Gestire gli attacchi di panico e aiutare qualcuno a gestirli

Inviata da Angela · 28 giu 2016 Attacchi di panico

Buonasera,
mio figlio soffre ormai di attacchi di panico da diversi anni e non riesce a venirne fuori. Prende dei farmaci che non servono a molto e ha fatto alcuni percorsi dove si andava alla ricerca della causa, senza però risolvere nulla. Questi attacchi sono diventati invalidanti. Ha lasciato la scuola e non riesce neanche a lavorare.

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Miglior risposta 28 GIU 2016

Cara Angela,
comprendo la Sua preoccupazione per la situazione.
Gli attacchi di panico, quando frequenti e prolungati nel tempo, possono portare ad una sorta di "paura della paura" ovvero il timore che il disturbo si ripresenti e che non si riesca a gestirlo. La persona puó quindi mettere in atto dei comportamenti mirati alla gestione di questi timori che possono comprendere l'evitamento di alcune situazioni (sociali o lavorative), di alcuni luoghi piuttosto che la necessità di farsi accompagnare o di portarsi dietro i farmaci. Questi comportamenti benché possano rassicurante temporaneamente alla lunga possono comportare un maggior disagio, limitando ulteriormente l'autonomia della persona.
I farmaci, come avete già sperimentato, possono essere un aiuto ma non si rivelano risolutivi. Nella mia esperienza posso dirLe che gli attacchi di panico, come tutti gli altri sintomi psicologici che una persona puó manifestare, hanno un senso. Per quanto siano dolorosi o possano apparire disfunzionali dicono qualcosa per questo consiglierei una terapia che non miri esclusivamente a togliere il sintomo in quanto esso é espressione di un disagio e se non si comprende il disagio alla base molto spesso si puó avere anche un discreto successo con la remissione del sintomo, ma accade purtoppo che questo disagio si manifesti nuovamente in altre forme. Che terapie avete provato finora? Su cosa vi siete focalizzati e come l'ha vissuta suo figlio?
Rimango a disposizione.
Cordialmente,
Annalisa Anni
Psicologa Padova

Alternativamente-Centro di psicologia di Annalisa Anni Psicologo a Padova

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29 GIU 2016

Buongiorno Angela,
mi associo a quanto detto dalla collega: la terapia farmacologica da sola non è sufficiente. L'affiancamento della psicoterapia è sempre necessario in questi casi. Esistono vari approcci teorici, che lavorano sui sintomi d'ansia in maniera differente. Certamente sarà utile scoprire l'origine di questa forte emotività, ma appare indispensabile iniziare dall'apprendimento della gestione dei sintomi ansiosi per evitare che sfocino nel panico invalidante (il panico non è mai nocivo a livello fisiologico, ma le sue spiacevoli sensazioni comportano spesso ritiro e passività e per questo motivo si cerca primariamente di contenerlo). La terapia cognitiva fornisce appunto questo tipo di supporto, con acquisizione di reali competenze "pratiche" di gestione emotiva. Successivamente, alla stabilizzazione dei sintomi, sarà possibile proseguire il percorso orientandosi alla scoperta delle cause più profonde del malessere.
Provi a contattare un nuovo terapeuta della sua zona.
Personalmente, resto a disposizione per ulteriori informazioni,
un caro saluto,
dott.ssa Chiara Francesconi
psicologa psicoterapeuta cognitiva

Anonimo-127163 Psicologo a Fano

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29 GIU 2016

Gentile Angela,
se suo figlio ha fatto dei percorsi dove si ricercavano le cause, potrebbe provare l'indirizzo strategico breve che invece si disinteressa alquanto del passato e cerca di superarlo attraverso mutamenti nel presente.
Un indirizzo integrato strategico-gestaltico tuttavia è più completo perchè attento sia al passato che al presente/futuro.
Può trovare sul mio sito degli articoli sul trattamento degli attacchi di panico che rispondono molto bene alla psicoterapia breve.
cordiali saluti

Valentina Sciubba Psicologo a Roma

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28 GIU 2016

Gentile Angela,
è chiaro che i farmaci servono solo a ridurre l'intensità dei sintomi ma non a risolvere il problema alla radice.
Non è invece chiaro quali percorsi (immagino di psicoterapia) suo figlio abbia fatto, con quale durata e con quale numero complessivo di sedute.
Essendo evidente che gli attacchi di panico non curati e non risolti compromettono la qualità di vita del paziente con pesanti ripercussioni nell'area socio-relazionale e lavorativa, suggerisco una psicoterapia preferibilmente ad orientamento cognitivo-comportamentale della durata di almeno un anno con sedute a cadenza settimanale.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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28 GIU 2016

Gentile Angela,

suo figlio è concorde nell'affrontare un percorso terapeutico mirato alla risoluzione degli attacchi di panico?
La sua domanda cioè alla richiesta di aiuto è spontanea o viene da lei come madre preoccupata? quanti anni ha suo figlio? Le chiedo questo perchè spesso la non convinzione della persona che richiede aiuto è parte integrante del fallimento terapeutico. Molto spesso, si cerca di credere che il farmaco possa aiutare e aiuta, ma di base è un tampone su una ferita che sanguina e in tal senso non può guarirla, ma solo tamponare e alla lunga, se suo figlio si sensibilizza all'uso dei farmaci, anche peggiorare la situazione.
Gli attacchi di panico trovano un'ottima risoluzione nelle terapie integrate che uniscano la terapia psicodinamica alle tecniche cognitivo comportamentali di terza generazione (mindfulness).
In tal senso la invito a sottoporre a suo figlio, questo tipo di terapie e valutare il suo grado di coinvolgimento e in tal senso anche la vostra posizione relazionale. Negli attacchi di panico è facilissimo riscontrare relazioni madre/figlio molto strette, madri molto attente, preoccupate e figli impautiti e ansiosi rispetto al proprio processo di autonomia.
Avendo risolto molti casi di attacchi di panico, mi sento in tal senso di consigliare sempre una terapia integrata rispetto alla semplice TCC poichè quest'ultima rischia di concentrarsi solo sul presente e sul sintomo con il rischio di recidive continue.
Se inoltre, suo figlio vuole continuare a prendere farmaci è bene che lo faccia sotto stretto controllo di un medico psichiatra.
E' sufficiente che vada 1 volta al mese e che sia in contatto con il terapeuta che si occupa della parte psicoterapica.
Un 'altra strategia potrebbe essere affidare suo figlio a uno psichiatra psicoterapeuta esperto in bioenergetica/tecniche corporee, che quindi unirà sia la parte medica che dinamica che comportamentale.

Un Caro Saluto
Silvia Michelini

D.ssa Silvia Michelini Psicologo a Roma

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28 GIU 2016

Cara Angela,
Sento molto la sua preoccupazione che chiaramente è più che comprensibile. Spesso la terapia farmacologica non è sufficiente per superare i problemi di ansia, ma è necessario associare la psicoterapia. Inoltre non per tutti gli stessi farmaci o la stessa posologia va bene, ma sono necessari dei cambiamenti. Una psicoterapia di orientamento cognitivo comportamentale aiuterebbe suo figlio a comprendere la storia del sintomo, ma soprattutto lo aiuterebbe attraverso l'acquisizione di strategie cognitive e comportamentali a gestire in modo funzionale l'ansia.

Rimango a disposizione

Cordialmente

Dott.ssa Mara Di Paolo

Dott.ssa Mara Di Paolo Psicologo a Trento

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