapeutico breve, il momento del primo colloquio in genere serve ad analizzare la richiesta e il problema presentato, e la risposta terapeutica che si concorda è personalizzata, è adatta alla persona e allo specifico problema che in quel momento porta con se'. Quanto ai farmaci, possono servire solo e soltanto là dove il disagio è tale da non permettere alla persona di impegnarsi in una psicoterapia e per il tempo sufficiente a restituire energia e motivazione per proseguire il percorso, come quando si immobilizza un arto fratturato, una volta rimarginato si buttano via tutori e stampelle, si fa un periodo di riabilitazione più o meno lungo, e si continua a camminare!
Un coediale saluto.
Dott. ssa Paola Trombetti psicologa psicoterapeuta
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Dott.ssa Paola Trombetti Psicologo a Narni

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