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Fine storia d'amore. Come comportarmi?

Inviata da Lot1992 il 24 lug 2019 Terapia di coppia

Salve! Ho già descritto la mia storia nel forum (A 26 anni abbandonato per un uomo "vecchio"). In breve dopo quasi tre bellissimi anni insieme la mia ragazza ha troncato la relazione con me dopo aver nutrito per molti mesi dubbi sui suoi sentimenti.

In questi mesi non ha mai parlato, ma mi chiedeva più attenzioni (come se avesse paura di perdermi). Eppure ero lì con lei, per lei e non l'ho mai trascurata perché l'ho sempre considerata la persona più importante per me, per questo non capivo bene la sue richieste e le ho attribuite al periodo di stress che stava affrontando (nell'ultimo anno fine degli studi e inizio primo lavoro, molto insoddisfacente per lei). Contemporaneamente anch'io ho avuto un periodo difficile in famiglia che ha un po' limitato il tempo che potevo dedicarle. Essendo una situazione temporanea lei mi ha rassicurato di non essere preoccupata ed io le ho promesso che avremmo recuperato il tempo "perso", e così è stato. Mi ha più volte ringraziato per aver mantenuto la promessa ma...ma in aprile, improvvisamente, mi lascia dicendo di voler stare da sola, di non amarmi più, che il problema era lei e non io. Ha rifiutato ogni tentativo di mediazione.

In realtà, dopo dieci giorni di silenzio, mi ha confessato che da molti mesi non era più convinta della nostra storia e poi nell'ultimo inverno è stata attratta da un collega molto più grande, vedovo da un anno e con due bambini. Aggiungerei anche che esteticamente non è per nulla appetibile, ed è una persona molto impacciata (lo dico perché io e lei abbiamo 27 anni, lei è una bellissima ragazza e il contrasto estetico e di età fra loro è davvero evidente). In questi dieci giorni aveva già intrapreso una relazione con lui, che attualmente prosegue e si fa più seria anche se lei stessa non è in grado di definirla ("non stiamo insieme, ma è come se lo fossimo").

Tuttavia questa nuova relazione mi sembra più la conseguenza che la causa di una sua crisi più profonda e non avendo mai avuto problemi fra di noi, mi sembra che io sia diventato un po' il suo capro espiatorio, la valvola di sicurezza che era "necessario" far saltare (cosa che lei ha anche confermato da alcune cose dette alla sorella).

Oltre a questa violenza per me immotivata (lei stessa aveva subito un abbandono dal suo ex, e solo incontrato me è riuscita ad essere di nuovo felice), ho subito la doppia umiliazione di essere stato rimpiazzato, e rimpiazzato da un uomo di mezza età, con ben altre prospettive nella vita rispetto a noi due.

Pur non avendola giudicata o inseguita, lei sembra avermi rimosso quasi istantaneamente dalla sua vita, come se in realtà non ci fossi mai stato. Era orgogliosa di me e mi apprezzava certamente fisicamente (c'è sempre stata molta passione fra noi due) ma soprattutto per il mio carattere e la maturità che le ho dimostrato. È stata una relazione davvero matura e soddisfacente, eppure non ho meritato neppure un confronto con lei, né un tentativo di recuperare la storia insieme. Certamente avrò fatto degli errori (che però lei non è stata in grado di fornirmi), ma nulla che possa giustificare una crisi del genere.

Ho accusato il colpo, con tutte le conseguenze del caso (anedonia, depressione, panico, crisi di pianto, sbalzi di umore, deficit dell'attenzione) e mi sono rivolto ad una psicologa che mi sta aiutando. Dopo quattro mesi va meglio.

Lei intanto continua ad ignorarmi. Mi ha scritto solo nei giorni immediatamente successivi alla sua "confessione" per ribadire che non ho colpe, che la sua idea non cambiava ma lasciando intendere (a volte palesando) che in futuro potrebbe esserci ancora qualcosa fra noi. In un primo momento quest'ambiguità ha alimentato la mia speranza di riaverla, ora capisco che era solo un contentino o forse era la sua confusione a parlare.

Una volta le ho scritto amichevolmente se le andava di vederci per una birra e non ha mai neppure risposto. Se qualcuno le ha chiesto di me lei si è sempre rifiutata di parlare. Quando ci siamo incontrati per caso l'ho "obbligata" a parlare e mi ha ribadito le solite cose, con una freddezza che non capisco dato che io non le ho fatto nulla. Dopo quell'incontro mi ha scritto che non meritavo tutto questo, e che paga ogni giorno per ciò che ha fatto. Tuttavia mi sembra solo un po' di senso di colpa e niente più...è sempre allegra, parla solo di lui e delle loro affinità (un po' come per anni ha parlato di me), sembra essere rinata dopo un periodo buio, del quale però non mi sento il responsabile. Ostenta di stare bene ed essere felice, come se io improvvisamente avessi cambiato ruolo: da "strumento" di felicità e realizzazione a vincolo di tristezza. Preciso che non è mai apparsa triste finchè era con me, semmai preoccupata o infelice (in genere per il lavoro).

Francamente credo che quello che a me sembrava stress, preoccupazione e mancanza di stimoli, fosse qualcosa di più profondo e forse con caratteri depressivi (ripeto, è iniziato tutto con la fine degli studi e l'inizio del lavoro, fra l'estate e l'inverno scorsi).

Per quanto lei abbia detto che questa nuova relazione non avrebbe avuto prospettive, sta procedendo e non escludo che possa essere portata al livello successivo: i colleghi sono già stati informati, presto anche gli amici potrebbero fare la conoscenza di lui e poi magari anche le rispettive famiglie (mi fa davvero strano pensare una cosa del genere dato che potrebbe essere suo zio).

Lei non voleva né figli né un matrimonio, ma volevamo vivere insieme, anche su questo eravamo d'accordo. Adesso non ha cambiato idea sui figli (anche perchè lui ne ha già due), ma non so cosa si aspetta da lui o cosa desidera.

Dato che lei era una persona estremamente stabile e matura, mentre ora sembra una ragazzina alle prese con una cotta adolescenziale, mi chiedo se posso fare qualcosa, qualunque cosa, per ricordarle che esisto e che abbiamo condiviso tre anni bellissimi. Tutti i nostri amici invidiavano la nostra relazione...

Ero il suo uomo ideale (e forse è proprio questo il problema...non esistono persone "ideali"), mi considerava il più bello, il più buono, il più intelligente. Avevamo tanti interessi in comune e ci siamo arricchiti a vicenda di amici e passioni. Poi improvvisamente mi ha annichilito, e sono passato dal sentirmi accolto e amato al non sentire più nulla.

Per quanto non ho potuto fare altro se non accettare la situazione questa mi sembra così inusuale che una parte di me immagina sempre un suo "risveglio" e conseguente ritorno.

E' giusto continuare a sperare?
Posso fare qualcosa per riallacciare con lei?
Quel che è successo è strano solo per me oppure è normale?
Se ho sbagliato qualcosa perché non è mai stato argomento di discussione fra di noi?
Cosa ha visto in lui che non poteva realizzare con me?

Avevamo un rapporto bellissimo, e la promessa di dirci sempre tutto per non rovinarlo...

Ultimamente ho pensato che forse non mi ha percepito più come "sicuro" perchè io sto ancora studiando (e sono in ritardo, pur avendo recuperato parecchio anche grazie a lei). Ha detto che "siamo in fasi diverse"...lei ha finito di studiare, ma certamente la situazione lavorativa non è così esaltante. Il lavoro da 500€ al mese che aveva è già terminato e non credo troverà di meglio. Questa cosa mi ha fatto sentire in colpa e umiliato ulteriormente, perchè a differenza sua (mantenuta dai genitori da sempre) io ho sempre lavorato e studiato (ed era orgogliosa anche di questo). Forse questo non c'entra nulla, ma io ci penso sempre...

Ho raccontato questa storia così tante volte che ormai non so più se sia vera o solo una mia immaginazione. Non so più cosa sono stato per tre anni e con chi, ho la sensazione di essere stato ingannato. Lei era la mia stella, io ero orgoglioso di aver costruito con lei un rapporto così completo...se mi guardo dietro vedo solo e esclusivamente momenti felici, ma poi ho il dubbio che non fossero autentici.

Mi manca davvero.

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