Gentilissimi dottori psicoterapeuti

Inviata da Paolo · 2 mar 2016 Trauma psicologico

Gentilissimi dottori psicoterapeuti,
desidero innanzitutto ringraziarvi per il tempo che dedicate e l'aiuto che date gratuitamente agli utenti di questo sito.
Vi espongo la mia storia scusandomi se il testo non sarà brevissimo per quanto racconterò soltanto gli eventi che ritengo più significativi per poter avere poi le vostre risposte.
Parto col dire che a 23 anni, giovane studente universitario, mi fidanzai con una ragazza di ceto socioculturale inferiore al mio, di cui mi ero innamorato. Questo fidanzamento pur essendo molto osteggiato da entrambe le famiglie andò avanti per 7 anni tra tante difficoltà soprattutto per gli esigui spazi di tempo in cui potevamo vederci e frequentarci. Dopo l'Università e il servizio militare trovai lavoro in un'altra città sicchè decidemmo di sposarci e trasferirci per vivere finalmente la vita insieme come desideravamo. Così fu ed iniziò un periodo che mi sembrava veramente felice tanto che nell'arco di alcuni anni a coronamento del nostro sogno d'amore nacquero due figli, un maschio e una femmina.
All'epoca ero giovane, pieno di energie e desideroso di migliorare la mia posizione economica per me e la mia famiglia per cui intrapresi una seconda attività di lavoro. Seguirono anni di grande stress ed impegno lavorativo in cui avvertivo sempre di più la mancanza di attenzioni da parte di mia moglie che sembrava non accorgersi dei miei pensieri e del mio disagio né io gliene parlavo per non scaricare su di lei problemi che non erano di sua competenza e forse anche perché non mi aspettavo comprensione o incoraggiamento da parte sua.
Inoltre, da parecchio tempo vivevo una sorta di insoddisfazione nella relazione perché era come se aspettassi sempre da lei delle gratificazioni emotivo-affettive ( fossero anche semplici gesti di affetto) che non arrivavano mai dopo tutto quello che in tanti anni ( 7 di fidanzamento e 6 di matrimonio) avevo fatto per lei e per la famiglia che avevamo costruito, senza mai risparmiarmi e senza mai pensare una sola volta prima a me stesso.
Accadde così che alla fine andai in crisi e per la frustrazione e la rabbia mi allontanai emotivamente da lei iniziando una relazione clandestina con un'altra donna di cui in realtà non ero innamorato ma che sembrava capire a fondo i miei bisogni ed il mio disagio mostrandosi molto più coinvolta ed espansiva.
Dopo pochi mesi dall'inizio di questa crisi, disgraziatamente ed inaspettatamente mia moglie si suicidò lasciandomi nello sgomento e nella disperazione più totale, da solo, in un'altra città con due bambini piccoli di 5 e 3 anni. Fui aiutato dai miei parenti e dopo circa un anno e mezzo di inferno credetti all'altra donna che si disse disposta a fare da madre adottiva per i miei figli e mi risposai.
La buona fede era tanta che fui contento di mettere al mondo un terzo figlio con lei. In realtà, questa donna che apparentemente sembrava matura e sicura di sé, si rivelò fragile, irascibile e insicura e la nascita del terzo figlio segnò l'inizio di un progressivo degrado della relazione dal momento che venivano fatte delle discriminazioni che io non sopportavo e che comportavano maltrattamenti psicologici, quando non ero presente, nei confronti del mio primo figlio che esprimendo comportamenti "di protesta" funzionava da capro espiatorio finché questa mia seconda moglie si decise a chiedere la separazione quando il ragazzo, da adolescente, diventò in grado di contrastarla non essendo più disposto a subire.
Siccome la secondogenita aveva comunque formato, nonostante tutto, un forte legame di attaccamento nei confronti di questa figura materna, rinunciai a far valere i miei diritti nel portarla con me per non rischiare un altro possibile pesante trauma sulla sua pelle e mi trasferii con il primogenito mentre il terzo figlio fu affidato alla madre con mio diritto di visita due volte a settimana come da accordi legali.
In seguito, per circa 15 anni, sia pure con i limiti dettati dalla situazione e dalla forzata mancanza di quotidianità, sono sempre stato presente e disponibile a tutte le diverse esigenze e necessità dei miei figli a costo di sacrifici e rinunce personali.
Mi trovo adesso, all'età di 69 anni, a fare un bilancio della mia vita e provo tanta amarezza.
Quello che oggi più mi pesa è il cattivo rapporto che ho con mia figlia per cui ho sempre avuto un debole forse perché somiglia molto alla madre che mi ha lasciato una ferita inguaribile nel cuore.
Mia figlia ha quasi 36 anni e pur essendo un bravo avvocato penalista, si trascina ancora delle fobie (somatizzazioni, fobia di guidare da sola, fobia di dormire da sola ).
Anche lei non accetta e non ricambia i miei gesti di affetto, anzi ne è palesemente infastidita ed anche se più volte le ho detto che questo suo atteggiamento lo vivo come un rifiuto che mi produce sofferenza, lei mi risponde che sono un egoista e un prevaricatore che non vuole rispettare il suo modo di essere.
Superfluo dire che ho restituito a mia figlia che si comporta da persona anaffettiva ed avrebbe bisogno per questo motivo ed anche per vincere le sue fobie, di una buona psicoterapia ma lei, da rigida qual è non prende affatto in considerazione questo mio suggerimento.

A questo punto, volevo chiedere il parere di voi esperti, se il mio desiderio di vicinanza e di affetto, specie in questa fase della mia vita, è da interpretare quale forma di egoismo o prevaricazione come sostiene mia figlia oppure no.

Ringrazio di cuore chi ha avuto la pazienza di leggere questa lunga mail e vorrà restituirmi un gradito feedback.

Risposta inviata

A breve convalideremo la tua risposta e la pubblicheremo

C’è stato un errore

Per favore, provaci di nuovo più tardi.

Miglior risposta 3 MAR 2016

Caro Paolo,
la tua storia mi ha commosso perchè ha molte analogie con la mia e la commozione è lo specchio dell'empatia che fa riconoscere se stesso o parti di sè nell'altro sconosciuto sì che lo si possa vedere all'improvviso come un fratello.
Personalmente i traumi subìti mi hanno spinto a studiare la psicologia alla soglia dei 40 anni facendomi acquisire la consapevolezza che la psicoterapia può essere di grande aiuto alle persone specialmente quando l'intervento avviene all'interno del "kairòs" cioè del "tempo opportuno".
Tu hai avuto una vita difficile ma l'hai affrontata con coraggio, sei stato punito troppo e a sproposito dal gesto crudele e fragile del suicidio della tua prima moglie e dalla caratteropatia e inadeguatezza della seconda.
Colgo che sei una persona sensibile e un padre responsabile ed hai fatto, tra tante difficoltà, tutto il meglio che hai potuto fare per i tuoi figli.
Colgo la tua premura e il tuo dolore per il poco contatto con tua figlia con la carenza di gratificazione che te ne deriva ma vorrei ricordarti col poeta K. Gibran che i figli a volte sono come frecce che volano lontano dall'arco da cui sono partite e lo perdono di vista.
Quanto alla tua domanda finale penso che non sei affatto egoista e prevaricatore ma soltanto un padre amorevole che però deve trovare soprattutto dentro di sè (come credo tu abbia sempre fatto) le risorse per guarire le sue ferite.
Forse tua figlia un giorno capirà e ti saprà apprezzare come meriti.
Un abbraccio.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

7331 Risposte

20657 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

9 MAR 2016

Caro Paolo
leggo solo ora la sua lettera che mi ha molto interessata perché presenta una vicenda umana emblematica del fatto che spesso (e non sempre è riconosciuto) sono gli uomini a saper dare di più e a subire molto nelle relazioni.
Dal suo racconto si è potuta seguire tutta la sua storia come si trattasse di un film drammatico, una scena dopo un'altra, ne hanno palesato le vicende, le caratterizzazioni dei personaggi, e, al fine la situazione attuale, dove il personaggio principale si vede, nell'ultima scena dell'ultimo tempo del film scrivere una lettera agli psicologi per chiedere una risposta ad un interrogativo, per lui importante e fondamentale...: sono un egoista?
Questa scena lascia lo spettatore, identificato col personaggio, comprendere che in lui questo dubbio è importante e lo è soprattutto perché lui ha bisogno di avere un parere il più possibile oggettivo su di sè.
Le cose non sono andate "del tutto bene" da un punto di vista relazionale e da questa risposta deriva, per il protagonista, la possibilità di dare un senso alla sua vita.
Lui sa di non essere stato egoista e di aver dato molto (troppo?) però vuole esserne certo... i fatti attorno non lo confermano.
Come tutti i "film" esistenziali, anche questo lascia degli interrogativi.
Gli psicolgi consultati gli diranno che lui non è stato affatto egoista, e questo è quello che dico anche io (aggiungendo che lui è piuttosto un "uomo che ama troppo") ma questa conferma non basterà.
Lui dovrà guardare dentro di sè e trovare nel "chiaroscuro" del suo sentire una sua risposta, onesta, soddisfacente, quella risposta che solo lui potrà dare a se stesso. Non sarà si o no, sarà un accettare le proprie debolezze e quelle altrui, non comprese, non ancora (anch'esse) del tutto accettate.
Sarà dare un senso a queste debolezze, vederle per quello che sono, umane vicissitudini di un cammino difficile per tutti; non tutto bianco, non tutto nero...grigio.
Così, lasciata in sospeso, sembra chiudersi la vicenda...
Poi, mentre scorrono i titoli di coda, si vede il protagonista, ancora più anziano che accoglie a braccia aperte la figlia, ora più grande, che gli corre incontro, in una strada nel centro di una città.
(E'' un film simbolista per cui: la strada è la vita e il centro città è il centro dell'essere).
Entrambi riconciliati, nel tempo, ed ora in grado di abbracciarsi sereni in accettazione del dolore che la vita ha dato e di gioie ancora possibili.
Mi piace pensarla così...e forse sarà così.
Lei non smetta di coltivare amore verso i suoi figli, che lo accettino o che lo respingano, amore verso la vita che ha dato e che ha preso, amore verso se stesso, umile ma forte, accettazione del percorso ...sempre, pure nel riconoscersi umani e sempre perfettibili.
Un carissimo saluto
Dott. Silvana Ceccucci psicologa psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

3084 Risposte

7225 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

5 MAR 2016

Gentilissimo Paolo,
Colgo l'occasione per restituire a mia volta l'immagine e l'impressione che lei mi ha fatto nel leggere le sue parole e la sua storia: si intuisce fin dalle prime righe la sua maturità che rilette una persona con vissuti intensi che inevitabilmente ( non necessariamente in maniera negativa) l'hanno segnata. Detto ciò mi esprimo per rispondere alla sua onesta richiesta, dicendole che a mio parere la sua esigenza di attenzioni e affetto da parte della sua secondogenita sono perfettamente comprensibili e forse molto accentuate perché redaggio di un relazione padre-figlia tortuosa e non intensamente vissuta. Tuttavia dal punto di vista di sua figlia può essere vissuta diversamene in quanto la sua storia e il suo punto di vista sono diversi, magari anche perché ha interpretato il suo allontanamento come egoistico e abbandonico, forse perché non le è stato spiegato diversamente. La invito a tentare di riallacciare i rapporti in maniera graduale e tenendo sempre conto di cosa vuole e ha bisogno sua figlia, magari può farsi supportare in questo percorso da una psicoterapia che la aiuti a rintracciare le parti più assertive di sè e a risanare i suoi conflitti irrisolti. Le faccio un forte in bocca al lupo e qualora avesse bisogno non esiti a contattarmi.
Dott.ssa Di Rosa Raffaella
Psicologa clinica e dell'età evolutiva, Psicodiagnosta, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale a Villaricca (Napoli).

Dott.ssa Di Rosa Raffaella Psicologo a Villaricca

97 Risposte

48 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

2 MAR 2016

Gentile Signor Paolo,

la sua storia è molto intensa e porta con sé vari aspetti tristi, di abbandono, ricerca di gratificazione e tentativi di sostituzione.
Sicuramente, a mio parere, lei in primis avrebbe bisogno di un aiuto psicoterapeutico che le permetta di giungere ad una riflessione e accettazione della sua vita, migliorando e colmando quelle lacune di sofferenza ancora scoperte. Molto probabilmente, sulla base di ciò che ci scrive, anche Sua figlia avrebbe bisogno di un percorso psicoterapeutico in quanto la morte (suicidio) improvviso della mamma, l'allontanamento e il risentimento nei suoi confronti, possono aver lasciato dei conflitti interiori irrisolti (ne sono un segnale le fobie).
Le proporrei di intraprendere prima Lei questo percorso di aiuto, che la possa anche portare a migliorare la relazione e comprendere come avvicinarsi gradualmente a sua figlia per ricostruire un legame affettivo profondo e poi, man mano, quando è riuscito in questo, coinvolgerla nella sua terapia. Potrebbe alla fine essere lei stessa a riconoscerne l'importanza spontaneamente. Non la forzi.
Auguri e un cordiale saluto.

Dottoressa Monica Chiovini

Dott.ssa Monica Chiovini Psicologo a Ghemme

14 Risposte

36 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

Psicologi specializzati in Trauma psicologico

Vedere più psicologi specializzati in Trauma psicologico

Altre domande su Trauma psicologico

Spiega il tuo caso ai nostri psicologi

Invia la tua richiesta in forma anonima e riceverai orientamento psicologico in 48h.

50 È necessario scrivere 27650 caratteri in più

La tua domanda e le relative risposte verranno pubblicate sul portale. Questo servizio è gratuito e non sostituisce una seduta psicologica.

Manderemo la tua domanda ai nostri esperti nel tema che si offriranno di occuparsi del tuo caso.

Il prezzo delle sedute non è gratuito e sarà soggetto alle tariffe dei professionisti.

Il prezzo delle sedute non è gratuito e sarà soggetto alle tariffe dei professionisti.

Introduci un nickname per mantenere l'anonimato

La tua domanda è in fase di revisione

Ti avvisaremo per e-mail non appena verrà pubblicata

Questa domanda esiste già

Per favore, cerca tra le domande esistenti per conoscere la risposta

psicologi 18000

psicologi

domande 27650

domande

Risposte 95350

Risposte