Accesso Psicologi Registra il tuo centro gratis

Forte disagio

Inviata da Alessandra Gregori il 13 gen 2018 Ansia

Grazie a chiunque risponderà o vorrà dare un consiglio.
Come premessa, posso dire che ho una lunga storia di difficoltà psicologiche di ansia e calo del tono dell'umore risalenti alla scuole medie (causa gravi episodi di bullismo), in particolare tendenza a pensieri ossessivi e perfezionismo, uniti a una certa rigidità di pensiero. In aggiunta, a 25 anni ho la tendenza a sentirmi di almeno 10 anni più "vecchia" rispetto alla mia età reale, probabilmente perché mi sono sempre state attribuite caratteristiche di maturità poco in linea con la mia età reale, sin da bambina, caricandomi spesso di responsabilità eccessive. Tuttavia, forte di un impegnativo lavoro su me stessa, sono consapevole di queste mie caratteristiche e riesco a far sì che non mi limitino troppo nelle mie relazioni interpersonali. Negli ultimi mesi del 2017, diciamo da ottobre, ho passato un periodo particolarmente travagliato: è stato diagnosticato un cancro a mia madre (curabile, ma che richiede un impegnativo percorso di cura) e mia nonna, la cui integrità mentale era già compromessa, ha ormai iniziato un percorso di non ritorno nella demenza senile. In aggiunta, sono stata lasciata dal mio compagno, con il quale stavo da 4 anni e per il quale mi sono trasferita in una città diversa (già da anni vivevo lontano da casa per esigenze di studio). Ovviamente l'insieme di eventi, concentrato in un arco temporale di poco meno di 3 mesi, ha avuto decise conseguenze su di me, che tuttavia sono riuscita a gestire, dovendo anche abituarmi alla nuova routine lavorativa (passaggio da part-time a full-time, con nuove mansioni) e alla fine di un tirocinio particolarmente stressante. Dopo una breve fase di "superamento" ed elaborazione del tutto, da un po' di tempo mi sono resa conto di essere scivolata in uno stato di apatia e senso di vuoto e inutilità, in "controsenso" rispetto alla piega più positiva che hanno preso gli eventi (mia madre risponde bene ai trattamenti, è stato ottenuto supporto per mia nonna e ho un rapporto molto positivo di amicizia con il mio ex-compagno). Forse è una reazione alla fatica emotiva sostenuta durante le ferie, nel supportare mia mamma nei trattamenti e nell'alleggerire mio padre nelle sue attività di caregiver, sia verso mia madre che verso mia nonna (provo inoltre un forte senso di colpa nel non poter offrire supporto continuativo, vivendo fuori regione). Anche l'elaborazione della fine della mia relazione è stata estremamente faticosa, più che altro è stato difficile da digerire il fatto che io stessa mi ero resa conto che era finita da molto tempo, che avevo pensato di chiuderla ma poi non ne ho avuto la forza, pensando di poter risolvere comunicando col mio compagno. Ora che la "tempesta" è passata mi sento svuotata, emotivamente inerte e inutile. Mi butto a capofitto nel lavoro, ottenendo l'ammirazione dei miei colleghi e colleghe per la mia supposta capacità di non lasciarmi sopraffare dal tutto e di ottenere comunque risultati positivi per una figura alle prime armi. Eppure io non mi sento né capace né forte, non mi sento coraggiosa come loro dicono: mi sento inutile, piccola e stanca. Sento che le cose stanno obiettivamente migliorando, che avrebbe potuto andare tutto molto peggio, eppure non riesco a esserne felice, non voglio provare ad esserlo perché non credo più nella "felicità"... Ho tante cose che mi affollano la testa, la paura di mostrarmi vulnerabile, la paura di essere troppo ottimista per poi venire smentita dai fatti, il rimorso, il rimpianto e la colpa, la fatica fisica e mentale, il tutto in un enorme pozzo nero che rappresenta la mia mente... Forse mi sono dilungata, valutando come troppo complesso qualcosa che magari complesso in realtà non è, forse non so nemmeno io come mi sento e ho utilizzato fin troppe parole (magari inutili e inappropriate) per descrivere qualcosa che non può essere descritto.
Grazie ancora per chi vorrà leggere questo "sfogo"

Risposta inviata

A breve convalideremo la tua risposta e la pubblicheremo

C’è stato un errore

Per favore, provaci di nuovo più tardi.

Miglior risposta

Buonasera Alessandra
È possibile che lei abbia reagito "bene" nell'immediato a tutti gli eventi negativi che ha dovuto affrontare, ma ora, avendo voluto "ignorare il bruciore di quelle ferite", potendo rilassarsi, dato che la tempesta è passata, si senta in un momento apatico e svuotata di emotività.
Riesce a essere performante sul lavoro grazie a questa deferenza, ma si sente inerme.
Può succedere.
Un supporto per elaborare i lutti (ovvero affrontare le emozioni negative che ha forse soppresso) potrebbe aiutarla a risintonizzarsi con le sue emozioni.

Cordialmente

Claudia Popolillo - Studio Logos Psicologo a Lodi

213 Risposte

205 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

Psicologi specializzati in Ansia

Vedere più psicologi specializzati in Ansia

Altre domande su Ansia

Spiega il tuo caso ai nostri psicologi

Invia la tua richiesta in forma anonima e riceverai orientamento psicologico in 48h.

50 È necessario scrivere 20050 caratteri in più

La tua domanda e le relative risposte verranno pubblicate sul portale. Questo servizio è gratuito e non sostituisce una seduta psicologica.

Manderemo la tua domanda ai nostri esperti nel tema che si offriranno di occuparsi del tuo caso.

Il prezzo delle sedute non è gratuito e sarà soggetto alle tariffe dei professionisti.

Il prezzo delle sedute non è gratuito e sarà soggetto alle tariffe dei professionisti.

Introduci un nickname per mantenere l'anonimato

La tua domanda è in fase di revisione

Ti avvisaremo per e-mail non appena verrà pubblicata

Questa domanda esiste già

Per favore, cerca tra le domande esistenti per conoscere la risposta

psicologi 15450

psicologi

domande 20050

domande

Risposte 77800

Risposte