fine terapia... ma solo per me

Inviata da nessuno · 21 set 2017 Psicologia risorse umane e lavoro

Buonasera,
Sono stata in terapia per oltre un anno e mezzo a causa di una malattia genetica da cui sono affetta dalla nascita.
All'inizio il mio psicologo non sapeva nulla di me, ancora meno della mia malattia. Non aveva nessuna esperienza di pazienti con malattie genetiche. Ma ha saputo comprendere l'importanza di stabilire di chi sia la responsabilità della mia patologia, perché si è formata e se la colpa sia mia o dei miei genitori. Mi ha consigliata di rivolgermi ad alcuni siti di medicina online per avere risposte. Così negli ultimi mesi mi sono rivolta a vari specialisti tra genetisti e ginecologi.
Purtroppo ho ricevuto risposte tra loro incompatibili. Alcuni dicevano che l'anomalia genetica era già presente in uno dei gameti da cui sono stata generata. Altri invece sostenevano fosse sopravvenuta dopo il mio concepimento.
Dopo varie risposte confuse e poco esaustive 10 gg fa finalmente una genetista mi ha risposto molto dettagliatamente. Ora ho la certezza che la colpa della mia malattia è esclusivamente mia, perché l'errore è sopravvenuto senza ombra di dubbio dopo il mio concepimento, non prima.
Nessuno dei tanti medici contattati, però, ha mai saputo dirmi da cosa sia stata provocata in concreto. Dicono tutti quanti che le cause di questa anomalia non sono ancora note e che il mio in sostanza è stato un caso sfortunato. Io però non riesco ad accettare questa incertezza, voglio sapere qual'è la mia colpa, che cosa ho fatto per essere nata sbagliata, mentre tutte le altre donne sono nate normali. Però, se da una parte sono arrabbiata per la mancanza di risposte, dall'altra ormai è chiaro che quelle risposte che cerco non le riceverò mai, a questo punto. Per questo motivo, consapevole che difficilmente avrò una risposta più esaustiva dell'ultima ricevuta, ho deciso di terminare il mio percorso di psicoterapia, anche se non ho ottenuto nessuno dei risultati sperati.
Volevo che i medici mi dicessero perché sono nata così e che mi dessero una terapia, anche sperimentale, che mi permettesse di guarire, di diventare geneticamente una donna e di potere avere figli. Invece non sanno perché sono nata sbagliata e non c'è nessuna cura per me. Resterò per sempre un errore, per sempre sterile. Ho scritto al mio psicologo che per me ormai non c'è più nulla da fare e l'ho salutato definitivamente ringraziandolo dell'aiuto che mi ha dato. Invece lui mi ha proposto un altro appuntamento, a cui io non mi sono presentata, e mi ha detto che rimane comunque il mio terapeuta. Perché non si rassegna alla fine della terapia e non mi facilita il distacco? Avrei avuto bisogno che anche lui mi salutasse definitivamente e mi lasciasse andare.

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Miglior risposta 25 SET 2017

Buongiorno,
nel suo messaggio traspare molta rabbia e frustrazione per la sua condizione fisica. Che senso ha per lei definire il colpevole della sua condizione? Si sentirebbe meglio una volta identificato? Cambierebbe la sua condizione? Credo che un percorso più orientato all'accettazione della sua condizione possa aiutarla maggiormente a vivere meglio e a prendere, eventualmente, in considerazione le diverse opzioni mediche per diventare madre, se è quello che desidera.
Si percepisce anche molto sconforto nel suo scritto, come se ora volesse dimenticare tutta questa faccenda, non avendo volontà di salutare di persona il terapeuta che l'ha seguita.
È comprensibile il suo dolore, il dover rinunciare a molto senza potersi sentire come le altre donne. Le consiglio, se volesse, di cercare gruppi di sopporto con altre donne nella sua condizione, oppure può provare a leggere e nel caso scrivere sul sito www.cercounbimbo.net, piattaforma dedicata alla maternità in tutte le sue forme, limiti e difficoltà nel raggiungerla.
Resto a sua disposizione.
Cordiali saluti
Dott.ssa Ambra Caselli (Brescia)

Dott.ssa Ambra Caselli Psicologo a Castegnato

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26 SET 2017

Quando ci si saluta in questi contesti e in generale dovrebbe essere da entrambe le parti in modo maturo e consapevole, di persona.
Lei.non è sbagliata, nè ha colpe. Questo è lo scoglio che deve superare, insieme ad un professionista che lei deciderà, quando vorrà.
Buon lavoro.
Dott.ssa Silvia Momentè

Dott.ssa Silvia Momentè Psicologo a San Donà di Piave

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25 SET 2017

Gentile Nessuno,
comprendo il suo disagio e il desiderio di una risposta definitiva, dopo tante peregrinazioni.
Capisco che l'impossibilità di una maternità sia per lei estremamente dolorosa.
Non sono una genetista e quindi incapace di darle riposte in tal senso, ma da un punto di vista psicologico non credo sia corretto che si attribuisca responsabilità o colpe.
In particolare, sono convinta che lei non sia solo "l'errore genetico", ma abbia una personalità ricca di molte altre sfaccettature e possa essere comunque una donna con molte risorse.
Il suo terapeuta, visto la buona alleanza che avete stabilito, le ha offerto la possibilità di mantenere uno spazio in cui essere accolta e non giudicata.
Ci ripensi!
I miei migliori auguri
Dott.ssa Vanda Braga

Dott.ssa Braga Vanda Psicologo a Rezzato

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23 SET 2017

Buonasera "nessuno", non posso intervenire sugli aspetti medici in quanto non mi competono non essendolo.Tuttavia mi ha colpito il racconto di se stessa come colei che è sbagliata, che ha colpa, etc. Credo che questo modo di autoincolparsi e responsabilizzarsi, lei, lo utilizzi anche in altri contesti della sua vita (ma la prenda solo come ipotesi di lavoro). Ora, sarebbe utile capire il passaggio psicologico che lei fa da una una malattia genetica (dunque, quasi per definizione, da noi né controllabile né altro) ad un senso emotivo di Sé come condannabile. Le consiglierei, dunque, sia per comprendere questo che i suoi attuali stati affettivi, di riprendere i contatti con il collega, il quale (mi sembra di aver capito) non è che abbia avuto difficoltà a "lasciarla andare", ma si sia reso disponibile a riaccoglierla, eventualmente lei avesse cambiato idea. Cosa che, in genere, facciamo e diciamo quasi tutti noi terapeuti (comunque e per qualunque motivo sia terminata la terapia) per dare un senso di continuita' al lavoro clinico svolto fino ad allora e per dare un senso dell'esser-ci in qualunque momento di vita ed in qualunque momento di sofferenza di una persona con la quale, per un certo tempo, si sono condivisi aspetti personali molto significativi.
Buona fortuna
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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