Genitori opprimenti, paura del giudizio: prendo coraggio o scappo?

Inviata da Nymeria il 17 ago 2016 4 Risposte  · Autostima

Ho 21 anni e mi sento bloccata in una situazione da cui vedo un'unica, molto vaga, speranza di uscire: andare via.
Sento che tante mie scelte sono state determinate dall'ansia del giudizio dei miei genitori. E in particolare, di mia madre.
Volevo andare al liceo artistico. Ma no, sarei stata sprecata, secondo lei. E me ne sono convinta anch'io. Così ho scelto il linguistico. Perché secondo lei, siccome sono molto portata per le lingue, è quella la mia passione.
Dopo il liceo volevo andare a studiare fuori, ma no, sei troppo piccola, fai la triennale e poi vai dove vuoi. Ricordo le mie parole appena finiti gli esami di stato: "tutto, ma non lingue". Indovinate cosa faccio?
Per me è stato sempre inconsapevolmente importante avere la sua approvazione. Non che mi abbia imposto di fare lingue, ma sapevo che lei lo reputava il percorso più adatto a me. E ora sono al mio primo (e spero ultimo) anno fuori corso, e sto cercando con enormi difficoltà di mantenere l'interesse verso questa facoltà. Non mi sono mai ambientata e non ho stretto amicizia con nessuno. Con la speranza di aver ancora tempo di poter cambiare percorso.
Da piccola ero una bambina vivace, estroversa, mi piaceva stare al centro dell'attenzione. Poi, non so per quale causa, mi sono chiusa e sono diventata molto più timida e riflessiva. Ho paura ad espormi e mi sento spesso fuori luogo.
Ma, anche se è difficile ammetterlo, mi rendo conto che sto ancora bene al centro dell'attenzione, e anche se mi mandano in confusione e mi imbarazzano tantissimo, mi piace ricevere apprezzamenti. Infatti mantengo un rapporto di amicizia "virtuale" con un ragazzo che è da anni innamorato di me e per il quale io invece non provo nulla, e lo cerco ogni volta che mi sento sola. Il fatto che sia lontano mi aiuta a non sentirmi troppo in colpa.
Ho difficoltà enormi a portare a termine le cose: esami, libri, disegni, iscrizioni in palestra, diete, progetti, romanzi. Nella mia testa sono tutte idee meravigliose, ma la loro applicazione mi risulta problematica. Sarà perfezionismo? Pigrizia? Forse perché non sono riuscita a trovare ciò che mi interessa davvero o forse perché non mi interessa realmente nulla?
Mi piace avere il controllo ma l'idea di avere già tutto programmato e non poter avere la libertà di deviare dai piani mi mette ansia. Procrastinare è il mio hobby preferito.
Alterno periodi di intensa produttività nello studio, in cui mi estraneo dal mondo esterno e dalla vita sociale, da relazioni e sentimenti, a momenti in cui non riesco a leggere due righe perché qualsiasi cosa mi distrae. E rimando a domani.
Tornando a mia madre, fervente cattolica e catechista, ha cercato da piccola di portarmi sulla sua stessa strada, ma io semplicemente ho capito che non fa per me. Non ho la sua stessa fede. Ho smesso di andare in Chiesa e so che questo la fa stare male, ed è per questo che non le ho mai detto apertamente che sono atea.
Ho sempre cercato negli altri la comprensione che non ho avuto da lei. Raramente l'ho trovata. Ho perso tante, troppe amicizie perché credo che nonostante avessi perdonato i torti subiti (veri e propri tradimenti di fiducia), queste persone non rispondevano più all'idea che avevo in mente di loro. Perdevano valore. E le ho progressivamente allontanate. Sono rimasta con pochissime persone che posso reputare amiche, ma non riesco più ad aprirmi realmente, e nonostante sia sempre disponibile ad aiutare loro, non riesco a lasciare che loro aiutino me.
Odio le persone che si impongono schemi mentali, quelli troppo convinti e sicuri di sé, che non hanno mai dubbi. Eppure a volte ho paura di essere così anch'io, di giudicare troppo frettolosamente persone e situazioni. E sento di essere stranamente dipendente da queste persone. Forse mi trasmettono la sicurezza che io non ho.
Ho avuto una storia di tre anni con un ragazzo "perfetto", che fisicamente mi piaceva, il classico bravo ragazzo. Ma non ne sono mai stata realmente innamorata, e questo l'ho capito dopo. Ho iniziato la relazione perché secondo mia madre lui era adatto a me, e nonostante a momenti mi rendessi conto che non c'era tra noi quella comprensione profonda e intimità che ricercavo, poi ci riflettevo e mi convincevo che non c'erano reali motivi per lasciarlo.
Finché non mi ha tradita. E "il treno ha fischiato". Penso che dentro di me sia successo subito, ma l'ho esternato con il tempo, nell'arco dei tre mesi nei quali lui ha provato a riprendere la relazione, durante uno dei quali sono stata in Russia per un viaggio che avevo programmato in precedenza, che mi aiutato ad andare avanti, a distaccarmi e ad esaminare la situazione dall'esterno: io non provavo nulla per lui e a vent'anni non potevo portarmi addosso questa croce. Non l'ho più visto da allora e sinceramente non ho mai sentito molto la sua mancanza.
Tra l'altro penso che neanche lui fosse innamorato quanto credeva, perché ha subito trovato un'altra. Mentre io sono ancora in una fase di stallo. Anzi, in una nuova fase di stallo.
Ho iniziato ad uscire con il gruppo di amici di mio fratello, tra i quali c'era anche una mia grande amica che è ormai diventata la mia migliore amica. Due degli amici di mio fratello sono diventati molto importanti per me, ma il mio rapporto con loro è dovuto rimanere quasi "clandestino" perché a mio fratello dà fastidio l'idea. Non so se sia perché è effettivamente possessivo nei miei confronti, perché non vuole che io rimanga ferita, perché è geloso del rapporto che ho con loro e che non ho mai avuto con lui, o perché si sente prevalicato nella sua cerchia di amici. Ciò che so è che una potenziale relazione è stata bloccata sul nascere per questo motivo. Alla fine chi ci ha sofferto sono stata io perché ci ho creduto tanto e poi ho visto il tutto morire solo perché mio fratello ci sarebbe rimasto male. Ma è tutto ancora troppo fresco per me per riuscire a parlarne in modo distaccato, e mi rendo conto che se fosse stato un sentimento vero non sarebbe stata una motivazione valida a reprimerlo. Nonostante ciò non riesco a smettere di pensare a "cosa sarebbe successo se..", perché per un po' mi ero davvero convinta di aver trovato la persona giusta. So che il tempo aggiusterà anche questo e che troverò la persona giusta solo dopo aver capito chi sono e cosa voglio veramente.
Io non penso che mio fratello sia uguale a mia madre, forse anche lui ha i miei stessi problemi che derivano da lei e anche lui sente il peso del suo giudizio? So che non posso cambiare queste persone, per questo non cerco un confronto diretto con loro, mi limito a sognare di andare lontano a vivere la mia vita. Vorrei trovare il coraggio di impormi ma non sono abbastanza sicura di me per farlo. Non so come uscirne.

amici

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Nymeria....riepiloghiamo:
- sei cresciuta con una madre critica e che usava l'arma della delusione per farti fare quello che voleva, e come risultato sei diventata una persona che tende a fare quello che vogliono gli altri per non "deluderli", tendente al perfezionismo per non essere criticata, e che evita di fare delle cose per paura che non siano perfette e della solita presunta critica.
Che poi tu tenda ad essere critica ed imporre agli altri il tuo pensiero è normale, visto la "maestra" che hai avuto.
Cambiare gli altri?
Non si può, tanto meno cambiare tua madre, a meno che non se ne rendano conto loro stessi e chiedano aiuto..
Una psicoterapia ti potrebbe aiutare a migliorare i rapporti con te stessa e con gli altri....ma verso tua madre le emozioni sono troppo radicate, sono il risultato di anni ed anni di scelte obbligate....verso di lei difficile che riuscirai a cambiare le tue emozioni.
In quanto al bisogno di essere ammirata, non ci vuole un indovino per presumere che tua mamma tendesse a non ascoltarti ed a non farti sentire accettata e, come reazione, ora lo cerchi dagli estranei.
Coraggio...se ne esce!

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Cara
è certo che anche dalla tua lettera si notano le capacità che hai e quindi non sono certo quelle che ti mancano.
Però è un pochino carente la motivazione e la volontà di portare avanti i tuoi piani e i tuoi progetti.
Mi sembra quasi che, più che di fallire, tu abbia paura di riuscire nelle cose e, insomma, in qualche modo ci sono dei blocchi interiori.
Prendi seriamente in considerazione l'idea di fare un lavoro su dite che ti porti nuove potenzialità e che ti metta nella condizione giusta di poter usare le tue energie a tuo vantaggio per scopi positivi e progetti realizzativi.
E' importante che tu impari a fare questo ora che sei giovane in modo da non trascinarti i problemi in età più adulta.
Un caro saluto
Dott. Silvana Ceccucci Psicologa Psicoterapeuta.

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18 AGO 2016

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Gentile Nymeria,
il fatto che non riesci a portare a termine le cose e il tuo lasciarti influenzare e condizionare dal giudizio degli altri (in primis tua madre e tuo fratello) denunciano insicurezza e basso livello di autostima che è all'origine del tuo malessere e delle tue poche relazioni sociali nonchè delle eccessive aspettative nei confronti delle amicizie che poi hai lasciato e della necessità di ricevere quelle attenzioni che poi, credo, non sempre restituisci.
Il pensiero di non poter incidere sugli altri perchè tanto non cambiano mi sembra più un alibi per non prendere iniziative, non definirti e non confrontarti, con la conseguenza di rimanere nello stallo.
Per uscire da questa situazione è utile un adeguato percorso di psicoterapia che ti potrà aiutare ad acquisire più sicurezza ed autostima.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

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18 AGO 2016

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Cara Nymeria,
mi ha molto colpito l'auyoriflessività con cui scrive e con cui esamina la questione, mettendosi in discussione in prima persona.
La prima domanda che mi viene da farle é: perché il giudizio di sua madre é cosí importante? Cosa comporta? Immagino sia un grande sforzo quello di compiacerla e suppongo abbia un senso... ottenere approvazione, amore, attenzione? Sono solo ipotesi.
Certo, cambiare ambiente potrebbe consentire le di sperimentare nuovi modi di rivolgersi a lei ma temi che finché non deciderà di prendere in mano questa questione per capirci qualcosa di piú e trovare in sé nuovi modi di viverla e rispondervi non si sentirà contempletamente libera, almeno nel rapporto con sua madre.
Il mio invito é perció quello di intraprendere un percorso terapeutico e iniziare cosí un viaggio interessante che possa permetterLe di scoprire qualcosa in piú di sé.
Rimango a disposizione.
Cordialmente,

Annalisa Anni
Psicologa Psicoterapeuta Padova

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18 AGO 2016

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