Gelosia, bassa autostima, e non volerle affrontare

Inviata da Viola il 16 ago 2017 Autostima

Buongiorno a tutti... Grazie in anticipo a chi leggerà e vorrà provare ad aiutarmi.
Mi piacerebbe chiedervi un consiglio su come affrontare l'atteggiamento del mio ragazzo.
Si può dire che sia geloso, in un certo senso.
Non è una persona dalla gelosia violenta, in tre anni di fidanzamento mi ha dimostrato di avere un cuore d'oro. Lui c'è sempre stato per me e abbiamo condiviso tanto, tutto.
È una persona pacifica, preferisce evitare la rabbia, si rifiuta di esercitare ogni forma di coercizione.
Lui vive la rabbia in maniera diversa: la rivolge verso se stesso. È insicuro su molte cose.
Ha vissuto l'abbandono del padre, si è rifugiato per anni in una compagnia di dubbia reputazione che non c'entrava niente con lui, ha indossato una maschera da duro, ha avuto relazioni travagliate, più sessuali che altro. Aveva un cattivo rapporto con la madre e disprezzava le ragazze, di cui pensava che fossero tutte delle sgualdrine, buone solo ad approfittarsi di lui.
È squallido addossarmi la responsabilità di averlo cambiato, quindi diciamo che con me le cose sono cambiate. Gli ho dato fiducia, ho visto che non era "cattivo", ma solo molto solo e confuso. Ci siamo innamorati e abbiamo iniziato un rapporto bellissimo, tanto profondo e sincero, dolce.
Lui mi ha cambiata tanto, mi ha fatto capire che cosa vale davvero. Dalla sua parte, lui "ha messo la testa a posto". Ora è una persona più equilibrata e non ha paura a mostrarsi nella sua sensibilità. Non frequenta più certe persone, prova ad impegnarsi in ciò che gli piace, anche se spesso gli risulta difficile mantenere la costanza, o anche solo capire che cosa gli piaccia davvero fare. Siamo tanto giovani, gli dò tutto il mio supporto, so che le cose potranno migliorare ancora, almeno questa è la mia speranza. Ma ci sono tanti problemi ancora.
Uno di questi è il dramma che gli è rimasto nel rapporto con le ragazze, quindi con me, in questo momento. Lui stravede per me. È convinto che io sia la ragazza più bella del mondo. Sono una ragazza normalissima e questo non può che lusingarmi, ma a volte questo "è troppo". Per lui, questa percezione è eccessiva.
È convinto che io attiri l'attenzione sempre su di me, che quando siamo insieme lui passi sempre in secondo piano. È convinto che la mia bellezza sia accecante e che tutti i ragazzi guardino solo me, per strada, in compagnia, che mi vogliano portare tutti a letto, fino alla paranoia più totale. La situazione peggiora quando arriva l'estate e io indosso vestiti che secondo lui sono troppo corti, o delle canotte che lui vede come troppo scollate, e invece sono come quelle di tutte le altre ragazze.
È facile affrontare questo problema alla luce del maschilismo: strali di femministe, comprese le mie amiche, sarebbero già pronte ad attaccarlo per i suoi pensieri, invitandomi a mandarlo a quel paese, accusandolo di essere un bigotto, un retrogrado, un talebano. La mia prima reazione è stata questa. Ma ora credo che ci sia un abisso di sofferenza che non si può ridurre in questo modo.
Lui mi ha sempre detto che non mi obbligherà mai a vestirmi come dice lui, nè a smettere di uscire da sola, o parlare con altri maschi. E gli credo, infatti continuo a vivere la mia vita, ma la sua sofferenza, la sua ansia quando siamo fuori insieme, è insopportabile, è palpabile.
Lui è disperato, non sa come uscirne, e continuare ad attaccarlo e dargli del maschilista è la cosa peggiore che io possa fargli.
Lui all'inizio nemmeno me lo diceva che cosa avesse, ma lo sentivo che qualcosa non andava, era capace di tornare a casa e avere gli attacchi di panico per la paura che lo tradissi, che qualcuno mi facesse del male, o anche solo che mi guardasse in quel modo.
Adesso non senza vergogna mi dice che cosa pensa, e ogni volta che ne parliamo mi promette che imparerà ad accettarlo, ma ho sempre più l'idea che non sarà cosa facile.
Solo una volta si è lasciato scappare qualcosa che ho valutato come una "piccola violenza" nei miei confronti: nell'agitazione mi ha detto Perché devo essere sempre io a fare dei passi avanti? Che cosa fai tu per me?
Lui è convinto che qualsiasi ragazza che ami scoprirsi la pelle lo faccia per attirare l'attenzione di un altro ragazzo. Secondo me lui vorrebbe inconsciamente che io iniziassi a brillare di meno, fisicamente e anche caratterialmente, considerato che sono una persona spigliata e spesso ambiziosa, per aiutarlo a sentirsi meglio.
Io non ho intenzione di cambiare in questo senso. Lui deve accettarmi. Sbaglio?
Mi dispiace da morire per quello che prova, ma non nego di essere parecchio a disagio: mi infastidisco, mi altero quando fa così. Spesso non sto bene con lui: mi sento forzata quando siamo con altre persone, non mi sento a mio agio quando scelgo l'abbigliamento, non so come dosare la mia energia, non so come parlargli dei miei progetti o della mia voglia di fare cose senza sentirmi accusata dalla sua invidia, o dalla sfiducia che ha nei suoi mezzi, o forse dalla (non-)voglia che ha di fare sempre il minimo necessario. Quando glielo dico, lui sta ancora peggio e mi dice "allora lasciami".
È possibile riuscire a stare insieme superando questo scoglio? Che cosa posso fare?
Non voglio considerarlo un violento o un meschino. Io lo amo profondamente, ci sono tante cose belle in lui. Mi fido di lui. So che non mi farebbe mai del male, anzi so che vorrebbe guarire anche lui da questa sua sofferenza.
Dallo psicologo non ci vuole andare, dice che non ha soldi per andarci, continua a rifiutare l'idea di "essere pazzo".
Ho pensato che la situazione migliorerà quando la sua autostima sarà più alta, quando si sentirà anche lui "brillare" per qualcosa. Dunque pensavo di staccarmi un attimo, lasciarlo per più tempo da solo, per valorizzarsi, anziché attaccarsi alla mia immagine. Ma lui mi dice che non vuole brillare... Mi dice che non vuole avere le ambizioni pazze di certe persone, non vuole fare la lotta per brillare più degli altri, non vuole fare la parte di quello che è sempre su di giri e che si mette in mostra. Pensavo che fosse solo una sua forma di difesa, ma più passa il tempo e più mi dice di esserne convinto.
A volte penso che gli manchi una visione del senso di tutto, ma è come se si rifiutasse di averne una, come se non volesse uscire dalla sua caverna.
A questo punto mi chiedo: sono io che sbaglio a cercare di cambiarlo ancora, devo accettare il fatto che lui sia fatto così, ed eventualmente andarmene?
Mi metto nei suoi panni... Come si fa a convincersi di voler vivere di insicurezze, senza porsi degli obiettivi, accettando di non voler fare troppi sforzi, se allo stesso tempo ci si sente sofferenti nel confronto con l'altro?
Un'altra cosa che vorrei fargli capire è che non è il sesso con altre persone quello che cerco, che sentirsi bene con se stessi non significa necessariamente voler attirare l'attenzione degli altri... ma quanto è difficile! Tre anni di rispetto e di fedeltà non sono serviti a niente a quanto pare...

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Cara Viola,
di sicuro la situazione che sta vivendo non è delle più semplici.
Il suo ragazzo ha sicuramente vissuti molto forti, e credo che per quanto lei possa dargli tutto l'amore e il sostegno possibile siano questioni molto profonde e allo stesso tempo molto delicate che avrebbe bisogno di affrontare con una figura professionale che possa avere una posizione neutra.

Da come scrive si sente che il vostro rapporto sia stato proprio evolutivo soprattutto per il suo ragazzo e questo è assolutamente positivo e spero che troviate il modo di farlo continuare. Per questo forse a fianco di una terapia individuale si potrebbe pensare ad un piccolo sostegno di coppia per andare a definire appunto quali meccanismi relazionali vi sono utili e quali meno per continuare a crescere assieme.

Una cosa che non mi è chiara è che nella mail parla continuamente che il suo ragazzo è violento per poi negarlo. è importante andare a definire se c'è qualche forma di violenza reale o meno perché è un aspetto che non può passare inosservato sia per aiutare lei che il suo ragazzo. Solitamente infatti la violenza nasce da difficoltà emotive molto grosse e dalla paura delle fragilità. Sarebbe un punto di partenza per il suo o il vostro lavoro.

Sono a disposizione per ulteriori chiarimenti,
Cordiali saluti
Dott.ssa Ceccato Silvia

Dott.ssa Ceccato Silvia Psicologo a Vicenza

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